JAMES CLAVELL.
...
.
...
SHOGUN.
...
.
...
Parte 5.
...
.
...
Titolo originale: Shogun. 1975.
Traduzione di: Grazia Lanzillo.
1999. Bompiani Editore, MILANO.
ISBN: 88-452-0918-0.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
...
.
...
38.
...
.
...
Blackthorne, accompagnato da Naga, scendeva con aria sconsolata la collina, verso le due figure sedute in mezzo al cerchio di guardie. Dietro alle guardie si ergevano i primi pendii dei monti, che si innalzavano verso un cielo pieno di nubi. La giornata era soffocante. L'inglese si sentiva oppresso dai dispiaceri degli ultimi giorni, dalla preoccupazione per Mariko e dal non aver potuto parlare che giapponese per tanto tempo. Riconoscendola, una parte della sua infelicit svan.
Si era recato pi volte a casa di Omi per vedere Mariko e chiedere di lei; i samurai lo avevano sempre mandato via, gentili ma fermi. Omi, da tomodashi, da amico, gli aveva detto che lei stava bene. Non angustiatevi, Anjin-san. Capito? S, aveva risposto lui, comprendendo solo che non poteva vederla.
Poi era stato mandato a chiamare da Toranaga e avrebbe voluto dirgli tante cose ma gli mancavano le parole ed era riuscito soltanto a irritarlo. Fujiko era andata spesso a trovare Mariko e ogni volta, al ritorno, assicurandogli che Mariko stava bene, aggiungeva l'immancabile: "Shinpai suruna, Anjin-san. Wakarimasu?" Non preoccupatevi. Capito?
Quanto a Buntaro, sembrava che niente fosse accaduto. Quando si incontravano, si salutavano gentilmente e Buntaro era come tutti gli altri samurai: n cordiale, n ostile.
Blackthorne era incalzato dall'alba al tramonto dalle esigenze dell'addestramento accelerato. Nello sforzo di insegnare aveva dovuto ricacciare indietro la sua frustrazione, e altrettanto nello sforzo di imparare la lingua. La sera era sempre sfinito, accaldato, sudato e intriso di pioggia. E solo. Non si era mai sentito cos solo, cos consapevole di non appartenere a quel mondo.
E tre giorni prima era cominciato l'orrore. La giornata era stata molto lunga e umida. Al tramonto, rientrando stanchissimo a casa, aveva avvertito subito dei guai nell'aria. Fujiko lo aveva salutato con nervosismo.
"Nan desu ka?"
Gli aveva risposto piano, con gli occhi bassi, con un lungo discorso. "'Wakarimasen." Non capisco. "Nan desu ka?" aveva ripetuto, impaziente per la stanchezza.
Lei lo condusse in giardino e indic una gronda. A lui il tetto parve solido. Altre parole e segni, e finalmente gli balen il ricordo che in quel punto lui aveva appeso il fagiano.
"Oh, me n'ero dimenticato! Watashi..." ma non sapeva come dirlo e si strinse nelle spalle. "Wakarimasu. Nan desu kiji ka?" Capito. Che ne  stato del fagiano?
Da porte e finestre occhieggiavano i servi, chiaramente atterriti. Fujiko parl di nuovo ma, per quanto si concentrasse, lui non riusciva a capire. Allora lei tir un lungo sospiro e imit, tremando, una persona che toglieva il fagiano, lo portava via e lo seppelliva.
"Aaaahh! Wakarmasu, Fujiko-san. Wakarmasu!" Puzzava? Non sapendo come dirlo in giapponese, mim la puzza.
"Hai, hai, Anjin-san. Dozo gomen nasai, gomen nasai." Imit il ronzio delle mosche e con le mani disegn nell'aria uno sciame che si posava.
"Ah so desu! Wakarimasu." Un tempo si sarebbe scusato e, se avesse saputo dirlo, avrebbe spiegato che gli dispiaceva di quel disturbo. Invece si strinse di nuovo nelle spalle, si stir per alleviare il mal di schiena e borbott: "Shigata ga nai," desideroso solo di scivolare nell'estasi del bagno e del massaggio, l'unica gioia che gli rendesse possibile vivere. "All'inferno!" disse in inglese, voltandosi per andarsene. "Se mi fossi trovato qui durante il giorno, l'avrei visto da me. Che vada all'inferno!"
"Dozo, Anjin-san?"
"Shigata ga nai," ripet a voce alta.
"Ah so desu, arigato goziemashita."
"Tare toru desu ka?" Chi l'ha tolto?
"Ueki-ya."
"Oh, il vecchietto!" Ueki-ya, il giardiniere, il gentile vecchio sdentato che curava le piante con mani affettuose e gli rendeva il giardino cos bello. "Yoi. Motte kuru Ueki-ya." Bene, mandatelo a chiamare.
Fujiko, con il viso di gesso, scosse la testa.
"Ueki-ya shinda desu, shinda desu!" mormor.
"Ueki-ya ga shindato? Donoyoni? Doshit? Doshit shindanoda?" Come? Perch? Come ha fatto?
La mano di Fujiko indic il punto dove era stato il fagiano e pronunci una serie di parole gentili e incomprensibili. Poi mim una spada che piombava su un collo.
"Ges Cristo Signore! L'avete fatto morire, quel povero vecchio, per un maledetto fagiano puzzolente?"
A un tratto tutti i servi corsero in giardino, gettandosi in ginocchio, e chinandosi con la testa nella polvere. Tutti, persino i figli del cuoco.
"Che cosa diavolo vi prende?" Blackthorne era quasi fuori di s.
Fujiko attese che ci fossero tutti, poi anche lei si inginocchi, da samurai e non da contadina. "Gomen nasai, dozo, gomen na..."
"Al diavolo il vostro gomen nasai! Che diritto avevate di farlo?" E si mise a urlare contro di lei, senza ritegno. "Perch non me lo avete chiesto prima, in nome di Dio? Eh?"
Lott per riprendere il dominio di s, conscio che tutti i servi sapevano che lui poteva ammazzarli dal primo all'ultimo, a cominciare da Fujiko, l in giardino, per avergli recato dispiacere, e anche senza ragione, e che nemmeno lo stesso Toranaga avrebbe potuto interferire nella sua autorit sulla casa.
Vide che uno dei bambini tremava per il terrore. "Ges del Cielo, dammi la forza..." Si aggrapp a un palo, per riprendersi. "Non  colpa vostra," riusc a dire, senza rendersi conto che non stava parlando in giapponese. " colpa sua! Di questa puttana assassina!"
Lentamente Fujiko alz gli occhi e scorse il dito accusatore e l'odio sulla faccia di lui. Sussurr un ordine alla cameriera Nigatsu.
Nigatsu scosse il capo e cominci a implorare.
"Ima!"
La cameriera corse via e torn con lo spadone, e con la faccia inondata di lacrime. Fujiko prese la spada e a due mani la offr a Blackthorne. Pur non comprendendo le parole, egli cap che diceva: "Sono io la responsabile. Vi prego, toglietemi la vita, perch vi ho dato un dispiacere!"
"IYE!" Lui afferr la spada e la gett lontano. "Credete che questo riporterebbe in vita Ueki-ya?" Poi si rese conto, a un tratto, di quello che aveva fatto e stava facendo. "Oh, Ges Signore..."
Se ne and. Disperato si rec fuori dal villaggio, raggiunse il tempio accanto al cipresso contorto, e pianse. Pianse perch un brav'uomo era morto inutilmente e perch capiva di averlo ucciso lui. "Ges, perdonami. Sono io il responsabile, non Fujiko. Io l'ho ucciso. Ho ordinato che nessuno tranne me toccasse il fagiano. Le ho chiesto se aveva capito e lei ha detto di s. La mia seriet era per scherzo, ma ormai non importa pi. Io le ho dato gli ordini, conoscendo la loro legge e i loro usi. Il vecchio ha disobbedito al mio stupido ordine e Fujiko che altro poteva fare? Sono io da biasimare."
Torn a casa a notte fonda. Fujiko lo aspettava, come sempre, sola, con la spada in grembo. Gliela offr. "Dozo, Anjin-san, dozo."
"Iy," rispose lui, prendendole la spada. "Iy, Fujiko-san. Shigata ga nai, ne? Karma, ne?" Le tocc una mano in segno di scusa. Capiva che era lei a sopportare il peso della sua stupidit.
Le lacrime scesero dagli occhi di Fujiko. "Arigato, arigato go... goziemashita, Anjin-san," mormor con voce rotta. "Gomen nasai..."
E il cuore di Blackthorne si intener.
S, pensava adesso con profonda tristezza, ma questo non ti scusa n cancella la tua umiliazione... n riporta in vita Ueki-ya. La colpa  stata tua. Dovevi pensarci...
"Anjin-san!" lo chiam Naga.
 "S, Naga-san?" Si sottrasse ai suoi rimorsi e guard il giovane che gli camminava accanto. "Scusate, cosa avete detto?"
"Ho detto che speravo di essere vostro amico."
"Ah, grazie."
"S, e forse voi..." e una pioggia di parole che Blackthorne non comprese.
"Prego?"
"Insegnare, ne? Capite 'insegnare'?"
"Ah, s. Scusate. Insegnare cosa, prego?"
"I paesi stranieri. Il mondo."
"Ah, ho capito adesso! S, prover."
Ormai si trovavano vicino alle guardie. "Cominciamo domani, Anjin-san. Amici, ne?"
"Certo, Naga-san. Prover."
"Bene." Molto soddisfatto, Naga annu. Quando arrivarono presso i samurai, Naga li fece spostare e lasci che Blackthorne avanzasse da solo. Egli obbed, sentendosi davvero molto solo, chiuso in quel cerchio.
"Ohayo, Toranaga-sama. Ohayo, Mariko-san," salut raggiungendoli.
"Ohayo, Anjin-san. Dozo suwara." Buongiorno, prego, sedete.
Mariko gli sorrise. "Ohayo, Anjin-san. Ikaga desu ka?"
"Yoi, domo." Blackthorne la guard negli occhi, felice di vederla. "La tua presenza mi riempie di gioia, di grande gioia," le disse in latino.
"Cos la tua...  un tale piacere vederti! Ma c' un'ombra su di te. Perch?"
"Nan ja?" intervenne Toranaga. Mariko gli rifer lo scambio di frasi e Toranaga comment a sua volta.
"Il mio padrone dice che avete l'aria logorata, Anjin-san, e io sono d'accordo. Domanda che cosa vi turba."
"Non  niente. Domo, Toranaga-sama. Nan mo."
"Nan ja?" gli chiese direttamente Toranaga.
"Ueki-ya," rispose Blackthorne, in tono disperato. "Hai, Ueki-ya."
"Ah so desu!" Toranaga parl a lungo con Mariko.
"Il mio padrone dice che non dovete rattristarvi per Vecchio Giardiniere. Mi prega di riferirvi che tutto si  svolto in modo ufficiale e che il vecchio si rendeva benissimo conto di ci che faceva."
"Non capisco."
"S, per voi sar molto difficile, ma vedete, Anjin-san, il fagiano al sole andava a male e le mosche erano spaventose. Era minacciata la salute vostra e quella della vostra concubina e di tutta la servit. E c'erano stati anche dei reclami, molto discreti e prudenti, dal maggiordomo di Omi-san... e da altri. Una delle nostre norme principali  che l'individuo non debba mai turbare il wa, l'armonia della comunit, ricordate? Quindi, bisognava fare qualcosa. Vedete, la putrefazione, la sua puzza,  intollerabile per noi.  la puzza peggiore del mondo, secondo noi, scusate. Io ho cercato di dirvelo, ma... be', insomma  una cosa che ci fa uscire di senno. Il capo della vostra servit..."
"Ma perch non  venuto subito qualcuno da me? Perch non dirlo a me?" protest Blackthorne. "Il fagiano non era importante."
"Cosa c'era da dirvi? Avevate dato un ordine. Siete il padrone della casa. Loro non conoscono i vostri usi, n sanno cosa fare, se non risolvere il problema secondo le nostre usanze." Spieg a Toranaga la frase di Blackthorne, poi riprese. "Vi angoscia tutto questo? Volete che continui?"
"S, Mariko-san, continuate, per favore."
"Ebbene, il capo dei vostri servi, il cuoco Dente Piccolo, li ha riuniti tutti, pregando Mura, capo del villaggio, di assistere in veste ufficiale. Fu deciso che non si poteva chiedere all'eta del villaggio di portarlo via, perch il problema era solo della vostra casa. Bisognava che uno dei servi lo prendesse e lo seppellisse, nonostante gli ordini dati da voi.  ovvio che il dovere della vostra concubina era di far s che ai vostri ordini si obbedisse. Vecchio Giardiniere chiese che si permettesse a lui di portare via il fagiano. Negli ultimi tempi non dormiva e soffriva molto per un dolore al ventre. Inginocchiarsi, piantare e strappare le erbacce gli costava grande fatica, e non riusciva a lavorare bene come avrebbe voluto. Anche il terzo aiuto-cuoco si offr, affermando di essere molto giovane, ma sicuro che la sua vita non contava niente davanti a un problema cos grave. Alla fine l'onore venne concesso al Vecchio Giardiniere. E fu davvero un grande onore, Anjin-san. Tutti si inchinarono a lui, con solennit, e lui a loro, poi felice port via... la cosa, e la seppell, con sollievo generale.
Quindi si present a Fujiko-san, le raccont quanto aveva fatto, disobbedendo al vostro ordine. Fujiko lo ringrazi d'aver tolto di mezzo il disturbo e lo lasci ad aspettare. Venne a chiedere consiglio a me. Poich tutto era stato cos ufficiale, bisognava risolverlo in via ufficiale, ma non sapevo come. Chiesi a Buntaro-san, ma anche lui non seppe rispondermi. Era complicato, per causa vostra, e Buntaro parl col Nobile Toranaga, che a sua volta parl con la vostra concubina."
A questo punto Mariko rifer a Toranaga quanto aveva detto fino ad allora e gli lasci la parola.
Toranaga le rispose diffusamente, mentre Blackthorne li osservava: lei cos bella e minuta, lui cos saldo e massiccio. Toranaga non muoveva le mani nel parlare, come molti altri, ma le teneva immobili, una in grembo, l'altra sull'elsa della spada.
Mariko riprese in tono grave. "Il nostro padrone mi dice di spiegarvi che se foste stato giapponese non sarebbe sorta nessuna difficolt, Anjin-san. Vecchio Giardiniere si sarebbe semplicemente presentato per ricevere la sua liberazione. Invece voi, scusate, siete uno straniero, anche se il Nobile Toranaga vi ha nominato hatamoto, e occorreva decidere se legalmente foste o no un samurai. Sono onorata di comunicarvi che ha deciso che siete un samurai e ne avete i diritti. Tutto cos venne risolto: si era disobbedito deliberatamente ai vostri ordini, era stato commesso un reato. E la legge  chiara, non ci sono scelte. Ma il nostro Signore Toranaga," aggiunse con maggior gravit, "conosce la vostra sensibilit davanti alla morte e per risparmiarvi un dispiacere, ha ordinato personalmente a un suo samurai di mandare Vecchio Giardiniere nel Grande Vuoto."
"Ma perch nessuno me ne ha parlato? Il fagiano non contava niente per me."
"Il fagiano non ha niente a che fare con tutto ci, Anjin-san. Voi siete capo di una casa e la legge stabilisce che nessuno della vostra casa pu disobbedirvi. Vecchio Giardiniere  andato deliberatamente contro la legge. Il mondo andrebbe a pezzi se si permettesse alla gente di non rispettare la legge. Il vostro..."
Toranaga la interruppe e Mariko rispose a qualche domanda, poi riprese. "Il Nobile Toranaga vuole che io vi assicuri di aver personalmente disposto perch Vecchio Giardiniere ricevesse la morte rapida e indolore che meritava. Ha addirittura prestato al samurai la sua spada, che  molto affilata. E devo dire che Vecchio Giardiniere era molto orgoglioso di aver potuto aiutare la vostra casa. E orgoglioso di aver contribuito a confermare la vostra posizione di samurai, e pi di tutto era orgoglioso dell'onore che gli veniva reso."
"Grazie, Mariko-san, grazie di avermelo chiarito." Blackthorne si volt verso Toranaga e s'inchin con la massima correttezza. "Domo, Toranaga-sama, domo arigato. Wakarimasu. Domo."
Toranaga rispose con un inchino e un gesto di simpatia. "Yoi, Anjin-san. Shinpai suru monojanai, ne? Shigata ga nai, ne?" Bene. E adesso non vi preoccupate. Che potreste fare?
"Nan mo." Niente. Blackthorne rispose alle domande di Toranaga sull'addestramento, ma la sua mente era lontana, stordita da quanto gli era stato rivelato. Aveva maltrattato Fujiko davanti ai servi e offeso tutti in casa, mentre Fujiko aveva compiuto solo il suo dovere, e gli altri pure. Fujiko era innocente, tutti erano innocenti, meno lui. Non posso disfare quanto  stato fatto. N a Ueki-ya, n a lei. O a loro. Come posso vivere con questa vergogna?
Seduto a gambe incrociate davanti a Toranaga, ascoltava e rispondeva e niente gli sembrava importante.
"Sta per scoppiare la guerra," disse Mariko.
"Quando?" le chiese.
"Prestissimo, perci partirete con me, mi accompagnerete per un tratto di via, perch vado a Osaka, mentre voi andrete a Yedo, via terra, a preparare la vostra nave per la guerra..."
A un tratto cadde un silenzio infinito. Poi la terra sussult.
Blackthorne credette che gli scoppiassero i polmoni, mentre ogni fibra del suo essere urlava in preda al panico. Cerc di alzarsi in piedi, ma non ci riusc e vide che le guardie erano nelle sue stesse condizioni. Toranaga e Mariko si aggrappavano disperatamente al suolo. Il rombo catastrofico giungeva dalla terra e dal cielo. Li circondava, sempre pi assordante, finch gli orecchi parvero esplodere. Furono travolti da quella sensazione delirante. Blackthorne sent salirsi in gola il vomito, e la sua mente urlare: questa  la terra, la terra solida e ferma, non il mare, dove tutto pu capovolgersi da un momento all'altro! Sput per liberarsi del sapore perfido che sentiva in bocca, afferrandosi al terreno sussultante.
Una valanga di pietre si stacc dal monte a nord e precipitando nella valle sottostante aument il caos. Una parte dell'accampamento dei samurai scomparve. Riusc a rizzarsi sulle mani e sulle ginocchia, mentre Toranaga e Mariko facevano lo stesso. Si ud gridare, ma sembrava che nessun suono uscisse dalle sue labbra, n dalle loro.
Le scosse cessarono.
La terra fu di nuovo ferma, come era sempre stata e come dovrebbe essere sempre. Blackthorne vide che tutto il suo corpo tremava in modo incontrollabile, per quanto egli tentasse di reagire e di riprendere fiato.
Poi cominci la seconda scossa, pi violenta, e la terra si spacc al margine del pianoro. La spaccatura avanz verso di loro a una velocit incredibile. Li super a cinque passi di distanza, e prosegu. Il suo sguardo incredulo vide Toranaga e Mariko annaspare sull'orlo del vuoto, l dove avrebbe dovuto esserci il suolo. Come in un incubo si rese conto che Toranaga, il pi vicino, stava per scivolarci dentro. Riprendendosi dall'intontimento, si butt in avanti e con la mano destra afferr Toranaga per la cintura. La terra tremava come una foglia nel vento.
La spaccatura era larga dieci passi e profonda venti e ne usciva fetore di morte. Fango e pietre rotolavano in basso, trascinando i due uomini. Blackthorne lott per mantenere la presa delle mani e dei piedi, gridando a Toranaga, quasi inghiottito dal vuoto, di aiutarlo. Ancora stordito, Toranaga piant i piedi nella parete di terra, poi, mezzo trascinato e mezzo sollevato da Blackthorne, si arrampic e ne usc. Entrambi si abbandonarono al suolo, al sicuro, ansimando.
In quel momento sopravvenne un'altra scossa. La terra si apr, Mariko url. Cerc di spostarsi, ma la nuova spaccatura la inghiott. Freneticamente, Blackthorne strisci fino all'orlo, mentre le scosse gli facevano perdere di continuo l'equilibrio. Guard in basso: Mariko stava tremante su una sporgenza, a due o tre metri sotto di lui. Il terreno sussultava e il cielo sembrava cadere su di loro. La spaccatura era larga dieci piedi e profonda trenta. Il bordo gli si sbriciol sotto le mani, spaventosamente, ed egli si lasci scivolare, quasi accecato dal fango e dalle pietre. Afferr Mariko e la port pi al sicuro su un'altra sporgenza, dove cercarono insieme di mantenere l'equilibrio. Un'altra scossa. Quasi tutta la sporgenza cedette ed essi si credettero perduti, ma la mano di Toranaga afferr la cintura di Blackthorne, frenando la caduta.
Le braccia dell'inglese quasi si strapparono nello sforzo di tenere lei e insieme, con la mano libera, cercare una presa a cui aggrapparsi. Toranaga lo sostenne finch riuscirono a fermarsi su un'altra piccola sporgenza, poi la cintura si ruppe. Un attimo di sosta nelle scosse permise a Blackthorne di mettere Mariko al sicuro, sotto una pioggia di detriti. Toranaga balz indietro per salvarsi, gridando loro di affrettarsi. La spaccatura cominciava a richiudersi, stringendoli nella sua morsa. Toranaga non poteva pi aiutarli. Il terrore diede a Blackthorne una forza sovrumana e Dio sa come riusc a spingere Mariko fuori da quella tomba, verso l'alto. Toranaga l'afferr per un polso e la tir fuori del tutto. Blackthorne cominci a inerpicarsi dietro di lei, ma la parete gli croll sotto i piedi, mentre la crepa continuava a restringersi minacciosa. Per un momento si vide prduto, ma si riprese e ricominci ad arrampicarsi, finch pot uscire. Rimase sdraiato sull'orlo, con le gambe ancora nella spaccatura, tremante e incapace di muoversi. La spaccatura stava chiudendosi. Poi si ferm. Era larga sei passi all'imboccatura e profonda otto.
Il rombo cess, la terra si assest. Di nuovo il silenzio.
Indifesi, appoggiati sulle mani e le ginocchia, attesero che l'orrore ricominciasse. Blackthorne fece per alzarsi, grondando sudore.
"Iy." Toranaga gli accenn di stare dov'era. La sua faccia era tesa e aveva un'escoriazione dove era stato colpito da un sasso.
Ansimavano tutti, con il petto gravato da un peso, la bile in bocca. Le guardie cominciavano a riprendersi e qualcuna correva verso Toranaga. "Iy!" grid lui. "Mat!" Aspettate!
Obbedirono e si rimisero a quattro zampe. L'attesa parve non finire mai. Poi da un albero si lev un uccello, con uno strido. Un altro lo segu. Blackthorne scosse la testa, per liberarsi dal sudore che gli offuscava la vista e osserv le proprie unghie sanguinanti aggrappate al suolo. Fra l'erba si mosse una formica. E una seconda e una terza. Ricominciavano a lavorare. Ancora spaventato, Blackthorne si sedette sui calcagni. "Quando saremo sicuri?"
Mariko non rispose, con lo sguardo fisso sulla spaccatura. L'inglese arranc fino a lei. "State bene?"
"S... s," rispose la donna, senza fiato. Aveva la faccia coperta di fango, il chimono strappato e sporco. Aveva perso i sandali e un tabi, e il parasole. Egli l'aiut ad allontanarsi dall'orlo della spaccatura. Poi guard Toranaga. "Ikaga desu ka?"
Incapace di parlare, coperto di lividi e abrasioni, Toranaga indic la fenditura che aveva minacciato di inghiottirlo. Non era pi che una crepa sottile nel terreno, che verso nord si apriva in una voragine, ma non ampia come prima.
Blackthorne scosse le spalle. 'Karma."
Toranaga fece un gran rutto, poi sput e rutt di nuovo e questo contribu a ridargli la voce. Un torrente di imprecazioni gli usc dalla bocca, e Blackthorne, per quanto non capisse ogni parola, comprese che stava dicendo: "Accidenti al karma, accidenti al terremoto, accidenti alla voragine... ho perso anche la spada, e accidenti anche a quella!"
Blackthorne scoppi a ridere, per il sollievo di sentirsi vivo e per l'assurdit di tutto quanto era accaduto. Toranaga lo segu nella risata e anche Mariko si un a loro. Poi Toranaga si rizz in piedi e, sull'orlo della fenditura, si mise a fare il pagliaccio, mimando se stesso e il terremoto. Chiam Blackthorne perch si unisse a lui e insieme, ridendo, cercarono di orinare contemporaneamente nella fenditura. Ci vollero molti sforzi e tempo perch ci riuscissero e questo aument le risate. Alla fine Blackthorne si mise a sedere, per riprendere le forze, e chiese: " finito per sempre il terremoto, Mariko-san?"
"S, fino alla prossima scossa," rispose li, continuando a ripulirsi il fango dal vestito e dalle mani.
" sempre cos?"
"No, a volte  leggero. A volte c' un'altra serie di scosse dopo un giorno o un'ora. A volte  una scossa sola. Non lo si sa mai, Anjin-san.  finito finch non ricomincia. Karma, ne?"
Le guardie li stavano a guardare senza muoversi, in attesa di ordini. A nord fiammeggiavano gli incendi nell'accampamento, mentre i samurai cercavano di domarli e scavavano fra le pietre per trovare i sepolti. A est Yabu, Omi e Buntaro erano fermi con altre guardie, illesi, salvo qualche livido, anch'essi in attesa di essere chiamati. Igurashi era stato inghiottito dal terreno.
Blackthorne si rilass, sentendosi integro e sereno. Adesso la sua mente indugiava con orgoglio sulla consapevolezza di essere samurai, sul prossimo viaggio a Yedo e sulla sua nave, e la guerra e la Nave Nera, e di nuovo sul titolo di samurai. Avrebbe voluto porre decine di domande a Toranaga, ma vide che il daimyo era immerso anche lui nelle sue riflessioni e disturbarlo sarebbe stato scortese. C' tempo, pens contento, e guard Mariko, ma subito ne distolse lo sguardo, perch lei stava sistemandosi alla meglio il viso e i capelli. Lungo disteso in terra, contempl il cielo, in paziente attesa, godendo il calore del suolo sotto di s.
Finalmente Toranaga parl, molto serio. "Domo, Anjin-san."
"Dozo, Toranaga-sama. Nan mo. Hombun, ne?" Prego, non  stato niente. Dovere. Poi, ignorando tutte le parole, ma volendo essere preciso, si rivolse a Mariko. "Prego, spiegate per me: mi sembra di capire adesso che cosa intendevate voi e il Nobile Toranaga parlando del karma e della futilit di angustiarsi per quello che . Molte cose mi appaiono pi chiare, non so perch... forse perch non ero mai stato cos atterrito in vita mia, o forse perch mi si  sgombrata la mente. Ma vedo pi chiaramente, mi sembra. Come... s, per Vecchio Giardiniere.  stata tutta colpa mia, e mi dispiace molto, ma  stato un errore, non una scelta deliberata da parte mia. , e non ci si pu fare pi niente. Un attimo fa ci siamo trovati tutti sull'orlo della morte... quindi, tanto dispiacere e tanta angustia sono stati uno spreco, vero? Karma. Adesso so cos' il karma. Mi capite?"
"S." E tradusse per Toranaga. Poi riprese: "Dice: 'Bene. Il karma  il principio della conoscenza. Poi viene la pazienza. La pazienza  molto importante. Chi  paziente  forte, Anjin-san. Pazienza vuol dire trattenere la tendenza alle sette emozioni: odio, adorazione, gioia, angoscia, collera, dolore, paura. Se non lasciate via libera a queste sette, siete paziente, e presto capirete la sostanza delle cose e sarete in armonia con l'eternit.'"
"Voi credete a questo, Mariko-san?"
"S, profondamente. Cerco anche di essere paziente, ma  difficile."
" vero. E questo  il wa, la vostra armonia, la 'tranquillit', ne?"
"Infatti."
"Ditegli che lo ringrazio sinceramente di quanto ha fatto per Vecchio Giardiniere. Prima non ero sincero. Diteglielo."
"Non occorre, Anjin-san. Prima ha capito che vi mostravate soltanto cortese."
"Come lo sapeva?"
"Vi ho gi detto che  l'uomo pi saggio del mondo." Blackthorne sorrise. "Ecco," esclam Mariko, "i vostri anni scompaiono di nuovo!" e in latino aggiunse: "Sei di nuovo te stesso, e migliore."
"E tu sei bellissima, come sempre."
Gli occhi di Mariko brillarono e lei distolse lo sguardo da Toranaga. Blackthorne se ne accorse e prese nota della prudenza. Si alz in piedi e guard gi nella fenditura. Con un salto misurato ci entr dentro. Mariko balz in piedi, spaventata, ma egli gi ne stava uscendo: nelle mani stringeva la spada di Fujiko, ancora nel fodero, bench coperta di fango e acciaccata. L'altra, quella corta, era scomparsa.
Blackthorne si inginocchi davanti a Toranaga e gli offr la sua spada. "Dozo, Toranaga-sama," disse, con semplicit. "Kara samurai ni samurai, ne?" Prego da samurai a un samurai...
"Domo, Anjin-san." Il signore del Kwanto accett la spada e se l'infil nella cintura. Poi sorrise e, chinandosi in avanti, gli diede un colpo sulla spalla. "Tomo, ne?" Amico, eh?
"Domo." Blackthorne gir gli occhi e il sorriso gli scomparve dalle labbra: dal pendio dove si trovava il villaggio saliva una nube di fumo. Subito chiese a Toranaga il permesso di allontanarsi, per vedere se Fujiko stava bene.
"Dice di s, Anjin-san. Andremo da lui alla fortezza al tramonto, per la cena. Vuole discutere con voi di alcune cose."
Blackthorne torn al villaggio. Era devastato, la strada principale irriconoscibile, il suolo sconvolto, ma le barche erano salve. Ancora ardevano molti fuochi e gli abitanti si affrettavano con secchi d'acqua e di sabbia. Gir un angolo: la casa di Omi pendeva su un fianco, come un ubriaco. La sua era un mucchio di rovine bruciate.

39
Fujiko era rimasta ferita. La sua cameriera era morta. Alla prima scossa era crollato il pilastro centrale della casa, spargendo intorno i carboni accesi della cucina. Fujiko e Nigatsu, la cameriera, erano rimaste intrappolate da una trave incendiata e Nigatsu era morta tra le fiamme, mentre Fujiko era stata liberata. Anche una figlia del cuoco era morta, mentre il resto della servit soffriva solo di qualche contusione e qualche storta. Tutti si mostrarono felicissimi di vedere Blackthorne vivo e indenne.
Fujiko stava sdraiata in giardino su una coperta, e quasi pianse nel rivedere Blackthorne illeso.
"Ringrazio Budda che non siate ferito, Anjin-san," gli disse con voce debole. Ancora sotto shock, cerc di alzarsi, ma lui glielo imped. Le gambe e la parte inferiore della schiena erano ustionate piuttosto gravemente. C'era gi un medico a curarla, con fasciature bagnate di cha e di altri infusi d'erbe, per calmarle il dolore. Blackthorne attese, nascondendo la sua preoccupazione, quindi si allontan con il medico e gli chiese: "Fujiko-san yoi ka?" Star bene?
"Hai," rispose il dottore. Poi, stirando le labbra sui denti sporgenti, aggiunse: "Karma, ne?"
"Hai." Blackthorne aveva visto morire molti marinai e sapeva che le bruciature sono molto pericolose, che quasi sempre s'infettano in pochi giorni e poi non si ferma pi l'infezione. "Non voglio che muoia."
"Dozo?"
Lo disse in giapponese e il medico, scuotendo la testa, lo rassicur. Fujiko era giovane e robusta e si sarebbe certo rimessa bene. Ordin alle cameriere di tenerle le fasciature sempre umide, diede a Blackthorne delle erbe per curare le sue graffiature e, promettendo di tornare presto, si affrett verso la casa malridotta di Omi.
Blackthorne, fermo sul portone, sfior distrattamente le frecce di Buntaro, ancora conficcate nel pilastro, e torn da Fujiko. Ordin del cha a una cameriera e aiut Fujiko a bere, poi le tenne una mano, finch la ragazza si addorment. I servi, aiutati da qualche paesano, stavano recuperando tutto il recuperabile con sveltezza, perch sapevano che presto sarebbe piovuto. Quattro di loro cercavano di innalzare un riparo provvisorio.
"Dozo, Anjin-san." Il cuoco gli port del t appena fatto, cercando di nascondere la tristezza. La piccola che gli era morta era la sua figliola preferita.
"Domo," rispose Blackthorne. "Sumimasen." Mi dispiace.
"Arigato, Anjin-san. Karma, ne?"
Blackthorne accett il t e finse di non vedere il dolore dell'uomo, perch egli non se ne vergognasse. Pi tardi un samurai venne a comunicare che Toranaga invitava lui e Fujiko a dormire nella fortezza, fino a quando la casa non fosse stata ricostruita. Arrivarono due palanchini e Blackthorne depose gentilmente Fujiko in uno, mandandola avanti con le cameriere, mentre rimandava via l'altro, perch lui sarebbe andato a piedi.
Cominci a piovere, ma l'inglese non ci bad. Sedeva su un sasso, nel giardino che gli aveva dato tanto piacere. Era un mucchio di rovine: il ponticello era distrutto, lo stagno sconvolto e il ruscello scomparso. "Non importa," disse, rivolto al vuoto. "Le pietre non sono morte." Ueki-ya gli aveva spiegato che un giardino deve essere creato intorno alle rocce, perch senza di loro resta spoglio, non  che un terreno coltivato.
Una delle rocce era frastagliata e molto comune, ma Ueki-ya l'aveva collocata in modo che al tramonto, guardandola intensamente e a lungo, le venature, nel bagliore rosso, disegnavano un paesaggio di monti e vallate e laghi, con la notte che si addensava lontano.
Blackthorne sfior la roccia con la mano. "Ti battezzo Ueki-ya-sama," disse, e ne fu compiaciuto, sapendo che se fosse stato vivo anche il vecchio se ne sarebbe vivamente compiaciuto. Forse lo sa, anche essendo morto, pens Blackthorne, forse il suo kami si trova qui adesso. Gli scintoisti erano convinti di diventare dei kami al momento della morte...
"Cos' un kami, Mariko-san?"
"Il kami  inspiegabile, Anjin-san.  come uno spirito, senza esserlo, come un'anima, senza essere un'anima. Forse  l'essenza immateriale di una cosa o di una persona... dovete sapere che l'uomo diventa un kami dopo la morte, ma che un albero o una roccia o un dipinto sono pure dei kami. I kami sono venerati, mai adorati. Vivono fra il cielo e la terra e visitano questo Paese degli Dei o lo lasciano, tutto nel medesimo tempo."
"E lo scintoismo? Cos' lo scintoismo?"
"Anche questo  inspiegabile, purtroppo.  come una religione, ma non  una religione. In principio non aveva neppure nome... noi lo chiamiamo scintoismo, la Via del Kami, da un migliaio di anni, per distinguerlo dal Butsudo, la Via del Budda. Ma per quanto indefinibile, lo scintoismo  l'essenza del Giappone e dei giapponesi, e per quanto non possieda una teologia n una fede n un'etica,  la nostra giustificazione dell'esistenza.  un culto naturale di miti o leggende in cui nessuno crede completamente, ma che tutti venerano senza ritegni. Una persona  scintoista cos come nasce giapponese..."
"Anche voi siete scintoista... quanto siete cristiana?"
"Oh, s, certo. Naturalmente."
Blackthorne, di nuovo, tocc la roccia. "Ti prego, kami di Ueki-ya, resta nel mio giardino." E, incurante della pioggia, fiss lo sguardo sulla superficie della pietra, per ritrovarvi le ricche vallate e il lago sereno e l'orizzonte evanescente, dove l'oscurit si addensava.

Fu l'udito a richiamarlo alla realt. Alz gli occhi: Omi stava aspettando paziente. Pioveva ancora e Omi indossava un chimono pulito sotto l'impermeabile di paglia di riso e portava un ampio cappello a cono, piuttosto buffo, sui capelli appena lavati.
"Karma, Anjin-san," disse, accennando alle rovine ancora fumanti.
"Hai. Ikaga desu ka?" Blackthorne si asciug la pioggia dal viso.
"Yoi." Omi indic la propria casa." Watakushi no yuya wa hakaisarete imasen ostukai ni narimasen-ka?" Il mio bagno non  stato danneggiato. Vorreste usarlo?"
"Ah so desu! Domo, Omi-san, hai, domo." Con gratitudine segu Omi fino al suo cortile. Servi e paesani, sotto la guida di Mura, gi martellavano e segavano e aggiustavano, e il tetto era quasi a posto sui pilastri principali. A forza di segni, parole semplici e molta pazienza, Omi spieg che i suoi servi erano riusciti a domare l'incendio in tempo. In uno o due giorni la casa sarebbe stata di nuovo in ordine. "Per la vostra ci vorr di pi, Anjin-san, forse una settimana, ma non preoccupatevi. Fujiko  molto brava. Provveder con Mura alla questione delle spese e la casa sar rifatta, in men che non si dica. Ho sentito che Fujiko  stata ustionata... succede a volte, ma i nostri medici sono molto bravi ed esperti di ustioni... per forza. S,  stato un brutto terremoto, ma non dei peggiori. I campi di riso sono rimasti quasi intatti e il sistema d'irrigazione non  danneggiato. E anche le barche non sono state danneggiate, e questo  importante. Sotto la valanga di pietre sono morti solo centocinquantaquattro samurai... non molti, ne? Quanto al villaggio, fra una settimana non ci si accorger nemmeno che c' stato il terremoto. Sono rimasti uccisi cinque abitanti e qualche bambino... niente. Anjiro  stato fortunato. Ho saputo che avete salvato Toranaga. Ve ne siamo tutti molto grati, Anjin-san. Molto. Se l'avessimo perduto... Il Nobile Toranaga ha detto di aver accettato la vostra spada, siete fortunato,  un grande onore. Il vostro karma  forte, molto buono, molto ricco. Grazie. Ma parleremo dopo il bagno. Sono lieto di avervi per amico."
Blackthorne fu accompagnato alla casa del bagno, costruita in un boschetto e unita alla casa da un sentiero serpeggiante, solitamente coperto. Il bagno era molto pi lussuoso del suo. Una parete era crepata, ma i paesani stavano gi riparandola. Il tetto era rimasto in ordine, anche se alcune tegole smosse lasciavano passare qua e l qualche goccia di pioggia.
Dopo essere stato insaponato e sciacquato dai servi, Blackthorne entr nell'acqua bollente e tutti i suoi problemi scomparvero.
Fujiko guarir. Io sono un uomo fortunato... ho avuto la fortuna di poter salvare Toranaga, la fortuna di salvare Mariko, e la fortuna che poi lui ci salvasse tutti e due.
Le mani magiche di Suwo compirono il solito miracolo; poi l'inglese lasci che il massaggiatore gli medicasse i tagli e le escoriazioni, indoss perizoma, tabi e chimono puliti, che gli erano stati preparati, e usc. La pioggia era finita.
In un angolo del giardino era stato eretto un riparo provvisorio, con trapunte e cuscini e un vasetto con una composizione floreale. Omi lo aspettava, insieme a una vecchia sdentata, dalla faccia dura.
"Sedete, prego, Anjin-san," gli disse Omi.
"Grazie, e grazie dei vestiti," gli rispose nel suo giapponese stentato.
"Non parliamone nemmeno. Volete cha o sak?"
"Cha," scelse Blackthorne, pensando che era meglio mantenere la mente lucida per l'incontro con Toranaga. "Grazie."
"Questa  mia madre," e Omi indic la vecchia signora, con sguardo chiaramente di venerazione.
Blackthorne si inchin. La vecchia fece un sorriso affettato. " un onore, Anjin-san."
"Grazie, ma l'onore  mio." Blackthorne ripeteva automaticamente le formule di cortesia che gli aveva insegnato Mariko.
"Ci  molto dispiaciuto, Anjin-san, vedere la vostra casa in fiamme."
"Che farci?  il karma."
"S, il karma." La vecchia distolse lo sguardo e alz la voce. "Svelti! L'Anjin-san vuole il suo cha ben caldo!"
La vista della donna ritta accanto alla cameriera che portava il vassoio tolse il respiro a Blackthorne. Non era quella che aveva parlato con Omi, il primo giorno, mentre attraversavano il villaggio, diretti alla galea?
"Questa  mia moglie," disse Omi.
"Sono onorato," rispose Blackthorne, mentre lei si sedeva, si inginocchiava e si inchinava.
"Perdonate la sua lentezza," intervenne la madre di Omi. "Il cha  abbastanza caldo per voi?"
"Grazie,  ottimo." Aveva notato che la vecchia non aveva usato il nome della nuora, come avrebbe dovuto, ma non ne fu sorpreso, perch Mariko gli aveva gi parlato della posizione di dominio di una suocera nella societ giapponese.
"Grazie a Dio in Europa non  cos!" le aveva risposto.
"La madre del marito non pu mai avere torto... dopo tutto, Anjin-san, sono i genitori che scelgono la moglie e quale padre sceglierebbe senza consultare la propria moglie? Naturalmente la nuora deve obbedire e il figlio segue sempre i desideri dei genitori."
"Sempre?"
"Sempre."
"E se si rifiuta?"
" impossibile. Tutti devono obbedire al capo della casa. Il primo dovere di un figlio  quello verso i genitori. Per forza. I figli ricevono tutto dalla madre... vita, alimento, tenerezza, protezione, e lei  sempre pronta ad aiutarli per tutta la vita. Perci  giusto che il figlio soddisfi i desideri della madre. La nuora deve obbedire.  suo dovere."
"Da noi non  cos."
" difficile essere una buona nuora, molto difficile. Non si pu che augurarsi di vivere tanto da diventare suocere a nostra volta."
"E vostra suocera?"
" morta, Anjin-san, molti anni fa. Io non l'ho mai conosciuta. E il Nobile Hiro-matsu, nella sua saggezza, non ha pi preso moglie."
"Buntaro-san  il suo unico figlio?"
"S. Mio marito ha cinque sorelle viventi, ma nessun fratello." Aveva scherzato: "In un certo senso, Anjin-san, adesso siamo parenti. Fujiko  nipote di mio marito... Che cosa succede?"
"Sono sorpreso che non me l'abbiate mai detto prima, ecco tutto."
" piuttosto complicato, Anjin-san." Mariko gli aveva spiegato che Fujiko era in realt figlia adottiva di Numara Akinori, che aveva sposato la sorella pi giovane di Buntaro, mentre il vero padre di Fujiko era un nipote del dittatore Goroda. E che Fujiko era stata adottata ancora in fasce da Numara per ordine del Taiko, il quale voleva legami molto stretti fra i discendenti di Hiro-matsu e Goroda..."
"Come?"
Ridendo, Mariko aveva ammesso che le parentele giapponesi erano molto complesse, perch l'adozione era frequente. Le famiglie si scambiavano spesso figli e figlie, e c'erano di continuo divorzi e nuovi matrimoni e intrecci di parentele. Con tante concubine legali e la facilit di divorziare - specie per ordine di un feudatario - tutte le famiglie diventavano ben presto molto aggrovigliate.
"Per capire bene tutti i legami di parentela del Nobile Toranaga, Anjin-san, ci vorrebbero giorni interi. Pensate: attualmente ha sette concubine ufficiali viventi, che gli hanno dato cinque figli e tre figlie. Alcune di loro erano vedove o divorziate, e avevano altri figli e figlie... alcuni Toranaga li ha adottati, altri no. In Giappone non si chiede se uno sia figlio adottivo o naturale e, in realt, che importa? La possibilit di ereditare dipende sempre soltanto dal volere del capo della casa, perci, adottivo o no,  lo stesso. Anche la madre di Toranaga ha divorziato, poi si  risposata e ha avuto dal secondo marito tre maschi e due femmine, che ormai sono tutti sposati. Il primogenito del secondo matrimonio  Zataki, signore dello Shinano."
Blackthorne aveva rimuginato su tutto quel complicato intreccio. Poi aveva affermato: "Da noi il divorzio non  ammesso."
"Cos ci hanno detto i santi padri. Scusate, ma non mi sembra intelligente, Anjin-san. Gli errori avvengono, la gente cambia,  il karma, ne? Perch un uomo dovrebbe sopportare una moglie sgradita o viceversa?  sciocco essere inchiodati per sempre, uomo o donna che si sia."
"Infatti."
"In questo noi siamo saggi e i santi padri no. E fu questa una delle due ragioni per cui il Taiko non si convert al cristianesimo, proprio questa sciocchezza del divorzio... e poi per il quinto comandamento: 'Non uccidere.' Il padre visitatore mand a chiedere fino a Roma il permesso di divorzio per i giapponesi, ma sua santit disse di no. Se avesse detto di s, credo che il Taiko si sarebbe fatto cristiano, e oggi i daimyo seguirebbero la Vera Fede e il paese sarebbe tutto cristiano. Il problema dell'uccidere non avrebbe avuto molta importanza, perch in realt nessuno rispetta quel comandamento, e i cristiani meno degli altri. Una cos piccola concessione, che avrebbe dato tanto, ne?"
" vero," aveva commentato Blackthorne. Qui il divorzio appariva pienamente sensato... perch a casa era un peccato mortale, cui si opponevano in nome di Dio tutti i sacerdoti della cristianit, cattolici e protestanti?
"Com' la moglie di Toranaga?" aveva chiesto, desideroso che lei non s'interrompesse, perch per lui era necessario sapere tutto e Mariko invece di solito evitava di parlare di Toranaga e della sua famiglia.
Un'ombra aveva attraversato il viso di Mariko. " morta, dieci o undici anni fa. Era la sua seconda moglie, e sorellastra del Taiko. Il Nobile Toranaga non  mai stato fortunato con le mogli, Anjin-san."
"Perch?"
"Oh, la seconda era vecchia e stanca e avida di ricchezze, anche se fingeva il contrario, come suo fratello, il Taiko. Sterile e di cattivo carattere. Ma naturalmente si  trattato di un matrimonio politico. Io sono stata sua dama di compagnia per un certo tempo. Niente la accontentava e nessuno  mai stato in grado di sciogliere il nodo del suo Padiglione Dorato."
"Come?"
"La sua Porta di Giada, Anjin-san... non capite? La sua... cosa."
"Oh! capisco, s."
"Nessuno sapeva scioglierle il nodo... riusciva a soddisfarla."
"Nemmeno Toranaga?"
"Ma lui non ha mai riposato sul guanciale con lei, Anjin-san!" aveva esclamato Mariko, scandalizzata. "Dopo il matrimonio, lui non ha avuto a che fare con lei, se non per darle un castello e una corte e le chiavi del suo tesoro... perch avrebbe dovuto? Era anziana, gi sposata due volte, anche se il Taiko aveva sciolto i due matrimoni. Era una donna sgradevole... tutti si sono sentiti sollevati quando  andata nel Grande Vuoto, anche il Taiko, e tutte le concubine di Toranaga in segreto hanno bruciato incenso per la gioia."
"E la prima moglie di Toranaga?"
"Era la Nobile Tachibana. Anche quello fu un matrimonio politico. Toranaga aveva diciotto anni e lei quindici, e crescendo divent una donna terribile. Vent'anni fa lui la condann a morte, perch scopr che complottava per far assassinare il dittatore Goroda. Mio padre mi ha raccontato spesso che fu un miracolo che non ci perdessero la vita tutti quanti - lui, Toranaga, Nakamura e tutti i generali - perch Goroda era spietato, crudele e sospettosissimo, specie di quelli che gli stavano pi vicini. E quella donna poteva rovinarli tutti, per quanto fossero innocenti. A causa del complotto anche il suo unico figlio, Nobunaga, venne giustiziato. Pensate che cosa triste e terribile, aver causato la morte del proprio figlio! Povero Nobunaga, era il preferito e l'erede di Toranaga... coraggioso, leale, un vero generale per natura. Ma si trov coinvolto nella congiura della madre. Aveva solo diciannove anni quando Toranaga gli ordin di fare seppuku."
"Toranaga ha mandato a morte suo figlio? E sua moglie?"
"Non aveva scelta, Anjin-san. Se non lo avesse fatto, Goroda avrebbe creduto che anche lui facesse parte della congiura e gli avrebbe ordinato immediatamente di uccidersi. Oh, fu fortunato a sfuggire all'ira del dittatore e saggio a condannare la moglie! E quando lei mor, la nuora e tutte le concubine di Toranaga furono felici. Il figlio dovette, prima di uccidersi, rimandare a casa la propria moglie, accusandola di colpe immaginarie. Gli aveva dato due figli, che port via con s. Poi fece seppuku anche lei. Vi ho gi spiegato che le donne lo fanno tagliandosi la gola? Ma lei fu contenta di lasciare una vita di lacrime, resa pi infelice dalla suocera..."
In quel momento, guardando la suocera di Midori, con il t che le colava sul mento, Blackthorne pensava che quella vecchia strega aveva potere di vita e di morte su Midori. Poteva farla divorziare o degradarla, pur di convincerne il capo della casa. E Omi avrebbe obbedito. Che cosa orrenda!
Midori era giovane e bella, quanto l'altra era vecchia e brutta, aveva un viso ovale con una splendida corona di capelli. Era pi bella di Mariko, ma non ne aveva il fuoco e la forza, la fragilit e la flessibilit.
"Non c' da mangiare? L'Anjin-san avr fame, ne?" brontol la vecchia.
"Oh, scusate," rispose Midori. "Porta subito qualcosa!" ordin alla cameriera. "Svelta! Scusatemi tanto, Anjin-san."
"Scusate, Anjin-san," ripet la vecchia.
"Vi prego, non vi scusate." Blackthorne si era rivolto a Midori, e subito si rese conto di aver sbagliato: la buona educazione esigeva che si rivolgesse solo alla suocera, specie se di cattivo carattere. "Mi spiace, non ho fame. Stasera devo mangiare con il Nobile Toranaga."
"Ah so desu! Abbiamo saputo che gli avete salvato la vita. Dovete sapere quanto vi siamo grati, tutti noi, suoi vassalli!" disse la vecchia.
"Era mio dovere. Non ho fatto niente."
"Avete fatto tutto, Anjin-san. Omi-san e il Nobile Yabu hanno apprezzato il vostro gesto quanto tutti noi."
Blackthorne vide che la madre gettava un'occhiata al figlio. Vorrei guardarti dentro, vecchia strega, pens. Sei malvagia come Tachibana?
Omi parl. "Madre, sono fortunato ad avere come amico l'Anjin-san."
"Siamo tutti fortunati," disse lei.
"No, io sono fortunato," replic Blackthorne, "d'avere amici come la famiglia di Kasigi Omi-san." Stiamo mentendo tutti, pens, ma voi non capisco perch lo facciate. Io mento per autodifesa e perch  l'uso. Ma non ho mai dimenticato... Un momento. In tutta onest, non  stato il karma? Non avresti agito anche tu come Omi?  accaduto tanto tempo fa... in un'altra vita, ne? Adesso non ha pi senso.
Un gruppo di cavalieri avanzava per la salita, capeggiato da Naga, che smont ed entr in giardino. Tutti i servi interruppero il lavoro e si gettarono in ginocchio. Lui accenn che riprendessero.
"Scusate se vi disturbo, Omi-san, ma mi ha mandato Toranaga."
"Non mi disturbate affatto. Unitevi a noi, vi prego."
Midori offr subito il suo cuscino, inchinandosi profondamente. "Gradite del cha o del sak, Naga-sama?"
Naga sedette. "Niente, grazie. Non ho sete."
Omi insistette garbatamente, secondo il rituale, anche se era evidente la fretta di Naga. "Come sta il nostro Signore Toranaga?"
"Molto bene. Anjin-san, ci avete reso un grande servizio. Desidero ringraziarvi personalmente."
" stato un dovere, Naga-san. Ma ho fatto ben poco. Anche vostro padre mi ha... mi ha tirato fuori dalla terra."
"S, ma in un secondo momento. Vi ringrazio molto."
"Naga-san, posso fare qualcosa per il Nobile Toranaga?" chiese Omi, dato che il galateo gli permetteva finalmente di venire al punto.
"Vorrebbe vedervi dopo cena. Ci sar una riunione generale degli ufficiali."
"Ne sar onorato."
"Voi, Anjin-san, dovreste venire subito con me, se non vi spiace."
"Certo. L'onore  mio."
Inchini e saluti e Blackthorne mont a cavallo. Tutti scesero la collina, ma quando furono sulla piazza, Naga tir le redini.
"Anjin-san!"
"Hai?
"Vi ringrazio con tutto il cuore per aver salvato Toranaga. Permettetemi di esservi amico..." e altre parole che Blackthorne non riusc a capire.
"Scusate, non capisco. 'Karite iru'?"
"Ah, mi spiace. 'Karite iru ... uno karite iru qualcosa a un altro... come 'debito'. Capite 'debito'?"
"S," intu Blackthorne, "un obbligo. Wakarimasu."
"Bene. Vi ho detto che vi sono debitore."
"Era mio dovere."
"S, ma anche cos vi devo una vita."

"Toranaga-sama dice che tutta la polvere e i proiettili sono stati riportati sulla vostra nave, Anjin-san, qui ad Anjiro, prima che partisse per Yedo. Chiede quanto tempo vi occorre per essere pronto a prendere il mare."
"Dipende dallo stato della nave, da come  stata carenata e aggiustata eccetera. Toranaga sa in che condizioni  adesso?"
"La nave gli sembra a posto, ma non essendo marinaio, non ne ha la certezza. Non ci  salito dal momento in cui arriv a Yedo, quando lui diede disposizione che venisse riparata. Supponendo che sia in ordine, chiede quanto tempo ci vuole perch sia pronta per la guerra."
Blackthorne si sent il cuore in gola. "Contro chi dovrei fare la guerra, Mariko-san?"
"Chiede: 'Contro chi vorreste farla?'"
"Contro la Nave Nera di quest'anno," rispose rapido Blackthorne, con una decisione improvvisa e augurandosi disperatamente che fosse il momento giusto per sottoporre a Toranaga il piano che andava meditando da giorni. Puntava sulla speranza che il salvataggio della mattina gli desse un privilegio speciale, capace di fargli superare gli scogli pi ardui della situazione.
Mariko fu colta di sorpresa. "Che cosa?"
"La Nave Nera. Dite al Nobile Toranaga che lui non deve far altro che darmi il permesso di armare la nave e attaccare il nemico. Al resto penso io. Con la mia nave e un po' d'aiuto... prenderemo tutto il carico, seta e oro."
Mariko rise. Toranaga no.
"Il mio padrone sostiene che ci costituirebbe un imperdonabile atto di guerra contro una nazione amica. I portoghesi sono essenziali per il Giappone."
"S. Per il momento. Ma io credo che per lui siano nemici come per me, e qualunque servizio vi rendano, noi possiamo rendervelo meglio. A prezzo inferiore."
"Dice: 'Forse'. Ma non ritiene che la Cina commercerebbe con voi. Ancora n olandesi n inglesi sono presenti in forze in Asia e noi abbiamo bisogno di ricevere la seta adesso e poi di rifornimenti continui."
" giusto, naturalmente. Ma la situazione cambier, in uno o due anni, e allora ne avr le prove. Vi sottopongo un'altra proposta: io sono gi in guerra con il Portogallo. Oltre il limite di tre miglia siamo in acque internazionali e, con le mie attuali licenze e i miei permessi, io posso impadronirmi legalmente della nave, condurla in qualunque porto, e venderla col suo carico. Con l'Erasmus e un equipaggio sar facile. In poche settimane o pochi mesi sarei in grado di portare a Yedo la nave e tutto il suo contenuto. Met del suo valore sar di Toranaga... come diritti portuali."
"Dice che quanto succede in mare fra voi e i vostri nemici non lo riguarda. Il mare appartiene a tutti. Ma la terra  nostra, qui regnano le nostre leggi e non si pu trasgredirle."
"Certo." Blackthorne sapeva che la sua tesi era pericolosa, ma l'intuito gli diceva che il momento era il migliore e che Toranaga avrebbe abboccato all'amo. E anche Mariko. "Non era che un suggerimento. Mi ha chiesto contro chi avrei voluto combattere. Scusate, ma a volte  bene progettare in vista di qualunque possibile evenienza. Credo che in questo gli interessi del Nobile Toranaga siano anche i miei."
Mariko tradusse e Toranaga rispose brevemente.
"Toranaga-sama apprezza i suggerimenti validi, Anjin-san, come quello a proposito di una flotta, ma questo  ridicolo. Anche se i vostri interessi fossero gli stessi, cosa che non , come potreste voi e nove uomini attaccare una nave cos enorme, con pi di mille uomini?"
"Non potrei. Ho bisogno di un nuovo equipaggio, Mariko-san. Ottanta o novanta uomini, con marinai e cannonieri addestrati. Li trover a Nagasaki, sulle navi portoghesi." Finse di non notare l'improvviso fermarsi del ventaglio e l'esclamazione soffocata di Mariko. "Ci devono pur essere dei francesi e, se ho fortuna, qualche inglese, e qualche tedesco e olandese... rinnegati, o gente portata a bordo con la forza. Ho bisogno di un salvacondotto per Nagasaki, di una certa protezione e di un po' d'argento, o di oro. Nelle flotte nemiche ci sono sempre dei marinai pronti a lasciarsi ingaggiare per un po' di contanti e la promessa di un premio."
"Secondo il mio padrone un capo che si fidasse in battaglia di simili carogne sarebbe pazzo."
"D'accordo," rispose Blackthorne, "ma devo avere un equipaggio da portare in mare."
"Chiede se si possono addestrare samurai e marinai giapponesi."
"Facile, col tempo. Ma ci vorrebbero dei mesi. Per l'anno prossimo sarebbero pronti senza dubbio. Non ci sarebbe invece modo di attaccare la Nave Nera quest'anno."
"Dice Toranaga: 'Non intendo attaccare la Nave Nera dei portoghesi, n quest'anno, n il prossimo. Non sono miei nemici e non sono in guerra con loro."
"Lo so, ma io sono in guerra con loro. Scusatemi, vi prego. Naturalmente, qui non stiamo che discutendo di ipotesi, per, per essere utile al Nobile Toranaga, devo avere degli uomini da mettere in mare."
Erano riuniti nell'appartamento privato di Toranaga, che dava sul giardino. Il terremoto non aveva quasi danneggiato la fortezza. La notte era afosa e umida e il fumo dell'incenso saliva lento, allontanando le zanzare.
"Il mio padrone domanda: 'Se aveste ora la vostra nave, con i pochi uomini con cui siete arrivato, potreste raggiungere Nagasaki per raccogliere gli altri uomini che chiedete?'"
"No, sarebbe troppo pericoloso. Sarei cos disperatamente a corto di uomini, che i portoghesi mi catturerebbero. Sarebbe molto meglio raccogliere prima gli uomini e portarli in acque amiche, a Yedo. Una volta che avr l'equipaggio al completo e ben armato, il nemico non mi potr toccare in questi mari."
"Non crede che con novanta uomini possiate impadronirvi della Nave Nera."
"Posso vincerla e affondarla con l'Erasmus. Naturalmente, Mariko-san, so che si tratta di congetture, ma se mi fosse permesso attaccare il mio nemico, appena pronto l'equipaggio farei vela per Nagasaki. Se la Nave Nera fosse gi in porto, alzerei la bandiera di guerra e la bloccherei. Le lascerei finire i suoi affari, e poi, col vento buono per il viaggio di ritorno, fingerei di aver bisogno di rifornimenti e poi la lascerei uscire dal porto. La raggiungerei dopo poche leghe, perch sono pi veloce e i miei cannoni farebbero il resto. Poi le metterei a bordo degli uomini fidati e la porterei a Yedo. Avrebbe a bordo tre, quasi quattrocento tonnellate di lingotti d'oro."
"Ma il suo capitano non potrebbe portarsela via, una volta sconfitto - ammesso che possiate sconfiggerlo - prima che voi saliate a bordo?"
"Di solito..." Blackthorne stava per dire: di solito la ciurma si ammutina se il capitano  un pazzo fanatico, ma non ne ho mai visto uno. In genere si conclude un patto con il capitano: a tutti si risparmia la vita, gli si concede una fettina di bottino e gli si promette di lasciarli arrivare al porto pi vicino, sani e salvi. Ma questa volta avr di fronte Rodrigues e lo conosco, e so quello che far... Invece decise di non rivelare tutto il piano. Meglio che i sistemi dei barbari restino fra barbari, pens. "Di solito la nave sconfitta si arrende, Mariko-san.  un'usanza... una delle usanze della nostra guerra in mare... Per risparmiare inutili perdite di vite umane."
"Il nostro Signore Toranaga afferma - scusatemi, Anjin-san - che  un'usanza disgustosa. Se lui avesse delle navi, non si arrenderebbero." Dopo un sorso di cha, Mariko riprese. "E se la nave non fosse in porto?"
"Allora batterei le rotte marine per incontrarla in acque internazionali. Sarebbe pi facile catturarla quando  appesantita dal carico, ma pi difficile portarla a Yedo. Quando dovrebbe attraccare?"
"Toranaga non lo sa. Forse fra un mese. Quest'anno arriver presto."
Blackthorne capiva di essere vicino alla vittoria, molto vicino. "Allora bisogna bloccarla e prenderla alla fine della stagione." Mentre lei traduceva, Blackthorne scorse il disappunto sulla faccia di Toranaga. Si interruppe, come se stesse soppesando delle alternative, poi continu. "Se fossimo in Europa, ci sarebbe un'altra soluzione: entrare in porto di notte e prenderla d'assalto. Un attacco di sorpresa."
"Chiede: 'Come osereste combattere contro i vostri nemici sulla nostra terra?'"
Blackthorne aveva le labbra aride. "No. Stiamo sempre parlando per ipotesi. Ma se esistesse uno stato di guerra fra lui e i portoghesi, e il Nobile Toranaga volesse colpirli, questo sarebbe il modo. Con due o trecento combattenti ben disciplinati, un buon equipaggio e l'Erasmus, sarebbe facile accostare la Nave Nera e abbordarla, portandola verso il mare aperto. Potrebbe scegliere lui il momento... se fossimo in Europa."
Ci fu un lungo silenzio.
"Il mio padrone dice che qui non siamo in Europa e che non c', n ci sar mai, uno stato di guerra con i portoghesi."
"Certo. Un ultimo punto, Mariko-san: Nagasaki non  sotto il controllo di Toranaga, vero?"
"No, Anjin-san. Proprietario del porto e dell'entroterra  il Nobile Harima."
"Ma sono in pratica i gesuiti a controllare il porto e tutto il commercio?" Blackthorne not che lei era restia a tradurre, ma insist. "Non  honto, Mariko-san? E Harima non  forse cattolico? Non  cattolica quasi tutta Kyushu? E quindi i gesuiti non dominano forse, in un certo senso, tutta l'isola?"
"Il cristianesimo  una religione. Sono i daimyo che dominano i loro territori, Anjin-san," rispose Mariko, per conto proprio.
"Ma mi hanno detto che in realt Nagasaki  suolo portoghese. Mi  stato detto che i portoghesi si comportano come se lo fosse. Il padre del Nobile Harima non ha forse venduto il terreno ai gesuiti?"
La voce di Mariko si fece tagliente. "S, ma il Taiko lo riprese. A nessuno straniero  permesso, oggi, possedere dei terreni."
"Ma il Taiko non permise forse che i suoi editti non fossero applicati, cos che oggi niente avviene senza l'approvazione dei gesuiti? Non controllano loro tutto il movimento delle navi e il commercio di Nagasaki? Non sono i gesuiti che fungono da mediatori per voi e manovrano il vostro commercio?"
"Siete molto ben informato su Nagasaki, Anjin-san," replic lei, in tono secco.
"Forse il Nobile Toranaga dovrebbe togliere al nemico il dominio del porto. Forse..."
"Sono nemici vostri, Anjin-san, non nostri," rispose Mariko, abboccando finalmente all'amo.
"Nan ja?"
In atteggiamento di scusa, Mariko si rivolse a Toranaga e spieg quanto si erano detti. Alla fine Toranaga le parl in chiaro tono di rimprovero e lei rispose pi volte: "Hai," inchinandosi.
"Il mio padrone mi ha ricordato che le mie opinioni non hanno nessun peso e che un'interprete deve soltanto tradurre. Scusatemi, vi prego."
Un tempo Blackthorne si sarebbe a sua volta scusato per averla messa alle strette, ma adesso non ci pens. Invece rise e disse: "Hai, kawaii Tsukkuko-sama!" S, bella signora interprete.
Mariko sorrise a denti stretti, furiosa con se stessa per essersi lasciata trascinare in quel conflitto fra le sue due fedi.
"Yoi, Anjin-san," intervenne Toranaga, di nuovo cordiale.
"Mariko-san kawaii desu yori! Tsukku-san anamsu ka nori masen, ne?" Mariko  molto pi graziosa del vecchio Signor Tsukku, vero? e tanto pi fragrante.
Toranaga rise. "Hai."
Mariko arross e vers il cha, un po' raddolcita. Poi Toranaga riprese a parlare, con seriet.
"Il nostro signore chiede: 'Perch tante domande e tante affermazioni a proposito di Harima e Nagasaki?'"
"Solo per dimostrare che il porto di Nagasaki in realt  nelle mani di stranieri. Dei portoghesi. E, secondo la mia legge, io ho il diritto, legale, di attaccare il mio nemico dovunque."
"Ma qui non  'dovunque'. Questo  il Paese degli Dei e un simile attacco  inconcepibile."
"Sono perfettamente d'accordo. Ma se mai il Nobile Harima diventasse ostile, o lo diventassero i gesuiti che guidano i portoghesi, questo sarebbe il modo di dar loro la caccia."
"Toranaga-sama dice che n lui n nessun altro daimyo permetterebbe mai a una nazione straniera di aggredirne un'altra su suolo giapponese, o a gente straniera di ammazzare uno qualunque di noi. Contro i nemici dell'imperatore, sarebbe un altro discorso. Quanto a trovare combattenti ed equipaggi, sarebbe facile trovarne, in qualunque numero, se uno parlasse giapponese. Ci sono molti wako a Kyushu."
"Wako, Mariko-san?"
"Oh, scusate! Noi chiamiamo wako i corsari. Ce n'erano molti intorno a Kyushu, ma il Taiko li ha sgominati. Purtroppo per si trovano ancora i sopravvissuti. I wako hanno devastato le coste della Cina per secoli, e per colpa loro la Cina ci ha chiuso i suoi porti." Dopo che ebbe riferito a Toranaga, questi parl con enfasi. "Afferma che non permetter mai n progetter mai n consentir a voi un attacco a terra, mentre sarebbe giusto che voi perseguitaste in alto mare i nemici della vostra regina. Ripete che qui non  'dovunque'. Questo  il Paese degli Dei. Dovreste essere paziente, come lui vi ha gi insegnato."
"S. Voglio cercare di essere paziente. Desidero colpire il nemico solo perch  il nemico. E sono convinto, con tutto il cuore, che sia anche il suo nemico."
"Vi comunica che secondo i portoghesi voi siete il nemico, e che Tsukku-san e il padre visitatore ne erano assolutamente certi."
"Se potessi catturare la Nave Nera in mare e portarla, come legale conquista, a Yedo, sotto bandiera inglese, mi sarebbe permesso di venderla, con tutto il suo contenuto, secondo la nostra usanza?"
"Il Nobile Toranaga dice che dipende."
"Se verr la guerra, mi sar permesso attaccare il nemico, il nemico di Toranaga, nel miglior modo possibile?"
"Secondo il mio padrone questo  il dovere di un hatamoto. Un hatamoto, ovviamente,  ai suoi ordini personali, sempre. Vuole che capiate bene che in Giappone le cose non saranno mai risolte se non al modo giapponese."
"Lo capisco benissimo. Con la dovuta umilt, vorrei sottolineare che pi sar al corrente dei suoi problemi, meglio potr aiutarlo."
"Ritiene che sia sempre dovere di un hatamoto aiutare il proprio signore. Dice che pi tardi potr rispondere a ogni vostra ragionevole domanda."
"Grazie. Posso chiedergli se vorrebbe avere una sua flotta? Come avevo suggerito sulla galea?"
"Ha gi dichiarato che vorrebbe una flotta moderna, affidata ai suoi uomini. Quale daimyo non la vorrebbe?"
"Allora riferitegli questo: se fossimo tanto fortunati da catturare la nave nemica, la porterei a Yedo per ripararla e calcolare il bottino. Poi trasferirei la mia met del bottino sull'Erasmus e rivenderei la Nave Nera ai portoghesi, o la offrirei a lui, o la brucerei, come vuole. Poi andrei a casa e nel giro di un anno tornerei con quattro navi da guerra, come dono della regina d'Inghilterra al Nobile Toranaga."
"Chiede quale sarebbe in tutto questo il vostro guadagno."
"Dopo che Sua Maest avesse pagato per le quattro navi, per me ci sarebbe un largo margine.  honto, Mariko-san. Inoltre mi piacerebbe portare con me, come ambasciatore presso la mia regina, uno dei suoi migliori consiglieri. Un trattato di amicizia fra i nostri paesi potrebbe interessarle."
"Secondo Toranaga sarebbe un gesto troppo generoso da parte della vostra regina. E, se anche un miracolo simile potesse avvenire, chi addestrerebbe i suoi marinai e samurai e capitani per quelle navi?"
"Lo farei io, all'inizio, se lui lo desidera. Ne sarei onorato, e poi verrebbero altri."
"Dice: 'Cosa significa all'inizio?'"
"Due anni."
Toranaga sorrise lievemente.
"Il mio padrone pensa che due anni non basterebbero. Ma, aggiunge che  tutta un'illusione. Lui non  in guerra con i portoghesi, n con Harima di Nagasaki. E ripete: 'Quello che fate fuori dalle acque giapponesi, sulla vostra nave, con il vostro equipaggio,  il vostro karma. Fuori dalle nostre acque siete uno straniero. Ma qui siete un samurai.'"
"S. So bene quale onore mi ha reso. Posso chiedere come pu ottenere del denaro in prestito un samurai?"
"Da un usuraio, Anjin-san. Dove altro? Da uno sporco usuraio." Tradusse per Toranaga. "Perch avete bisogno di denaro?"
"Esistono usurai a Yedo?"
"Oh, s. Ce ne sono dappertutto. Non  cos anche nel vostro paese? Domandatelo alla vostra concubina, Anjin-san, che forse potr aiutarvi. Fa parte del suo dovere."
"Avete detto che partiremo per Yedo domani?"
"S, domani."
"Purtroppo Fujiko non sar in grado di viaggiare."
Mariko parl con Toranaga. "Il nostro signore dice che la mander per nave, quando partir la galea. Chiede per che cosa vi serve il denaro."
"Devo formare un nuovo equipaggio, Mariko-san... per veleggiare in qualunque luogo, per servire il Nobile Toranaga come lui vuole.  permesso?'"
"Un equipaggio raccolto a Nagasaki?"
"S."
"Vi risponder quando sarete a Yedo."
"Domo, Toranaga-sama. Quando arriver a Yedo, Mariko-san, dove andr? Ci sar qualcuno a farmi da guida?"
"Oh, non dovete mai preoccuparvi di queste cose, Anjin-san. Siete un hatamoto del Nobile Toranaga."
Si sent bussare alla porta. "Entrate."
Naga apr lo shoji e si inchin. "Scusatemi, padre, ma volevate essere avvertito quando fossero presenti tutti gli ufficiali."
"Grazie, vi raggiunger subito." Toranaga riflett un momento, poi accenn amichevolmente a Blackthorne. "Anjin-san, andate con Naga-san. Vi mostrer il vostro alloggio. Grazie per le vostre opinioni."
"Grazie a voi d'avermi ascoltato, signore. Grazie per le vostre parole. S, cercher in ogni modo di essere paziente e perfetto."
"Grazie, Anjin-san." Toranaga lo osserv inchinarsi e uscire. Quando furono soli, si rivolse a Mariko. "Che ne pensate?"
"Due cose, signore. Primo: il suo odio per i gesuiti  sconfinato, superiore anche a quello per i portoghesi, perci egli, se lo volete, potr servirvi da frusta contro di loro. Sappiamo che  coraggioso e porterebbe a termine con audacia qualunque attacco dal mare. Secondo: il suo fine  ancora il denaro. A sua difesa si pu dire che, da quanto ho appreso, il denaro  l'unico mezzo per i barbari per possedere un potere durevole. Possono comprare terre e posizione sociale... perfino la loro regina commercia e vende e compra navi e terre probabilmente. Non sono molto diversi da noi, signore, se non in questo. E anche nel fatto che non capiscono il potere, n che la guerra  vita e la vita  morte."
"I gesuiti sono miei nemici?"
"Io non lo credo."
"I portoghesi?"
"Credo che si interessino solo di guadagni, di terre e di diffondere la parola di Dio."
"I cristiani sono miei nemici?"
"No, signore, anche se alcuni dei vostri nemici sono forse cristiani... cattolici o protestanti."
"Ah, secondo voi l'Anjin-san  mio nemico?"
"Vi sbagliate. Sono convinta che vi rispetta e che, col tempo, diventer un vassallo vero e proprio."
"E i nostri cristiani? Quali sono nemici?"
"I Nobili Harima, Kiyama, Onoshi e ogni altro samurai che si metta contro di voi."
Toranaga rise. "Gi, ma i preti li dominano veramente, come sottintende l'Anjin-san?"
"Penso di no."
"I tre che avete citato si metteranno contro di me?"
"Non lo so, signore. In passato tutti vi si sono mostrati sia ostili che amici. Ma se si schiereranno con Ishido, sar un grosso problema."
"Sono d'accordo. Siete un ottimo consigliere.  difficile per voi essere cristiana cattolica, essere amica di un nemico e ascoltare le idee di un nemico?"
"S, signore."
"Vi ha messo alle strette, ne?"
"S, ma ne aveva il diritto. Io non stavo seguendo i vostri ordini e mi ero intromessa fra il suo pensiero e voi. Accettate le mie scuse, vi prego."
"Continuer a essere difficile. Forse anche pi di ora."
"S, signore. Ma  meglio conoscere le due facce di una medglia. Di quanto ha affermato, molto si  dimostrato vero. Per esempio del mondo diviso fra spagnoli e portoghesi, e del contrabbando d'armi da parte dei preti... Non dovete mai dubitare della mia lealt. Per quanto difficile possa mostrarsi, far sempre il mio dovere nei vostri confronti. In ogni momento."
"Grazie. Ebbene, sono stati interessanti i discorsi dell'Anjin-san, ne? Interessanti, ma vani. Grazie davvero, Mariko-san, siete un ottimo consigliere. Devo farvi divorziare da Buntaro?"
"Signore?"
"Ebbene?"
Oh, essere libera, oh Madonna, essere libera!
Ricordati chi sei, Mariko, che cosa sei. E ricorda che "amore"  una parola barbara.
Toranaga la osservava in profondo silenzio. Le zanzare saettavano via dalle spirali di incenso, verso la salvezza. S, rifletteva,  un falco, ma contro quale preda posso lanciarla?
"No, signore," rispose infine Mariko. "Grazie, ma  no."
"L'Anjin-san  uno strano uomo, ne? Con la testa piena di sogni.  ridicolo pensare di attaccare i nostri amici portoghesi, o la loro Nave Nera.  assurdo credere a quanto dice di quattro navi o di venti."
Mariko esit. "Se lui afferma che una flotta  una cosa possibile, signore, io credo che sia possibile."
"Non sono d'accordo," rispose con forza lui. "Ma avete ragione nel dire che pu mantenere l'equilibrio con gli altri, lui e la sua nave da guerra. Che cosa strana... e illuminante!  proprio come ha detto Omi: in questo momento abbiamo bisogno dei barbari, di imparare da loro. E c' ancora molto da imparare, specialmente da lui, ne?"
" vero."
 " tempo di aprire le porte dell'impero, Mariko-san. Ishido lo chiuderebbe come un'ostrica. Se fossi di nuovo presidente del Consiglio dei reggenti, concluderei trattati con qualsiasi nazione, purch amica. Manderei i miei uomini a imparare dalle altre nazioni, e manderei ambasciatori. La regina dell'Anjin-san sarebbe un buon principio. A una regina manderei un ambasciatore, se fosse abbastanza intelligente."
"Dovrebbe essere molto forte e molto intelligente, signore."
"S. Il viaggio sarebbe pericoloso."
"Tutti i viaggi sono pericolosi, signore," replic Mariko.
Di nuovo Toranaga cambi argomento. "Se l'Anjin-san partisse con la sua nave carica d'oro, tornerebbe poi? Lui in persona?"
Dopo una lunga riflessione lei rispose: "Non lo so."
Toranaga decise di non insistere. "Grazie, Mariko-san," disse, congedandola amichevolmente. "Desidero che assistiate alla riunione, per tradurre le mie parole all'Anjin-san."
"Tutto, signore?"
"S. E quando stasera andrete alla Casa da T, a comprare il contratto di Kiku, portate con voi l'Anjin-san. Dite alla sua concubina di prendere gli accordi. Ha bisogno di una ricompensa, ne?"
"Hai."
Quando Mariko gi era vicina allo shoji, Toranaga aggiunse: "Una volta risolto il problema fra Ishido e me, vi ordiner di divorziare."
Lei strinse la mano sulla maniglia, annu lievemente in segno di consenso, ma non si volt. La porta si chiuse alle sue spalle.
Toranaga contempl per un momento le spirali di fumo, poi and in giardino a fare i suoi bisogni. Appena ebbe finito, sent un servo cambiare il secchio nel buco e sostituirlo con uno pulito. Le zanzare lo punsero e lui si batt sulla guancia, distrattamente. Stava pensando a falchi e falconi, sapendo che anche i pi grandi falconi compiono degli errori, come l'aveva compiuto Ishido. E Kiri, e Mariko, e Omi, e perfino l'Anjin-san.

I centocinquanta ufficiali erano allineati, in file ordinate. Davanti a loro stavano Yabu, Omi e Buntaro. Mariko e Blackthorne erano inginocchiati da una parte. Toranaga entr, accompagnato dalle sue guardie del corpo e sedette sul cuscino di fronte alle file. Dopo aver risposto al loro inchino, li inform brevemente del contenuto del messaggio ricevuto e espose, per la prima volta in pubblico, il suo piano di battaglia definitivo. Non accenn alla parte relativa al piano segreto di insurrezioni ben architettate, n al fatto che per l'attacco sarebbero avanzati lungo la strada a nord, e non per quella meridionale. Fra le acclamazioni generali - perch tutti, da veri guerrieri, erano lieti che finalmente l'incertezza fosse finita - annunci che alla fine delle piogge avrebbe passato la parola d'ordine "Cielo rosso", ed essi si sarebbero lanciati all'attacco. "Nel frattempo, ritengo che Ishido riunir, illegalmente, un nuovo Consiglio dei reggenti. Ritengo che illegalmente mi si incriminer e che, contro la legge, mi verr dichiarata la guerra." Si pieg in avanti, con la posa caratteristica delle mani: una chiusa a pugno appoggiata sulla coscia, l'altra stretta sulla spada. "Ascoltatemi. Io rispetto il testamento del Taiko e riconosco in mio nipote Yaemon il Kwampaku e l'erede del Taiko. Non aspiro ad altri possedimenti. Non cerco altri onori. Ma se i traditori mi attaccano, devo difendermi. Se i traditori imbrogliano Sua Maest Imperiale e tentano di impadronirsi del potere,  mio dovere difendere l'imperatore e cacciare il male."
Un ruggito di approvazione accolse quelle parole. Le grida: "Kasigi!" e: "Toranaga!" riecheggiarono nella sala e per tutta la fortezza.
"Il reggimento d'assalto sar pronto a imbarcarsi entro cinque giorni sulle galee, diretto a Yedo, sotto il comando di Buntaro-san, con Kasigi Omi-san come vicecomandante. Kasigi Yabu-sama, voi mobiliterete l'Izu e manderete seimila uomini ai passi di frontiera, nel caso che il traditore Ikawa Jikkyu punti a sud per tagliare le nostre linee di comunicazione. Al finire delle piogge, Ishido attaccher il Kwanto..."
Omi, Yabu e Buntaro riconobbero silenziosamente la saggezza di Toranaga nel non rivelare la decisione di lanciare l'attacco subito, durante la stagione delle piogge.
Creerebbe un enorme scompiglio, pens Omi, sentendosi stringere le viscere all'idea di guerreggiare fra i monti dello Shinano, sotto la pioggia.
"I nostri moschetti si apriranno la strada," aveva affermato nel pomeriggio Yabu, con entusiasmo.
"S," aveva ammesso Omi, senza nessuna fiducia nel piano, ma anche senza alternative da proporre.  una follia, si diceva, per quanto felice di essere stato nominato vicecomandante. Non capisco come, secondo Toranaga, possa esserci una minima probabilit di successo per la via a nord. Non c' nessuna possibilit, si ripeteva in quel momento, quasi chiudendo le orecchie alle esortazioni di Toranaga, per concentrarsi invece sul problema della sua vendetta. L'attacco allo Shinano ti dar certo una decina di occasioni per spingere Yabu in prima linea, senza rischiare niente. La guerra, qualunque guerra, purch non sia perduta, ti metter in vantaggio...
Poi ud Toranaga: "Oggi per poco non sono morto. Oggi l'Anjin-san mi ha tratto in salvo dalla terra ed  la seconda volta, forse la terza, che mi salva la vita. La mia vita non  niente di fronte all'avvenire del mio clan, e chi pu dire se sarei vissuto o no senza il suo aiuto? Per quanto secondo il bushido i vassalli non debbano mai attendersi una ricompensa per i loro servigi,  dovere di un feudatario concedere a volte i suoi favori."
Fra le acclamazioni generali, Toranaga lo chiam: "Anjin-san, sedete qui! Anche voi, Mariko-san."
Con gelosia, Omi guard quell'uomo torreggiante alzarsi e poi inginocchiarsi accanto a Toranaga. Tutti nella sala in cuor loro avrebbero voluto essersi trovati nella fortunata condizione di compiere il gesto del barbaro.
"Vengono concessi all'Anjin-san: un feudo presso il villaggio di pesca di Yokohama, a sud di Yedo, del valore di duemila koku l'anno; il diritto di reclutare un seguito di duecento samurai; i pieni diritti di samurai e hatamoto nella casa di Yoshi Toranaga-noh-Chikitada-Minowara. Inoltre ricever dieci cavalli, venti chimoni e l'equipaggiamento da guerra completo per i suoi vassalli. E il grado di ammiraglio e pilota del Kwanto." Attese che Mariko traducesse, poi chiam: "Naga-san!"
Naga, obbediente, gli port un pacco avvolto nella seta. Toranaga ne tolse l'involucro: conteneva le due spade da samurai. "Notando che la terra aveva inghiottito le mie spade e che ero disarmato, l'Anjin-san  sceso di nuovo nel crepaccio per raccogliere la sua e farmene dono. Anjin-san, ti offro queste in cambio. Sono opera del maestro Yori-ya. Ricorda: la spada  l'anima del samurai. Se la dimentica o la perde, non sar mai perdonato."
Fra acclamazioni ancora pi fragorose e segrete invidie, Blackthorne prese le spade, si inchin, le infil nella cintura e si inchin di nuovo. "Grazie, Toranaga-sama. Mi fate troppo onore. Grazie."
Accenn ad allontanarsi, ma Toranaga gli indic di aspettare. "No, sedete accanto a me, Anjin-san." Poi osserv i volti ardenti, fanatici dei suoi ufficiali.
Sciocchi! avrebbe voluto gridare. Non capite che la guerra, sia adesso che dopo le piogge, sarebbe soltanto un disastro? Qualunque guerra contro Ishido-Ochiba-Yaemon e i loro attuali alleati non potrebbe finire che nella strage di tutti i miei eserciti, di tutti voi, e con l'eliminazione mia e della mia famiglia. Non capite che la mia unica speranza  aspettare e sperare che Ishido si strozzi con le sue stesse mani?
Invece li incit ancora di pi, perch era indispensabile mettere scompiglio fra il nemico.
"Ascoltatemi, samurai. Presto potrete dimostrare il vostro valore, da uomo a uomo, come fecero i nostri avi. Io distrugger Ishido e tutti i suoi traditori, e il primo sar Ikawa Jikkyu. Assegno perci tutte le sue terre, entrambe le province di Suruga e del Totomi, del valore di trecentomila koku, al mio fedele vassallo Kasigi Yabu, e ne confermo la signoria, insieme a quella dell'Izu, a lui e ai suoi discendenti."
Un'ovazione fragorosa. Yabu arross per la gioia. Omi batteva il pugno per terra, acclamando entusiasta come tutti gli altri. Adesso il suo obiettivo era sconfinato, perch, secondo la tradizione, l'erede di Yabu sarebbe diventato padrone di tutte le sue terre. Come uccidere Yabu senza aspettare la guerra?
Il suo sguardo cadde sull'Anjin-san, che acclamava anche lui con entusiasmo. Perch non lo lasci fare all'Anjin-san, si chiese... e rise forte a quel pensiero assurdo. Buntaro si chin verso di lui e gli diede una cordiale manata sulla spalla, scambiando la risata per un'espressione di gioia per Yabu. "Presto riceverete il feudo che meritate, ne?" gli grid sopra il tumulto. "Anche voi meritate un riconoscimento. Le vostre idee e i vostri consigli sono di grande valore."
"Grazie, Buntaro-san."
"Non preoccupatevi... possiamo superare qualsiasi montagna."
"Certo." Buntaro era un grande generale in battaglia e Omi sapeva che insieme formavano una bella coppia: Omi, audace stratega, e Buntaro, impavido attaccante. Se c' uno che possa portarci al di l di quei monti,  lui.
Un'altra esplosione di grida accolse la fine dell'adunanza, mentre Toranaga ordinava sak per tutti.
Omi bevve il suo, osservando Blackthorne che sorseggiava dalla coppa, con il chimono e le spade in perfetto ordine, mentre Mariko gli parlava. Sei cambiato molto da quel primo giorno, Anjin-san, pens con piacere. Alcune tue idee straniere sono ancora radicate, ma sei quasi diventato civile...
"Che cosa c', Omi-san?"
"Niente... niente, Buntaro-san."
"Avevate l'aria di uno che ha visto un eta mostrargli il culo."
"Niente del genere! Anzi, proprio il contrario. Mi stava nascendo un'idea. Beviamo! Fior di pesco, porta dell'altro sak, la coppa del mio Signore Buntaro  vuota!"
...
.
...
40.
...
.
...
"Sono incaricata di informarmi se Kiku-san sar libera stasera," disse Mariko.
"Oh, mi spiace, mia signora, ma non ne sono sicura," rispose in tono di scusa Gyoko, la Mama-san. "Posso chiedere se l'onorevole cliente vorrebbe Kiku-san per tutta la sera, o solo per una parte, o forse fino a domani, nel caso che sia ancora libera?"
La Mama-san era una donna alta e elegante, sulla cinquantina, con un bel sorriso. Ma beveva troppo sak, il suo cuore era un pallottoliere per il calcolo e il suo naso sentiva l'odore di un pezzo d'argento a cinquanta ri.
Le due donne si trovavano in una stanza, accanto all'alloggio privato di Toranaga, che era stata riservata a Mariko e che si affacciava su un giardino racchiuso dal primo muro di cinta. Pioveva di nuovo e le gocce di pioggia scintillavano controluce.
Mariko ribatt con alterigia: "Questo spetta al cliente deciderlo. Forse ora potremmo trovare un accordo soddisfacente per ogni eventualit."
"Mi dispiace, scusate, ma non so se adesso lei sia disponibile.  cos richiesta! Sono certa che voi capite."
"Oh, s, naturalmente. Siamo davvero molto fortunati ad avere ad Anjiro una signora della sua alta qualit." Mariko aveva sottolineato "Anjiro". Aveva mandato a chiamare Gyoko invece di andare lei stessa alla Casa da T, come avrebbe potuto. E quando la donna era arrivata, con un ritardo sufficiente da essere notato, ma non tanto da apparire scortese, Mariko si era sentita lieta di doversi scontrare con una cos valida avversaria.
"La Casa da T  stata molto danneggiata?" chiese.
"Per fortuna no, salvo del vasellame e del vestiario di valore, anche se coster una piccola fortuna riparare il tetto e sistemare il giardino.  sempre cos caro ottenere le riparazioni in fretta, non  vero?"
"S,  un vero problema. A Yedo, a Mishima, e anche in questo villaggio."
" cos importante avere un ambiente tranquillo, ne? Il cliente ci onorerebbe forse della sua presenza alla Casa da T? O vuole che Kiku-san, se  libera, venga da lui qui?"
Mariko si morse le labbra, riflettendo. "Alla Casa da T."
"Ah so desu!" Il vero nome della Mama-san era Heiko-ichi - Prima Figlia del Muratore. Suo padre e suo nonno erano stati dei maestri nel costruire muri di giardini. Per molti anni lei aveva fatto la cortigiana a Mishima, capitale dell'Izu, raggiungendo il grado di seconda classe. Ma gli dei le avevano sorriso e, con i doni del suo protettore uniti a un acuto senso degli affari, aveva messo insieme abbastanza denaro da comprarsi il proprio contratto ancora abbastanza giovane, mettendosi a capo di un gruppo di cortigiane con una propria Casa da T, dove nessuno pi la cercava per il bel corpo e lo spirito piccante che gli dei le avevano donato. Adesso si era ribattezzata Gyoko-san, Signora Fortuna. Quando era ancora una piccola cortigiana quattordicenne l'avevano soprannominata Tsukaiko, Incantatrice di serpenti. Il suo padrone le aveva spiegato che quella parte speciale dell'uomo si pu paragonare a un serpente, che un serpente era fortunato e che se lei sapeva diventare un'incantatrice di serpenti in quel senso, avrebbe ottenuto enorme successo. Il nome inoltre avrebbe fatto ridere i clienti e le risa erano essenziali al buon andamento degli affari. Gyoko non aveva mai dimenticato quel particolare.
"Sak, Gyoko-san?"
"S, grazie."
La cameriera lo vers, quindi a un cenno di Mariko usc.
Bevvero in silenzio, poi Mariko riemp di nuovo le coppe.
"Che bella porcellana. Cos elegante!" osserv Gyoko.
" molto modesta. Mi dispiace che dobbiamo usare questa."
"Se potessi rendere Kiku-san disponibile, cinque koban sarebbero una cifra accettabile?" Un koban era una moneta d'oro equivalente a tre koku di riso, e pesava diciotto grammi.
"Scusate, forse non sono stata chiara. Non intendo comprare tutta la Casa da T di Mishima, ma solo Kiku-san, per una sera."
Gyoko rise. "Ah, mia signora, la vostra fama  ben meritata. Ma posso mettere in rilievo che Kiku-san  di prima classe? La corporazione le ha concesso l'anno scorso questo onore."
"Esatto, e sono sicura che lo merita, Ma ci  accaduto a Mishima. Anche a Kyoto... ma naturalmente stavate scherzando, scusate."
Gyoko trattenne la volgarit che le era venuta alle labbra, e sorrise benevola. "Purtroppo dovrei rimborsare i clienti che, se ricordo bene, l'hanno gi prenotata. Povera piccola, quattro chimono le si sono rovinati con l'acqua per spegnere l'incendio. Tempi duri si preannunciano per il paese, mia signora, sono sicura che capite. Cinque koban non sono una cifra irragionevole."
"Naturalmente no. Sarebbero ragionevoli a Kyoto per due signore di prima classe, per una settimana. Ma questi non sono tempi normali e bisogna fare delle concessioni. Mezzo koban. Sak, Gyoko-san?"
"Grazie, grazie.  un sak cos buono... la qualit  eccellente, davvero eccellente. Ancora uno, se non vi spiace, poi devo andarmene. Se Kiku-san non  libera stasera, sar lieta di combinare per una delle altre... forse Akeko. O forse andrebbe bene un altro giorno? Dopodomani magari?"
Per un momento Mariko non rispose. Cinque koban erano un'assurdit... si sarebbero pagati per una cortigiana celebre di prima classe a Yedo. Mezzo koban sarebbe stato pi che giusto per Kiku. Mariko conosceva i prezzi delle cortigiane, perch Buntaro di tanto in tanto le voleva e di una aveva anche rilevato il contratto; lei stessa aveva pagato i conti che, com'era naturale, le erano stati portati. Il suo sguardo soppes Gyoko, che sorseggiava calma il suo sak.
"Forse," disse Mariko, "ma non credo. N un'altra signora, n un'altra sera... No, se non si pu combinare stasera, temo che dopodomani sar troppo tardi. Mi spiace..." sorrise e si strinse nelle spalle.
Gyoko deposit la coppa con aria triste. "Ho sentito che i nostri gloriosi samurai ci lasceranno. Che peccato! Le notti sono cos piacevoli! A Mishima non si gode la brezza marina come qui. Dispiacer anche a me partire."
"Forse un koban. Se questo accordo fosse soddisfacente, vorrei poi discutere il prezzo del suo contratto."
"Il suo contratto?"
"S. Sak?"
"Grazie, s. Il suo contratto? Ebbene, quella  un'altra faccenda. Cinquemila koku."
"Ma  impossibile!"
"S," ammise Gyoko, "ma Kiku-san  come una figlia per me. Anzi,  mia figlia pi di una figlia vera. L'ho istruita da quando aveva sei anni.  la creatura pi perfetta del Mondo dei Salici in tutto l'Izu. Oh, lo so! a Yedo disponete di signore pi brillanti, pi mondane, ma solo perch Kiku-san non ha avuto la fortuna di trovarsi con persone della stessa levatura che a Yedo. Eppure, anche adesso, nessuna le  pari nel canto o nel suonare il samisen. Lo giuro su tutti gli dei. Datele un anno a Yedo, il protettore giusto e le giuste fonti di sapere, e potr gareggiare con successo con qualunque cortigiana dell'impero. Cinquemila koku  una cifra bassa per un simile fiore." Il sudore le imperlava la fronte. "Dovete scusarmi, ma finora non avevo mai pensato di vendere il suo contratto. Non ha ancora diciotto anni,  senza una macchia, l'unica signora di prima classe che io abbia avuto il privilegio di tenere sotto la mia protezione. Credo che in realt non potrei cedere il suo contratto neppure alla cifra indicata. No, credo che dovr ripensarci, scusatemi. Forse potremo parlarne domani. Perdere Kiku-san... la mia piccola Kiku-chan?" Le spuntarono le lacrime agli occhi e Mariko pens: se sono lacrime vere, tu, Gyoko, non hai mai conosciuto un Pestello.
"Mi spiace. Shigata ga nai, ne?" rispose gentilmente e lasci che la donna piangesse e si lamentasse, riempiendo la coppa pi e pi volte. Quanto vale in realt il contratto? si chiese. Cinquecento koku sarebbero gi molto, molto pi del giusto. Dipende dall'ansia dell'uomo, che in questo caso non  per niente ansioso. Toranaga-sama certo non lo . Per chi la compra? Omi? Probabile. Ma perch ha ordinato che io accompagni l l'Anjin-san?
"Voi siete d'accordo, Anjin-san?" gli aveva domandato in precedenza, con una risatina nervosa, superando il chiasso degli ufficiali ubriachi.
"Dite che Toranaga-sama vuole offrirmi una cortigiana? Come parte della ricompensa?"
"S. Kiku-san. Non potete rifiutare. Io... io ho l'ordine di farvi da interprete."
"L'ordine?"
"Oh, sar lieta di farlo. Ma veramente, Anjin-san, non potete rifiutare. Sarebbe terribilmente scortese dopo aver ricevuto tanti onori, ne?" Gli aveva sorriso, sfidandolo, orgogliosa e compiaciuta dell'incredibile generosit di Toranaga.
"Vi prego. Io non ho mai visto l'interno di una Casa da T... mi piacerebbe moltissimo vederlo e parlare con una autentica signora del Mondo dei Salici."
"Come?"
"Sono chiamate cos perch devono avere la grazia di un salice. A volte si dice anche il Mondo Galleggiante, paragonandole alle ninfee che galleggiano su un lago. Via, Anjin-san, accettate, vi prego."
"E Buntaro-sama?"
"Oh, lui sa che devo combinare l'incontro per voi. Glielo ha detto Toranaga, perch naturalmente  tutto molto ufficiale. Io ho ricevuto un ordine, e cos voi. Vi prego!" E in latino aveva aggiunto, felice che nessuno ad Anjiro lo parlasse: "C' un'altra ragione che ti riveler in seguito."
"Ah... dimmela adesso."
"Dopo. Ma accetta, con gioia. Perch io te lo chiedo."
"Tu... come posso rifiutarti qualcosa?"
"Ma con gioia, deve essere con gioia e piacere. Promettilo!"
"Lo prometto. Tenter. Non ti prometto altro che di tentare." E lei lo aveva lasciato per dedicarsi ai preparativi.
"Oh, mi sconvolge la sola idea di vendere il contratto della mia bellezza," stava piagnucolando Gyoko. "Grazie, s, ancora un po' di sak. Poi devo proprio andare." Vuot la coppa e la tese per farsela subito riempire. "Diciamo due koban per stasera... un segno del mio grandissimo desiderio di compiacervi."
"Uno. Se ci accordiamo su questo, forse potremo riparlare del contratto stasera alla Casa da T. Mi scuso della fretta, ma il tempo... voi capite..." Mariko agit vagamente una mano verso la sala delle riunioni. "Affari di stato... Toranaga-sama... il futuro del regno... voi capite, Gyoko-san."
"S, certo, mia signora." Gyoko cominci ad alzarsi. "Vogliamo accordarci su uno e mezzo per stasera? Allora, questo  sistemato..."
"Uno."
"Oh ko, il mezzo non  che un piccolo margine, che non merita di essere discusso," si lagn Gyoko, ringraziando gli dei per la propria abilit e conservando un'espressione di finta angoscia. Uno e mezzo sarebbe stato il triplo del compenso solito. Ma, pi del denaro, contava il fatto che si trattava, finalmente, del primo invito da parte di un membro della vera aristocrazia giapponese, invito di cui lei era andata in caccia, e per cui avrebbe consigliato Kiku di accettare anche gratis, e due volte. "Per tutti gli dei, signora, mi affido alla vostra clemenza, un koban e mezzo. Vi prego, pensate alle altre mie figliole, da vestire e istruire e nutrire per anni, che non diventeranno come Kiku-san, ma che devono essere vezzeggiate come lei."
"Un koban, in oro, domani. Ne?"
Gyoko alz la bottiglia di porcellana e vers due coppe. Ne offr una a Mariko, scol l'altra e la riemp immediatamente. "Uno," rispose, con voce soffocata.
"Grazie, siete molto gentile e premurosa. S, i tempi sono duri." Mariko sorseggi il vino pensosa. "L'Anjin-san e io verremo tra poco alla Casa da T."
"Eh? Che-cosa-avete-detto?"
"Che l'Anjin-san e io verremo alla Casa da T tra poco. Io devo fargli da interprete."

"Il barbaro?" esclam Kiku, sussultando.
"Il barbaro. E sar qui da un momento all'altro, se non lo fermiamo... insieme a lei, l'arpia pi crudele e avida che abbia mai incontrato, possa rinascere prostituta di quindicesima classe!"
Nonostante il timore, Kiku rise forte. "Oh, Mama-san, non agitatevi tanto! Sembra una dama cos affascinante, e un intero koban... avete concluso un accordo splendido! Su, abbiamo un sacco di tempo. Prima un po' di sak che vi rallegri il cuore. Ako, svelta come un colibr!"
Ako scomparve.
"S, il cliente  l'Anjin-san," ripet Gyoko, quasi senza fiato per la rabbia.
Kiku la rinfresc con il ventaglio e Hana, la piccola apprendista, la imit, tenendo erbe odorose sotto il naso della Mama-san. "Io credevo che trattasse per Buntaro... o per lo stesso Toranaga. Naturalmente, quando ha nominato l'Anjin-san, le ho chiesto perch non se ne era occupata la sua concubina, ma lei mi ha risposto soltanto che Fujiko-san stava troppo male per le bruciature riportate nell'incendio e che lei aveva ricevuto l'ordine di parlarmi dallo stesso Toranaga."
"Oh! Come sarei fortunata a poter servire il grande signore!"
"Lo farai, piccola, lo farai, se ci prepariamo bene. Ma il barbaro? Cosa penseranno tutti gli altri tuoi clienti? Cosa diranno? Naturalmente ho lasciato tutto in sospeso, dicendo che non sapevo se tu fossi libera, perci, se non vuoi, puoi ancora rifiutare, senza offesa per nessuno."
"Che cosa potrebbero dire gli altri? Lo ha ordinato Toranaga-sama. Non c' niente da fare, ne?" Kiku nascose la sua apprensione.
"Oh, potresti rifiutare con facilit. Ma devi decidere in fretta, Kiku-chan. Oh ko, avrei proprio dovuto essere pi furba!"
"Non preoccupatevi, Gyoko-sama. Andr tutto bene. Ma dobbiamo riflettere.  un grosso rischio, ne?"
"S, grosso."
"Se accettiamo, non torniamo pi indietro."
"Lo so."
"Consigliatemi."
"Non posso, Kiku-chan. Mi sento come intrappolata dal kami. La decisione dev'essere tua."
Kiku soppes tutti i pericoli, poi tutti i vantaggi. "Rischiamo. Accettiamolo. In fondo  samurai e hatamoto, e il vassallo favorito del Nobile Toranaga. Non dimentichiamo quanto ha detto l'indovino, che vi avrei aiutato a diventare ricca e famosa per sempre. Io prego perch questo mi sia concesso per ripagarvi di tutta la vostra bont."
Gyoko accarezz i bei capelli di Kiku. "Oh, bambina, sei cos dolce, grazie! Credo che tu sia saggia. S, lasciamo che venga." Le diede un affettuoso buffetto sulla guancia. "Sei sempre stata la mia preferita! Ma se lo avessi saputo avrei chiesto il doppio per l'ammiraglio barbaro."
"Ma abbiamo avuto il doppio, Mama-san."
"Dovevamo ricevere il triplo!"
Kiku le batt sulla mano. "Non preoccupatevi...  l'inizio della vostra buona fortuna."
"S, ed  vero che l'Anjin-san non  un barbaro normale, ma un barbaro samurai e hatamoto. Mariko-san mi ha detto che gli  stato assegnato un feudo di duemila koku ed  stato nominato ammiraglio di tutte le navi di Toranaga e che fa il bagno come un essere civile e non puzza pi..."
Ako rientr ansimante e serv il vino, senza versarne una goccia. Quattro coppe sparirono rapidamente e Gyoko cominci a sentirsi meglio. "La serata deve essere perfetta. Se cos ha ordinato Toranaga, naturalmente cos deve essere. E l'Anjin-san  veramente come un daimyo. Duemila koku l'anno... per tutti i kami, dovremmo avere proprio fortuna! Ascolta, Kiku-san!" Si chin pi vicino, e Ako si chin anche lei, piena di curiosit. "Ho chiesto a Mariko-san se, dato che parla la loro brutta lingua, conoscesse qualche loro strana usanza, o storie, danze, posizioni, canti, strumenti che forse l'Anjin-san potrebbe preferire."
"Ah, sarebbe di grande aiuto!" ammise Kiku, rimpiangendo di non aver rifiutato.
"Non mi ha detto niente! Parla la loro lingua, ma non sa niente delle loro abitudini sul guanciale! Le ho chiesto se ne avesse mai parlato con lui e lei ha risposto di s, ma con risultati disastrosi." Gyoko rifer l'episodio del castello di Osaka. "Ti puoi immaginare quanto debba essere stato imbarazzante!"
"Almeno sappiamo di non dovergli proporre dei ragazzi...  gi qualcosa."
"A parte questo, non c' che la cameriera di casa a cui rivolgersi."
"Abbiamo il tempo di mandarla a chiamare?"
"Ci sono andata io stessa, subito. Ma nemmeno un mese di salario le ha fatto aprir bocca, alla piccola idiota!"
" bella?"
"Oh, s, per uno a cui piacciano delle rozze cameriere dilettanti. Ha detto solo che il padrone  virile e non pesante. E che  molto ben dotato."
"Questo non ci  di grande aiuto, Mama-san."
"Lo so. Forse la cosa migliore  tenere tutto pronto, per ogni evenienza, ne? Tutto."
"S. Dovr essere molto cauta.  molto importante che tutto sia perfetto. Sar difficilissimo... se non impossibile... intrattenerlo non potendo parlargli."
"Mariko-san ha detto che vi far da interprete."
" molto gentile da parte sua. Anche se certo non sar lo stesso."
" vero, s. Sak, Ako... con grazia, bambina, versa con grazia. Ma tu sei una cortigiana di prima classe, Kiku-san. Improvvisa. L'ammiraglio barbaro oggi ha salvato la vita del grande Toranaga e siede nella sua ombra. Il nostro avvenire dipende da te! So che riuscirai splendidamente. Ako!"
"S, padrona?"
"Controlla che i letti siano in perfetto ordine, che tutto sia perfetto. Pensa ai fiori... no, ci penser io stessa! E il cuoco, dov' il cuoco?" diede un colpetto sul ginocchio di Kiku. "Mettiti il chimono dorato, sopra quello verde. Stasera dobbiamo fare colpo." Corse via per sistemare la casa e tutte le cortigiane e le cameriere e le apprendiste si prodigarono felici, pulendo e aiutando, orgogliose della fortuna capitata alla loro casa.
Quando tutto fu sistemato, Gyoko si ritir nella sua stanza, per sdraiarsi e riprendere forza. Non aveva ancora parlato a Kiku dell'offerta per il contratto. Aspetter e vedr, si disse. Se posso combinare come voglio io, forse allora lascer andare la mia bella Kiku. Ma non prima di sapere con chi. Sono contenta di averlo stabilito chiaramente con Mariko-san, prima di andarmene. Perch piangi, vecchia stupida? Sei di nuovo ubriaca? Rimettiti in sesto! Che cosa conta per te l'infelicit?
"Hana-chan!"
"S, Mama-sama?" La bambina arriv di corsa. Aveva appena sei anni, grandi occhi bruni e bellissimi capelli lunghi. Portava un chimono nuovo di seta scarlatta. Gyoko l'aveva comprata due giorni prima attraverso la locale venditrice di bambini e Mura.
"Ti piace il tuo nuovo nome, bimba?"
"Oh, tanto, tantissimo! Ne sono onorata, Mama-sama!"
Il nome significava "piccolo fiore" - come kiku voleva dire "crisantemo" - e Gyoko gliel'aveva dato dal primo giorno. "Adesso io sono tua madre," le aveva detto in tono dolce ma fermo, dopo aver pagato il prezzo pattuito, stupita che una simile potenziale bellezza fosse uscita da una famiglia di rozzi pescatori come quella di Tamazaki. Dopo quattro giorni di intense contrattazioni aveva pagato un koban per i servigi della piccola fino ai vent'anni - quanto bastava per nutrire la famiglia di Tamazaki per due anni. "Portami del cha, e poi il pettine e delle foglie profumate di t, per cancellare dal mio alito l'odore di sak."
"S, Mama-sama." Corse via senza guardare, per l'ansia di rendersi utile, e urt contro Kiku, nelle sue vesti di velo, sulla soglia.
"Oh, mi spiace..."
"Devi stare attenta, Hana-chan."
"Scusate, scusate tanto, sorella maggiore..." Hana-chan era quasi in lacrime.
"Perch sei triste, Piccolo Fiore? Via, via," disse Kiku, asciugandole con tenerezza le lacrime. "In questa casa la tristezza si cancella. Ricordati, noi del Mondo dei Salici non sentiamo mai tristezza, perch a che servirebbe? La tristezza non piace. Il nostro dovere  di piacere e di essere allegre. Corri, piccola, ma con garbo, sii graziosa." Kiku si volt e si esib davanti alla donna pi anziana, con un sorriso radioso. "Vi piace, padrona-san?"

Blackthorne la guard e mormor: "Alleluia!"
"Questa  Kiku-san," la present ufficialmente Mariko, lieta della reazione di lui. La giovane donna entr nella stanza con un frusciare di seta e si inginocchi e si inchin, rivolgendogli alcune parole che Blackthorne non cap.
Dice che siete il benvenuto, che onorate questa casa.
"Domo," rispose lui.
"Do itashemasit. Sak, Anjin-san?" chiese Kiku.
"Hai, domo."
L'inglese osserv quelle mani perfette prendere con sicurezza la bottiglia, assicurarsi della giusta temperatura e poi versare il liquido nella coppa che lui porgeva come Mariko gli aveva insegnato. Tutti gesti compiuti con pi grazia di quanto avrebbe mai creduto possibile.
"Avete promesso di comportarvi come un autentico giapponese, vero?" gli aveva domandato Mariko, mentre uscivano dalla fortezza, lei su un palanchino, lui a piedi, circondati dai portatori di fiaccole. Dieci samurai li accompagnavano come guardia d'onore.
"Prover, s," aveva risposto Blackthorne. "Cosa devo fare?"
"Per prima cosa dovete dimenticare ci che dovete fare voi e ricordatevi solo che questa notte  esclusivamente per il vostro piacere."
Oggi  stato il miglior giorno della mia vita, stava pensando Blackthorne. E stanotte... come sar? Era eccitato dall'avvenimento, come da una sfida, e deciso a cercare di essere giapponese e di godersi tutto e di non sentirsi imbarazzato.
"Quanto... quanto... coster la serata?" aveva chiesto.
"Questo  molto non-giapponese," l'aveva canzonato lei. "Che cosa ha a che fare con tutto il resto? Fujiko-san ha accettato gli accordi e li ha giudicati soddisfacenti."
Prima di muoversi era andato da Fujiko. Il medico l'aveva visitata, cambiandole le fasciature e somministrandole le sue medicine a base d'erbe. La ragazza era orgogliosa dei nuovi onori e del nuovo feudo e aveva conversato gaiamente, senza mostrare dolore, lieta che andasse alla Casa da T: naturalmente, Mariko si era consultata con lei e tutto era concordato... com'era gentile Mariko-san! E quanto le dispiaceva delle bruciature che le avevano impedito di provvedere lei stessa a tutto! Prima di allontanarsi, Blackthorne le aveva accarezzato una mano, sentendo in un certo modo, di volerle bene. Lei lo aveva ringraziato e si era scusata di nuovo, augurandogli di passare una serata meravigliosa.
Gyoko e le cameriere aspettavano in gran pompa alla porta della Casa da T, per accoglierli.
"Questa  Gyoko-san, la Mama-san."
"Molto onorata, Anjin-san, molto onorata."
"Mama-san? Volete dire mamma? Madre?"
"Oh, non proprio, mama vuol dire 'matrigna' o 'madrina', Anjin-san. 'Madre'  haha o oba."
Dopo un momento Gyoko si scus e si allontan. Blackthorne sorrise a Mariko, che come una bambina guardava tutto. "Oh, Anjin-san, ho sempre desiderato vedere l'interno di uno di questi posti. Gli uomini sono cos fortunati! Non  bello? Non  splendido, perfino in un villaggio cos piccolo? Gyoko-san deve averlo fatto arredare a nuovo da capo a piedi, e da maestri artigiani! Guardate la qualit dei legni... oh, siete cos gentile a permettermi di venire con voi! Non avr mai un'altra occasione... guardate i fiori... come sono disposti meravigliosamente... e guardate in giardino..."
Blackthorne era molto contento e dispiaciuto insieme della presenza di una cameriera e dello shoji aperto, perch anche in una Casa da T sarebbe stato inammissibile e fatale per Mariko trovarsi sola con lui.
"Tu sei bellissima," le disse in latino.
"Anche tu." Gli occhi di lei brillavano. "Sono molto orgogliosa di te, ammiraglio. E anche Fujiko... era cos piena di orgoglio che non poteva quasi restare sdraiata!"
"Le sue scottature sembrano gravi."
"Non temere. I medici sono molto esperti e lei  giovane, robusta e fiduciosa. Stanotte devi cancellare tutto dalla tua mente. Niente pi domande su Ishido o Ikawa Jikkyu, n battaglie o parole in codice o feudi e navi. Stanotte niente preoccupazioni... per te, stanotte, soltanto magie e incanti."
"Sei tu per me la magia."
Lei agit il ventaglio, vers il vino e non parl. Blackthorne la osserv, poi sorrisero insieme. "Poich ci sono altri qui e le lingue parlano, dobbiamo essere sempre cauti. Ma, credi, sono cos felice per te!" esclam.
"E qual era l'altra ragione? Hai detto che c'era un'altra ragione per cui volevi che venissi qui stanotte."
"Ah s, l'altra ragione." Un'onda del suo profumo arriv fino a lui. " una nostra antica usanza, Anjin-san. Quando una dama, appartenente a un altro, si interessa a un uomo e vuole dargli qualcosa di importante che le  proibito, fa in modo che un'altra prenda il suo posto...  un dono... e cerca la cortigiana pi perfetta che si pu permettere."
"Hai detto 'si interessa' a un altro. Intendi dire 'ama'?"
"S. Ma solo per stanotte."
"Perch stanotte, Mariko-san, perch non prima?"
"Stanotte  una notte incantata e il kami sar con noi. Io ti desidero."
In quel momento Kiku apparve sulla soglia, e lui esclam: "Alleluia!" E gli venne dato il benvenuto e gli fu servito il sak.
"Come posso dire che questa signora  particolarmente deliziosa?"
Mariko glielo spieg e lui ripet le parole. Kiku accett il complimento ridendo e lo ricambi.
"Kiku-san chiede se vuoi che danzi o canti per te."
"Tu cosa preferisci?"
"Kiku-san  qui per il tuo piacere, samurai, non per il mio."
"E tu? Anche tu sei qui per il mio piacere?"
"S, in un certo senso..."
"Allora pregala di cantare."
Kiku batt lievemente le mani e Ako port il samisen. Era uno strumento lungo, simile a una chitarra, con tre corde. Ako lo mise in posizione sul pavimento e porse a Kiku il plettro d'avorio.
"Nobile Signora, vi prego, dite al nostro onorato ospite che canter La Canzone della Libellula," annunci Kiku.
"Kiku-san, sarei onorata se stasera, qui, voi mi chiamaste Mariko-san."
"Scusatemi, ma non posso essere tanto scortese."
"Ve ne prego."
"Se vi fa piacere..." Il suo sorriso era dolcissimo. "Grazie, Mariko-sama."
Sfior una corda. Dal momento in cui gli ospiti erano entrati nel suo mondo, era stata tesa, con tutti i sensi all'erta. Li aveva osservati di nascosto mentre si trovavano con Gyoko e poi da soli, alla ricerca del modo di compiacere lui e impressionare bene la signora. Non era preparata a quanto presto le apparve chiaro: che l'Anjin-san desiderava Mariko-san, anche se, come ogni persona civile, lo nascondeva il meglio possibile. Non era una cosa di per s sorprendente, perch lei era bellissima e raffinata e, soprattutto, era l'unica in grado di parlare con lui. Ma quello che meravigli Kiku fu il capire che anche Mariko-san desiderava lui, forse con maggiore intensit. Il barbaro samurai e la Nobile samurai, figlia dell'assassino Akechi Jinsai, moglie del Nobile Buntaro! Povero uomo, povera donna. Che cosa triste! Destinata a finire certo in tragedia.
Pensando alla tristezza, all'ingiustizia della vita, Kiku ebbe voglia di piangere. Come vorrei essere nata samurai e non contadina, cos potrei diventare concubina di Omi-sama, invece che un suo trastullo passeggero. Darei volentieri in cambio la mia speranza di rinascere.
Metti via la tristezza e dai piacere.  questo il tuo dovere.
Le sue dita toccarono un'altra corda, con un suono pieno di malinconia. Not che Mariko era affascinata dalla musica, ma l'Anjin-san no. Perch? Kiku era certa che non dipendeva da come lei suonava, perch possedeva una bravura data a pochi. Per provare, tocc la terza corda. Non c' dubbio, si disse, non gli piace. Lasci svanire il suono e cominci a cantare, senza accompagnamento: la voce che si alzava secondo il ritmo e i suoi improvvisi mutamenti, una capacit che si acquistava in anni di esercizio. Di nuovo Mariko apparve incantata, ma lui no. Kiku si interruppe. "Questa non  notte per la musica e il canto," annunci. " per la felicit. Mariko-san, come posso dire: 'Prego, scusatemi' nella sua lingua?"
"Per favor."
"Per favor, Anjin-san, stanotte dobbiamo solo ridere, ne?"
"Domo, Kiku-san, hai."
" difficile, ma non impossibile intrattenervi senza parole. Ah, so come!" Balz in piedi e cominci a mimare dei personaggi: un daimyo, un kaga, un pescatore, un venditore ambulante, un samurai pomposo, perfino un vecchio contadino che raccoglieva un secchio pesante... e li imit cos bene che Mariko e Blackthorne scoppiarono a ridere e a battere le mani. Poi lei si mise a imitare maliziosamente un uomo che orinava, tenendosi il membro e non trovandolo, afferrandolo, cercandolo perch troppo piccolo o crollando per il troppo peso, e lo imit in tutte le et, da quando era bambino che piangeva e bagnava il letto, a quando da giovane aveva fretta o doveva contenersi e cos via fino al vecchio che mugolava di piacere semplicemente perch gli riusciva di orinare.
Si inchin ai loro applausi e sorseggi il cha, detergendosi delicatamente il velo di sudore sulla fronte. Vide che Blackthorne muoveva le spalle e la schiena. "Por favor, senhor!" esclam e corse a inginocchiarglisi accanto per massaggiargli il collo. Le sue dita esperte trovarono subito il punto giusto.
"Oh, Dio... proprio cos... hai!"
Lei continu. "Presto starete meglio."
"Questo ottimo, Kiku-san. Suwo sembra quasi male!"
"Ah, grazie! Mariko-san, le spalle dell'Anjin-san sono cos larghe... vorreste aiutarmi? Basterebbe che vi occupaste della sinistra mentre io massaggio la destra... Scusate, ma le mie mani non sono abbastanza forti."
Mariko si lasci convincere e fece come richiesto. Kiku nascose un sorriso nel sentire Blackthorne tendersi al tocco di Mariko e fu contenta della trovata improvvisa. Adesso il cliente era contento grazie alla sua abilit ed esperienza e poteva venir manovrato nel modo giusto.
"Va meglio cos, Anjin-san?"
"Bene, molto bene, grazie."
"Oh,  un piacere per me. Ma la signora  tanto pi brava di me." Kiku avvertiva l'attrazione reciproca dei due, per quanto cercassero di nasconderla. "Qualcosa da mangiare?" E subito arrivarono i piatti.
"Per voi, Anjin-san," disse, con orgoglio. Il vassoio conteneva un piccolo fagiano, tagliato a pezzi, arrostito alla brace, con salsa di soia.
" delizioso, delizioso," comment lui. E lo era.
"Mariko-san?"
"Grazie." Mariko ne prese un pezzetto, ma non lo mangi.
Kiku ne sollev un boccone con i bastoncini e mastic con piacere. " buono, ne?"
"No, Kiku-san:  molto buono. Molto!"
"Prego, Anjin-san, ancora un po'..." Ne prese un secondo boccone anche lei. "Ce n' tanto."
"Grazie. Com' fatto... questo?" Indic la salsa scura.
Mariko tradusse per lei. "Dice che  zucchero e soia, con un po' di zenzero. Chiede se nel vostro paese ci sono zucchero e soia."
"Zucchero di bietola, s. Soia, no, Kiku-san."
"Oh, come si pu vivere senza soia?" Kiku prese un'aria solenne. "Qui abbiamo lo zucchero da mille anni. Ce lo port dalla Cina il monaco buddista Ganjin. Tutte le nostre cose migliori vengono dalla Cina, Anjin-san. Il cha  arrivato circa cinquecento anni fa. Il monaco buddista Eisai ne port alcuni semi e li piant nella provincia del Chikuzen, dove sono nata. Fu lui a portarci anche il buddismo Zen."
Mariko tradusse con altrettanta solennit, poi Kiku scoppi in una risata. "Scusate, Mariko-sama, ma tutti e due avete un'aria cos seria! Io fingevo soltanto di essere seria a proposito del cha... come se importasse! Era solo per divertirvi."
Guardarono Blackthorne finire il fagiano. "Buono," ripet lui. "Molto buono. Ringraziate Gyoko-san, vi prego."
"Sar onorata." Kiku vers altro sak a entrambi, poi, sapendo che era il momento giusto, con espressione innocente, chiese: "Posso domandare che cosa  avvenuto oggi durante il terremoto? Ho sentito che l'Anjin-san ha salvato la vita di Toranaga-sama. Considererei un grande onore udire il racconto dai protagonisti."
Si mise a sedere, paziente, lasciando che Blackthorne e Mariko si godessero il racconto, con esclamazioni ammirate nei punti giusti, senza interrompere, da ascoltatrice perfetta. E poi and in estasi per il loro coraggio e per la fortuna che aveva assistito Toranaga. Conversarono un poco, quindi Blackthorne si alz e la cameriera fu immediatamente incaricata di mostrargli la strada.
Fu Mariko a rompere il silenzio. "Non avevate mai mangiato carne fino a oggi, Kiku-san?"
" mio dovere fare qualunque cosa possa dargli piacere, per un poco, ne?"
"Non avevo mai saputo a quale perfezione potesse arrivare una signora. Ora capisco perch dovranno sempre esistere un Mondo Galleggiante, un Mondo dei Salici, e capisco quanto siano fortunati gli uomini e quanto io sia inesperta."
"Oh, non era questa la mia intenzione, Mariko-sama, assolutamente! N  mai nostra intenzione. Siamo qui solo per dare gioia per un attimo."
"Certo. Volevo dire che vi ammiro moltissimo. Vorrei che fossimo sorelle."
Kiku si inchin. "Non sarei degna di tanto onore." Pass tra loro un'ondata di calda cordialit. Poi Kiku aggiunse: "Questo  un luogo molto segreto e tutti sono persone di fiducia. Non ci sono occhi indiscreti. La sala del piacere in giardino  molto buia, se si vuole il buio. E il buio racchiude tutti i segreti."
"L'unico modo di conservare un segreto  trovarsi soli a sussurrarlo dentro un pozzo a mezzogiorno, ne?" rispose con leggerezza Mariko, prendendo tempo per decidere.
"Tra sorelle non c' bisogno di pozzi. Ho lasciato libera la cameriera fino all'alba. La nostra stanza del piacere  un luogo riservatissimo."
"L dovete essere sola con lui."
"Posso sempre essere sola, sempre."
"Siete molto buona con me, Kiku-chan, molto premurosa."
" una notte magica, ne? E molto particolare."
"Le notti magiche finiscono troppo presto, sorellina. Sono per i bambini. E io non sono una bambina."
"Chi pu sapere che cosa accade in una notte magica? L'oscurit racchiude tutto."
Mariko scosse il capo, con tristezza, e la accarezz gentilmente. "S. Ma per lui, se racchiudesse voi, sarebbe tutto."
Kiku lasci cadere l'argomento. "Io rappresento un dono per l'Anjin-san? Non mi ha chiesto lui stesso?"
"Se vi avesse visto, come avrebbe potuto non cercarvi? Sinceramente,  stato lieto che lo abbiate accolto. Adesso lo capisco."
"Ma una volta mi aveva visto, Mariko-san. Mi trovavo con Omi-san, mentre lui si recava alla nave per il primo viaggio a Osaka."
"Oh, ma l'Anjin-san ha detto di aver visto Midori con Omi-san. Eravate voi? Vicino al palanchino?"
"S, nella piazza. S, ero io, Mariko-san, non la moglie di Omi-sama. Lui mi disse: 'Konnichi wa.' Ma naturalmente non lo ricorda. Come potrebbe?  avvenuto in una vita precedente, ne?"
"Oh, ma la ricordava, la bellissima fanciulla con il parasole verde! Ha detto che era la creatura pi bella che avesse mai visto. E me ne ha parlato tante volte." Mariko la osserv pi attentamente. "In realt, Kiku-san, si poteva benissimo scambiarvi per lei in una giornata come quella, sotto il parasole."
Kiku vers del sak e Mariko fu incantata dalla sua spontanea eleganza. "Il mio parasole era verdemare," disse, molto soddisfatta che lui la ricordasse.
"Che aspetto aveva allora l'Anjin-san? Molto diverso? La Notte degli Urli dev'essere stata terribile."
"S, infatti. E lui sembrava pi anziano, con la pelle del viso tirata... Ma siamo diventate troppo serie, sorella maggiore. Ah, non immaginate neppure come sia onorata di potervi chiamare cos! Questa  una notte solo di gioia. Niente pi seriet, ne?"
"D'accordo. Scusatemi."
"E ora, veniamo a cose pi concrete. Volete darmi qualche consiglio?"
"Certo," rispose Mariko, con tono altrettanto amichevole.
"Nelle faccende del guanciale la gente del suo paese, che voi sappiate, ha delle preferenze per determinati strumenti o posizioni? Scusate se ve lo chiedo, ma forse potete guidarmi."
Ci volle tutta la capacit di contegno di Mariko per controllare il suo stupore. "Che io sappia, no. L'Anjin-san  molto sensibile a tutto quanto riguarda il guanciale."
"Si potrebbe interrogarlo in modo indiretto?"
"Non credo che si possano chiedere queste cose a uno straniero. Certo non all'Anjin-san. E... scusate, ma io non so che cosa siano... gli strumenti... salvo, naturalmente, un harigata."
"Ah!" L'intuizione aiut Kiku, che chiese con estrema semplicit: "Vi piacerebbe vederli? Posso mostrarveli, magari in presenza di lui, cos non dovrei domandargli niente. Vedremmo le sue reazioni."
Mariko esit, trascinata dalla curiosit. "Se si potesse farlo con un certo umorismo..."
Sentirono i passi di Blackthorne. Kiku gli si inchin e vers il vino. Mariko bevve il suo, lieta di non essere pi sola con Kiku, che la metteva a disagio per la capacit di leggere i suoi pensieri.
Chiacchierarono e si dedicarono a giochi leggeri, poi Kiku, quando ritenne venuto il momento opportuno, li invit a visitare il giardino e le stanze del piacere.
Uscirono nella notte. Alla luce delle fiaccole il giardino scintillava di gocce ferme sui rami. Il sentiero girava intorno a un piccolo stagno e a una cascatella gorgogliante. In fondo sorgeva, isolata in un boschetto di bamb, la piccola casa. Tutto nelle due stanze era costoso e di ottimo gusto. I legni migliori, i migliori tappeti, i migliori tatami, i migliori cuscini di seta, le tappezzerie pi eleganti nel takonama.
" graziosissima, Kiku-san," comment Mariko.
"La Casa da T a Mishima  molto pi bella, Mariko-sama. Mettetevi comodo, prego, Anjin-san! Per favor, vi piace?"
"S, moltissimo."
Kiku si accorse che egli non pensava che a Mariko, per quanto godesse la notte e il sak. Prov la tentazione di alzarsi, attraversare la stanza, uscire sulla veranda e andarsene. Ma sapeva che, facendolo, avrebbe violato la legge. E pi ancora sapeva che sarebbe stato un gesto da irresponsabile perch, in cuor suo, era conscia che Mariko era pronta e quasi ormai in grado di non soffrire.
No, pens, non devo spingerla a un gesto cos tragico, per quanto utile si potrebbe rivelare per il mio avvenire. Io l'ho proposto, ma Mariko-san di sua volont ha rifiutato. Saggiamente. Sono amanti? Non lo so.  il loro karma.
Si chin in avanti e rise con aria da cospiratrice. "Sentite, sorella maggiore, dite all'Anjin-san che qui ci sono degli strumenti per il guanciale. Ne hanno nel loro paese?"
"Dice di no, Kiku-san, e non ne ha mai sentito parlare."
"Oh! Lo divertirebbe vederli? Sono qui nella stanza vicina, potrei prenderli....sono molto eccitanti."
"Volete vederli, Anjin-san? Sostiene che sono molto divertenti." Mariko cambi volutamente il termine.
"Perch no?" rispose Blackthorne, con la gola serrata, pervaso in tutto l'essere dalla consapevolezza del loro profumo e della loro femminilit. "Voi... voi usate degli strumenti?"
"Kiku-san dice che a volte li usa.  nostro costume cercare sempre di prolungare il momento delle Nuvole e della Pioggia, perch siamo convinti che in quel breve momento noi, mortali, siamo tutt'uno con gli dei." Mariko lo osservava. "Perci  tanto importante farlo durare il pi a lungo possibile. Quasi un dovere, ne?"
"S."
"Lei pensa che sia fondamentale essere tutt'uno con gli dei.  una fede bella ed  possibile crederle, non  vero? Il momento in cui si aprono le Nuvole  ultraterreno e divino, perci ogni mezzo che permetta di stare pi a lungo con gli dei diventa un dovere, ne?"
"Davvero. S."
"Vorreste del sak, Anjin-san?"
"Grazie."
Mariko agit il ventaglio. "Tutto questo parlare di Nuvole e aprirsi delle Nuvole e Pioggia e Fuoco e Torrente, come diciamo a volte,  molto giapponese, Anjin-san.  molto importante essere giapponesi nelle questioni del guanciale, ne?"
Con suo sollievo Blackthorne sorrise e si inchin. "Molto. Io sono giapponese, Mariko-san. Honto!"
Kiku torn con la cassetta foderata di seta. L'apr e ne estrasse un pene a grandezza naturale, d'avorio, e un altro in materiale pi morbido, elastico, che Blackthorne non aveva mai visto. Li mise da parte con indifferenza.
"Questi sono comuni hargata, Anjin-san," disse Mariko, con lo sguardo fisso sugli altri oggetti, e senza riflettere.
"Madre di Dio!" esclam Blackthorne, non trovando altre parole.
"Ma non sono che hargata, Anjin-san. Le vostre donne li hanno senza dubbio!"
"Certo che no! No, non ne hanno!" ribatt lui, cercando di ricordarsi che dovevano essere cose divertenti.
Mariko non riusciva a crederci. Lo spieg a Kiku, che ne rimase altrettanto sorpresa e le rispose lungamente. Mariko acconsentiva, poi spieg: "Kiku ritiene ci molto strano. E sono d'accordo, Anjin-san. Qui ogni ragazza ne fa uso comunemente, senza nemmeno pensarci. Altrimenti come potrebbe stare bene in salute, senza avere la libert che ha l'uomo? Siete proprio sicuro, Anjin-san? Non scherzate?"
"No. Sono... ehm, sicuro, che le nostre donne non li hanno. Sarebbe... Ges! sarebbe... insomma, non li hanno..."
"Dev'essere difficile vivere senza hargata. Da noi c' un proverbio: un hargata  come un uomo, ma in realt  meglio perch ha il meglio di un uomo, senza le sue parti peggiori. Ed  meglio anche perch non tutti gli uomini... sono di misura sufficiente, come gli hargata. E sono devoti, Anjin-san, e non si stancano mai, come fanno gli uomini. E possono essere sia ruvidi che lisci... Anjin-san, avete promesso, ricordate? Con gioia!"
"Avete ragione," ammise Blackthorne con un sogghigno. "Perdio, avete ragione! Scusatemi, vi prego." Prese in mano un hargata e lo esamin da vicino, fischiettando fra i denti. Poi lo sollev. "Come dicevate, maestra-san? Pu essere ruvido?"
"S," rispose lei allegramente. "Ruvido o liscio, come lo volete, e inoltre gli hargata durano molto pi dell'uomo e non si consumano mai!"
"Oh, questo  un bel vantaggio!"
"Certo. Non dimenticate che non tutte le donne hanno la fortuna di appartenere a un uomo virile. Senza uno di questi per soddisfare i suoi desideri e i suoi normali bisogni, una donna comune si ritrova il corpo avvelenato, cosa che poi distrugge la sua armonia e fa del male a lei e a chi le sta intorno. Le donne non dispongono della libert che hanno gli uomini - in grado maggiore o minore. Il mondo appartiene agli uomini, ed  giusto, ne?"
"S," sorrise lui, "e no."
"Mi fanno piet le vostre donne, scusate. Devono essere uguali a noi. Quando andrete a casa dovete istruirle, Anjin-san. E ditelo alla vostra regina. Lei capir. Noi siamo molto sensibili in materia di guanciale."
"Ne parler a Sua Maest," rispose Blackthorne, deponendo l'hargata con finta riluttanza. "E poi che cosa viene?"
Kiku esib un filo di seta robusto con quattro grosse pallottole di giada bianca. Mariko ascolt attenta la spiegazione di Kiku, spalancando sempre pi gli occhi e agitando il ventaglio. Alla fine abbass lo sguardo pieno di meraviglia sul filo. "Ah so desu! Bene, Anjin-san," cominci con decisione, "queste si chiamano konomi-shinju, Perle del Piacere, e pu usarle sia il senhor che la senhora. Sak, Anjin-san?"
"Grazie."
"S. Pu usarle sia l'uomo che la donna: le perle vengono poste nella cavit anale e, al momento delle Nuvole e della Pioggia, vengono estratte una per una, lentamente."
"Come?"
Mariko depose le perle sul cuscino davanti a lui. "Kiku-san dice che  molto importante scegliere il momento giusto e che bisogna sempre usare per comodit un... non so come lo chiamiate, ah, s, una pomata oleosa." Alz lo sguardo su di lui e aggiunse: "Dice anche che si trovano di varie dimensioni e che, usate nel modo giusto, possono produrre un risultato davvero notevole."
Blackthorne rise a crepapelle ed esclam in inglese: "Ci scommetto un barile di dobloni contro una merda di porco che  vero!"
"Scusate, non capisco, Anjin-san."
Quando riprese fiato, glielo ripet in portoghese, poi raccolse il filo di perle e le esamin, sempre fischiettando senza accorgersene. "Perle del Piacere, eh?" le depose. "Che altro c'?"
Kiku era compiaciuta del successo del suo esperimento. Esib un himitsu-kawa, la Pelle Segreta. " un anello del piacere, Anjin-san, che l'uomo si mette per tenerlo eretto quando  svuotato. Con questo, dice Kiku-san, pu soddisfare la donna anche quando il suo desiderio si  calmato." Mariko lo osservava di nuovo, intenta.
"Giustissimo," rise Blackthorne. "Che il buon Dio mi protegga da entrambe le cose, soprattutto dal non dare soddisfazione. Per favore, chiedete a Kiku-san di comprarmene tre... tanto per essere sicuro!"
Poi arrivarono gli hiro-gumbi, sottili steli disseccati di una certa pianta che, bagnati e avvolti intorno all'Impareggiabile Parte, la facevano gonfiare e apparire robusta. Poi ogni sorta di pomate - per eccitare o per aumentare l'eccitazione - e di unguenti - per inumidire, per gonfiare, per rinforzare.
"Mai per indebolire?" chiese lui, suscitando nuova ilarit.
"Oh, no, sarebbe assurdo!"
Quindi Kiku estrasse altri anelli per l'uomo, d'avorio o elastici o di seta con nodi o nastri e sospensioni di ogni tipo, fatti d'avorio o di crini di cavallo, di semi e addirittura con dei campanellini.
"Kiku-san sostiene che quasi tutti questi oggetti renderebbero sfrenata anche la donna pi timida."
Buon Dio, come vorrei saperti timida! pens lui. "Ma sono cose che mette solo l'uomo, ne?" domand.
"Pi la signora  eccitata, pi l'uomo gode." rispose Mariko. "Naturalmente  dovere dell'uomo anche dare piacere alla donna e con uno di questi se lui , per sfortuna, poco dotato o debole o vecchio o stanco, pu soddisfarla ugualmente con onore."
"Voi li avete usati, Mariko-san?"
"No, Anjin-san, non ne avevo mai visti prima. Sono... Alle mogli non si chiede di dare piacere, ma di generare figli e curare la casa e i beni."
"Le mogli non si aspettano di ricevere piacere?"
"No. Sarebbe insolito. Tutto questo  per le signore del Mondo dei Salici." Mariko si sventol e spieg a Kiku quanto si erano detti. "Chiede se anche nel vostro mondo  lo stesso. Se  dovere dell'uomo dare piacere alla donna come il contrario."
"Rispondetele, vi prego, che purtroppo non  affatto lo stesso."
"Dice che  un gran male. Sak?"
"Spiegatele che a noi si insegna a vergognarci del nostro corpo e del guanciale e della nudit... e tante altre stupidaggini. Solo vivendo qui me ne sono reso conto. Adesso che sono pi civile, l'ho capito."
Mariko tradusse e lui scol il vino. La coppa fu subito riempita da Kiku, che teneva con la mano sinistra la lunga manica destra, per non sfiorare il tavolino laccato.
"Kiku-san dice che  molto onorata di sentirvi dire cos. E anch'io, Anjin-san. Mi fate sentire molto orgogliosa. Sono stata molto orgogliosa di voi, oggi. Ma certo le cose nel vostro mondo non possono essere brutte come raccontate voi."
"Peggio.  difficile da capire, figuriamoci da spiegare, se non ci siete mai stata o non ci siete cresciuta. Vedete... in verit..." Blackthorne vide che lo scrutavano, aspettando pazienti, cos linde e aggraziate, multicolori, nella stanza cos sgombra e accogliente e tranquilla. E a un tratto la sua mente cominci a confrontare quell'interno con il caldo, cordiale cattivo odore della sua casa inglese, 'col pavimento sporco, il fumo che dal camino aperto di mattoni saliva fino al buco nel tetto... in tutto il suo villaggio c'erano ancora solo tre focolari nuovi con i camini, e li avevano le famiglie molto ricche. Due piccole stanze da letto e un'unica sala comune, spaziosa e disordinata, per mangiare, cucinare, vivere e parlare. Lui era solito entrare in casa con gli stivali da marinaio, d'estate e d'inverno, e nessuno notava il fango n lo sporco. Si sedeva su una sedia o una panca, presso la tavola di quercia, ingombra come tutta la stanza, con intorno tre o quattro cani e due bambini - suo figlio e la figlia del fratello morto - che si arrampicavano e cadevano e giocavano nella confusione. E intanto Felicity cucinava, con il lungo vestito che strisciava nella polvere e nello sporco, e la servetta ossuta sbuffava e si cacciava tra i piedi e Mary, la vedova di Arthur, tossiva nella stanza accanto, sempre vicina alla morte, ma senza mai morire.
Felicity. Cara Felicity. Il bagno forse una volta al mese, e solo d'estate, molto in privato, nella vasca di rame... per si lavava faccia, mani e piedi ogni giorno, stando poi sempre nascosta fino al collo e ai polsi, avvolta in strati di lana pesante per tutto l'anno... panni che non si lavavano per mesi... Felicity che puzzava come tutti, con i pidocchi come tutti, e si grattava come tutti.
E le altre stupide convinzioni e superstizioni... che la pulizia poteva uccidere, e le finestre aperte potevano uccidere, e l'acqua poteva uccidere o favorire l'emorragia o portare la peste, che pidocchi e pulci e sporco e malattia erano la punizione di Dio per il male che si compiva sulla terra.
Pulci, mosche e sporco, ma ogni giorno in chiesa e la domenica due volte, per ascoltare il Verbo: niente conta, se non Dio e la salvezza.
Nati nel peccato, vissuti nella vergogna, figli del demonio, condannati all'inferno, che pregano per la salvezza e il perdono... Felicity, cos pia e timorosa di Dio e del diavolo, disperatamente desiderosa del paradiso! E poi si andava a casa per il pranzo: un pezzo di carne strappato dallo spiedo. Se ne cadeva un boccone per terra, lo si raccoglieva per mangiarlo, quando non arrivavano prima i cani, a cui comunque si gettavano gli ossi. Rimasugli sul pavimento, avanzi gettati per terra, che a volte venivano spazzati via e a volte buttati in strada. Quasi sempre si dormiva con i vestiti addosso e ci si grattava con piacere, come i cani, ci si grattava sempre. Vecchi cos presto e brutti cos presto e cos presto morti. Felicity. Adesso, a ventinove anni, gi grigia, con pochi denti, invecchiata, rugosa e prosciugata.
"Tanto prima del tempo, povera creatura. Cos inutilmente, mio Dio!" grid con rabbia. "Che maledetto schifoso spreco!"
"Nan desu ka?" esclamarono le due donne insieme, non pi allegre.
"Scusatemi...  solo che... voi siete tutti cos puliti e noi sporchi ed  uno spreco tale... per milioni e milioni di uomini e donne, anche per me, tutta la vita... e solo perch non sapevo! Ges, che spreco! Sono i preti, sono loro i colti e gli educatori, i preti padroni delle scuole, che insegnano tutto, sempre in nome di Dio, sudiciume in nome di Dio... Questa  la verit!"
"S, certo," mormor Mariko, commossa dal dolore di lui. "Vi prego, non angosciatevi adesso, Anjin-san. Lasciate la tristezza al domani..."
Kiku sorrideva, ma era furiosa con se stessa. Dovevi stare pi attenta, si diceva. Stupida stupida stupida! Mariko-san ti aveva avvertita! Adesso hai lasciato che la serata si sciupasse e la magia se s' andata!
Era vero: la pesante sensualit, quasi tangibile, che li aveva presi tutti, era scomparsa. Ma forse  meglio cos, pens. Per lo meno Mariko-san e lAnjin-san sono protetti per un'altra notte. Povero uomo, povera donna! Li osserv parlare, poi avvert in entrambi un cambiamento di tono.
"Adesso devo lasciarti," stava dicendo Mariko in latino.
"Andiamocene insieme."
"Ti prego di restare. Per l'onore tuo e di lei. E il mio, Anjin-san."
"Non voglio questo tuo dono," rispose lui. "Voglio te."
"Io sono tua, credilo, Anjin-san. Rimani, ti prego, e sappi che stanotte io sono tua."
Lui non insist pi.

Quando Mariko si fu allontanata, Blackthorne si sdrai con le mani sotto la testa, contemplando la notte fuori dalla finestra. La pioggia batteva sulle tegole, il vento soffiava dolcemente dal mare.
Kiku stava in ginocchio davanti a lui, immobile. Le sarebbe piaciuto stendersi a sua volta, perch sentiva le gambe intorpidite, ma non voleva disturbare l'umore di lui neppure col minimo movimento. Non sei stanca, le gambe non ti dolgono, si ripeteva. Ascolta la pioggia e pensa a cose belle. A Omi-san e alla Casa da T di Mishima, e che sei viva e il terremoto non  stato che uno dei soliti terremoti. Pensa a Toranaga-sama e al prezzo assurdamente alto che Gyoko-san ha avuto il coraggio di chiedere per il tuo contratto. L'indovino aveva ragione: la tua fortuna la render ricca oltre ogni speranza. E se questa parte  vera, perch non il resto? Che un giorno sposerai un samurai che onori, e ne avrai un figlio, che vivrai sino a tarda et nella sua casa, ricca e rispettata, e che, miracolo dei miracoli, tuo figlio raggiunger lo stesso grado di tuo marito - samurai - e cos i suoi figli.
Kiku s'illumin alla visione di quel meraviglioso avvenire incredibile. Dopo un certo tempo, Blackthorne si stir, si alz e apr lo shoji della stanza vicina. La guard e sorrise.
"Nan desu ka, Anjin-san?"
Egli si stup, non vedendo la solita cameriera accanto al letto pronto. Lui e Kiku erano soli in quella piccola casa deliziosa.
Entr nella stanza da letto e cominci a togliersi il chimono. La ragazza corse ad aiutarlo. Blackthorne si spogli del tutto, e mise il leggero chimono di seta che lei gli porgeva. Kiku gli apr la zanzariera e lui si distese. Poi anche Kiku si cambi. La vide togliersi l'obi, il primo chimono e poi quello verde pallido, orlato di scarlatto e infine la sottoveste. Indoss il chimono da notte color pesca, poi si tolse la parrucca complicata e sciolse i capelli, neri e lunghissimi.
Kiku si inginocchi accanto alla zanzariera. "Dozo, Anjin-san?"
"Domo," rispose.
"Domo arigato goziemashita," sussurr lei. Scivol sotto la zanzariera e si distese accanto a lui. Le candele e le lampade a olio brillavano ed egli fu contento di tanta luce, perch la ragazza era davvero splendida. La sua angoscia era scomparsa, anche se il dolore era rimasto. Non ho desiderio di te, Kiku-san, pens. Nemmeno se tu fossi Mariko ora ti desidererei. Nemmeno se tu fossi la pi bella donna mai vista, anche pi affascinante di Midori-san, che mi era sembrata pi bella di una dea. Non ti desidero. Forse pi tardi, ma adesso no, scusami.
Kiku allung una mano e lo sfior. "Dozo?"
"Iy," rispose lui con dolcezza. Le tenne stretta la mano e le pass un braccio sotto le spalle e lei, obbediente, si rannicchi contro di lui, comprendendolo subito. Il suo profumo si mescol alla fragranza delle lenzuola e delle coperte. Cos pulito, pens Blackthorne, tutto cos incredibilmente pulito!
Che cosa aveva detto Rodrigues? "Il Giappone  il paradiso in terra, ingeles, se sai guardare nel modo giusto." Oppure: "Questo  il paradiso, ingeles." Non ricordo. So soltanto che il paradiso non  l, oltre il mare, dove credevo che fosse. Non  l. Il paradiso in terra  qui.

41
Il corriere galoppava nell'oscurit verso il villaggio addormentato. Il cielo si colorava delle prime sfumature dell'alba e i pescherecci usciti di notte cominciavano a rientrare. Aveva cavalcato da Mishima senza fermarsi mai, valicando i passi, percorrendo strade cattive e requisendo cavalli freschi.
Il cavallo pass rumoreggiando per le vie del villaggio - molti sguardi lo seguivano in segreto - attravers la piazza, e sal alla fortezza. Il vessillo portava l'insegna di Toranaga e il corriere sapeva la parola d'ordine, pure dovette fermarsi e farsi riconoscere quattro volte prima che gli permettessero di entrare e di presentarsi all'ufficiale di guardia.
"Dispacci urgenti da Mishima, Naga-san, dal generale Hiro-matsu."
Naga afferr il rotolo e si affrett verso la stanza del padre. "Padre?"
"S?" Naga apr lo shoji e attese, mentre Toranaga rinfoderava la spada. Una guardia port una lampada a olio.
Seduto sotto la zanzariera, Toranaga ruppe i sigilli. Due settimane prima aveva inviato segretamente Hiro-matsu, con un reggimento scelto, a Mishima, la citt-castello che, sulla via del Tokaid, dominava il passo verso la costa orientale dell'Izu, con le citt di Atami e Odawara. Atami era la porta di Odawara a nord e Odawara era la chiave della difesa di tutto il Kwanto. Cos scriveva Hiro-matsu:

Signore, il vostro fratellastro Zataki, signore dello Shinano,  giunto qui ieri da Osaka, a chiedere un salvacondotto per incontrarvi ad Anjiro. Viaggia in forma ufficiale, con un centinaio di samurai e portatori, sotto l'insegna del "nuovo" Consiglio dei reggenti. Ho il dispiacere di comunicarvi che le notizie di Kiritsubo-san sono giuste. Zataki vi ha tradito e vanta apertamente la sua alleanza con Ishido. Ma lei non sapeva che adesso Zataki  reggente al posto del Nobile Sugiyama. Mi ha mostrato la nomina, debitamente firmata da Ishido, Kiyama, Onoshi e Ito. Ho potuto a stento impedire ai miei uomini di punire la sua arroganza, per obbedire al vostro ordine di lasciar passare qualunque messaggero di Ishido. Lo avrei ucciso con le mie stesse mani. Con lui viaggia il prete barbaro, Tsukku-san, arrivato via mare al porto di Numazu, proveniente da Nagasaki. Avendo chiesto il permesso di parlarvi, l'ho fatto partire con il gruppo. Ho mandato una scorta di duecento uomini. In due giorni saranno ad Anjiro. Quando tornerete a Yedo? Le spie informano che Ikawa Jikkyu sta mobilitando in segreto e da Yedo giungono notizie che i clan del nord sono pronti a schierarsi con Ishido, adesso che lo Shinano  contro di voi. Vi scongiuro di partire immediatamente da Anjiro, per mare. Lasciate che Zataki vi segua a Yedo, dove possiamo sistemarlo a dovere.

Toranaga batt il pugno sul pavimento. "Naga-san: chiama Buntaro-san, Yabu-san e Omi-san. Subito qui!"
Si presentarono entro pochi minuti, e Toranaga lesse il messaggio. "Sar meglio sospendere l'addestramento. Mandate il reggimento moschettieri sui monti. Fino all'ultimo uomo. Non deve trapelare niente adesso."
Omi intervenne. "Scusate, signore," ma forse si potrebbe intercettare tutto il gruppo sulle montagne. Diciamo a Yokos. Invitate il Nobile Zataki," soppes con cura il titolo, "a bere le acque in una delle vicine stazioni termali, ma fissate l'incontro a Yokos. E dopo che avr consegnato il suo messaggio lui e i suoi potranno essere scortati al confine o sterminati, come vorrete."
"Non conosco Yokos."
Yabu disse con tono d'importanza: " bella, quasi al centro dell'Izu, signore, in una valle annidata fra i monti, presso il fiume Kano. Il Kano scorre verso nord, attraverso Mishima e Numazu, fino al mare. Yokos sorge a un crocevia: una strada corre dal nord al sud, un'altra dall'est all'ovest. Sarebbe un ottimo punto d'incontro, signore. Vicine ci sono le acque termali di Shuzenji, caldissime e buonissime... fra le migliori. Dovreste provarle. Credo che il consiglio di Omi sia saggio."
"Potremmo difenderla facilmente?"
"S, signore," rispose in fretta Omi. "C' un ponte e il terreno scende ripido. Chiunque volesse attaccare dovrebbe percorrere una strada serpeggiante. Entrambi i passi si possono tenere con pochi uomini e non ci sarebbe da temere nessuna imboscata. Abbiamo abbastanza uomini da difendervi e fare un macello di dieci volte tanti attaccanti, se fosse necessario."
"Li stermineremo comunque," disse Buntaro con disprezzo. "Ma meglio l che qui. Signore, lasciate che provveda alla sicurezza del luogo. Cinquecento arcieri, niente moschettieri... tutti a cavallo. Uniti agli uomini inviati da mio padre, saranno pi che sufficienti."
Toranaga controll la data del dispaccio. "Quando arriveranno al crocevia?"
"Al pi presto stanotte, direi." Yabu guard Omi per averne conferma.
"S. Forse solo all'alba di domani."
"Buntaro-san, partite subito," ordin Toranaga. "Fermateli a Yokos, tenendoli sull'altra riva del fiume. Io partir domani all'alba con altri cento uomini e dovremmo arrivare a mezzogiorno. Yabu-san, voi vi occuperete dei moschettieri per il momento, guardandoci le spalle. Metteteli sulla via di Heikawa, cos potremo ripiegare verso di voi, se necessario."
Buntaro stava per uscire, ma si ferm alle parole di Yabu: "Come potrebbe esserci un tradimento, signore? Non hanno che cento uomini."
"Il tradimento me lo aspetto. Il Nobile Zataki non mi metterebbe la testa fra le mani senza avere un piano, perch naturalmente, se potr, gliela taglier," rispose Toranaga. "Senza di lui a guidare i suoi fanatici, avremmo una possibilit molto maggiore di superare le sue montagne. Ma perch rischia tutto? Perch?"
Omi azzard: "Non vorr forse ridiventarvi alleato?" Tutti conoscevano la lunga rivalit fra i due fratellastri, una rivalit fino ad allora amichevole.
"No, non lui. Non mi sono mai fidato di lui, prima. E chi se ne fiderebbe adesso?"
"Ma certo non ci sar niente che possa disturbarvi, signore. Il Nobile Zataki  un reggente, s, ma  solo un messaggero," comment Yabu.
Sciocco, avrebbe voluto gridare Toranaga, non capisci proprio niente? "Lo sapremo presto. Partite, Buntaro-san."
Buntaro si allontan in fretta. Yabu osserv: "Si potrebbe indurre Zataki a tradire Ishido... con un premio, forse? Che cosa lo attira? Le montagne dello Shinano sono dure anche senza di lui."
"L'esca capace di attirarlo  ovvia," afferm Toranaga. "Il Kvanto. Non  forse quello che vuole e ha sempre voluto? Non  quello che vogliono tutti i miei nemici? Compreso lo stesso Ishido?"
Non gli risposero, perch era inutile. Con gravit Toranaga disse: Possa Budda aiutarci. La pace del Taiko  finita. La guerra comincia."

Le orecchie da marinaio di Blackthorne avevano avvertito l'urgenza nel galoppo del cavallo. L'inglese, intuendo il pericolo, era uscito immediatamente dal sonno, con tutti i sensi tesi e pronti a reagire. Lo scalpitio si allontan verso la fortezza e svan.
Attese: nessun segno di una scorta. Un messaggero da solo, pens. Da dove?  la guerra?
L'alba era vicina ed egli vedeva un angolo di cielo, nuvoloso e carico di pioggia. L'aria calda che muoveva la zanzariera sapeva di sale. Una zanzara ronzava lamentosa all'esterno e per il momento gli piacque sentirsi al sicuro. Goditi la sicurezza e la tranquillit finch puoi, si ammon.
Kiku dormiva accanto a lui, rannicchiata come un gattino, e nel sonno gli apparve ancora pi bella. Con precauzione si distese di nuovo sul letto morbido.  molto meglio dei nostri letti, molto meglio di qualunque cuccetta... mio Dio, quanto meglio! Ma presto sarai a bordo. Presto piomberai sulla Nave Nera per catturarla. Credo che Toranaga fosse d'accordo, anche se non l'ha ammesso apertamente. Non ha acconsentito al modo giapponese? "In Giappone nessun problema sar mai risolto se non al modo giapponese." Credo che sia proprio cos.
Volevo essere meglio informato, e lui non ha forse incaricato Mariko di tradurre tutto e spiegarmi le questioni politiche? Volevo denaro per assoldare un nuovo equipaggio e lui non mi ha dato duemila koku? Ho chiesto due o trecento corsari, e, lui non mi ha dato duecento samurai, con tutto il potere e l'autorit che mi servono? Mi obbediranno? Certo. Mi ha fatto samurai e hatamoto, quindi obbediranno fino alla morte e io li porter sull'Erasmus, saranno i miei abbordatori e io guider l'attacco.
Come sono incredibilmente fortunato! Ho tutto quello che desidero. Tranne Mariko. Ma ho anche lei: ho visto il segreto del suo spirito e il suo amore. E l'ho posseduta stanotte, in questa magica notte che non  mai esistita. Ci siamo amati senza amarci.  proprio tanto diverso?
Fra Kiku e me non c' amore, soltanto desiderio. Per me  stato stupendo e spero lo sia stato anche per lei. Ho cercato di essere totalmente giapponese e di fare il mio dovere, per soddisfarla come lei soddisfaceva me. Ricord il momento in cui aveva infilato l'anello, goffamente e timidamente, terrorizzato all'idea che le energie gli mancassero. Non era stato cos. E dopo averlo infilato, avevano di nuovo fatto l'amore. Il corpo di lei rabbrividiva e si agitava e il suo tremito aveva portato lui a un grado di passione mai conosciuto. Quando aveva ripreso fiato, si era messo a ridere e la ragazza gli aveva sussurrato: "Perch?" "Non lo so," aveva risposto, "soltanto mi hai reso felice." Non mi era mai successo di ridere in quei momenti e ci ha reso tutto perfetto. Non amo Kiku-san, la desidero. Amo Mariko-san, senza riserve. E voglio bene a Fujiko-san. Farei l'amore con Fujiko? No, almeno non credo che potrei.
Ma non  tuo dovere? Se accetti i privilegi di un samurai e vuoi che gli altri ti trattino da samurai, con tutto quello che ne segue, devi accettarne le responsabilit e i doveri, ne?  semplice giustizia. E sarebbe onorevole. E tuo dovere dare un figlio a Fujiko.
E Felicity? Che direbbe di tutto questo?
E quando partirai, che ne sar di Fujiko-san? E di Mariko-san? Davvero tornerai qui, lasciando il titolo di baronetto e gli onori anche pi grandi che certamente ti saranno concessi, se tornerai carico di tesori? Riprenderai il viaggio verso le profondit ostili, per superare l'orrore raggelante dello Stretto di Magellano e sopportare mare e tempeste e scorbuto e ammutinamenti per altri seicentonovantotto giorni, pur di sbarcare un'altra volta qui e riprendere questa vita?
Decidi.
Allora ricord quanto gli aveva insegnato Mariko a proposito degli scompartimenti mentali: "Siate giapponese, Anjin-san, lo dovete essere per sopravvivere. Fate come noi, arrendetevi senza vergogna al ritmo del karma. Scendete a patti con le forze fuori dal nostro dominio. Mettete ogni cosa nel suo scompartimento separato e arrendetevi al wa, all'armonia della vita. Arrendetevi, Anjin-san, il karma  il karma, ne?"
S, decider quando sar il momento. Prima devo riunire l'equipaggio. Poi catturare la Nave Nera. Poi viagger intorno a mezzo mondo fino all'Inghilterra. Poi comprer ed equipagger le navi da guerra. E poi decider. Il karma  il karma.
Kiku si mosse, e gli si rannicchi ancora pi vicino, sprofondando fra le coltri. Egli ne sent il calore attraverso la seta dei chimono e ne fu confortato.
"Anjin-chan," mormor lei, nel sonno.
"Hai?" Non la svegli, contento di cullarla e di riposare, incantato dalla serenit che la resa gli aveva donato. Ma prima di riaddormentarsi rivolse un pensiero grato a Mariko.

"Certo, Omi-sama, certo," disse Gyoko. "Mando subito a chiamare l'Anjin-san. Scusatemi, vi prego. Ako, vieni con me." Gyoko mand Ako a prendere il t, poi si affrett attraverso il giardino, chiedendosi quali notizie avesse portato il messaggero, di cui anche lei aveva sentito il passaggio nella notte. E perch oggi Omi  cos strano? Cos freddo e brusco? E perch  venuto lui stesso per un incarico cos modesto, invece di mandare qualcun altro?
Chiss. Omi  un uomo e un samurai. Come si pu capirlo? Ma qualcosa non va, qualcosa di terribile. Forse il messaggero ha portato una dichiarazione di guerra? Immagino di s. La guerra, comunque, non ha mai danneggiato il nostro lavoro. Daimyo e samurai vogliono sempre divertirsi, come al solito - anzi in guerra anche di pi - e in guerra il denaro conta ancora meno, per loro. Bene, bene, bene.
Sorrise fra s. Ricordi i tempi di guerra una quarantina di anni fa, quando avevi diciassette anni ed eri il fiore di Mishima? Ricordi le risa e l'amore e le superbe notti che si scioglievano in giorni? Ricordi di aver servito lo stesso Vecchio Calvo, il padre di Yabu, il cortese vecchio signore che bolliva i criminali, come fa anche suo figlio? Ricordi quanta fatica per calmarlo... tutto diverso dal figlio! sogghign Gyoko. Abbiamo continuato per tre giorni e tre notti, e poi  diventato mio protettore per un anno intero. Bei tempi... Quante ne abbiamo fatte insieme!
Guerra o pace, non importa. Shigata ga nai? Hai abbastanza denaro investito presso usurai e mercanti di riso, un po' qui, un po' l. E poi c' la fabbrica di sak a Odawara, la Casa da T a Mishima, e oggi Toranaga comprer il contratto di Kiku! S, si preannunciano giorni interessanti. E com'era stata incredibilmente interessante la notte precedente! Kiku si era comportata in modo perfetto, anche dopo la mortificante esplosione dell'Anjin-san, e la notte era stata benedetta. Ah, come sono prevedibili uomini e donne! Specie gli uomini. Sempre bambini. Vanitosi, difficili, temibili, petulanti, orribili - rare volte magnifici - ma tutti nati con quell'unico elemento redentore che nel mestiere chiamiamo Radice di Giada, Testa di Tartaruga, Fodero Fumante, o semplicemente Pezzo di Carne. Che nome ingiurioso, ma quanto adatto! Gyoko sogghign di nuovo e per la decimillesima volta si chiese: che cosa faremmo nel mondo, per tutti gli dei, senza il Pezzo di Carne?
Riprese a muoversi svelta, con il rumore sufficiente ad annunciare il suo arrivo. Sal i gradini e buss con tocco esperto.
"Anjin-san, scusatemi, ma Toranaga-sama vi manda a chiamare. Dovete presentarvi immediatamente alla fortezza."
"Come? Cosa avete detto?"
Lei ripet con parole pi semplici. "Ah, ho capito. Benissimo... venire in fretta," si sent rispondere, con quel buffo accento.
"Scusatemi, prego. Kiku-san?"
"S, Mama-san?" Lo shoji si apr e Kiku le sorrise, stretta nel chimono, con i capelli graziosamente in disordine. "Buongiorno, Mama-san. Avete fatto dei bei sogni?"
"S, s, grazie. Mi dispiace disturbarvi. Kiku-chan, vuoi del cha?
"Oh!" Il sorriso di Kiku scomparve. Era la frase segreta con cui Gyoko l'avvertiva, davanti a qualunque cliente, che il suo cliente specialissimo, Omi-san, si trovava alla Casa da T. Cos Kiku poteva, volendo, concludere pi in fretta il canto o la danza o la conversazione e andare da Omi-san. Kiku riposava sul guanciale con pochissimi clienti, anche se ne intratteneva molti, purch pagassero la tariffa. Pochissimi potevano permettersi i servizi completi.
"Che cosa c'?" chiese Gyoko, sottovoce.
"Niente, Mama-san. Anjin-san," esclam allegra, "volete del cha?"
"S, grazie."
"Arriver subito," disse Gyoko. "Ako! Sbrigati, bambina!"
"S, padrona." Ako port il vassoio con il cha e due tazze e lo vers. Gyoko se ne and, scusandosi di nuovo.
Kiku offr la tazza a Blackthorne ed egli bevve con gusto, poi lo aiut a vestirsi, mentre Ako preparava un chimono pulito per lei. Kiku era angosciata perch avrebbe dovuto accompagnare l'Anjin-san al portone, per salutarlo. Lo esigevano le buone maniere. Anzi, era suo privilegio e suo dovere. Solo alle cortigiane di prima classe era concesso di superare la soglia per rendere quell'onore, mentre tutte le altre dovevano restare dentro il cortile. Era inconcepibile non concludere la nottata nel dovuto modo. Sarebbe stato un gravissimo insulto per il suo ospite, eppure... Per la prima volta Kiku non aveva nessun desiderio di salutare un ospite che se ne andava davanti a un altro.
Non posso. Non l'Anjin-san davanti a Omi-san.
Perch? si chiese. Perch  un barbaro e ti vergogni che si sappia che ti ha posseduta? No. Tutta Anjiro lo sa gi e quasi sempre ogni uomo  come tutti gli altri. Questo  un samurai, hatamoto e ammiraglio di Toranaga! No, non si tratta di questo. Allora, perch?
Perch durante la notte ho scoperto che mi vergognavo di quello che gli ha fatto Omi-san. Come dovremmo vergognarci tutti. Omi-san non avrebbe mai dovuto. L'Anjin-san  stato segnato e io ho sentito quel segno sotto la seta del chimono. Ho bruciato di vergogna per lui, un uomo buono, a cui mai si sarebbe dovuto fare un oltraggio simile.
Mi sento macchiata? No, certo, solo mi vergogno davanti a lui. E davanti a Omi-san per la sua vergogna.
Nelle profondit della memoria sent la voce della Mama-san ripetere: "Bimba, lascia agli uomini le cose degli uomini. Il riso  il nostro balsamo contro di loro, e contro il mondo e gli dei e perfino la vecchiaia."
"Kiku-san, devo andare."
"S. Andiamo insieme."
Lui le prese teneramente il viso fra le mani ruvide e la baci. "Grazie. Non parole abbastanza per ringraziare."
"Sono io che devo ringraziarvi. Permettetemi di dirvi grazie, Anjin-san. E adesso lasciamoci."
Ako le diede un ultimo tocco ai capelli, sparsi sulle spalle, poi Kiku strinse la cintura del chimono e usc con lui. Gli camminava al fianco, come era suo privilegio, non a qualche passo di distanza com'era obbligata a fare una moglie, una concubina, una figlia o una serva. Blackthorne le pos un attimo la mano sulla spalla e il tocco le riusc sgradevole, perch non si trovavano nell'intimit. Poi, improvvisa, le balen l'idea spaventosa che forse l'avrebbe baciata in pubblico - uso barbaro di cui le aveva parlato Mariko - sul portone. Oh, Budda, fai che non succeda! implor terrorizzata.
Le spade di Blackthorne erano nella sala di ricevimento, dove venivano lasciate la armi, in custodia, fuori dalla stanza del piacere, per evitare liti mortali con altri clienti e anche per impedire alle cortigiane di uccidersi. Non tutte erano felici o fortunate, nel Mondo dei Salici.
Blackthorne si infil le spade nella cintura. Kiku lo accompagn in veranda, dove egli si mise i sandali, e dove tutti erano riuniti per salutare l'ospite onorato, Gyoko in testa. Fuori dal portone, nella piazza del villaggio, molti samurai andavano e venivano. Fra loro c'era Buntaro. Kiku non scorse Omi, ma seppe con certezza che la guardava.
L'Anjin-san appariva immenso accanto a lei. Attraversarono il cortile e videro Omi nello stesso istante. Blackthorne si ferm. "Buongiorno, Omi- san," lo salut cordialmente e si inchin da amico, ignorando che Omi e Kiku erano pi che amici. Come potrebbe saperlo, pens lei. Nessuno glielo ha detto... e perch dovevano? E comunque, che importanza ha?
"Buongiorno, Anjin-san," rispose Omi con voce amichevole, ma il suo inchino - Kiku se ne accorse - fu appena educato. Poi gli occhi neri tornarono a lei e lei si inchin, con un sorriso perfetto. "Buongiorno, Omi-san. Questa casa  onorata."
"Grazie, Kiku-san." Lei avvert lo sguardo interrogativo, ma finse di non notarlo, tenendo gli occhi bassi. Dalla veranda Gyoko e le cameriere e le cortigiane momentaneamente libere seguivano la scena.
"Io vado fortezza, Omi-san," stava dicendo Blackthorne. "Tutto bene?"
"S. Toranaga-sama vi ha mandato a chiamare."
"Vado ora. Spero vedere voi presto."
"S." Kiku sollev gli occhi: Omi continuava a fissarla. Lei sorrise e guard l'Anjin-san, che osservava attentamente Omi. Poi, sentendo lo sguardo di lei, si volt e le sorrise. Le parve un sorriso forzato. "Spiacente, Kiku-san, Omi-san, ora devo andare." Si inchin a Omi, che gli rispose, poi varc il portone. Lei lo segu, trattenendo il respiro. Ogni movimento si interruppe nella piazza. Nel silenzio vide Blackthorne voltarsi e per un attimo terribile pens: ora mi abbraccia. Invece, con suo enorme sollievo, lui rimase fermo da persona civile. Kiku si inchin con tutta la tenerezza di cui fu capace, sentendo lo sguardo di Omi sulla schiena.
"Grazie, Anjin-san," disse e dedic un sorriso solo a lui. Un sospiro pass per tutta la piazza. "Grazie," e aggiunse la formula tradizionale: "Vi prego, tornate da noi. Conter i momenti che ci dividono." Blackthorne si inchin con la giusta dose di indifferenza e si allontan col passo arrogante del vero samurai di alto rango. Allora, proprio perch l'aveva trattata cos correttamente e per ripagare Omi dell'ingiusta freddezza mostrata verso di lui, Kiku, invece di rientrare subito in casa, rimase dov'era a guardare l'Anjin-san, per rendergli maggiormente onore. Attese finch egli fu all'angolo e si volt a guardarla e a farle un cenno di saluto. Lei si inchin profondamente, felice dell'attenzione di tutta la piazza, pur fingendo di non notarla. Solo quando fu scomparso, torn indietro, con portamento orgoglioso ed elegante. E, finch il portone non si chiuse, ogni uomo rimase a guardarla, estasiato dalla sua bellezza, e geloso dell'Anjin-san, che doveva essere davvero un uomo eccezionale se lei aveva aspettato tanto prima di rientrare.
"Siete deliziosa," mormor Omi-san.
"Vorrei che fosse vero, Omi-san," rispose con un sorriso di secondo grado. "Volete del cha O forse desiderate mangiare?"
"Con voi, s."
Gyoko si accost a loro, untuosa. "Scusate le mie cattive maniere, Omi-sama. Prendete qualcosa insieme a noi, vi prego. Avete fatto colazione?"
"Non ancora, ma non ho appetito." Omi guard Kiku. "Voi avete gi mangiato?"
Gyoko lo interruppe, tutta premure. "Permetteteci di portarvi qualcosa che sia abbastanza degno di voi, Omi-sama. Kiku-san, ci raggiungerai appena cambiata, ne?"
"Naturalmente. Scusatemi, Omi-sama, per questo abbigliamento. Mi dispiace." Kiku corse via, seguita da Ako, fingendo una felicit che non provava.
Brevemente Omi disse: "Vorrei incontrarmi con lei stasera, per cenare insieme e divertirci."
"Certamente, Omi-sama," rispose Gyoko con un profondo inchino, sapendo bene che Kiku non sarebbe stata libera. "Voi onorate la mia casa. Ci rendete troppo onore. Kiku-san  cos fortunata a godere del vostro favore."

"Tremila koku!" Toranaga era scandalizzato.
"S, signore," rispose Mariko. Sulla veranda della fortezza, dove si trovavano, il caldo era molto pesante, nonostante stesse piovendo, e Mariko, irrequieta e stanca, pensava con nostalgia alla freschezza dell'autunno. "Mi spiace, non sono riuscita a portare il prezzo pi in basso di cos. Abbiamo parlato fino all'alba con quella donna. Scusatemi, signore, ma mi avevate ordinato di concludere l'accordo la notte scorsa."
"Ma tremila, Mariko-san!  uno strozzinaggio!" In realt Toranaga era contento che un problema diverso distraesse la sua mente dall'ansia che lo assillava. La presenza del prete Tsukku-san accanto al nuovo reggente Zataki non prometteva che guai. Aveva esaminato ogni possibile via d'uscita, ogni alternativa di ritirata e di attacco, e la risposta era sempre la stessa: se Ishido si muove rapidamente, sono perduto.
Devo guadagnare tempo. Ma come? Se io fossi Ishido, mi muoverei subito, prima della fine delle piogge. Metterei gli uomini in posizione e vincerei, come quando col Taiko vincemmo i Beppu.  un piano capace di dare sempre la vittoria... cos semplice. Ishido non pu essere tanto stupido da non capire che l'unica difesa per il Kwanto consiste nel possedere Osaka e tutte le terre fra Yedo e Osaka. Il Kwanto  in pericolo finch Osaka  ostile. Il Taiko lo sapeva, altrimenti perch me lo avrebbe dato? Senza Kiyama, Onoshi e i preti barbari...
Con uno sforzo Toranaga accanton il problema nell'apposito scomparto mentale e si concentr su quell'assurda richiesta di denaro. "Tremila koku sono una pazzia!"
"Sono d'accordo, signore. Voi avete ragione e la colpa  mia. A me sembravano troppi anche cinquecento koku, ma Gyoko non sarebbe mai scesa a tanto. Per c' una concessione."
"Quale?"
"Gyoko ha detto che ridurrebbe il prezzo a duemilacinquecento, se voi la onoraste accettando di vederla, in privato, per la durata di un bastoncino."
"Una Mama-san rinuncia a cinquecento koku solo per parlarmi?"
"S, signore."
"Perch?" chiese insospettito.
"Me ne ha spiegato i motivi, ma ha chiesto umilmente di poterveli esporre di persona. Io ritengo che la sua proposta potrebbe interessarvi. E cinquecento koku sarebbero un bel risparmio. Sono profondamente addolorata di non aver saputo ottenere di meglio, anche riconoscendo che Kiku-san  di prima classe e assolutamente degna della sua qualifica. So di avervi deluso."
"Infatti," replic Toranaga, acido. "Anche mille sarebbero troppi. Siamo nell'Izu, non a Kyoto!"
"Avete ragione, signore. Ho risposto alla donna che il prezzo era cos pazzesco che non potevo accettarlo, pur avendo ricevuto da voi l'ordine di concludere l'affare stanotte. Spero che perdonerete la mia disobbedienza. Ma ho detto che prima avrei dovuto consultarmi con la Nobile Kasigi, la madre di Omi-san, che qui  la dama pi anziana."
Toranaga si illumin, dimentico delle altre ansie. "Ah, dunque  concluso, ma non  concluso?"
"S. Niente  stabilito fino a quando non mi sar consultata con la madre di Omi-san. Ho promesso una risposta per oggi a mezzogiorno. Perdonate la mia disobbedienza."
"Avreste dovuto concludere come vi avevo ordinato!" comment Toranaga, felice dentro di s che Mariko gli avesse abilmente lasciato la possibilit di accettare o rifiutare, senza perdere la faccia. Era inammissibile che lui potesse personalmente discutere su una misera faccenda di denaro. Ma tremila koku... "Dite che il contratto della ragazza vale tanto riso quanto ne serve a mille famiglie per tre anni?"
"Ne vale ogni chicco, per l'uomo giusto."
Toranaga la scrut con attenzione. "Oh? Raccontatemi di lei e di quello che  successo."
Mariko gli rifer tutto, salvo i propri sentimenti per l'Anjin-san e la profondit di quelli di lui. N parl dell'offerta fattale da Kiku.
"Bene, molto bene. Lui deve averla soddisfatta molto, se  rimasta cos a lungo sul portone la prima volta," comment Toranaga. Quasi tutti ad Anjiro avevano atteso quel momento, per vedere come si sarebbero comportati il barbaro e la signora dei Salici di prima classe.
"Infatti."
"I tre koku che abbiamo speso valevano la pena per lui. Adesso la fama lo preceder."
"S," assent Mariko, pi che orgogliosa del successo di Blackthorne. " una cortigiana d'eccezione, signore."
Toranaga era meravigliato della sicurezza di'Mariko riguardo all'accordo pattuito. Cinquecento koku sarebbero stati pi che sufficienti per il contratto. Erano pi di quanto molte Mama-san mettessero insieme in tutta la vita, e quindi se una di loro era pronta a rinunciarci... "Vale ogni chicco di riso, dite? Stento a crederci."
"Per l'uomo giusto, signore. Ne sono convinta, per non sono in grado di giudicare chi potrebbe essere quest'uomo."
Si ud battere allo shoji.
"S?"
"C' l'Anjin-san, signore."
"Portatelo qui."
"S, signore."
Toranaga si sventol col ventaglio. Di nascosto aveva osservato Mariko e aveva colto la luce improvvisa nei suoi occhi. Appositamente non l'aveva avvertita del prossimo arrivo di lui. Che fare? Tutto il piano pu andare ancora bene, ma adesso, ho pi che mai bisogno di Buntaro e dell'Anjin-san e di Omi-san. E in particolare di Mariko.
"Buongiorno, Toranaga-sama." Egli ricambi l'inchino e not l'improvviso illuminarsi del volto di Blackthorne nel vedere Mariko. Dopo i soliti convenevoli, Toranaga disse: "Mariko-san, avvertitelo che deve partire all'alba insieme a me. E voi pure. Poi voi proseguirete per Osaka."
Un brivido freddo la percorse. "S, signore."
"Io vado a Osaka, Toranaga-sama?" chiese Blackthorne.
"No, Anjn-san. Mariko-san, comunicategli che io vado alle terme di Shuzenji per uno o due giorni e che voi due mi accompagnerete. Poi voi proseguirete per Osaka e lui vi seguir fino al confine, per raggiungere quindi Yedo da solo."
Li sorvegli con lo sguardo mentre Blackthorne parlava, rapido e agitato.
"Perdonate, Toranaga-sama, ma l'Anjin-san chiede se potrebbe avermi con s per qualche altro giorno. Dice, scusatemi, che la mia presenza accelererebbe molto il lavoro per la sua nave. Poi, se voi lo desiderate, mi porterebbe subito a Osaka con una delle vostre navi costiere, proseguendo per suo conto fino a Nagasaki. Pensa che cos si risparmierebbe tempo."
"Non ho ancora deciso riguardo alla sua nave. O a un equipaggio. Forse non avr bisogno di andare a Nagasaki. Chiaritegli bene. Niente  deciso. Ma rifletter sulla richiesta che riguarda voi. Avrete domani la mia decisione. Potete andare adesso... Oh, s, un'ultima cosa, Mariko-san, ditegli che voglio il suo albero genealogico. Pu scriverlo e voi lo tradurrete, garantendo la precisione."
"S, Toranaga-sama. Lo volete subito?"
"No. Baster quando arriva a Yedo."
Mariko spieg a Blackthorne la richiesta. "Perch lo vuole?" chiese lui.
Mariko lo fiss stupita. "Ma tutti i samurai devono avere la registrazione della loro nascita e morte, Anjin-san, e dei feudi e delle concessioni terriere. Altrimenti come potrebbe un feudatario tener nota di tutto? Anche nel vostro paese sar lo stesso, no? Qui, per legge, tutti i cittadini sono registrati ufficialmente, anche gli eta: nascite, morti, matrimoni. Ogni nucleo e villaggio e citt ha i suoi registri ufficiali. Se no, come essere sicuri del luogo e della gente a cui si appartiene?"
"Noi non lo mettiamo per scritto, non sempre. E non ufficialmente. Tutti sono registrati? Tutti, proprio?"
"Anche gli eta, Anjin-san.  importante, cos nessuno pu fingersi ci che non , i colpevoli possono essere catturati pi facilmente e nessuno, nemmeno i genitori, pu truffare nei matrimoni, ne?"
Blackthorne accanton la novit per rifletterci sopra pi tardi e gioc un'altra carta della partita ingaggiata con Toranaga, la partita che nelle sue speranze doveva portare alla morte della Nave Nera.
Mariko lo ascolt attentamente, gli pose qualche domanda, poi si rivolse la Toranaga. "Signore, l'Anjin-san vi ringrazia per il vostro favore e i vostri doni. Chiede se vorreste fargli l'onore di scegliere voi stesso i duecento vassalli che gli avete assegnato. Dice che la vostra assistenza in questa scelta sarebbe di valore impagabile."
"Varrebbe mille koku? chiese Toranaga. Vide lo stupore sul viso sia di Mariko che di Blackthorne. Sono felice che tu sia ancora tanto trasparente, Anjin-san, sotto la vernice di civilt, pens. Se fossi un giocatore, scommetterei che non era proprio cos la tua idea di chiedere la mia guida.
"Hai," rispose Blackthorne, con fermezza.
"Bene," disse con vivacit, "visto che l'Anjin-san  tanto generoso, accetter la sua offerta. Mille koku. Aiuteranno altri samurai che ne hanno bisogno. Riferitegli che i suoi uomini lo aspetteranno a Yedo. Vi vedr domani all'alba, Anjin-san."
"S, grazie, Toranaga-sama."
"Mariko-san, consultatevi subito con la Nobile Kasigi. Dato che voi avete accettato la cifra, suppongo che lei approver l'accordo, per quanto pazzesco sia. Ma immagino che le ci vorr fino a domani all'alba per riflettere a fondo su una somma cos assurda. Mandate qualcuno ad avvertire questa donna, Gyoko, di presentarsi qui al tramonto. Pu portare con s la cortigiana. Potrebbe cantare mentre noi discorriamo, ne?"
Li conged, felice di aver risparmiato millecinquecento koku. La gente  sempre cos spendacciona!, pens con benevola tolleranza.

"Mi rester abbastanza da assoldare un equipaggio?" chiese Blackthorne.
"Oh, s, Anjin-san, per non ha ancora acconsentito al vostro viaggio a Nagasaki," rispose Mariko. "Cinquecento koku sono pi che sufficienti per vivere un anno e gli altri cinquecento vi daranno circa centottanta koban in oro per assoldare i marinai.  una grossa somma."
Fujiko si sollev, a fatica, e parl con Mariko.
"La vostra concubina dice di non preoccuparvi, Anjin-san. Pu darvi delle lettere di credito per alcuni usurai che vi anticiperanno quanto vi serve. Sistemer lei ogni cosa."
"S, ma non devo pagare tutti i vassalli? Come posso fare?"
Mariko lo guard, colpita. "Scusate, ma questo non  affar vostro. La vostra concubina vi ha gi assicurato che penser a tutto. Lei..."
Fujiko la interruppe e ci fu uno scambio di frasi tra loro due. "Sostiene che non dovete perdere tempo con questi problemi," spieg Mariko, "e vi prega di dedicare il vostro tempo solo ai problemi di Toranaga-sama. Lei possiede del denaro suo, a cui pu ricorrere, se necessario."
Blackthorne si stup. "Mi prester il suo denaro?"
"No, Anjin-san, naturalmente ve lo dar, se ne avrete bisogno. Non dimenticate che si tratta solo di quest'anno. Il prossimo sarete ricco. Quanto ai vostri vassalli, per un anno prenderanno due koku a testa. Non dimenticate che Toranaga vi ha offerto tutte le armi e i cavalli per loro, e con due koku possono mantenere s, i cavalli e le famiglie. E non dimenticate neppure che avete lasciato a Toranaga met della vostra entrata perch ve li scegliesse lui in persona. Questo  un onore grandissimo, Anjin-san."
"Lo credete?"
"Ma certo! E Fujiko  pienamente d'accordo. Siete stato molto acuto a pensare a questa mossa."
"Grazie." Blackthorne lasci trasparire il suo piacere, sia pure solo in parte. Stai riacquistando la tua astuzia e cominci a pensare come loro, si disse contento. S,  stata una mossa abile, quella di cooptare Toranaga, cos avrai gli uomini migliori. Cosa che da solo non avresti certo ottenuto. Che cosa sono mille koku di fronte alla Nave Nera? Cos si  rivelata vera un'altra cosa detta da Mariko: che una delle debolezze di Toranaga  l'avarizia. Naturalmente lei non me lo ha detto cos chiaramente, ma questo accenno, insieme a certe mie osservazioni - la semplicit dei vestiti e del cibo di Toranaga, il suo modo di vivere poco diverso da quello di un daimyo qualsiasi - mi ha dato un'altra chiave per capirlo. Lode a Dio per Mariko e per il vecchio frate Domingo!
La memoria di Blackthorne torn alla prigione: come era passato vicino alla morte, e come le era vicino anche adesso, nonostante tutti gli onori! Toranaga pu riprendersi quello che ha dato, con la stessa facilit. Tu lo credi amico, ma se ha potuto mandare a morte una moglie e il figlio preferito, quanto pu valere l'amicizia per te o la tua stessa vita? No, si ripet Blackthorne, non ci penser.  il karma. Non posso contrastare il karma e del resto per tutta la vita ho sfiorato la morte. Non  una novit. Mi arrendo al karma, in tutta la sua bellezza, lo accetto in tutta la sua maest. Confido che il karma mi far sopravvivere per i prossimi sei mesi. E tra un anno, in questa stagione, star superando lo Stretto di Magellano, diretto a Londra, fuori dalla sua portata...
Fujiko stava parlando e lui la osserv. Era evidente che soffriva. Una cameriera le faceva vento.
"Prima dell'alba sistemer tutto, Anjin-san," disse Mariko. "Vi consiglia di prendere con voi due cavalli, pi uno per i bagagli. Un servo e una cameriera..."
"Baster il servo."
"Scusate, ma la cameriera  necessaria. E naturalmente un cuoco, con il suo aiutante."
"Non ci saranno cucine di cui possiamo... servirci?"
"S, ma voi dovete avere il vostro cuoco. Siete un hatamoto, Anjin-san.
"Lascio a voi ogni decisione," concluse, sapendo che era inutile discutere.
"Questo  molto saggio da parte vostra, molto giusto, Anjin-san. Io adesso devo andare a prepararmi per la partenza. Scusatemi, vi prego." Mariko se ne and, piena di felicit. Non avevano parlato molto, solo qualche frase in latino per assicurarsi a vicenda che la notte magica non era svanita nel nulla, che, come l'altra notte che l'aveva preceduta, non sarebbe mai stata ricordata a parole, ma sarebbe vissuta per sempre dentro di loro.
"Mi ha riempito di orgoglio sapere che  rimasta cos a lungo sul portone. Adesso godrai di una fama immensa, Anjin-san."
"Per un attimo ho dimenticato quello che mi avevi insegnato: stavo per darle un bacio in pubblico."
"Oh ko, sarebbe stato terribile!"
"Oh ko, hai ragione! Senza il tuo avvertimento avrei perduto la faccia... sarei un verme nella polvere."
"Invece sei grande e famoso e la tua prodezza  affermata. Ti sei divertito con uno di quegli strani oggetti?"
"Ah, Mariko-san, nel mio paese esiste un uso antico: l'uomo non parla mai con una signora delle abitudini intime di un'altra."
"Anche qui esiste, ma io ti ho chiesto se ti sei divertito con un oggetto, non se ve ne siete serviti. S, molti usi li abbiamo in comune. Sono lieta che la serata sia stata di tuo gusto." Gli rivolse un caldo sorriso. "Essere giapponesi in Giappone  saggio, ne?"
"Non ti ringrazier mai abbastanza di avermi istruito, guidato e di avermi aperto gli occhi," rispose lui. "E di..." stava per aggiungere: amarmi, ma si corresse. "E di esistere."
"Io non ho fatto nulla. Tu sei te stesso."
"Ti ringrazio di ogni cosa... e del tuo dono."
"Sono contenta che il tuo piacere sia stato grande."
"Mi rattrista che tu non ne abbia avuto. Sono felice che anche tu abbia l'ordine di venire con noi. Ma perch dopo, a Osaka?"
"Oh, non sono mandata a Osaka per ordine del Nobile Toranaga. Lui mi permette di andarci. Devo occuparmi di questioni di famiglia e della nostra propriet. E poi mio figlio si trova l, adesso. E inoltre devo portare dei messaggi personali alle Nobili Kiritsubo e Sazuko."
"Non  pericoloso? Ricorda le tue parole: la guerra  vicina e il nemico  Ishido. Non ha detto lo stesso anche Toranaga?"
"S, ma ancora la guerra non  scoppiata. E i samurai non fanno guerra contro le loro donne, se le donne non cominciano."
"Ma tu? Non pensi al ponte sul fossato di Osaka? Non sei forse venuta con me per imbrogliare Ishido? Lui mi avrebbe ucciso... E ricorda la tua spada durante la battaglia sulla nave."
"Ma quello  stato solo per proteggere la vita del mio feudatario, e la mia stessa vita, in un momento di pericolo. Era il mio dovere, Anjin-san, nient'altro. Non ci sono minacce per me. Sono stata dama di compagnia della Nobildonna Yodoko, la vedova del Taiko, e anche della Nobile Ochiba, madre dell'erede. Ho l'onore di essere loro amica, perci sono in pratica al sicuro. Per questo Toranaga-sama mi permette di andarci. Ma per te a Osaka non c' nessuna sicurezza, a causa della fuga di Toranaga e delle azioni contro Ishido. Perci tu non dovrai mai venirci. Invece Nagasaki sar sicura per te."
"Allora ha deciso che io ci posso andare?"
"Non ancora. Ma quando lo decider, vuol dire che sar sicuro."
Avrebbe voluto chiederle: pi dei gesuiti? Ma si limit a rispondere: "Prego Dio che Toranaga ti mandi a Osaka via mare." La vide percorsa da un tremito. "Che cosa ti turba?"
"Niente, salvo che... il mare non mi piace."
"Ma ti mander per mare?"
"Non so. Ma..." Mariko pass al portoghese, e a un tono pi malizioso. "Ma per la vostra buona salute dovremmo portare con noi Kiku-san. Tornerete da lei stanotte?"
Blackthorne rise con lei. "Sarebbe bello, anche se..." s'interruppe, ricordando la faccia di Omi. "Sapete, Mariko-san, mentre eravamo al portone, sono sicuro di aver visto che Omi-san la guardava in un modo tutto particolare, come un amante. Un amante geloso."
"Mi risulta che lui sia un suo cliente, un favorito, s. Ma questo perch dovrebbe preoccuparvi?"
"Perch era uno sguardo molto speciale, molto personale."
"Non ha nessun diritto particolare su di lei, che  una cortigiana di prima classe.  libera di accettare o di respingere i clienti, se vuole."
"Se fossimo in Europa e io avessi avuto quella ragazza... mi capite, Mariko-san?"
"Credo di s, Anjin-san, ma non siamo in Europa e lui non ha nessun diritto su di lei. Se lei vuole accettarvi entrambi, o anche respingere lui o voi, che cosa comporterebbe?"
"Direi che Omi ha l'aria di essere il suo amante nel senso che noi diamo alla parola. E questo comporterebbe molto, ne?"
"Ma cosa ha a che fare con la professione di lei, o con il guanciale?"
E alla fine lui aveva deciso di non insistere. Ma la mente e il cuore lo ammonivano a essere cauto. Non  semplice come tu credi, Mariko-san, neppure qui. Omi considera Kiku-san in un modo molto particolare, anche se lei non prova lo stesso sentimento. Vorrei aver saputo che era il suo amante, perch preferirei avere Omi amico che nemico. Che Mariko abbia di nuovo ragione? Che davvero il guanciale per loro non abbia niente in comune con l'amore?
Signore aiutami, sono molto confuso. Adesso sono in parte un orientale, ma sostanzialmente resto un occidentale. Per rimanere vivo devo agire e pensare come i giapponesi. E molto di quanto essi credono  tanto migliore delle nostre convinzioni che  una tentazione quella di diventare uguale a loro, eppure... la patria, la casa, sono laggi, oltre il mare, dove sono nati i miei avi, dove vivono i miei: Felicity e Tudor e Elizabeth...
"Anjin-san?"
"S, Fujiko-san?"
"Vi prego, non preoccupatevi per il denaro. Non sopporto di vedervi preoccupato. Mi dispiace tanto non poter venire a Yedo con voi."
"Venite presto a Yedo, ne?"
"S. Il dottore dice che guarisco bene, e lo dice anche la madre di Omi."
"Quando dottore qui?"
"Al tramonto. Mi dispiace tanto non partire con voi domani. Scusatemi, vi prego."
Blackthorne di nuovo si chiese quali fossero i suoi doveri verso di lei, ma un altro pensiero gli fece accantonare quel problema. Riflett sulla nuova idea e gli piacque. Era urgente. "Vado adesso. Tornare presto. Voi riposare... capito?"
"S. Scusate se non mi alzo per... mi spiace."
Blackthorne se ne and in camera sua, tir fuori dal nascondiglio una pistola, la controll e se l'infil sotto il chimono, poi da solo si rec a casa di Omi. Omi non c'era. Midori lo salut e gli offr del cha, che egli cortesemente rifiut. "Omi arriver presto," disse lei, stringendo fra le braccia il bimbetto di due anni. "Volete aspettare:'" Sembrava a disagio, bench gentile e premurosa. Blackthorne rifiut di nuovo e se ne torn a casa propria, promettendo di tornare pi tardi.
Gli abitanti del villaggio avevano gi sgombrato il terreno dai detriti ed erano pronti a ricostruire. Dall'incendio non si erano salvati che gli utensili da cucina. Fujiko non gli aveva comunicato quanto sarebbe costata la ricostruzione. "Molto poco," aveva affermato. "Non preoccupatevi."
"Karma, Anjin-sama," gli disse uno dei paesani. "Che si poteva fare? Ma state tranquillo, presto la vostra casa sar a posto... meglio di prima."
Blackthorne vide Omi salire la collina, rigido e teso, e gli and incontro. Scorgendolo, Omi parve calmarsi un poco. "Anjin-san, sento che anche voi partirete all'alba con Toranaga-sama. Molto bene, potremo cavalcare insieme."
Nonostante l'apparente cordialit, Blackthorne rimase in guardia.
"Sentite, Omi-san, io adesso andare l." Indic il pianoro. "Per favore, voi venire con me, s?"
"Oggi non ci sono addestramenti."
"Capito. Prego, venire con me, s?"
Omi vide la mano di Blackthorne sull'elsa dello spadone. Lo stringeva nel suo modo tipico, raddrizzandolo. Poi il suo sguardo acuto not il gonfiore sotto la cintura e dalla forma cap che si trattava di una pistola. "Un uomo a cui sono permesse le due spade, deve saperle usare, non soltanto portarle, ne?"
"Prego? Non capire."
Omi lo ripet con espressioni pi semplici. "Ah, capito. S,  meglio."
"Yabu-sama ha detto che - adesso che siete un samurai - dovreste cominciare a imparare molte cose che noi diamo per scontate. Come fungere da secondo nel seppuku, per esempio... e anche prepararvi a fare seppuku, come noi tutti. S, dovreste proprio imparare a usare quelle spade, Anjin-san.  indispensabile per un samurai sapere come usarle e onorarle."
Pur non comprendendo tutte le parole, Blackthorne intu il senso del discorso di Omi. Almeno, si disse, capisco quello che appare in superficie.
"Infatti. Vero. Importante," gli rispose. "Prego, un giorno insegnare... Forse voi insegnare, prego? Io onorato."
"Certo... mi piacerebbe insegnarvelo, Anjin-san."
Blackthorne si irrigid alla minaccia sottintesa nelle parole di Omi. Attento! si ammon. Non cominciare a immaginare le cose. "Grazie. Adesso venire l, prego? Poco tempo. Voi venire? S?"
"Benissimo, Anjin-san, ma a cavallo. Vi raggiunger fra poco." Omi prosegu su per la collina, fino a casa sua.
Blackthorne ordin a un servo di sellargli il cavallo e mont, abbastanza goffamente, dalla destra, come si usava in Giappone e in Cina. Non mi si apre un grande avvenire a lasciare che mi insegni a tirare di spada, pens, e con un certo conforto tocc il rigonfio della pistola. Ma quel senso di sicurezza svan nel veder ricomparire Omi. Lo accompagnavano quattro samurai.
Tutti insieme salirono al pianoro, superando numerose compagnie di samurai in pieno assetto di guerra, che marciavano agli ordini degli ufficiali, con i gagliardetti al vento. Superata la cresta, videro l'intero reggimento moschettieri schierato in ordine di marcia, fuori dall'accampamento. In fondo allo schieramento si trovavano Yabu, Naga e gli ufficiali.
"Tutte truppe andare?" s'inform Blackthorne, turbato, e tir le redini.
"S."
"Andare con Toranaga-sama?"
"Non lo so."
L'istinto di sopravvivenza avvert Blackthorne di non fare altre domande. Ma a una doveva avere risposta. "E Buntaro-sama?" chiese con aria indifferente. "Lui con noi domani, Omi-san?"
"No.  gi partito. Era in piazza stamattina quando siete uscito dalla Casa da T. Non lo avete visto, vicino alla Casa da T?"
Blackthorne non riusc a leggere niente sulla faccia di Omi. "No, non visto. Spiacente. Anche lui alle terme?"
"Suppongo, ma non sono sicuro." La pioggia, che cadeva con forza, scorreva dal cappello a cono di Omi, legato sotto il mento. Gli occhi gli restavano quasi nascosti. "Ora, perch avete voluto che venissi qui con voi?"
"Mostro posto, come detto." Prima che Omi potesse riaprir bocca, Blackthorne spron il cavallo. Con la sua memoria da marinaio localizz il punto che cercava e ci si rec subito. Era vicino al crepaccio. Scese da cavallo e chiam Omi. "Prego. Qui, Omi-san. Solo."
Omi allontan con un cenno le guardie e avanz finch si trov accanto a Blackthorne, incombendo su di lui, dall'alto del cavallo. "Nan desu ka?" chiese, stringendo l'elsa della spada.
"Questo posto Toranaga-sama..." incapace di spiegarsi a parole, Blackthorne lo fece a gesti. "Capito?"
"Qui lo avete tirato fuori dalla terra, ne? E allora?"
Blackthorne lo guard in faccia, poi, deliberatamente, abbass lo sguardo sulla sua spada, poi di nuovo lo fiss in viso, senza aggiungere altro, asciugandosi la pioggia dalla faccia.
"Nan desu ka?" ripet Omi, irritato.
Blackthorne non rispose neanche questa volta. Omi osserv il crepaccio, poi lui. A un tratto si illumin. "Ah, so desu! Wakarimasu!" Riflett un momento, poi chiam una guardia. "Porta qui subito Mura. Con venti uomini e con pale e badili."
Il samurai galopp verso il villaggio. Omi licenzi gli altri tre, poi smont e si mise accanto a Blackthorne. "S, Anjin-san.  un pensiero ottimo. Un'ottima idea."
"Idea? Quale idea?" domand Blackthorne con aria innocente. "Solo mostrare posto... pensare voi volere vedere posto, ne? Scusare... non capisco."
"Toranaga-sama ha perso le sue spade qui e sono spade di grande valore. Sar felice di riaverle. Molto felice, ne?"
"Ah, non mia idea. Omi-san," rispose Blackthorne. "Idea Omi-san."
"Certo. Grazie, Anjin-san. Siete un buon amico e la vostra mente  rapida. Avrei dovuto pensarci io. S, siete un buon amico e tutti avremo bisogno di amici nei prossimi mesi. Ormai la guerra c', la vogliamo o no."
"Prego? Scusate, non capire, parlare troppo in fretta. Scusate, prego."
"Contento che siamo amici... voi e io. Capito?"
"Hai. Dire guerra? Adesso?"
"Presto. Che possiamo fare? Niente. Ma non preoccupatevi. Toranaga-sama vincer Ishido e i suoi traditori. Questa  la verit, capito? Non preoccupatevi."
"Capito. Io andare adesso, casa mia. Bene?"
"S. Ci vediamo all'alba. E grazie ancora."
Blackthorne annu, ma non se ne and. " bella, ne?"
"Come?"
"Kiku-san." Blackthorne stava con le gambe leggermente aperte, pronto a saltare indietro, estrarre la pistola e sparare. Ricordava in tutta la sua vivezza l'incredibile rapidit di Omi quando aveva decapitato il contadino, tanto tempo prima, e si teneva il pi pronto possibile. Aveva concluso che la sua sicurezza esigeva che la faccenda di Kiku venisse chiarita al pi presto: Omi non lo avrebbe mai fatto. Avrebbe considerato inimmaginabile tanta maleducazione e, pieno di vergogna per la propria debolezza, avrebbe rinchiuso in uno scompartimento segreto la sua poco giapponese gelosia. E quella gelosia, cos estranea e soffocata, avrebbe fermentato finch un giorno Omi sarebbe esploso con un'ira cieca e feroce.
"Kiku-san?" ripet Omi.
"Hai." Blackthorne vide che l'altro era scosso, ma fu soddisfatto del momento e del luogo che aveva scelto. " bella, ne?"
"Bella?"
"Hai."
La pioggia aument. Le gocce cadevano pesanti nel fango. I cavalli si agitavano, irrequieti.
"S," rispose infine Omi. "Kiku-san  molto bella." E prosegu con un profluvio di parole incomprensibili per Blackthorne.
"Non parole abbastanza, Omi-san, non abbastanza per parlare chiaramente adesso. Pi tardi s. Non adesso. Capito?"
Omi parve non sentirlo, poi esclam: "C' molto tempo, Anjin-san, molto, per parlare di lei e di voi e di me e del karma. Ma sono d'accordo, non  questo il momento, ne?"
"Credo capito. Ieri non sapere Omi-san e Kiku-san buoni amici," disse, portando pi a fondo l'attacco.
"Non  di mia propriet."
"Adesso sapere voi e lei molto amici. Adesso..."
"Adesso andate. La questione  chiusa. La donna non  niente. Niente."
Ostinato, Blackthorne rimase dov'era. "Prossima volta io..."
"Il colloquio  finito! Non avete sentito? Finito!"
"Iy, iy, perdio!" La mano di Omi corse alla spada, quella di Blackthorne alla pistola, mentre lui saltava due passi indietro. Ma nessuno di loro estrasse l'arma. Erano pronti tutti e due, ma nessuno voleva cominciare.
"Che cosa volete dire, Anjin-san?"
"Prossima volta, prima domandare... per Kiku-san. Se Omi-san dire s, s. Se no, no. Capito? Amico ad amico, ne?"
Omi rilass la mano sulla spada. "Ripeto: lei non  una mia propriet. Grazie per avermi mostrato questo posto, Anjin-san. Arrivederci."
"Amico?"
"Naturalmente." Omi si avvicin al cavallo di Blackthorne e lo tenne per le briglie. Blackthorne balz in sella. Abbass lo sguardo su Omi. Se avesse potuto evitarne le conseguenze, avrebbe tagliato la testa del samurai in quel preciso istante. E sarebbe stata per lui la soluzione pi sicura. "Arrivederci, Omi-san e grazie."
Omi-san lo guard allontanarsi. Quando egli fu scomparso, and a segnare con delle pietre il punto esatto del crepaccio e, in preda a un tumulto interno, sedette ad aspettare, indifferente al diluvio.
Mura e i contadini arrivarono in fretta, coperti di fango.
"Toranaga-sama  caduto nel crepaccio in questo punto preciso, Mura. Le sue spade sono seppellite qui. Portatemele prima del tramonto."
"S, Omi-sama."
"Se aveste un minimo di cervello, se aveste un minimo interesse per me, vostro feudatario, lo avreste gi dovuto fare."
"Perdonate la mia stupidit, vi prego."
Omi se ne and. I contadini lo seguirono con lo sguardo, poi si disposero in cerchio e cominciarono a scavare.
Mura abbass la voce. "Uo, tu andrai con il carico dei bagagli."
"S, Mura-san, ma come?"
"Ti offrir all'Anjin-san. Lui non vedr nessuna differenza."
"Ma la sua concubina, oh ko, s la vedr," sussurr Uo.
"Non viaggia con lui. Ho sentito che le bruciature sono serie. Andr a Yedo per mare pi tardi. Sai quello che devi fare?"
"Incontrarmi in segreto con il padre e rispondere a tutte le domande."
"S." Mura si rilass e riprese a parlare normalmente. "Puoi andare con l'Anjin-san, Uo, ti pagher bene. Renditi utile, ma non troppo, se no ti condurr fino a Yedo."
Uo rise. "Ehi! so che a Yedo sono tutti cos ricchi che pisciano in vasi d'argento... perfino gli eta. E le donne hanno la pelle come la schiuma del mare, senza neanche un pelo."
" vero, Mura-san?" chiese un altro. "Non hanno peli?"
"Quando ci sono stato la prima volta, Yedo era un puzzolente paesetto di pescatori, molto peggio di Anjiro," raccont Mura, senza smettere di scavare. " stato ai tempi in cui davamo la caccia ai Beppu, con Toranaga-sama. Abbiamo tagliato pi di tremila teste. Quanto ai peli, tutte le ragazze che ho visto io li avevano, tranne una della Corea, ma diceva che se li strappava lei stessa, uno per uno."
"Che cosa non farebbero le ragazze per attirarci, ne?" osserv un altro.
"Proprio. Per mi piacerebbe vederla, una Porta di Giada senza peli," disse lo sdentato Ninjin.
"Ci scommetto una barca di pesce che deve far male strapparseli," comment Uo con un fischio.
"Quando sar un kami andr ad abitare dentro il Padiglione Divino di Kiku-san. Dicono che fin dalla nascita sia profumato e senza peli!"
Fra le risate, Uo domand: "Fa differenza, Mura-san, entrare in una Porta di Giada senza peli?"
"Si arriva pi in fondo, ed  questo che conta, ne? Per cui io so che per una ragazza  sempre meglio toglierli, anche se alcune sono superstiziose e altre dicono che poi gli pizzica. Sei pi vicino tu e anche lei... e sta tutto l, ne?" Risero tutti e si piegarono sulle pale. La fossa si allargava, sotto la pioggia.
"Scommetto che l'Anjin-san  andato ben in fondo alla Porta di Giada la notte passata, se lei  rimasta tanto sul portone... Cosa non darei per essere stato al suo posto!" Uo si asciug il sudore sulla fronte. Come tutti gli altri, portava solo il perizoma e un cappello a cono di bamb, ed era a piedi nudi.
"Eeeeh! io ero l sulla piazza, Uo, e ho visto come sorrideva e mi sono sentito tutto rimescolato, fino al mio Frutto e alla pianta dei piedi."
"Davvero!" intervenne un altro. "Anche a me con quel sorriso  diventato duro come un baccal."
"Ma non grosso come quello dell'Anjin-san, eh, Mura-san?" ridacchi Uo. "Forza, raccontaci di nuovo la storia."
Mura obbed con gioia e ripet la storia della prima sera e del bagno. Attraverso le molte ripetizioni, la storia era andata arricchendosi, ma nessuno ci fece caso.
"Oh, essere cos enorme!" Uo a gesti finse un'erezione gigantesca, e rise tanto che fin rotoloni nel fango.
"Chi avrebbe mai pensato che il barbaro straniero sarebbe finito dal pozzo al paradiso?" Mura si appoggi un momento alla pala, per riprendere fiato. "Non ci avrei mai creduto allora...  come un'antica leggenda. Karma, ne?"
"Forse era uno di noi - in una vita precedente - ed  tornato con lo stesso spirito ma una pelle diversa."
Ninjin annu. " possibile. Deve essere... perch da quello che diceva il santo padre credevo che sarebbe finito gi da un pezzo all'inferno. Il padre non aveva raccontato di avergli gettato una maledizione speciale? L'ho sentito con le mie orecchie invocare la vendetta del grande kami Ges sull'Anjin-san e, oh ko, avevo una gran paura." Si segn, senza che gli altri lo vedessero. "Ma Ges Cristo punisce i Suoi nemici in un modo molto strano, secondo me."
"Bene, io non sono cristiano," intervenne Uo, "come sapete tutti, ma, scusatemi, a me l'Anjin-san sembra un brav'uomo e meglio, scusate, del padre cristiano che puzzava e malediceva e spaventava tutti. E con noi  stato buono, ne? La sua gente la tratta bene - dicono che sia amico di Toranaga-sama, e deve esserlo con tanti onori. E non dimentichiamoci che anche Kiku-san gli ha reso onore con la sua Porta Dorata."
"Proprio d'oro. Ho sentito che la nottata gli  costata cinque koban!"
"Quindici koku per una notte?" Ninjin sput. "Com' fortunato l'Anjin-san! Il suo karma  grande per essere un nemico del Dio Padre, del Figlio e della Madonna."
Mura intervenne: "Ha pagato un koban. Tre koku. Ma se pensate che  tanto..." tacque e si guard intorno con aria da congiurato, per accertarsi che non ci fossero orecchi indiscreti, pur sapendo che sotto quella pioggia di certo non c'era nessuno... e anche se ci fosse stato, che importava?
Tutti si fermarono e si accostarono. "S, Mura-san?"
"Mi  stato sussurrato che lei diventer la concubina di Toranaga. Lui ha comprato stamattina il suo contratto. Tremila koku."
Era una cifra vertiginosa, pi di quanto l'intero villaggio guadagnasse in vent'anni, a forza di pesce e di riso. Il rispetto per Kiku aument, se possibile. E anche quello per l'Anjin-san, perch era stato l'ultimo uomo sulla terra a godere dei suoi favori di cortigiana di prima classe.
"Eeeeh!" borbott Uo, incapace di trovare le parole adatte. "Tanti soldi cos... Non so se ho voglia di vomitare o di pisciare o di scoreggiare.
"Lascia perdere," ribatt Mura laconico, "e scava. Dobbiamo trovare le spade."
Obbedirono, immersi nelle loro riflessioni. La fossa si allargava sempre pi. Poi Ninjin, in preda all'ansia, non seppe pi trattenersi e smise di scavare. "Mura-san, scusami, ti prego, ma cosa hai deciso per le nuove tasse?" chiese. Tutti si fermarono.
Mura solo continu ad affondare la pala, col suo ritmo uguale. "Che cosa c' da decidere? Yabu-sama dice: 'Pagate!' E noi paghiamo, ne?"
"Ma Toranaga-sama ha diminuito le tasse e adesso  lui il nostro feudatario."
"Giusto. Ma Yabu ha ricevuto l'Izu - oltre al Totomi e al Suruga - e ha riavuto la sua signoria, perci... chi  il nostro feudatario?"
"Toranaga-sama. Senza dubbio, Mura-san, Tora..."
"Vuoi andare da lui a lamentarti, Ninjin? Eh? Svegliati, Yabu-sama  il signore, come sempre. Niente  cambiato. E se ci aumenta le tasse noi pagheremo pi tasse. Chiuso!"
"Ma ci porter via tutte le scorte per l'inverno. Tutte." La voce di Ninjin era un lamento esasperante, ma tutti sapevano che diceva la verit. "Anche con il riso che abbiamo rubato..."
"Che abbiamo salvato," lo corresse Uo, sibilando.
"Anche con quello, non ce ne sar abbastanza da superare l'inverno. Dovremo vendere una barca, o anche due.."
"Non venderemo nessuna barca," lo interruppe Mura. Piant la pala nel fango e si tolse il sudore dagli occhi, riallacciando i legacci del cappello. Poi riprese a scavare. "Lavora, Ninjin, cos non penserai al domani."
"Come passeremo l'inverno, Mura-san?"
"Ancora dobbiamo passare l'estate."
"S," ammise con amarezza Ninjin. "Abbiamo pagato pi di due annate di tasse in anticipo, e ancora non basta."
"Karma, Ninjin," mormor Uo.
"La guerra  vicina. Forse ci capiter un nuovo signore, che sar meglio, ne?" osserv un altro.
"Peggio no di certo... nessuno pu essere peggio."
"Non ci scommetterei," disse Mura, rivolgendosi a tutti. "Siete vivi... e molto presto potreste essere morti, e allora niente pi Porte Dorate, con o senza peli." Urt un sasso con la pala e si ferm. "Dammi una mano, Uo, vecchio amico."
Insieme estrassero la pietra dal fango e Uo chiese, ansiosamente: "Mura-san, che faccio se il padre mi chiede delle armi?"
"Diglielo. E digli che siamo pronti. Che Anjiro  pronto."

42
Arrivarono a Yokos a mezzogiorno. Buntaro aveva raggiunto Zataki la sera prima e, secondo gli ordini di Toranaga, gli aveva dato il benvenuto con grandi cerimonie. "L'ho pregato di accamparsi fuori dal villaggio, a nord, signore, fino a quando non si fosse preparato l'incontro," rifer Buntaro. "E l'incontro dovrebbe svolgersi, in forma ufficiale, qui, oggi pomeriggio, se voi siete d'accordo." E senza nessun umorismo aggiunse: "Credo che andrebbe bene l'ora della Capra."
"Bene."
"Voleva vedervi stanotte, ma io ho finto di non sentire. Gli ho annunciato che sareste stato 'onorato' di incontrarlo oggi o domani, come lui preferiva, ma non col buio."
Toranaga borbott un'approvazione, ma ancora non scese da cavallo. Portava corazza, elmo e armatura leggera di bamb, come la sua scorta, affaticata dal viaggio quanto lui. Si guard intorno di nuovo con attenzione. La radura era stata scelta accuratamente e non offriva possibilit di imboscate. Non c'erano alberi n case per nascondere arcieri o moschettieri. Il terreno era piatto e leggermente sopraelevato. A nord, ovest e sud erano riparati dal villaggio e dal ponte di legno, che attraversava il fiume dalla rapida corrente. Nel punto pi stretto l'acqua era piena di rocce e di vortici. A est, dietro a lui e ai suoi sudati cavalieri, il sentiero saliva ripido fino al passo, a cinque ri di distanza. Tutto intorno torreggiavano i monti, molti di origine vulcanica, con le cime avvolte dalle nubi. Al centro della radura era stata eretta, su dei bassi sostegni, una pedana larga dodici tatami, riparata da un baldacchino alto. La costruzione non rivelava segno di fretta. Sui tatami due cuscini di broccato attendevano, uno di fronte all'altro.
"Ho messo degli uomini l, l e l," continu Buntaro, indicando con l'arco le alture circostanti. "Si vede tutt'intorno per molti ri, signore. Buone posizioni difensive... il ponte e tutto il villaggio sono coperti. A est altri uomini assicurano la ritirata. Naturalmente il ponte  bloccato da sentinelle e al suo campo ho lasciato una 'guardia d'onore' di cento uomini."
"Zataki  al campo, adesso?"
"No, Toranaga-sama. Ho scelto per lui e i suoi scudieri una locanda presso il villaggio, a nord, degna del suo rango e l'ho invitato a provare le acque termali che possiede. La locanda  isolata e sicura. Ho lasciato intendere che domani voi avreste proseguito per Shuzenji e che lui sarebbe stato vostro ospite." Buntaro indic una locanda a un piano, di bell'aspetto, sull'orlo della radura, vicino a una fonte calda, che uscendo dalle rocce formava un bagno naturale. "Quella  per voi, signore." Davanti alla locanda alcuni uomini stavano in ginocchio, profondamente inchinati e immobili. "Sono il capo e gli anziani del villaggio, signore. Non sapevo se voleste vederli subito."
"Pi tardi." Toranaga calm gentilmente il cavallo che si agitava stanco, poi, sicuro delle difese, smont, con un segno ai suoi uomini.
A terra si stir con piacere, rilassando i muscoli contratti. Era venuto da Anjiro senza interruzioni, con un'unica marcia forzata, fermandosi solo a cambiare i cavalli. Le salmerie, sotto gli ordini di Omi, con palanchini e portatori, erano ancora molto indietro. La strada da Anjiro serpeggiava lungo la costa, poi si divideva in due rami e loro avevano seguito quello interno, fra i monti, che saliva in mezzo a boschi lussureggianti e pieni di cacciagione. A destra il monte Omura, a sinistra le vette vulcaniche della catena Amagi, alte pi di millecinquecento metri. La cavalcata lo aveva riempito di gioia... finalmente in azione! E inoltre una parte della regione attraversata si era rivelata cos adatta ai falconi che si era ripromesso di andare a caccia per tutto l'Izu, prima o poi.
"Benissimo," comment superando con la voce il trambusto di tutti gli uomini che smontavano da cavallo, "avete agito benissimo."
"Se volete concedermene l'onore, Toranaga-sama, vi prego di lasciarmi sterminare Zataki e i suoi uomini immediatamente."
"Vi ha ingiuriato?"
"No, al contrario... si  comportato come un cortigiano, ma la bandiera sotto cui viaggia  un tradimento contro di voi.
"Pazienza. Quante volte devo dirvelo?" rispose Toranaga, gentile.
"Sempre, temo, signore." Buntaro si rabbui. "Scusatemi, vi prego."
"Eravate suo amico."
"E lui era vostro alleato."
"A Odawara vi ha salvato la vita."
"A Odawara eravamo dalla stessa parte," ribatt Buntaro contenendosi, ma poi esplose: "Come pu farvi questo? Vostro fratello! Non gli avete mostrato favore, schierandovi dalla stessa parte per tutta la vita?"
"La gente cambia," comment Toranaga, rivolgendo la propria attenzione alla pedana. Tende di seta delicata coprivano le travature della piattaforma, e un motivo di riquadri di broccato, uguale a quello dei cuscini, vi disegnava un bel fregio. " troppo ricco, tutto questo, e d troppa importanza all'incontro," osserv. "Fatelo pi semplice. Togliete tende, ornamenti e cuscini, restituendoli ai mercanti, e se non vogliono ridare i soldi che hanno avuto, rivendeteglieli. Mettete quattro cuscini, non due, molto semplici."
"S, signore."
Toranaga si avvicin alla sorgente: l'acqua, fumante e sulfurea, sibilava nell'uscire dalla fenditura tra le rocce. Sentiva il bisogno prepotente di un bagno. "E il cristiano?" chiese.
"Signore?"
"Tsukku-san, il prete cristiano!"
"Oh, lui!  nel villaggio, non so dove, ma dall'altra parte del ponte. Gli  proibito venire di qui senza permesso. Perch?  importante? Lo volete vedere adesso?"
"Era solo?"
Buntaro fece una smorfia. "No. Ha una scorta di venti accoliti, tutti con la tonsura come lui... tutti del Kyushu, signore, di buona famiglia e samurai. Tutti con i cavalli, ma senza armi. Li ho fatti perquisire a fondo."
"Anche lui?"
"Certo, lui pi di tutti. Aveva quattro piccioni viaggiatori fra i bagagli e li ho confiscati."
"Bene. Eliminateli... Qualche sciocco che commette uno sbaglio..."
"Capisco. Volete che lo mandi a chiamare?"
"Lo vedr pi tardi."
Buntaro aggrott la fronte. "Abbiamo fatto male a perquisirlo?"
Toranaga scosse il capo, distratto, poi disse: "Mandate un paio di uomini fidati a sorvegliare il reggimento moschettieri."
"Gi provveduto, signore." La faccia di Buntaro si illumin di soddisfazione. "E fra le guardie personali di Yabu-sama abbiamo occhi e orecchie. Non pu nemmeno scoreggiare senza che voi lo sappiate, se vi interessa."
"Molto bene." Le salmerie, ancora lontane, apparvero a una curva. Toranaga vide tre palanchini, con Omi alla testa, secondo i suoi ordini, accanto all'Anjin-san.
"Ho portato con me vostra moglie."
"SI, signore."
"Mi ha chiesto il permesso di recarsi a Osaka."
Buntaro lo fiss, senza parlare. Poi, stringendo gli occhi, osserv le figure appena distinguibili.
"Le ho gi dato la mia approvazione a patto che voi foste consenziente," continu Toranaga.
"Quello che voi approvate, signore, lo approvo anch'io."
"Posso permetterle di andare via terra da Mishima, oppure pu raggiungere Yedo con l'Anjin-san e poi viaggiare per mare fino a Osaka. L'Anjin-san ha accettato di assumersene la responsabilit, se voi siete d'accordo."
"Sarebbe pi sicuro per mare," rispose Buntaro, reprimendo l'ira.
"Dipende dal messaggio di Zataki. Se Ishido mi ha dichiarato guerra formalmente, naturalmente dovr proibirglielo. Altrimenti, vostra moglie potr partire domani o dopodomani, se per voi va bene."
"Mi va bene ogni vostra decisione."
"Per questo pomeriggio passate ogni incarico a Naga-san. Sarebbe il momento giusto per fare la pace con vostra moglie."
"Scusatemi, Toranaga-sama, ma vorrei restare con i miei uomini. Vi prego di lasciarmi con i miei uomini. Fino a quando sarete partito, in perfetta tranquillit."
"Stasera passerete ogni incarico a mio figlio. Verrete con vostra moglie a cenare da me. Alloggerete alla locanda. E farete la pace."
Buntaro tenne lo sguardo fisso al suolo. Poi, con viso inespressivo, rispose: "S, signore."
"Vi ordino di tentare di fare la pace," disse Toranaga, e avrebbe voluto aggiungere: una pace onorevole  meglio della guerra, ne? Ma non era vero e avrebbe dato l'avvio a una dissertazione filosofica, e lui era stanco e non aveva voglia di dissertazioni. Voleva fare il bagno e riposare. "Adesso chiamatemi il capo del villaggio."
Il capo e gli anziani quasi si travolsero l'un l'altro nella fretta di inchinarsi per dargli il benvenuto. Toranaga li avvert con brusca chiarezza che il conto da presentare al suo quartiermastro al momento della partenza doveva essere, naturalmente, onesto e ragionevole. "Ne?"
"'Hai," risposero umilmente in coro, benedicendo gli dei per l'inattesa fortuna e per i buoni frutti che la sua visita avrebbe donato loro. Fra nuove ondate di inchini e complimenti, e dichiarazioni di orgoglio e di onore per poter servire un cos grande daimyo, il vecchio capo accompagn Toranaga all'ingresso della locanda.
Toranaga la ispezion da capo a piedi, tra file di sorridenti cameriere, scelte fra le migliori del villaggio. Dieci stanze circondavano un giardinetto, in mezzo al quale sorgeva un piccolo padiglione per il cha; sul retro le cucine; a ovest, fra le rocce, un grande stabilimento per i bagni termali. La locanda era cinta da una palizzata e facile da difendere, e un cammino coperto portava al bagno.
"Non mi serve l'intera locanda, Buntaro-san," disse Toranaga. "Mi bastano tre stanze, una per me, una per l'Anjin-san e una per le donne. Voi ne prenderete una quarta.  inutile pagare anche il resto."
"Il mio quartiermastro mi ha assicurato che il prezzo per tutta la locanda  buono, la met del normale, e in bassa stagione. E io l'ho approvato per motivi di sicurezza."
"Va bene," accett Toranaga, a malincuore, "per voglio vedere il conto prima che partiamo.  inutile sprecare denaro. Riempite le stanze di guardie, quattro per stanza."
"S, signore." Buntaro aveva gi deciso di farlo. Guard Toranaga avviarsi verso le sue stanze con le guardie del corpo e si chiese di sfuggita: quali donne? Fujiko? Ma non importa, concluse stanco, lo sapr presto.
Una cameriera gli pass accanto, con un sorriso luminoso e lui le sorrise automaticamente. Era giovane e graziosa, dalla pelle morbida, e la sera prima se l'era portata a letto, ma non ne aveva tratto piacere. Per quanto fosse abile e esperta e entusiasta, il desiderio lo aveva abbandonato presto, per, per buona educazione, aveva finto di raggiungere il massimo godimento, e lei altrettanto.
Usc dal cortile a osservare la strada, ancora immerso nelle sue riflessioni. Perch Osaka?

All'ora della Capra le sentinelle sul ponte si scostarono e il corteo cominci a sfilare: prima gli araldi con le bandiere, ornate dei potenti stemmi dei reggenti, poi il palanchino, infine altre guardie. I paesani si inchinavano, sbalorditi in cuor loro dalla pompa e dalla ricchezza. Il capo del villaggio si era prudentemente informato se tutti gli abitanti dovessero riunirsi a rendere onore e Toranaga gli aveva fatto rispondere che, con il permesso dei padroni, quelli che non erano al lavoro potevano assistere. Con cura ancor pi cauta, il capo aveva selezionato una delegazione che comprendeva i vecchi e i giovani pi obbedienti, tanti da essere notati - anche se tutti gli altri avrebbero voluto esserci - ma non tanti da andare contro gli ordini del grande daimyo. Tutti gli altri stavano a guardare di nascosto da porte e finestre.
Saigawa Zataki, signore dello Shinano, era pi alto di Toranaga, di cinque anni pi giovane di lui, con le stesse spalle larghe e lo stesso naso prominente. Ma aveva lo stomaco piatto, la barba che gli spuntava ancora nera e folta, e gli occhi non erano che fessure. Quando erano lontani sembrava esistere un'incredibile somiglianza tra i fratellastri; se invece si trovavano vicini l'uno all'altro, come ora, apparivano molto diversi. Il chimono di Zataki era ricco, la sua armatura scintillante, da grande cerimonia, e le spade consumate.
"Benvenuto, fratello." Toranaga scese dalla pedana e s'inchin. Indossava l'uniforme pi semplice e i sandali di paglia da soldato.
"Scusatemi se vi ricevo cos senza formalit, vi prego, ma sono venuto il pi in fretta possibile."
"Scusatemi voi per il disturbo. Avete un bell'aspetto. Ottimo." Zataki scese dal palanchino e s'inchin a sua volta, dando inizio alle interminabili e minuziose cerimonie d'obbligo.
"Prendete questo cuscino, prego, fratello."
"Scusatemi, ma sarei onorato se prima sedeste voi, Toranaga-sama."
"Siete troppo gentile. Vi prego, fatemi l'onore di sedere per primo."
Proseguirono nel gioco tante volte giocato, fra di loro e con amici e nemici, mentre salivano per la scala del potere, godendo delle norme che governavano ogni gesto e ogni frase, proteggendo il loro onore personale, cos che nessuno dei due poteva sbagliare e mettere in pericolo se stesso o la propria missione.
Alla fine si trovarono seduti, uno di fronte all'altro, alla distanza di due spade. Buntaro stava dietro Toranaga, a sinistra. Il primo aiutante di Zataki, un anziano samurai dai capelli grigi, stava dietro di lui, pure a sinistra. Intorno alla pedana, a venti passi, sedevano i samurai di Toranaga, tutti ancora volutamente con gli abiti impolverati dal viaggio, ma con le armi in condizioni perfette. Omi sedeva in terra accanto al margine della pedana e Naga dalla parte opposta. Gli uomini di Zataki erano vestiti riccamente, in abiti da cerimonia, con i grandi mantelli dalle spalle ad aletta chiusi da cinture con fibbie d'argento, ma erano altrettanto ben armati. Anch'essi si collocarono a venti passi di distanza.
Mariko serv il cha e i due fratelli conversarono di argomenti innocui. Al momento giusto Mariko s'inchin e si ritir. Buntaro, dolorosamente consapevole della presenza della moglie, si sent orgoglioso per la sua eleganza e per la sua grazia. Ed ecco che Zataki, troppo presto, annunci bruscamente: "Porto ordini del Consiglio dei reggenti."
Un silenzio improvviso cadde sulla piazza. Tutti, compresi gli stessi suoi uomini, erano attoniti per tanta mancanza di educazione, per l'insolenza con cui aveva detto "ordini" e non "un messaggio" e perch non aveva atteso che Toranaga domandasse, come esigeva l'etichetta: "Come posso esservi utile?"
Naga stacc per un attimo lo sguardo dalle spade di Zataki per osservare il padre, e vide il sangue arrossargli il collo all'improvviso, segno di un'imminente esplosione. Ma il viso rimase tranquillo e Naga con stupore ud la risposta controllata: "Scusate, ordini? Per chi, fratello? Di certo avrete un messaggio..."
Zataki estrasse dalla manica due piccoli rotoli. Al suo gesto rapido, la mano di Buntaro fu l l per afferrare la spada, perch l'etichetta esigeva gesti lenti e misurati. Toranaga non si era mosso.
Zataki ruppe i sigilli del primo rotolo e lesse con voce alta e gelida: "Per ordine del Consiglio dei reggenti, in nome dell'imperatore Go-Nijo, Figlio del Cielo. Salutiamo il nostro illustre vassallo Yoshi Toranaga-noh-Minowara e lo invitiamo a renderci omaggio a Osaka immediatamente. Lo invitiamo inoltre a informare il nostro illustre ambasciatore, il reggente Saigawa Zataki, se accetta o respinge il nostro invito - immediatamente."
Zataki alz lo sguardo e con lo stesso tono di voce aggiunse: " firmato da tutti i reggenti e sigillato con il grande sigillo del regno." Con gesto altero pos il rotolo davanti a s. Toranaga fece un cenno a Buntaro. Il samurai avanz, raccolse il rotolo, inchinandosi a Zataki, e lo port a Toranaga, inchinandosi di nuovo. Toranaga prese il rotolo e rimand a posto Buntaro. Poi si mise a studiare la pergamena, per un tempo lunghissimo.
"Le firme sono tutte autentiche," disse Zataki. "Accettate o rifiutate?"
Con voce bassa, cos che solo chi era sulla pedana e Omi e Naga lo sentirono, Toranaga rispose: "Perch non dovrei tagliarti la testa per le tue pessime maniere?"
"Perch sono figlio di mia madre," ribatt Zataki.
"Se continui cos, questo non ti protegger per molto."
"Allora lei morir prima del dovuto."
"Come?"
"La signora nostra madre si trova a Takato." Era l'imprendibile fortezza e capitale dello Shinano. "Temo che il suo corpo rester l per sempre."
"Un bluff! Voi la onorate quanto me."
"Sul suo spirito immortale, fratello, per quanto io la onori, ancora di pi odio ci che state facendo al regno."
"Non cerco di impadronirmi di nessun nuovo territorio n..."
"Cercate di rovesciare la successione..."
"Sbagliate di nuovo. Protegger sempre mio nipote dai traditori."
"Cercate di far cadere l'erede. Io ne sono convinto, perci ho deciso di restare vivo e chiudervi lo Shinano e la via settentrionale, costi quel che costi, e manterr questa posizione fino a quando il Kwanto non sar in mani amiche... costi quel che costi."
"Nelle vostre mani, fratello?"
"Qualunque mano sicura... il che esclude le vostre, fratello."
"Vi fidate di Ishido?"
"Non mi fido di nessuno. Me l'avete insegnato voi. Ishido  Ishido, ma la sua fedelt  fuori di dubbio. Perfino voi lo riconoscerete."
"Riconosco che Ishido sta tentando di distruggermi e di spaccare il regno, che ha usurpato il potere e che sta andando contro il testamento del Taiko."
"Per avete congiurato con Sugiyama per abbattere il Consiglio dei reggenti. Ne?" Sulla fronte di Zataki una vena pulsava, in rilievo, come un verme nero. "Cosa potete rispondere? Uno dei suoi consiglieri ha ammesso il tradimento: che avevate complottato con Sugiyama perch lui accettasse la nomina di Ito, poi desse le dimissioni il giorno prima della riunione e di notte fuggisse, gettando il regno nel caos. Ho udito io stesso..."
"Siete stato anche fra gli assassini?"
Zataki arross. "Dei ronn troppo zelanti hanno ucciso Sugiyama, non io, n uno degli uomini di Ishido!"
"Strano che abbiate preso il suo posto come reggente cos in fretta, ne?
"No. La mia famiglia  antica quanto la vostra. Ma non ho ordinato io la sua morte, n lo ha fatto Ishido... lo ha giurato sul suo onore di samurai. E lo giuro anch'io. Dei ronin hanno ucciso Sugiyama, che del resto se lo meritava."
"Di morire sotto le torture, in una sudicia cantina, disonorato, con i figli e le mogli straziati davanti a lui?"
"Queste sono voci sparse da sporchi malcontenti - forse dalle vostre spie - per gettare discredito su Ishido e, attraverso lui, sulla Nobile Ochiba e l'erede. Non esistono prove."
"Basta guardare i cadaveri."
"I ronin hanno dato fuoco all'edificio. Non ci sono cadaveri."
"Che cosa comoda, ne? Come potete essere cos ingenuo? Non siete un povero contadino stupido!"
"Mi rifiuto di stare qui ad ascoltare simili miserie. Datemi la vostra risposta. E poi prendetevi la mia testa - e lei morir - o lasciatemi andare." Zataki si chin in avanti. "Pochi istanti dopo che mi avrete tagliato la testa, dieci piccioni voleranno a nord, verso Takato. Ho uomini di fiducia a nord, a est e a ovest, a un giorno di marcia, fuori dalla vostra portata, e se non riuscissero, ce ne sono altri al sicuro, sui vostri confini. Se mi tagliate la testa o mi fate assassinare o se io muoio nell'Izu - per qualunque motivo - anche lei morir. E adesso, o mi tagliate la testa o finiamo con la consegna delle pergamene e io lascer immediatamente l'Izu. Scegliete!"
"Ishido ha assassinato Sugiyama. Col tempo ve ne dar le prove.  importante, ne? Mi occorre solo un piccolo..."
"Non avete pi tempo! Immediatamente, dice il messaggio. Naturalmente rifiutate di obbedire, cos  fatta. Bene. Ecco," e Zataki depose sul tatami l'altro rotolo. "Questo  l'atto ufficiale della vostra incriminazione, con l'ordine di fare seppuku, che voi tratterete con il solito disprezzo... possa Budda perdonarvi! Adesso tutto  detto. Io partir subito e il nostro prossimo incontro sar sul campo di battaglia e io giuro, su Budda, che prima del tramonto di quel giorno vedr la vostra testa su una picca."
Toranaga tenne lo sguardo fisso sull'avversario. "Sugiyama era amico vostro quanto mio. Un compagno d'armi, un samurai degno di onore quanto nessun altro. La verit sulla sua morte dovrebbe avere importanza per voi."
"La verit su di voi ne ha di pi, fratello."
"Ishido vi ha riempito del suo veleno, come una madre allatterebbe un neonato."
Zataki si rivolse al suo aiutante. "Sul vostro onore di samurai,  vero che ho appostato i miei uomini? E qual  il messaggio?"
L'anziano, dignitoso samurai, che Toranaga conosceva per un uomo d'onore, si sent invadere dalla vergogna per una cos aperta manifestazione di odio, e come lui tutti quelli che udivano. "Scusatemi, signore," mormor, inchinandosi a Toranaga, "ma il mio padrone ovviamente dice la verit. Come si potrebbe dubitarne? E, perdonatemi, ma  mio dovere, con tutto il rispetto e l'umilt, far rilevare a entrambi che una simile, incredibile e vergognosa mancanza di cortesia fra di voi  indegna del vostro rango e della solennit dell'occasione. Se i vostri vassalli... se vi avessero udito, credo che nessuno avrebbe potuto trattenerli. Voi dimenticate il vostro dovere di samurai e il dovere verso i vostri uomini. Scusatemi, vi prego," si inchin a entrambi, "ma era necessario dirlo." Quindi aggiunse: "Tutti i messaggi erano uguali, Toranaga-sama, e tutti con il sigillo ufficiale del Nobile Zataki: Mettete immediatamente a morte la signora mia madre."
"Come posso dimostrare che non sto cercando di rovesciare l'erede?" chiese Toranaga al fratello.
"Rinunciate immediatamente a tutti i vostri titoli e poteri, passandoli al vostro erede, Sudara, e fate seppuku oggi stesso. Allora io e tutti i miei uomini, fino all'ultimo, appoggeremo Sudara, come signore del Kwanto."
"Prender in considerazione quanto mi avete detto."
"Eh?"
"Prender in considerazione quanto mi avete detto," ripet Toranaga, con maggior enfasi. "Ci incontreremo domani a quest'ora, prego."
Il viso di Zataki si contrasse. " un altro dei vostri trucchi? Per che cosa dobbiamo riunirci?"
"Per quello che avete detto, e per questo," e Toranaga sollev il rotolo che teneva stretto in mano. "Vi dar la mia risposta domani."
"Buntaro-san!" Zataki indic il secondo rotolo. "Consegnate anche questo al vostro padrone, vi prego."
"No!" La voce di Toranaga echeggi nella radura. Poi, sempre in tono piuttosto alto, aggiunse cerimoniosamente: "Sono onorato di accettare formalmente il messaggio del Consiglio e dar la mia risposta al loro illustre ambasciatore, mio fratello, signore dello Shinano, domani a quest'ora."
Zataki lo scrut con sospetto. "Quale rispo..."
"Vi prego, scusatemi, signore," lo interruppe con calma il vecchio samurai, in tono basso, "scusate, ma Toranaga-sama  perfettamente corretto in questa proposta.  una scelta solenne quella che gli avete offerto, non prevista nelle pergamene.  giusto e degno che gli sia concesso il tempo che vi chiede."
Zataki raccolse il secondo rotolo e se lo infil nella manica. "Va bene, acconsento. Toranaga-sama, vi prego, scusate le mie cattive maniere. Per ultima cosa, ditemi dove si trova Kasigi Yabu. Ho una pergamena per lui. Una sola, nel caso suo."
"Lo mander da voi."

Il falco chiuse le ali e piomb dal cielo al tramonto, per trecento metri, fino a conficcare gli artigli nel piccione in volo, fra una nube di piume e penne. Lo port fino a terra, dove abbandon la preda, ormai morta, frenando alla perfezione. "Ek-ek-ek-eeek!" stridette, gonfiando con superbia il piumaggio del collo, mentre gli artigli straziavano la testa del piccione.
Toranaga, seguito da Naga, sopraggiunse al galoppo, e scese da cavallo. Richiam il falco, che gli si pos obbediente sul pugno e ricevette il suo compenso - un pezzetto di una precedente preda. Naga infil il piccione nel carniere appeso alla sella del padre, e chiam con un cenno i battitori e le guardie, ancora lontani.
Toranaga risal a cavallo, col falco sul pugno e osserv quanta luce ancora ci fosse in cielo. Il sole era comparso solo nel tardo pomeriggio e ora, dopo il tramonto, la valle era fresca e piacevole. Le nuvole, spinte dal vento verso nord, nascondevano le cime dei monti. A quell'altezza l'aria era pulita e dolce.
"Domani dovrebbe essere una bella giornata, Naga-san. Senza nubi, direi. Penso che all'alba andr a caccia."
"S, padre." Naga lo osserv perplesso, timoroso di interrogarlo, ma ansioso di sapere tutto. Non poteva spiegarsi come il padre riuscisse a essere tanto distaccato dopo un colloquio cos odioso. Aveva salutato Zataki secondo il cerimoniale, poi subito aveva chiesto i falchi, le guardie e i battitori, e li aveva mandati sulle colline intorno alla foresta... e tutto questo appariva a Naga una prova di autocontrollo addirittura ultraterrena. Il solo pensiero di Zataki lo faceva rabbrividire, anche ora, e sapeva che il vecchio consigliere aveva ragione: se avessero udito anche un decimo del colloquio, i samurai sarebbero balzati tutti a difendere l'onore del loro signore. Senza la minaccia che incombeva sulla testa della sua riverita nonna, lo stesso Naga avrebbe assalito Zataki. Suppongo che per questo mio padre  quello che , e si trova dove si trova, pens.
Scorse dei cavalieri uscire dalla foresta e galoppare verso di loro. Dietro alla macchia verde cupo, il fiume serpeggiava come un nastro nero e le luci della locanda ammiccavano.
"Padre!"
"S? Li vedo... chi sono?"
"Yabu-san, Omi-san e otto guardie."
"Ci vedi meglio di me... S, ora li riconosco anch'io."
Senza riflettere, Naga esclam: "Non avrei lasciato Yabu-san andare da solo da Zataki senza..." s'interruppe di scatto. "Scusate."
"Perch non avresti mandato Yabu da solo?"
Naga imprec contro se stesso per aver aperto bocca e si sent molto piccolo sotto lo sguardo di Toranaga. "Scusate, vi prego, ma... perch non saprei quali accordi segreti possono aver preso. Potrebbe averlo fatto, padre. Molto facilmente. Io li avrei tenuti separati... Scusatemi, ma non mi fido di lui."
"Se Yabu-san e Zataki vogliono tramare alle mie spalle, lo faranno, che io mandi o no un testimone. A volte  pi saggio lasciare la lenza lunga... cos si prende un pesce, ne?"
"S, scusatemi, vi prego."
Toranaga si rese conto che suo figlio non capiva e non avrebbe mai capito. Sarebbe sempre stato un falco da lanciare sul nemico, rapido e mortale. "Sono lieto che tu comprenda, figlio mio," disse per incoraggiarlo, conoscendone e apprezzandone le qualit buone. "Sei un buon figlio," aggiunse, e lo pensava.
"Grazie, padre," rispose Naga, gonfio d'orgoglio per quel complimento insolito. "Spero solo che perdoniate la mia stupidit e mi insegniate a servirvi meglio."
"Non sei stupido," ribatt Toranaga. Yabu  stupido, stava per dire. Meno la gente sa, meglio , e non  necessario sforzarti la mente, Naga. Sei cos giovane... il mio figliolo pi giovane, dopo il tuo fratellastro Tadateru. Quanti anni ha? Sette, gi, sette anni.
"Come sta tua madre, Naga?"
"Come sempre, la creatura pi felice del mondo. E ancora non mi permette di vederla che una volta l'anno. Non potreste farle cambiare idea?"
"No," rispose Toranaga, "non cambier mai."
Quando pensava a Chano-Tsubon, sua ottava concubina ufficiale e madre di Naga, Toranaga provava sempre un attimo di gioia. Rideva fra s al ricordo del suo umorismo, delle guance sode e del sedere rotondo, del modo in cui sapeva ridere e dell'entusiasmo nell'amore.
Quando lo aveva attirato, vent'anni prima, era vedova di un agricoltore, vicino a Yedo. Aveva vissuto con lui per tre anni, poi aveva chiesto il permesso di tornare alla sua terra e lui glielo aveva consentito. Adesso abitava in una bella fattoria, vicino a dove era nata - una monaca buddista vedova, grassa e contenta, onorata da tutti e senza obblighi verso nessuno. Di tanto in tanto si recava a trovarla e ridevano insieme, da amici, senza ragioni particolari.
" un'ottima donna," comment Toranaga.
Yabu e Omi giunsero vicino a loro e smontarono da cavallo, inchinandosi quando furono a dieci passi.
"Mi ha dato una pergamena," esclam Yabu, inferocito, brandendola in aria. "...Vi invitiamo a lasciare immediatamente l'Izu per Osaka, oggi stesso, e a presentarvi al castello di Osaka, o tutte le vostre terre saranno confiscate e voi sarete dichiarato fuori legge." Strinse la pergamena nel pugno e poi la gett in terra. "Oggi stesso!"
"Allora farete bene a partire subito," rispose Toranaga, improvvisamente di cattivo umore per la tracotanza e la stupidit di Yabu.
"Signore, vi prego," cominci in fretta Omi, gettandosi in ginocchio, "Yabu-sama  vostro vassallo devoto e io vi scongiuro umilmente di non provocarlo. Perdonatemi se sono cos brusco, ma il Nobile Zataki... perdonatemi."
"Scusate la mia frase, Yabu-san... l'intenzione era buona," disse Toranaga, irritato dall'errore commesso. "Dovremmo tutti prendere questi messaggi con un certo umorismo, ne?" Chiam il falconiere, gli consegn il falco e lo licenzi insieme ai battitori. Poi con un cenno allontan i samurai, fuori portata d'orecchio, tranne Naga, e sedette a terra, invitando gli altri a imitarlo. "Sar meglio che mi raccontiate che cosa  successo."
"C' poco da raccontare," esord Yabu. "Mi sono presentato da lui, che mi ha ricevuto con il minimo possibile di cortesia. Prima sono venuti i 'saluti' di Ishido e un invito esplicito ad allearmi in segreto con lui, a progettare subito il vostro assassinio e a sterminare tutti i vostri samurai nell'Izu. Naturalmente ho rifiutato anche di ascoltare e allora subito - subito - senza nessuna cortesia, mi ha messo in mano quel rotolo!" Il dito punt bellicosamente verso la pergamena per terra. "Senza il vostro ordine esplicito di non toccarlo, lo avrei fatto a pezzi sul momento! Io vi chiedo di revocare quell'ordine. Non posso vivere con una tale vergogna. Devo ottenere vendetta!"
" tutto qui quanto  avvenuto?"
"E non basta?"
Toranaga pass sopra alla sgarberia di Yabu e rimprover Omi. "Siete voi da biasimare, ne? Perch non avete avuto l'intelligenza di proteggere meglio il vostro signore? Dovreste essere un consigliere. Dovevate fargli da scudo. Dovevate smascherare Zataki, cercare di scoprire che cosa ha in mente Ishido, quali trucchi prepara, quali piani hanno studiato. Dovreste essere un consigliere di valore. Vi si  offerta un'occasione magnifica e l'avete sprecata come uno stolto senza esperienza!"
Omi chin la testa. "Scusatemi, vi prego, Toranaga-sama."
"Io potrei anche scusarvi, ma non vedo come lo possa Yabu-san. Adesso il vostro signore ha accettato la pergamena e si  impegnato. Adesso, in un modo o nell'altro, deve agire!"
"Come?" chiese Yabu.
"Per cos'altro credete che io mi sia comportato come mi sono comportato? Per rinviare... naturalmente, per rinviare," rispose Toranaga.
"Di un giorno? Cosa conta un giorno?" esclam Yabu.
"Chi lo sa? Un giorno per voi  uno di meno per il nemico." Lo sguardo di Toranaga torn a Omi. "Il messaggio di Ishido era a voce, o scritto?"
Yabu rispose subito. "A voce, ovviamente."
Toranaga tenne fisso su Omi lo sguardo penetrante. "Avete mancato al vostro dovere verso il vostro signore e verso di me."
"Vi prego, scusate..."
"Che cosa avete detto voi, esattamente?"
Omi non parl.
"Avete dimenticato anche l'educazione? Che cosa avete detto?"
"Niente, signore, niente."
"Come?"
Yabu esplose, arrossendo: "Non ha detto niente a Zataki perch non era presente. Zataki ha voluto parlarmi da solo."
"Oh?" Toranaga nascose il piacere di aver costretto Yabu ad ammettere quanto lui aveva gi intuito. Una parte della verit era venuta alla luce. "Scusatemi, Omi-san, vi prego. Naturalmente supponevo che voi foste presente."
" stata colpa mia, Toranaga-sama. Avrei dovuto insistere. Avete ragione, ho mancato verso il mio signore, non proteggendolo," rispose Omi. "Dovevo essere pi deciso. Vi prego, Yabu-sama, scusatemi."
Prima che Yabu potesse parlare, Toranaga intervenne. "Naturalmente siete perdonato, Omi-san. Se il vostro Nobile signore ha avuto il sopravvento su di voi, questo  parte dei suoi privilegi.  stato cos, Yabu-sama?"
"S... infatti. Ma non credevo che contasse. Voi pensate che io..."
"Ebbene, ormai il male  compiuto. Che cosa intendete fare?"
"Ovviamente, prendere il messaggio per quello che , signore." Yabu era inquieto. "Credete che avrei potuto non accettarlo?"
"Certo. Potevate negoziare per un giorno, forse pi. Forse per settimane," rispose Toranaga, girando il coltello nella piaga, malignamente soddisfatto che la stupidit stessa di Yabu lo mettesse nei guai e senza minimamente preoccuparsi del tradimento a cui di certo Yabu era stato tentato con la corruzione, le chiacchiere, l'adulazione o il terrore. "Mi dispiace, ma adesso siete legato. Non importa. Come avete detto voi stesso: 'Pi presto ognuno sceglier il suo schieramento, meglio sar.'" Si alz in piedi. " inutile tornare al reggimento stanotte. Verrete entrambi a cena con me. Ho preparato una festa." Per tutti quanti, mormor fra s, con profonda soddisfazione.

Le dita abili di Kiku sfiorarono con il plettro una corda, poi la ragazza cominci a cantare e la sua voce pura riemp il silenzio della notte. Tutti, seduti nella stanza che dava sulla veranda e sul giardino, contemplarono incantati il gioco della luce sul chimono dorato, mentre lei si piegava sul samisen.
Per un momento Toranaga si guard intorno, conscio delle tensioni che s'incrociavano. Accanto a lui, da un lato, sedeva Mariko fra Blackthorne e Buntaro. Dall'altro lato, Omi e Yabu, fianco a fianco. Il posto d'onore era vuoto. Zataki era stato invitato, ma naturalmente aveva rifiutato con la scusa della cattiva salute, anche se era stato visto galoppare sulle colline e al momento stava dedicandosi al guanciale, con la sua vigoria leggendaria. Naga e alcune guardie accuratamente selezionate stavano tutt'intorno. In fondo, nell'oscurit, c'era anche Gyoko. Kiku-san era inginocchiata sulla veranda, davanti a tutti, con il giardino alle spalle. Piccola, solitria e squisita.
Mariko aveva ragione, pens Toranaga. La cortigiana vale il suo prezzo. Era affascinato da lei, tanto che anche la preoccupazione per Zataki si era allentata. La mander a chiamare di nuovo stanotte, o dormir? Al ricordo della notte precedente, si sent eccitato.
"Dunque, Gyoko-san, volevate vedermi?" aveva chiesto alla protettrice di Kiku.
"S, signore."
Toranaga aveva acceso un pezzetto di incenso di misura precisa. Gyoko si era inchinata, ma lui l'aveva guardata appena. Vedeva Kiku da vicino per la prima volta e la vicinanza ne aumentava la bellezza dei lineamenti, su cui ancora il mestiere non aveva lasciato segni. "Vi prego, suonate qualcosa mentre noi discutiamo," le aveva detto.
Kiku aveva obbedito subito, ma la sua musica era stata molto diversa da quella di adesso. Era stata solo un dolce accompagnamento al colloquio. Ora suonava per eccitare, per intimorire, per promettere.
"Signore," aveva esordito in tono formale Gyoko, "prima lasciate che vi ringrazi umilmente per l'onore che fate a me, alla mia povera casa, e a Kiku-san, la prima delle mie signore dei Salici. Il prezzo che ho chiesto per il suo contratto  ingiurioso, lo so, impossibile, ne sono certa, inaccettabile fino a.quando domani mattina all'alba le Nobili Kasigi e Toda non avranno preso, nella loro saggezza, una decisione. Se si trattasse di voi, voi avreste gi deciso da tempo, perch cos' lo spregevole denaro per un samurai, e tanto pi per il pi grande daimyo del mondo?"
Gyoko aveva prolungato una pausa a effetto. Lui non aveva afferrato l'esca, ma aveva mosso leggermente il ventaglio. Il che poteva significare irritazione per la sua loquacit, accettazione del complimento o rifiuto assoluto del prezzo, a seconda dell'interpretazione. Sapevano benissimo entrambi chi in realt dovesse approvare la cifra.
"Cos' il denaro? Niente, se non un mezzo di comunicazione," aveva ripreso lei, "come la musica di Kiku-san. Infatti, noi del Mondo dei Salici, non facciamo altro che comunicare e divertire, sollevare lo spirito dell'uomo, alleggerirne il peso..." Toranaga aveva trattenuto una battuta caustica, ricordandosi che la donna aveva pagato per quel bastoncino di tempo ben cinquecento koku, una somma che meritava un pubblico attento. L'aveva lasciata continuare, ascoltandola solo a met, mentre godeva la musica perfetta che lo toccava fin nell'intimo, cullandolo in un senso di euforia. Poi una frase di Gyoko lo riport bruscamente alla realt. "Come?"
"Stavo proponendo umilmente che voi prendeste il Mondo dei Salici sotto la vostra protezione, cambiando il corso della storia."
"In che modo?"
"Facendo ci che sempre avete fatto, Nobile signore, prendendovi cura dell'avvenire di tutto l'impero... prima che del vostro."
Lasci passare la ridicola esagerazione e si ordin di chiudere gli orecchi alla musica... perch gi era caduto nella prima trappola di Gyoko, permettendole di portare con s la ragazza, nella seconda, lasciandosi incantare dalla sua bellezza e dal suo profumo, e nella terza, permettendole di mettere in opera le sue seduzioni mentre la padrona parlava.
"Che volete dire del Mondo dei Salici?"
"Due cose, signore. Primo: il Mondo dei Salici attualmente si intreccia con il mondo reale, a danno di entrambi. Secondo: le nostre signore non possono raggiungere quella perfezione che tutti gli uomini hanno il diritto di aspettarsi."
"S?" Il profumo di Kiku, diverso da ogni altro, era giunto fino a lui. Era perfetto anche quello. Involontariamente la guard. Sulle labbra le vide un mezzo sorriso, dedicato solo a lui. Poi la ragazza abbass languidamente le palpebre. Le sue dita sfiorarono le corde ed egli ne sent il tocco su di s.
Cerc di concentrarsi. "Scusate, Gyoko-san, che cosa dicevate?"
"Perdonatemi se non sono chiara. Primo: il Mondo dei Salici dovrebbe essere diviso da quello reale. La mia Casa da T a Mishima si trova in una strada a sud, altre ce ne sono sparse per tutta la citt. E lo stesso avviene a Kyoto, a Nara, e in tutto l'impero. Anche a Yedo. Ma io credo che Yedo potrebbe dare un esempio al mondo."
"In che modo?" chiese lui, mentre il cuore gli batteva un battito al vibrare di una corda.
"Tutte le altre professioni sono saggiamente riunite in strade e zone a loro riservate. Anche a noi, signore, dovrebbe essere concesso uno spazio. Yedo  una citt nuova: potreste prendere in considerazione di riservare una zona speciale al vostro Mondo dei Salici. Riunire tutte le Case da T entro la cerchia delle sue mura e proibire ogni Casa da T, per quanto umile, fuori di l."
Adesso la sua mente era molto attenta, perch l'idea era davvero notevole. Era cos buona che se la prese con se stesso per non averci pensato lui. Tutte le Case da T e tutte le cortigiane in un recinto, e quindi facilissime da sorvegliare, da controllare, da tassare. E anche i loro clienti facili da sorvegliare e spiare. Era cos semplice che lo lasci senza fiato, tanto pi conoscendo il potere delle cortigiane di prima classe.
Per il suo viso non trad nessun entusiasmo. "Quale ne sarebbe il vantaggio, Gyoko-san?"
"Avremmo la nostra corporazione, signore, con tutta la protezione che ci pu assicurare. Una vera corporazione, a cui tutti obbedirebbero..."
"Dovrebbero obbedire?"
"S, signore. Per il bene di tutti. La corporazione sarebbe responsabile dell'onest dei prezzi e del rispetto dei livelli, in tutte le Case. In pochi anni una signora di seconda classe di Yedo sarebbe pari a una di Kyoto, e cos via. E se il progetto funzionasse bene a Yedo, perch in seguito non in tutte le citt dei vostri domini?"
"Ma i proprietari dentro il recinto dominerebbero tutto. Sarebbero dei monopolisti, ne? Potrebbero imporre tariffe d'ingresso da strozzini, o chiudere le porte a molti altri che avrebbero gli stessi diritti nel Mondo dei Salici."
"S, forse. E in qualche luogo, a volte, accadr. Ma si possono facilmente emanare leggi severe per garantire l'onest, e mi sembra che il bene supererebbe il male per noi e per i nostri onorati clienti. Secondo: le signore
"Concludiamo sul primo punto, Gyoko-san," interruppe seccamente Toranaga. "Questo sarebbe un argomento contro la vostra proposta, ne?"
"S, signore. Forse. Ma ogni daimyo potrebbe dare ordini diversi. E avrebbe da trattare con una sola corporazione, prima di tutto. Voi non avreste problemi. E ogni zona, naturalmente, sarebbe responsabile della pace entro i suoi confini. E delle tasse."
"Gi, le tasse! Certo, sarebbe molto pi facile riscuotere le tasse. Questo  un punto a vostro favore."
Lo sguardo di Gyoko era fisso sul bastoncino d'incenso, gi bruciato per pi di met. "Nella vostra saggezza potreste decretare che il nostro Mondo dei Salici fosse l'unico, in tutto l'impero, esente da tasse, per sempre. Per sempre e sempre." Lo guard in faccia, con aria schietta. "Non  forse chiamato anche Mondo Galleggiante, non  un'offerta di bellezza? e non  la giovent gran parte della bellezza? Non  forse un dono divino e sacro una cosa cos passeggera e fuggevole come la giovent? Voi pi di ogni altro, signore, dovete sapere quanto rara e fuggevole sia la giovinezza, quanto lo sia una donna."
La musica tacque e lo sguardo di Toranaga fu attirato da Kiku, che lo fissava intenta, con una piccola ruga sulla fronte.
"S," ammise sinceramente. "So quanto possa essere fuggevole." Sorseggi il cha. "E ora al secondo punto."
"Secondo," disse Gyoko, raccogliendo tutte le sue forze, "secondo e ultimo: potreste imprimere il vostro segno sul Mondo dei Salici per sempre. Pensate ad alcune delle nostre signore: Kiku-san, per esempio, studia canto e danza e musica da quando aveva sei anni. Ha lavorato e lavora senza sosta, ogni momento, per perfezionare le sue arti. Certo  diventata, a ragione, di prima classe, come merita la sua bravura. Ma  sempre cortigiana e alcuni clienti vogliono godere il suo corpo, oltre alla sua arte. Io credo che si dovrebbero creare due classi di signore: una di cortigiane, come sempre - divertenti, felici, dedite al corpo; l'altra, nuova, di... si potrebbero chiamare geishe, persone dell'arte... dedicate solo all'arte. Le geishe non dovrebbero essere obbligate al guanciale, come parte del loro dovere. Dovrebbero saper intrattenere gli ospiti, danzare, cantare, suonare... essere delle spcialiste, in grado perci di concentrarsi sulla loro professione. Potrebbero far godere la mente e lo spirito degli uomini con la loro bellezza e la grazia e la bravura artistica. Mentre le cortigiane farebbero godere il corpo, con bellezza, grazia e altrettanta arte."
Di nuovo Toranaga fu colpito dalla semplicit e dalle possibilit di quest'idea. "Come si sceglierebbe una geisha?"
"Per il suo talento. Al momento della pubert il proprietario potrebbe decidere del suo avvenire. E la corporazione potrebbe accettarla, o respingerla, come apprendista, ne?"
" un'idea straordinaria, Gyoko-san."
La donna si inchin, con un brivido. "Scusate il mio lungo discorso, signore, ma cos la ragazza potrebbe ancora avere un bellissimo futuro e un reale valore, anche quando la bellezza svanisce e il corpo si fa pesante. Non dovrebbe percorrere il cammino che oggi  inevitabile per tutte le cortigiane. Io lo chiedo per tutte quelle che fra loro sono delle artiste, prima di tutte la mia Kiku-san. Io vi imploro di concedere alle poche favorite il futuro e la posizione che meritano nel paese. Imparare a cantare e danzare e suonare esige una fatica costante di anni e anni. Il guanciale chiede solo la giovinezza, e non c' afrodisiaco pari alla giovinezza, ne?"
"No." Toranaga la scrut. "La geisha potrebbe non riposare sul guanciale?"
"Non sarebbe parte del dovere della geisha, qualunque cifra le venisse offerta. Non sarebbe mai obbligata a farlo. Se una volesse farlo con un determinato uomo, sarebbe una sua faccenda privata - o forse potrebbe essere concordata con il permesso della sua padrona, fissando il prezzo che l'uomo pu permettersi di pagare. Il dovere di una cortigiana  di riposare sul guanciale con maestria - le geishe e le apprendiste geishe sarebbero intoccabili. Scusatemi, vi prego, di aver parlato tanto a lungo." Gyoko si inchin, imitata da Kiku. Non rimaneva che un frammento di incenso.
Toranaga le interrog per il doppio del tempo prestabilito, lieto dell'occasione di conoscere meglio il loro mondo, saggiandone idee, speranze e timori. Quanto venne a sapere, lo eccit e accanton nella memoria le informazioni per l'avvenire, poi mand Kiku in giardino. "Vorrei che stanotte restasse, Gyoko-san, se lo desidera... fino all'alba, se  libera. Volete chiederglielo? Mi rendo conto naturalmente che forse  stanca. Dopo tutto ha suonato cos deliziosamente per tanto tempo e io lo capirei. Ma forse vorr pensarci. Vi sarei grato se glielo chiedeste."
"Certo, signore, ma so che sar onorata del vostro invito.  nostro dovere servire in ogni modo possibile, ne?"
"S, ma lei , come avete notato voi, molto speciale. Se fosse troppo stanca, capirei. Chiedeteglielo, vi prego." Consegn a Gyoko una borsettina di pelle, con dieci koban, rimpiangendo una simile ostentazione, ma consapevole che il suo rango lo esigeva. "Forse questo la compenser di un colloquio cos estenuante e sar un piccolo segno di ringraziamento per le vostre idee."
" nostro dovere servirvi, signore," disse Gyoko ed egli vide che cercava inutilmente di contare le monete attraverso la pelle. "Grazie. Vado a chiederglielo." Poi strane e inattese lacrime le riempirono gli occhi. "Vi prego, accettate il grazie di una vecchia donna volgare per la vostra bont e per avermi ascoltata.  solo perch, in cambio del piacere che diamo, abbiamo per ricompensa un fiume di lacrime. In verit, signore,  difficile spiegare quello che sente una donna... scusatemi, vi prego..."
"Sentite, Gyoko-san, io capisco. Non vi preoccupate. Rifletter su tutto quanto avete detto. Oh, s, partirete entrambe con me, subito dopo l'alba. Qualche giorno in montagna vi offrir un cambiamento piacevole. Suppongo che il prezzo del contratto sar accettato, ne?"
Gyoko si inchin, ringraziando, poi si asciug le lacrime e con tono fermo chiese: "Posso sapere il nome dell'onorato signore per cui verr acquistato il contratto?"
"Yoshi Toranaga-noh-Minowara."
Ora, nella dolce freschezza della notte di Yokos, Toranaga ripensava alla luce di orgoglio che era apparsa sul viso di Gyoko e si stupiva una volta di pi dell'ingenuit della gente. Incredibile! Perfino le persone pi astute spesso vedevano soltanto quello che volevano vedere, e raramente andavano oltre la facciata, anche la pi sottile. O ignoravano addirittura la realt. E poi, quando tutto crollava in pezzi, e loro erano in ginocchio a squarciarsi il ventre o a tagliarsi la gola, o si vedevano cacciare fuori nel mondo ostile, si strappavano i capelli e si lamentavano del karma, accusando gli dei o i kami o la fortuna o i signori o i mariti o i vassalli - chiunque e qualunque cosa - ma mai se stesse. Una cosa davvero strana!
Osserv i suoi ospiti e li vide ancora intenti a contemplare la ragazza, chiusi nei loro segreti, con l'animo che si allargava davanti a quell'arte - tutti, meno l'Anjin-san, che era nervoso e infastidito. Non importa, Anjin-san, pens Toranaga divertito,  solo la tua scarsa civilt. Non importa, col tempo ci arriverai e anche se cos non fosse, non importa finch obbedisci. Per il momento ho bisogno della tua ipersensibilit e della tua collera e della tua violenza.
Siete tutti qui: Omi, Yabu, Naga, Buntaro, Mariko, Kiku-san, e perfino Gyoko. Tutti i miei falchi e falconi dell'Izu, tutti addestrati e pronti. Tutti meno uno: il prete cristiano. E presto toccher a te, Tsukku-san. O forse a me.

Padre Martin Alvito della Compagnia di Ges era in collera. Proprio quando avrebbe dovuto prepararsi all'incontro con Toranaga, in cui avrebbe avuto bisogno di tutte le sue facolt, doveva affrontare questo nuovo abominio, che non poteva aspettare. "Che cosa puoi dire a tua discolpa?" chiese, in tono sferzante, all'accolito giapponese, che si prosternava davanti a lui. Gli altri fratelli assistevano in semicerchio.
"Perdonatemi, padre, ho peccato," balbett l'uomo, perduto nella pi totale infelicit. "Perdonatemi, vi prego..."
"Ti ripeto: spetta a Dio onnipotente nella Sua saggezza perdonare, non a me. Hai commesso un peccato mortale. Hai rotto il sacro voto. Ebbene?"
La risposta si ud a stento. "Mi dispiace, padre." Era un uomo fragile e sottile, battezzato col nome di Giuseppe. Aveva trent'anni. Gli altri fratelli andavano dai diciotto ai quarant'anni. Tutti con la tonsura, tutti di famiglia nobile e samurai di Kyushu, tutti che si preparavano con severit al sacerdozio, anche se nessuno ancora era stato ordinato.
"Ho confessato, padre," aggiunse fratello Giuseppe, a capo chino.
"Credi che basti?" Alvito si volt impaziente e and alla finestra. La stanza era mediocre, con delle belle stuoie, ma con gli shoji in cattive condizioni. La locanda era di terza classe, ma era il meglio che avesse trovato a Yokos, dove tutto era occupato dai samurai. Fiss lo sguardo nella notte, ascoltando distratto la voce lontana di Kiku, che superava il mormorio del fiume. Finch lei non avesse terminato, Alvito sapeva che Toranaga non l'avrebbe chiamato. "Sporca meretrice!" disse piano. La cadenza lamentosa del canto giapponese lo irritava pi del solito e aumentava la sua collera contro Giuseppe.
"Ascoltate, fratelli," Alvito si rivolse agli altri, "siamo riuniti a giudicare fratello Giuseppe, che la notte scorsa  andato con una prostituta di questa cittadina, rompendo il voto di castit, rompendo il voto di obbedienza, insozzando la sua anima immortale, la sua posizione di gesuita, il suo posto nella Chiesa e in tutto ci che rappresenta. Davanti a Dio chiedo a ognuno di voi: hai fatto altrettanto?"
Tutti scossero la testa.
"Avete mai fatto altrettanto?"
"No padre."
"Tu, peccatore! Davanti a Dio, riconosci il tuo peccato?"
"S, padre, ho gi confess..."
"Davanti a Dio  la prima volta?"
"No, non  la prima volta," rispose Giuseppe." Io... sono andato con un'altra, quattro notti fa... a Mishima."
"Ma... ma ieri abbiamo detto messa! E la tua confessione di ieri e della sera precedente e di quella prima ancora? Tu non... Ieri abbiamo detto messa! Per l'amor di Dio, hai accettato l'eucarestia pur essendo in peccato mortale?"
Fratello Giuseppe era cinereo in volto per la vergogna. Stava con i gesuiti dall'et di otto anni. " stata... la prima volta, padre. Solo quattro giorni fa. Ero rimasto senza peccato per tutta la vita. Ma sono stato tentato di nuovo e questa volta - la Madonna mi perdoni - questa volta ho ceduto. Ho trent'anni, sono un uomo. Siamo tutti uomini. Vi prego, il Signore Ges ha perdonato i peccatori... perch voi non potete perdonarmi? Siamo tutti uomini..."
"Siamo tutti sacerdoti!"
"Non siamo sacerdoti veri, noi! Non siamo professi, non abbiamo nemmeno preso gli ordini! Non siamo dei gesuiti veri. Non possiamo pronunciare il quarto voto come voi, padre," insist cupo Giuseppe. "Altri ordini consacrano i loro confratelli, ma i gesuiti no. Perch non..."
"Frena la tua lingua!"
"No!" grid Giuseppe, adirato. "Scusate, padre, ma perch qualcuno di noi non potrebbe ricevere gli ordini?" Indic uno dei fratelli, alto, con il viso tondo, che osservava serenamente la scena. "Perch fratello Michele non deve essere ordinato? Studia da quando aveva dodici anni. Adesso ne ha trentasei ed  un cristiano perfetto, quasi un santo. Ha convertito migliaia d'altri, eppure ancora non  stato ordinato, anche..."
"In nome di Dio, tu..."
"In nome di Dio, padre, perch nessuno di noi pu essere ordinato? Qualcuno deve avere il coraggio di chiedervelo!" Giuseppe ora stava in piedi. "Io mi preparo da sedici anni, fratello Matteo da ventitr. Giuliano da pi ancora; per tutta la vita... anni infiniti. Conosciamo le preghiere e il catechismo e gli inni meglio di voi, e Michele e io parliamo il latino come il portoghese..."
"Basta!"
"... portoghese, e tocca a noi soprattutto predicare e discutere con i buddisti e gli altri idolatri e occuparci di quasi tutte le conversioni. Noi lo facciamo! In nome di Dio e della Madonna, cosa c' in noi che non va bene? Non siamo abbastanza buoni per i gesuiti? O  solo perch non siamo portoghesi o spagnoli, o perch non abbiamo i peli e gli occhi rotondi? In nome di Dio, padre, perch non c' un solo giapponese ordinato gesuita?"
"Adesso tacerai!"
"Siamo perfino stati a Roma, Michele, Giuliano e io!" esplose ancora Giuseppe. "E voi non siete mai andato a Roma n avete visto il padre generale e sua santit il papa, come noi..."
"Questa sarebbe un'altra buona ragione perch non discutessi. Sei votato alla castit, alla povert, e all'obbedienza. Sei stato scelto fra tanti, favorito fra tanti, e hai lasciato che la tua anima si corrompesse al punto da..."
"Scusate, padre, ma non direi che siamo stati favoriti, se dopo tanto studio e tante preghiere e predicazione e tanta attesa nessuno di noi  stato ordinato, a dispetto delle promesse ricevute. Io avevo dodici anni e Giuliano undici quando..."
"Ti proibisco di continuare! Ti ordino di tacere." Nel silenzio pesante Alvito scrut gli altri che, allineati contro le pareti, li guardavano e li ascoltavano attenti. "Tutti sarete ordinati a tempo debito. Ma tu, Giuseppe, davanti a Dio, tu..."
"Davanti a Dio!" esplose di nuovo Giuseppe. "Il tempo debito per chi?"
"Sar Dio a decidere!" ribatt duro Alvito, sbalordito davanti a quell'aperta ribellione. "Mettiti-in-ginocchio!"
Giuseppe cerc di ricambiargli lo sguardo, ma non ci riusc. Con un sospiro, chin la testa e cadde in ginocchio.
"Possa Dio avere piet di te. Tu ti sei confessato reo di un peccato mortale, di aver rotto il tuo voto di castit e il tuo voto di obbedienza. E sei colpevole di un'incredibile arroganza. Come osi mettere in discussione gli ordini del nostro generale e la condotta della Chiesa? Hai messo a repentaglio la tua anima immortale. Sei una sciagura per il tuo Dio, per la Compagnia, per la Chiesa, e per la tua famiglia e gli amici. Il tuo  un caso tanto grave che bisogner deferirlo al padre generale. Fino a quel giorno non riceverai la comunione, non sarai confessato n confesserai n parteciperai ad alcun rito..." Le spalle di Giuseppe erano scosse da un tremito. Il rimorso lo torturava. "Come prima penitenza, ti  vietato parlare, per trenta giorni mangerai solo riso e berrai solo acqua e per trenta notti pregherai la Madonna benedetta perch perdoni il tuo immondo peccato, e sarai frustato. Trenta sferzate. Togliti la tonaca."
Il tremito cess e Giuseppe alz gli occhi. "Accetto tutto quello che avete ordinato, padre," rispose, "e chiedo perdono con tutto il cuore, e tutta l'anima. Chiedo perdono a voi come lo chieder a Lui in eterno, ma non mi lascer frustare come un delinquente comune."
"Tu-verrai-frustato!"
"Scusatemi, padre," replic Giuseppe, "in nome della Madonna benedetta, non  per il dolore. Il dolore non conta per me, come non conta la morte. Forse  il mio karma che io sia dannato e bruci in eterno nelle fiamme infernali, e io lo sopporter. Ma sono un samurai."
"La tua superbia mi sconvolge. Non per il dolore tu devi essere punito, ma per toglierti questa superbia disgustosa. Un delinquente comune? Dov' la tua umilt? Nostro Signore Ges Cristo sopport le massime umiliazioni, e mor fra i delinquenti comuni."
"Infatti questo  uno dei grandi problemi per noi, padre."
"Che cosa?"
"Perdonate la mia sincerit, padre, ma se il Re dei re non fosse morto sulla croce come un delinquente comune, i samurai potrebbero accettare..."
"Basta!"
"...il cristianesimo pi facilmente.  saggia la Compagnia a non predicare Ges crocifisso come gli altri ordini..."
Alvito lev la sua croce come uno scudo, nell'atteggiamento di un angelo vendicatore. "In nome di Dio, taci e obbedisci, o sei scomunicato! Spogliatelo!"
Gli altri ripresero vita e avanzarono, ma Giuseppe balz in piedi e in mano gli apparve un coltello, che teneva nascosto sotto la tonaca. Si mise con le spalle contro il muro e tutti si fermarono. Tranne fratello Michele che avanz lento e calmo, tendendo la mano.
"Per favore, dammi il coltello, fratello," disse dolcemente.
"No. Scusami, ti prego."
"Allora, fratello, prega per me, come io prego per te." Michele allung tranquillo la mano verso l'arma.
Giuseppe arretr e si prepar a vibrare il colpo. "Perdonami, Michele."
Michele continu ad avvicinarsi.
"Fermati, Michele! Lascialo stare!" ordin Alvito.
Ormai a pochi centimetri dalla lama, Michele obbed. E Alvito, con il viso color della cenere, riprese: "Dio abbia piet di te, Giuseppe. Sei scomunicato. Satana si  impadronito della tua anima in terra come ne sar padrone nell'aldil. Vattene!"
"Io ripudio il dio cristiano! Sono giapponese, sono scintoista. Adesso la mia anima  mia. Non ho paura!" grid Giuseppe. "S, possediamo la superbia e l'orgoglio, al contrario dei barbari. Siamo giapponesi, non barbari. Persino i nostri contadini non sono barbari!"
Alvito tracci il segno della croce, per proteggere tutti, e senza timore volt le spalle al coltello. "Preghiamo insieme, fratelli. Satana  fra noi."
Anche gli altri si voltarono, molti con tristezza, alcuni ancora sconvolti. Soltanto Michele rimase dov'era, con gli occhi fissi su Giuseppe. Questi si strapp di dosso il rosario e la croce e stava per gettarli via, ma Michele tese di nuovo la mano. "Ti prego, fratello, dalli a me...  un dono cos modesto," mormor.
Giuseppe lo guard, a lungo, poi glieli consegn. "Perdonami, ti prego."
"Pregher per te," rispose Michele.
"Non hai sentito? Ho ripudiato Dio!"
"Pregher perch tu non sia ripudiato da Lui!"
"Perdonami, fratello!" esclam ancora Giuseppe. Si infil il coltello nella cintura, spalanc la porta e percorse il corridoio, fino alla veranda, alla cieca. Parecchia gente lo osserv con curiosit, e anche Uo il pescatore, che aspettava paziente nell'ombra. Giuseppe attravers il cortile e si avvi al portone. Un samurai lo blocc. "Alt! Dove andate?"
Giuseppe si ferm. "Scusate, mi spiace... io... non lo so."
"Io sono al servizio di Toranaga-sama. Chiedo scusa, ma non ho potuto fare a meno di udire quello che accadeva l dentro. L'intera locanda deve avere sentito... Un'incredibile maleducazione... da parte del vostro capo, urlare in quel modo e disturbare la pace. E anche da parte vostra. Io sono qui in servizio. Credo sia meglio che parliate con l'ufficiale di guardia."
"Penso... grazie. Andr dall'altra parte. Scusatemi, vi prego..."
"Non andate in nessun posto, spiacente, se non dal mio ufficiale..."
"Come? Oh, s... s, mi spiace, certo." Giuseppe cercava disperatamente di rimettere in funzione il cervello.
"Bene, grazie." Il samurai si volt vedendo un compagno attraversare il ponte e salutare militarmente.
"Sono venuto per accompagnare Tsukku-san dal Nobile Toranaga."
"Bene. Eravate atteso."

43
Toranaga osserv l'alta figura del prete attraversare la radura, con i lineamenti induriti dalla luce delle fiaccole. Il saio buddista color arancione era elegante. Alla vita, come sempre, pendevano un rosario e una croce.
A dieci passi di distanza Alvito s'inginocchi e s'inchin, dando inizio al solito cerimoniale. Toranaga sedeva solo sulla pedana, e le guardie, in semicerchio, erano troppo lontane per sentire le loro parole. Solo Blackthorne poteva udirli. Stava appoggiato alla pedana, come gli era stato ordinato, con lo sguardo fisso sul prete, quasi a trapassarlo. Alvito parve non notarlo.
" un piacere vedervi," disse padre Alvito, quando fu il momento.
"Anche vedere voi, Tsukku-san." Toranaga gli fece cenno di accomodarsi sul cuscino preparato sul tatami davanti alla pedana. "Da molto tempo non ci incontriamo."
"S, signore, e vi sono molte cose da dire." Alvito era pienamente consapevole di quel cuscino messo sotto e non sulla pedana, e anche delle spade da samurai che Blackthorne poteva permettersi di portare cos vicino a Toranaga e della posizione indolente dell'inglese, piena di indifferenza. "Vi porto un messaggio riservato del mio superiore, il padre visitatore, che vi manda i suoi deferenti omaggi."
"Grazie. Ma prima ditemi di voi."
"Ahim, signore," rispose Alvito, sapendo che con la sua acutezza Toranaga aveva certo notato l'angoscia che lo tormentava, per quanto egli avesse cercato di liberarsene, "stasera sono troppo conscio delle mie manchevolezze. Vorrei che stasera mi fosse concesso di abbandonare i miei doveri terreni e ritirarmi a pregare, per implorare il favore di Dio." Si vergognava della sua mancanza di umilt: sebbene il peccato di Giuseppe fosse stato terribile, lui si era lasciato trascinare dalla fretta, dall'ira e dalla stupidit. Era colpa sua se un'anima si era perduta per sempre. "Nostro Signore disse una volta: 'Padre, allontana da me questo calice!' eppure dovette anche Lui accettare il calice. Noi dobbiamo cercare di seguirne i passi meglio che possiamo. Scusatemi se ho lasciato trasparire i miei problemi."
"Qual  stato il vostro calice, amico mio?"
Alvito gli raccont tutto, sapendo che era inutile nascondergli i fatti, perch Toranaga ne sarebbe stato informato ben presto - e forse gi li sapeva - ed era molto meglio che ne ricevesse la versione esatta, piuttosto che una distorta. " tristissimo perdere un fratello, terribile escluderlo e cacciarlo, per quanto terribile sia il suo errore.  stata colpa mia: dovevo avere pi pazienza."
"Dove si trova adesso?"
"Non lo so, signore."
Toranaga chiam una guardia. "Trovate il cristiano rinnegato e portatelo da me domani a mezzogiorno." Il samurai corse via.
"Chiedo piet per lui," esclam Alvito, con sincerit. Ma sapeva che nessuna sua parola avrebbe distolto Toranaga da una decisione gi presa. Una volta di pi rimpianse che la Compagnia non avesse un proprio braccio secolare in grado di arrestare e punire gli apostati, come in ogni altro luogo del mondo. Spesso aveva raccomandato che lo si creasse anche in Giappone, ma non gli avevano dato ascolto, sia l che a Roma. Ma senza il nostro braccio secolare, pens stancamente, non potremo mai mantenere la disciplina tra i fratelli e anche nel gregge.
"Perch non sono stati ordinati sacerdoti nella Compagnia, Tsukku-san?"
"Perch nessuno dei nostri accoliti, signore,  ancora abbastanza preparato. Per esempio, il latino  indispensabile, perch l'ordine esige che ogni fratello sia pronto a recarsi in qualunque momento in qualunque parte del mondo. E purtroppo il latino  difficile da apprendere. Nessuno  ancora pronto."
Alvito ne era persuaso con tutto il cuore. Ma si opponeva anche duramente, al contrario del padre visitatore, a un clero gesuita giapponese, regolarmente ordinato. "Eminenza," affermava sempre, "vi prego, non lasciatevi ingannare dall'aspetto umile e dignitoso. Sotto quell'aspetto sono temperamenti di cui non ci si pu fidare, e alla fine in loro predominano sempre l'orgoglio e lo spirito giapponese. Non saranno mai servi fedeli della Compagnia, o militanti di sua santit, pronti a obbedire a lui soltanto. Mai."
Alvito gett uno sguardo a Blackthorne, poi si rivolse di nuovo a Toranaga, che gli stava dicendo: "Per due o tre di questi aspiranti preti parlano latino, ne? e portoghese.  vero quanto affermava quell'uomo. Perch non sono stati scelti loro per essere ordinati?"
"Mi dispiace, ma il generale della Compagnia non li giudica abbastanza pronti. E forse la tragica caduta di Giuseppe ne  la conferma."
" male rompere un giuramento solenne," osserv Toranaga. Ricordava l'anno in cui tre ragazzi erano partiti da Nagasaki con la Nave Nera per essere festeggiati alla corte del re spagnolo e in quella del gran sacerdote dei cristiani. Era l'anno in cui era stato ucciso Goroda. Erano tornati dopo nove anni, ma durante tutta la loro assenza erano stati accuratamente controllati e istruiti, cos che, partiti da giovani cristiani zelanti, erano tornati con la stessa mentalit ristretta e la stessa preparazione sbagliata di prima. Uno spreco sciocco, pensava Toranaga, lo spreco di un'occasione incredibile, che Goroda non aveva voluto sfruttare, a dispetto di tutte le sue insistenze.
"No, Tora-san," replicava Goroda, "abbiamo bisogno dei cristiani per contrastare i buddisti. Molti preti e monaci buddisti sono soldati, ne? La maggior parte. I cristiani no. Che il prete gigante si tenga i tre ragazzi che vuole... non sono che zucche del Kyushu. Io vi dico di incoraggiare i cristiani. Non seccatemi con un piano decennale, ma bruciate ogni monastero buddista a portata di mano. I buddisti sono come mosche su una carogna, e i cristiani non sono che un mucchio di rifiuti."
Ma adesso no, rifletteva irritato Toranaga, adesso sono calabroni. "S," comment, " molto grave rompere un giuramento e gridare e disturbare l'armonia di una locanda."
"Vi prego, scusatemi, Toranaga-sama, e perdonatemi per aver parlato dei miei problemi. Grazie d'avermi ascoltato. La vostra attenzione, come sempre, mi fa sentire meglio. Mi permettete di salutare il pilota?"
Toranaga acconsent.
"Devo congratularmi con voi, pilota," disse Alvito in portoghese, "le spade vi si attagliano."
"Grazie, padre. Sto imparando a usarle," rispose Blackthorne. "Ma, purtroppo, ancora non sono molto abile. Quando devo combattere mi limito alle pistole, ai coltelli e ai cannoni."
"Io prego perch non dobbiate pi combattere, pilota, e perch i vostri occhi si aprano all'infinita compassione di Dio."
"I miei sono aperti. Sono i vostri che sono offuscati."
"Per la salute dell'anima vostra, pilota, tenete aperti gli occhi e la mente. Forse siete in errore. Ma anche cos, devo ringraziarvi per aver salvato la vita del Nobile Toranaga."
"Chi ve ne ha parlato?"
Alvito non rispose e si volt verso Toranaga.
"Che cosa vi siete detti?" chiese Toranaga, dopo un silenzio prolungato.
Alvito glielo rifer, aggiungendo: "Bench sia nemico della mia fede e sia un pirata, sono felice che vi abbia salvato, signore. Le vie di Dio sono misteriose. Voi gli avete reso un grande onore nominandolo samurai."
" anche hatamoto," precis Toranaga, soddisfatto dello stupore del prete. "Avete portato un dizionario?"
"S, signore, e anche molte mappe, di quelle che desideravate, su cui sono segnate alcune basi portoghesi sulla rotta di Goa. Il libro  ancora fra i miei bagagli. Devo mandare qualcuno a prenderlo, o posso consegnarglielo io stesso pi tardi?"
"Dateglielo pi tardi. Stasera, o domani. Avete portato anche la relazione?"
"Sugli ipotetici cannoni che avremmo portato da Macao? Il padre visitatore sta preparandola."
"E i quantitativi di mercenari giapponesi assoldati in ognuna delle vostre nuove basi?"
"Il padre visitatore ha richiesto un rapporto aggiornato a tutte, signore, e ve lo trasmetter appena completo."
"Bene. Ora ditemi: come sapevate del mio salvataggio?"
"Niente accade a Toranaga-noh-Minowara che non sia oggetto di discorsi e di leggende. Durante il viaggio da Mishima abbiamo appreso che il terremoto aveva minacciato di travolgervi, ma che il 'Barbaro d'Oro' vi aveva salvato. E poi che voi avevate compiuto lo stesso gesto per lui e una dama... Mariko-san, suppongo."
Toranaga annu. "S. Si trova qui a Yokos." Riflett un momento, poi riprese. "Domani vorrebbe essere confessata, secondo il vostro uso. Ma solo per quanto riguarda argomenti che non hanno rapporto con la politica. E immagino che cos ne saremo esclusi sia io sia tutto ci che si riferisce ai miei hatamoto, ne? L'ho gi spiegato a lei."
Alvito si inchin, per manifestare la propria comprensione. "Con il vostro permesso, signore, potrei celebrare la messa per tutti i cristiani che sono raccolti qui? Con la massima discrezione, s'intende. Domani?"
"Ci penser." Toranaga convers un poco su argomenti senza peso, poi chiese: "Avete un messaggio per me? Dal vostro sacerdote capo?"
"Con tutta umilt, vorrei segnalarvi che si tratta di un messaggio riservato e personale."
Toranaga finse di riflettere, anche se gi aveva preordinato lo svolgersi del colloquio e gi aveva dato all'Anjin-san istruzioni precise su come comportarsi e cosa dire. "Benissimo." Si rivolse a Blackthorne. "Anjin-san, adesso potete andare. Parleremo pi tardi."
"S, signore," rispose Blackthorne. "Ma scusate, la Nave Nera. Arrivare Nagasaki?"
"Ah, s, grazie!" esclam Toranaga, lieto che la frase di Blackthorne fosse sembrata del tutto spontanea. "Ebbene Tsukku-san,  arrivata?"
Alvito rimase sconcertato dal giapponese di Blackthorne e turbato per la domanda. "S, Toranaga-sama.  arrivata da quattordici giorni."
"Ah! Quattordici giorni. Capite, Anjin-san?"
"S, grazie."
"Bene. Il resto potrete chiederlo a Tsukku-san pi tardi, ne?"
"S. Prego, scusatemi." Blackthorne si alz, s'inchin e si allontan.
Toranaga lo segu con lo sguardo. "Un uomo molto interessante... per essere un pirata. E ora, prima di tutto parlatemi della Nave Nera."
" approdata bene, signore, con il carico di seta pi grosso che abbia mai portato." Alvito cerc di sembrare entusiasta. "L'accordo concluso fra voi e i Nobili Harima, Kiyama e Onoshi  in vigore. Il vostro tesoro si arricchir di diecimila koban nel giro di un anno. La seta  della qualit migliore, signore. Ho portato una copia della nota di carico per il vostro quartiermastro. Il capitano-generale Ferriera vi manda i suoi omaggi e spera di vedervi presto di persona. Per questo motivo ho tardato a venire da voi. Il padre visitatore mi ha fatto partire d'urgenza da Osaka per controllare che a Nagasaki tutto procedesse nel dovuto modo. Quando stavo per lasciare Nagasaki abbiamo saputo che voi eravate andato nell'Izu e allora mi sono diretto qui il pi rapidamente possibile. Ho raggiunto via mare il porto di Nimazu con una nave veloce, e poi ho viaggiato via terra. A Mishima ho incontrato il Nobile Zataki e ho chiesto il permesso di unirmi a lui."
"La vostra nave  ancora a Nimazu?"
"S, Toranaga-sama, mi aspetta."
"Bene." Per un momento Toranaga si chiese se mandare Mariko a Osaka con quella nave, poi accanton il problema. "Vi prego, consegnate stasera la nota di carico al quartiermastro."
"S, signore."
"L'accordo per il carico di quest'anno  definito?"
"S, completamente."
"Bene. Adesso veniamo al resto, alla parte importante."
Alvito si sent le mani improvvisamente aride. "N Kiyama n Onoshi accettano di abbandonare il generale Ishido. Mi dispiace. Non hanno voluto accettare di unirsi alle vostre bandiere, per quanto abbiamo insistito e premuto."
La voce di Toranaga suon bassa e crudele. "Avevo gi messo in chiaro che occorreva qualcosa di pi che le insistenze!"
"Sono addolorato di portarvi, in questo campo, delle cattive notizie, ma nessuno dei due accetta di schierarsi pubblicamente con..."
"Ah, 'pubblicamente' dite... E privatamente, in segreto?"
"Privatamente sono decisi quanto pubblic..."
"Avete parlato con tutti e due insieme, o separatamente con ognuno?"
"Sia insieme che singolarmente,  naturale, con la massima segretezza, ma nessuno dei nostri suggerimenti..."
"Avete solo 'suggerito'? Perch non glielo avete ordinato?"
"Come vi ha gi spiegato il padre visitatore, noi non possiamo dare ordini a nessun daimyo n..."
"Ma potete dare ordini a un fratello, ne?"
"S, signore."
"Li avete minacciati di ripudiarli, anche loro?"
"No, signore."
"Perch?"
"Perch non hanno commesso un peccato mortale." Alvito parl con tono fermo, come concordato con Dell'Aqua, ma il cuore gli tremava e detestava dover essere latore di notizie terribili, ancora aggravate dal fatto che Harima, legale padrone di Nagasaki, aveva comunicato, in via privata, che la sua immensa ricchezza e il suo immenso potere avrebbero appoggiato Ishido. "Vi prego, scusatemi, Toranaga-sama, ma non sono io a stabilire le regole di Dio, come voi non avete stabilito quelle del bushido. Dobbiamo..."
"Voi scacciate un povero sciocco per un atto naturale come riposare sul guanciale e quando due vostri convertiti si comportano in modo innaturale, anzi da traditori, quando io cerco il vostro aiuto con urgenza - e sono un vostro amico - avanzate solo dei 'suggerimenti'. Capite la gravit di tutto questo?"
"Sono addolorato. Scusatemi, ma..."
"Forse non vi scuser, Tsukku-san. Lo si  gi detto: adesso ognuno deve scegliere da che parte schierarsi."
"Ma noi siamo, naturalmente, dalla vostra parte, signore. Per non possiamo ordinare ai Nobili Onoshi e Kiyama..."
"Per fortuna io posso dare ordini al mio cristiano."
"Signore?"
"Posso ordinare che l'Anjin-san sia libero. Con la sua nave. E con i suoi cannoni."
"Guardatevi da lui, signore! Il pilota  diabolicamente abile, ma  un eretico, un pirata e indegno di fiducia.
"Qui l'Anjin-san  un samurai e un hatamoto. Forse in mare  un pirata. Se lo , suppongo che si trasciner dietro molti altri corsari e wako... molti. Quello che uno straniero fa in alto mare,  affar suo, ne? Questa  stata sempre la nostra politica."
Alvito rimase zitto, cercando di far funzionare il cervello. Nessuno aveva tenuto conto della possibilit che lingeles si legasse tanto a Toranaga.
"I due daimyo cristiani non hanno preso nessun impegno, neppure segreto?"
"No, signore. Abbiamo tentato in ogni..."
"Nessuno scambio, nessun accordo, nessun compromesso, niente?"
"Niente, signore. Abbiamo tentato di piegarli e convincerli con ogni mezzo, credetemi." Alvito sapeva di essere in trappola e lasci trasparire parte della sua disperazione. "Se si trattasse solo di me, ebbene, io li minaccerei di scomunica, anche se non potrei mai rendere effettiva la minaccia, a meno che commettessero un peccato mortale e poi rifiutassero di confessarlo e pentirsi, e fare penitenza. Ma anche una minaccia per un motivo ingiusto sarebbe da parte mia un torto grave, un peccato mortale, per cui rischierei la dannazione eterna."
"Volete dire che li scaccereste se peccassero contro il vostro credo?"
"S, ma non voglio dire che questo mezzo si potrebbe usare per portarli al vostro fianco, signore. Scusatemi, ma essi... sono assolutamente ostili a voi, per ora. Mi dispiace, ma  la verit. Lo hanno dichiarato esplicitamente, sia insieme che da soli. Io prego Dio che mutino parere. Vi abbiamo dato la nostra parola che avremmo tentato, ve lo abbiamo promesso davanti a Dio, il padre visitatore e io e abbiamo mantenuto la promessa. Davanti a Dio abbiamo fallito."
"Allora io perder. Lo sapete, vero?" rispose Toranaga. "Se loro restano con Ishido, tutti i daimyo cristiani si schiereranno con lui, e io dovr perdere. Venti samurai per ognuno dei miei. Ne?"
"SI."
"Che piano hanno? Quando mi attaccheranno?"
"Non lo so, signore."
"Se lo sapeste, me lo direste?"
"S, ve lo direi."
Ne dubito, pens Toranaga, e volse lo sguardo lontano, quasi schiacciato dal peso della sua angoscia. Dovr essere davvero Cielo rosso? si chiese disperato. Dovr venire per forza l'assurdo tentativo di Kyoto, destinato al fallimento?
Gli era odiosa la gabbia in cui si trovava rinchiuso. Come il Taiko e Goroda prima di lui, doveva sopportare i preti cristiani, perch erano inseparabili dai mercanti portoghesi, come le mosche da un cavallo, e detenevano un potere assoluto, temporale e spirituale, sul loro gregge. Senza i preti niente commercio. La loro presenza come negoziatori e mediatori nelle operazioni della Nave Nera era fondamentale perch parlavano la lingua e godevano la fiducia di entrambe le parti e, anche se l'impero restava loro chiuso, tutti i barbari se ne sarebbero andati con loro per non tornare mai pi. Ricordava bene l'unico tentativo del Taiko di liberarsi dei preti, pur favorendo il commercio: per due anni la Nave Nera non era arrivata. Le spie avevano riferito che il capo dei gesuiti, annidato a Macao come un ragno velenoso, aveva bloccato il commercio per rappresaglia contro gli editti del Taiko, sapendo che alla fine il Taiko avrebbe dovuto umiliarsi. E infatti al terzo anno egli si era piegato e aveva richiamato i preti, chiudendo un occhio sul tradimento e la ribellione da loro fomentati sui suoi stessi editti.
Non si sfugge a questa realt, pensava Toranaga. Io non credo a quanto dice l'Anjin-san - che il commercio  vitale per i barbari quanto per noi e che la loro avidit li indurrebbe a continuare, a dispetto dei preti.  un rischio troppo grosso da correre, e poi non ne ho il tempo n il potere. Una volta ci abbiamo provato, e abbiamo fallito. Chi lo sa? I preti potrebbero forse aspettare per dieci anni... sono abbastanza spietati. Io credo che se loro ordinassero: "Niente commercio!" cos sarebbe, e noi non possiamo aspettare dieci anni. Neppure cinque. E se li cacciamo tutti, ci vorranno vent'anni perch il barbaro inglese arrivi a sostituirli, ammesso che l'Anjin-san dica la verit intera e ammesso che i cinesi accettino di commerciare con altri, abbandonando i barbari meridionali. Io non credo che i cinesi cambino sistema. Non lo hanno mai fatto. Vent'anni sono troppi. Dieci anni sono troppi.
Questa  la realt, a cui non si sfugge. E c' forse una realt peggiore, quella che in segreto atterriva Goroda e il Taiko e che ora sta rialzando la sua immonda testa: che i preti cristiani, fanatici e senza paura, mettano tutta la loro influenza e il loro potere commerciale e quello sul mare a disposizione di uno dei grandi daimyo cristiani. E c' di pi: potrebbero raccogliere una forza d'invasione, dei conquistadores altrettanto fanatici armati dei moschetti pi moderni, e metterla al servizio di quest'unico daimyo cristiano... come stavano per fare l'ultima volta. In s, barbari, invasori e preti, in qualunque numero, non costituiscono una minaccia contro tutte le nostre forze unite. Abbiamo fermato le orde di Kublai Khan e possiamo fermare qualunque invasore. Ma se si alleano con uno dei nostri, con un grande daimyo cristiano, padrone di eserciti di samurai, e scatenano la guerra civile in tutto il regno, questo alla fine potrebbe dare a quel daimyo il potere assoluto su tutti noi.
Kiyama o Onoshi? Adesso appare evidente che il disegno del prete  questo, ma quale daimyo! In principio tutti e due, aiutati da Harima. Ma a chi il trionfo finale? Kiyama... perch Onoshi il lebbroso non vivr ancora a lungo e la sua ovvia ricompensa, per l'aiuto data all'odiato nemico Kiyama, sar la garanzia di una eterna vita senza dolori nel paradiso cristiano, con un seggio permanente a destra del dio cristiano.
Per ora, fra tutti e due, dispongono di quattrocentomila samurai. La base  Kyushu, che  fuori dalla mia portata. Insieme possono facilmente assoggettare tutta l'isola, poi avrebbero truppe e provviste senza limiti e tutte le navi necessarie all'invasione, e tutta la seta, e Nagasaki. Sparsi nel paese ci sono altri cinque o seicento daimyo cristiani. Pi della met dei convertiti gesuiti sono samurai, una vasta riserva di potenziali spie, traditori e assassini... se i preti lo ordinassero. E perch non dovrebbero? Otterrebbero quello che desiderano pi della vita stessa: potere assoluto su tutte le nostre anime, e quindi sull'anima di questo Paese degli Dei - per ereditare la nostra terra e tutto ci che contiene... proprio come secondo l'Anjin-san  gi avvenuto cinquanta volte in quel loro Nuovo Mondo... Convertono un re, poi lo usano contro la sua stessa razza, finch non inghiottiscono il paese intero.
 cos facile conquistarci, per questa manciata di preti barbari! Quanti ce ne sono in Giappone? Cinquanta o sessanta? Ma possiedono il potere. E credono. Sono pronti a morire con gioia per la loro fede, con orgoglio e audacia, col nome del loro dio sulle labbra. Lo abbiamo visto a Nagasaki, quando l'esperimento del Taiko si dimostr un vero disastro. Nessuno dei preti abiur, decine di migliaia di persone rimasero ad assistere ai roghi e si convertirono, e questo "martirio" diede alla religione cristiana un prestigio immenso, che i preti hanno poi continuato ad alimentare.
Per quanto mi riguarda, i preti hanno fallito, ma ci non li distoglier dal loro cammino. E anche questo rientra nella realt.
Dunque, si tratta di Kiyama. Il piano  gi stabilito? con Ishido, e anche Ochiba e l'erede, usati come burattini? Harima si  gi pronunciato segretamente? Dovrei lanciare subito l'Anjin-san sulla Nave Nera e su Nagasaki? Che fare?
Niente pi del solito. Essere paziente, cercare l'armonia, mettere da parte ogni preoccupazione per l'io e il tu, la vita e la morte, l'oblio e l'aldil, l'ora e il poi, e dare inizio a un nuovo piano. Ma quale? avrebbe voluto gridare disperatamente. Non ne esiste nessuno!
"Mi rattrista che quei due siano alleati con chi  veramente il nemico."
"Vi giuro che abbiamo tentato, signore," rispose Alvito, con uno slancio di piet davanti alla sua angoscia.
"S, ci credo. Credo che voi e il padre visitatore abbiate mantenuto la promessa, e io manterr la mia. Potete cominciare subito a costruire il vostro tempio a Yedo. Il terreno vi  gi stato riservato. Io non posso proibire agli altri preti di entrare nell'impero, ma potr non accettarli entro i miei confini. I nuovi barbari, se mai venissero, saranno ugualmente male accolti. Quanto all'Anjin-san..." Toranaga si strinse nelle spalle. "Ma tutto questo quanto durer?... ebbene,  il karma, ne?"
Alvito stava ringraziando fervidamente Dio per quel compenso inatteso. "Grazie, Toranaga-sama," e quasi stentava a parlare, "sono certo che non ve ne pentirete. Prego perch i vostri nemici siano schiacciati e voi possiate ricevere il premio dal cielo."
"Mi dispiace delle parole aspre che ho pronunciato. Sono venute dall'ira..." Toranaga si alz con mossa pesante. "Avete il mio permesso per il vostro rito di domani, amico mio."
"Grazie, signore," rispose Alvito, con un profondo inchino, impietosito davanti a quell'uomo di solito cos maestoso. "Vi ringrazio con tutto il cuore. Che Dio vi benedica e vi aiuti!"
Toranaga rientr nella locanda, seguito dalle guardie. "Naga-san!"
"S, padre?" il giovane accorse subito.
"Dov' Mariko-san?"
"L, signore, con Buntaro-san." Naga indic il piccolo padiglione in giardino, dentro il quale si intravedevano due figure. "Devo interrompere il cha-no-yu?" Il cka-no-yu era una Cerimonia del T rituale, molto ufficiale.
"No, non bisogna mai interromperlo. Dove sono Omi-san e Yabu-san?"
"Nella loro locanda, signore." E Naga indic il basso edificio sull'altra riva del fiume.
"Chi l'ha scelta?"
"Io, padre. Scusate, ma mi avevate detto di trovare una locanda per loro dall'altra parte del ponte. Ho sbagliato?"
"L'Anjin-san?"
"Nella sua stanza. Aspetta la vostra chiamata, se lo volete."
Toranaga scosse la testa. "Lo vedr domani." Poi, con la stessa voce distaccata, aggiunse: "Ora far un bagno. E dopo non voglio essere disturbato sino all'alba, tranne che..."
Naga attese, a disagio, vedendo il padre contemplare il vuoto. Si sentiva molto sconcertato. "State bene?"
"Come? Oh, s... sto benissimo. Perch?"
"Niente, scusatemi. Volete andare a caccia all'alba?"
"A caccia?  una buona idea. Grazie per avermela suggerita. S, andr bene. Pensaci tu. Allora, buonanotte... Oh, s, Tsukku-san ha il mio permesso per svolgere un suo rito domani, in via privata. Tutti i cristiani possono andarci. Anche tu."
"Come?"
"Nel primo giorno del nuovo anno diventerai cristiano."
"Io?"
"S. Di tua libera volont. Lo dirai in privato a Tsukku-san."
"Ma, signore..."
"Sei sordo?" reag Toranaga. "Non capisci pi neanche le cose pi semplici?"
"Scusatemi, padre. Ho capito."
"Va bene." Toranaga ricadde nel suo atteggiamento assente e se ne and. Tutti i samurai s'inchinarono, ma egli parve non accorgersene.
Un ufficiale si accost a Naga, con aria preoccupata. "Che cosa  successo al nostro signore?"
"Non lo so, Yoshinaka-san." Naga guard nella radura: Alvito stava allontanandosi, verso il ponte, scortato da un solo samurai. "Ma deve avere a che fare con quello l."
"Non ho mai visto Toranaga-sama con quel passo pesante. Mai. Si dice... che il prete barbaro sia un mago, uno stregone. E deve esserlo per parlare cos bene la nostra lingua, ne? Non avr gettato un incantesimo sul nostro signore?"
"No. Non su mio padre."
"I barbari mi fanno rabbrividire, Naga-san. Avete saputo della lite... Tsukku-san e la sua banda che gridavano e litigavano come miserabili eta?"
"S, disgustoso. Sono sicuro che quell'uomo ha distrutto l'armonia di mio padre."
"Secondo me, una freccia nella gola di quel prete risparmierebbe un sacco di guai al nostro padrone."
"S."
"Forse dovremmo riferire a Buntaro-san di Toranaga-sama?  il nostro ufficiale pi anziano."
"Direi di s, ma pi tardi. Mio padre ha ordinato chiaramente di non interrompere il cha-no-yu. Aspetter che sia finito."

Nella pace del piccolo padiglione Buntaro, con gesti meticolosi, apr la scatola da t della dinastia T'ang e prese in mano il cucchiaio di bamb, dando inizio all'ultima parte della cerimonia. Raccolse abilmente la giusta dose di polvere verde e la vers nella tazza di porcellana senza manico. Sul braciere l'acqua bolliva in un bricco di ferro antico. Sempre con calma eleganza Buntaro la vers nella tazza, rimise il bricco sul treppiede, poi agit con tocco lieve l'acqua e la polvere con il frullino di bamb, per mescolarle bene. Aggiunse un cucchiaio di acqua fredda, s'inchin a Mariko, inginocchiata di fronte a lui, e le offr la coppa. Mariko s'inchin a sua volta, con altrettanta raffinatezza, ammirando il liquido verde, e ne bevve tre sorsi, poi una pausa, poi bevve ancora, sino in fondo. Offr la coppa a lui, che ripet il rito della preparazione e gliela porse di nuovo. Mariko lo preg di assaggiare il cha, come voleva la cerimonia. Buntaro sorseggi e fin la bevanda. Prepar ancora una terza e una quarta tazza, poi Mariko cortesemente ne rifiut altre.
Con estrema cura, Buntaro lav e asciug la coppa servendosi di una candida salvietta di cotone; quindi le ripose entrambe al loro posto. Si inchin alla moglie e lei a lui. Il cha-no-yu era finito.
Buntaro era molto contento di aver fatto del suo meglio e di essere, almeno per il momento, in pace con Mariko. Nel pomeriggio non ce n'era stata, di pace. Egli si era recato incontro al palanchino della moglie e subito, come sempre, si era sentito rozzo e volgare davanti alla fragile perfezione di lei - come uno di quei disprezzati selvaggi che un tempo abitavano il paese, ma ora erano stati ricacciati nell'estremo nord, oltre gli stretti, nell'inesplorata isola di Hokkaido. Si era dimenticato tutti i discorsi ben preparati e l'aveva invitata goffamente al cha-no-yu, aggiungendo: "Sono passati anni da quando... Non te ne ho mai offerto uno, ma stasera sarebbe giusto." Poi aveva esclamato, senza volerlo, sapendo che era sciocco e grossolano e sbagliato: "Toranaga-sama ha detto che  ora che ci parliamo."
"Ma voi non lo pensate, signore?"
A dispetto di ogni decisione, arrossendo, aveva risposto con voce rauca: "Vorrei l'armonia fra noi, s, e anche di pi. Io non sono mai cambiato, ne?"
"Naturalmente, signore, e perch avreste dovuto? Se vi sono colpe, non  la vostra posizione che deve cambiare, ma la mia. Se vi  colpa,  mia e vi prego di scusarmi."
"Vi scuser," dichiar lui, torreggiante accanto al palanchino, profondamente consapevole degli altri che guardavano, fra cui Omi e l'Anjin-san. Mariko era bellissima e minuta e squisita, con i capelli appuntati in alto. Teneva gli occhi bassi in apparente sottomissione, ma quando li rivolse a lui, rivelarono lo stesso gelo che sempre gli scatenava una furia cieca, spingendolo a uccidere, a urlare, a fracassare tutto e a comportarsi come un samurai non dovrebbe mai comportarsi.
"Ho prenotato il padiglione del cha per stasera," le aveva detto. "Dopo la cena. Abbiamo l'ordine di cenare con Toranaga-sama. Sarei onorato se dopo tu volessi essere mia ospite."
"Sono io a esserne onorata." Mariko s'inchin e attese, con lo stesso sguardo basso, e Buntaro avrebbe voluto colpirla a morte e poi affondarsi la lama nel ventre e lasciare che la sofferenza gli alleviasse il tormento dello spirito.
Vide che Mariko lo scrutava con sguardo acuto. "C' altro, signore?"
Il sudore gli scorreva su tutto il corpo, macchiando il chimono, e gli dolevano il petto e la testa. "Devi... devi restare alla locanda stanotte." Poi l'aveva lasciata per occuparsi del lungo convoglio con i bagagli. Appena possibile, aveva passato le consegne a Naga e con finta tracotanza si era avviato lungo la riva del fiume; rimasto solo, si era tuffato nudo nel torrente, lottando contro l'impeto dell'acqua fino a che i dolori erano scomparsi. Poi si era sdraiato sulla riva, cercando di riprendersi. Adesso che lei aveva accettato, toccava a lui cominciare. C'era poco tempo. Raccogliendo le forze, era tornato nel giardino, riflettendo sul suo piano. Voleva che tutto fosse perfetto. Certo il giardino e il padiglione non erano perfetti, non erano che imitazioni grossolane e provinciali di un vero padiglione per il cha. Ma non importa, pens, andranno bene lo stesso. Il buio nasconder molti difetti e le luci dovranno creare l'atmosfera che manca.
I servi avevano gi portato quanto egli aveva ordinato - tatami, lampade a olio di terracotta e utensili per le pulizie - il meglio che ci fosse a Yokos, tutto nuovo di zecca, modesto e senza pretese. Buntaro si tolse il chimono, depose le spade e cominci a pulire: prima la minuscola sala, la cucina e la veranda. Poi il sentiero serpeggiante e le pietre incastrate fra il muschio e infine le rocce e il giardino. Strofin e spazz e lustr finch tutto fu immacolato, lasciandosi pervadere dall'umilt del lavoro manuale, che era l'inizio del cha-no-yu, poich toccava soltanto a chi invitava rendere tutto impeccabile. La prima perfezione era la pulizia assoluta.
Al crepuscolo i suoi preparativi erano quasi terminati. Allora aveva fatto il bagno con grande cura, e poi aveva sopportato il pasto e il canto. Appena possibile, era corso a indossare abiti pi scuri e si era affrettato in giardino. Aveva gettato dell'acqua sulle pietre e sugli alberi, cos che - disseminati com'erano di piccole luci - il giardino si era trasformato in un incanto di gocce iridescenti e danzanti nella brezza calda. Cambi di posto qualche lanterna e infine, soddisfatto, apr il cancello e si rec nel vestibolo. I pezzi di carbone scelti meticolosamente e altrettanto meticolosamente disposti in piramide sulla rena bianca, bruciavano al modo giusto. Perfetti erano i fiori del takonama. Pul di nuovo gli utensili gi lucenti. L'acqua nel bricco cominci a bollire ed egli fu contento di udirne il suono reso pi vivace dai pezzettini di ferro che aveva accuratamente disposto sul fondo.
Tutto era pronto. La prima perfezione del cha-no-yu consisteva nella pulizia, la seconda nell'assoluta semplicit. L'ultima, e la pi grande, nell'essere adeguato a un particolare ospite, o agli ospiti. Ud i passi di Mariko, poi la sent sciacquarsi le mani nella fresca acqua di fiume della cisterna. Tre passi leggeri fino alla veranda. Altri due fino alla soglia riparata dalle tende. Perfino lei dovette curvarsi per passare dalla porta volutamente minuscola perch tutti si umiliassero attraversandola. Al cha-no-yu tutti erano pari, il pi nobile daimyo e il pi modesto samurai, e perfino un contadino, se fosse stato invitato.
Mariko osserv prima di tutto la disposizione dei fiori. Buntaro aveva scelto una sola rosa selvatica rossa e aveva deposto una sola goccia sulla foglia, posandola su delle pietre rosse. Con il fiore egli diceva: l'autunno sta per venire, non piangere su questo tempo, il tempo della morte, in cui la terra sprofonda nel sonno; godi il tempo del nuovo principio e prova la gloriosa freschezza dell'aria autunnale in questa sera d'estate... presto la lacrima svanir e cos la rosa, soltanto le pietre resteranno... presto tu e io svaniremo e soltanto le pietre resteranno.
Osserv Mariko, distaccato da se stesso, sprofondato in quella sorta di trance che a volte aveva la fortuna di godere chi offriva il cha, in completa armonia con quanto lo circondava. Mariko si inchin al fiore in segno di omaggio e venne a inginocchiarsi di fronte a lui. Indossava un chimono marrone scuro, con un filo d'oro lungo gli orli che metteva in rilievo il candore del collo e del viso. L'obi verde scurissimo armonizzava con il sottabito. I capelli erano acconciati semplicemente e senza ornamenti.
"Sei la benvenuta," disse Buntaro, dando inizio al rito.
"L'onore  mio," rispose lei, entrando nella parte.
Buntaro serv il cibo su un immacolato vassoio laccato: pezzetti di pesce posati sul riso. Con le bacchette, erano disposti a caso sul vassoio dei fiori raccolti vicino al fiume. Quando ebbero finito di mangiare, egli sollev il vassoio - e ogni gesto era rituale, da osservare e giudicare - e lo riport in cucina.
Allora, da sola, Mariko guard il mucchietto di carboni che ardevano sul piccolo mare di sabbia bianca, ascolt il sibilo della fiamma e il lievissimo ribollire dell'acqua del bricco e, dalla cucina invisibile, il fruscio del panno che puliva quanto gi era pulitissimo. Poi il suo sguardo si pos sui bamb e sulle canne del padiglione. Le ombre proiettate dalle poche lampade collocate ad arte rendevano grande il piccolo, e importante il banale, creando una armonia perfetta. Dopo aver contemplato tutto e averlo racchiuso in s, Mariko usc di nuovo in giardino, presso il minuscolo bacino che la natura, in secoli e secoli, aveva creato fra le rocce. Di nuovo purific le mani e la bocca con l'acqua fresca e si asciug in una salvietta pulita.
Quando rientr, Buntaro le chiese: "Forse ora vorrai il cha?"
"Sarebbe un onore, ma non prendetevi tanto disturbo per me."
" un onore. Sei mia ospite." L'aveva servita, e ora la cerimonia era alla fine.
In silenzio, Mariko rimase immobile per un momento, perch non voleva turbare la pace che la circondava n avrebbe voluto che il rito finisse. Ma avvert la forza crescente dello sguardo di lui. Il cha-no-yu era finito e la vita doveva riprendere.
"Lo hai svolto perfettamente," sussurr, vinta dalla tristezza. Una lacrima le scese dagli occhi e quasi spezz il cuore di lui.
"No... no. Scusami, ti prego... tu sei perfetta...  stato molto comune," rispose Buntaro, colpito da quella lode tanto inattesa.
" stato il migliore che abbia mai visto," insist lei, toccata dalla rude sincerit nella voce di Buntaro.
"No. Scusa, ma  stato bello per merito tuo, Mariko-san. Era solo ben fatto... e tu lo hai migliorato."
"Per me  stato senza difetti. Tutto.  triste che non vi abbiano assistito altri, pi degni di me!" Gli occhi di Mariko scintillarono.
"Tu vi hai assistito. Era solo per te. Altri non avrebbero capito."
Lei sent le lacrime scorrerle calde sulle guance. Normalmente se ne sarebbe vergognata, ma ora non la disturbavano. "Grazie. Come posso ringraziarvi?"
Egli prese un ramoscello di timo e, con dita tremanti, chinandosi, raccolse dolcemente una lacrima. Senza parlare contempl la lacrima e il ramoscello stretto nel suo enorme pugno. "Il mio lavoro - qualunque lavoro -  indegno della bellezza di questa. Grazie."
Si abbandonarono entrambi a una malinconia dolce, uniti dalla semplicit di quella lacrima, godendo insieme della quiete, uniti anche dall'umilt, sapendo che quanto era stato dato era stato restituito in purezza.
Poco dopo egli disse: "Se il tuo dovere non te lo proibisce, ti pregherei di unirti a me nella morte. Adesso."
"Verr con voi, con gioia," rispose Mariko. "Andiamo alla morte. Adesso."
"Non possiamo. Il nostro dovere ci lega al Nobile Toranaga."
Mariko estrasse lo stiletto nascosto nell'obi e lo depose con riverenza sul tatami. "Allora permettetemi di preparare il cammino."
"No. Mancheremmo al nostro dovere."
"Quel che deve essere, sar. Non possiamo, voi e io, mutarne il corso."
"S, ma non possiamo precedere il nostro padrone. N tu n io. Egli ha bisogno, ancora per un poco, di ogni suo vassallo fidato. Scusami, ti prego, ma devo proibirtelo."
"Sarei lieta di andarmene stanotte. Sono pronta. E pi ancora, desidero nel modo pi totale andarmene. La mia anima trabocca di gioia." Un sorriso esitante. "Vi prego, scusatemi se sono egoista."
La lama affilatissima scintillava nella luce ammiccante. La fissavano, persi nella contemplazione. Poi Buntaro ruppe l'incantesimo.
"Perch Osaka, Mariko-san?"
"Ci sono da fare cose che solo io posso fare."
Egli corrug la fronte. "Quali cose?"
"Cose che riguardano il futuro della nostra casata e che devono essere compiute da me."
"In questo caso devi andare." La fiss negli occhi. "Ma tu sola?"
"S. Voglio accertarmi che tutti gli accordi fra noi e Kiyama per il matrimonio di Saruji siano rispettati. Denaro e dote e terre, e cos via. Bisogna formalizzare l'aumento del suo feudo. Lo esigono i Nobili Hiro-matsu e Toranaga. Io ho la responsabilit della casa."
"S,  il tuo dovere," disse lui lentamente, tenendo lo sguardo fisso in quello di Mariko. "Se Toranaga-sama dice che puoi andare, vai, ma  improbabile che ti permettano di entrare. E anche cos... devi tornare presto. Molto presto. Sarebbe poco saggio restare a Osaka un solo minuto pi del necessario."
"S."
"Per mare sarebbe pi rapido il viaggio, ma tu hai sempre odiato il mare."
"Lo odio ancora."
"Devi arrivarci in fretta?"
"Non credo che quindici giorni o un mese contino molto. Ma, non so, sento di doverci andare subito."
"Allora lasceremo decidere a Toranaga, anche sul momento della partenza... se ti permette di andare. La presenza qui di Zataki, e le due pergamene, non possono significare che la guerra. Potrebbe essere troppo pericoloso partire."
"S. Grazie."
Lieto che tutto fosse finito, Buntaro si guard intorno, indifferente ormai all'ingombro del suo brutto corpo enorme nella stanzetta, quel corpo con le gambe pi grosse della vita di lei, e le braccia pi grosse del suo collo. " andata bene questa stanza, meglio di quanto pensassi. Mi  stato caro trovarmi qui. Ho ricordato che un corpo non  che un rifugio nel deserto. Grazie a te d'essere qui. Sono felice che tu sia venuta a Yokos, Mariko-san. Se non fosse stato per te non avrei mai offerto un cha-no-yu e non mi sarei mai sentito cos unito all'eternit."
Mariko esit, poi prese in mano la piccola scatola da t T'ang. Era un recipiente semplicissimo, con il coperchio, senza nessuna decorazione. Lo smalto bruno-arancio si assottigliava fino a lasciare in basso un bordo diseguale di porcellana nuda, sottolineando la spontaneit del vasaio e il suo desiderio di non nascondere la semplicit del materiale. Buntaro l'aveva comprata da Sen-Nakada, il pi celebre maestro di cha mai conosciuto, pagandola ventimila koku. " cos meravigliosa," mormor Mariko, godendo di sfiorarla con le dita. "Cos perfetta per questa cerimonia."
" vero."
"Siete stato davvero un maestro, stasera, Buntaro-san. Mi avete dato un'immensa felicit." La voce era bassa e intensa. " stato tutto perfetto per me: il giardino e l'arte che avete dimostrato nel nascondere con le luci e le ombre ogni piccolo neo. E questa," di nuovo carezz la piccola scatola. "Tutto perfetto, anche il carattere scritto sulla salvietta, ai... affetto. Per me, stanotte,  stata la parola perfetta." Di nuovo lacrime le scesero sulle guance. "Scusatemi, vi prego," mormor, asciugandole.
Buntaro si inchin, imbarazzato da tante lodi. Per nascondere l'imbarazzo, si mise ad avvolgere la scatola da t nel suo involucro di seta. Poi la pose davanti a Mariko. "Se la nostra casa ha dei problemi di denaro, Mariko-san, prendila e vendila."
"Mai!" Era l'unico possesso cui egli desse valore nella vita, al di fuori delle sue spade e del suo arco. "Sarebbe l'ultima cosa che potrei vendere."
"Scusami, ti prego, ma se  un problema pagare i miei vassalli, prendila."
"Ce n' abbastanza per tutti, con un po' di attenzione. E per le armi e i cavalli migliori. In questo la nostra casa  forte. No, Buntaro-san, la scatola T'ang  vostra."
"Non ci resta molto tempo. A chi dovrei lasciarla? A Saruji?"
Mariko contempl i carboni che si consumavano. "No. Non fino a quando non sar un maestro del cha, pari a suo padre. Io vi consiglio di lasciarla a Toranaga-sama, che ne  degno, e di pregarlo di decidere, prima di morire, se nostro figlio meriti di riceverla."
"E se Toranaga-sama perder e morir prima dell'inverno, come io sono certo che avvenga?"
"Come?"
"Qui, soli, posso dirti questa verit, senza fingere. Non  forse parte importante del cha-no-yu non fingere? Perder, s, se non ottiene l'appoggio di Kiyama e Onoshi... e Zataki."
"In questo caso, dichiarate nel vostro testamento che la scatola T'ang deve essere mandata a sua maest imperiale, implorandolo di accettarla. Certo  degna della divinit."
"S, questa sarebbe la decisione perfetta." Osserv il pugnale, poi riprese, cupo: "Non c' niente da fare per Toranaga, Mariko-san. Il suo karma  segnato. O vince o perde, ma, che vinca o che perda, vi saranno molte uccisioni." Meditabondo, spost lo sguardo sul ramoscello di timo e sulla lacrima ancora limpida. "Se perder, prima di morire io uccider l'Anjin-san. E se io fossi morto, lo uccider uno dei miei uomini."
Il viso di Mariko appariva etereo nella semioscurit. La brezza che muoveva appena i suoi capelli, la rendeva ancora pi simile a una statua nell'immobilit del resto. "Scusatemi, prego, posso domandarvi perch?"
" troppo pericoloso per lasciarlo vivo. Il suo sapere, le sue idee, anche se io le ho sentite per bocca di altri... corromper il regno, e persino l'erede. Toranaga  gi vinto dalla sua magia, ne?"
"Toranaga-sama gode del suo sapere," rispose Mariko.
"Il momento della morte di Toranaga segner la condanna a morte anche dell'Anjin-san. Ma io spero che gli occhi del nostro padrone si aprano prima di allora." Una lampada diede un lampo vacillante e si spense. "E tu, sei caduta nella sua magia?"
" un uomo affascinante. Ma la sua mente  cos diversa dalla nostra... i suoi valori... s, cos diversi sotto tanti aspetti, che spesso  quasi impossibile capirlo. Una volta ho tentato di spiegargli il cha-no-yu, ma  al di l delle sue possibilit."
"Deve essere terribile nascere barbari... terribile!" afferm Buntaro.
"S."
Lo sguardo di lui torn sul pugnale. "C' chi crede che l'Anjin-san fosse giapponese in una vita precedente. Non  come gli altri barbari e... per quanto non ci riesca, prova in tutti i modi a pensare e agire come uno di noi, ne?"
"Vorrei che lo aveste visto nel momento in cui stava per fare seppuku, Buntaro-san. Io...  stato straordinario. Ho visto la morte raggiungerlo e poi essere allontanata dalla mano di Omi. Credo che, se fosse stato in precedenza giapponese, molte cose si spiegherebbero."
" ora che tu smetta di educarlo e ridiventi giapponese."
"Signore?"
"Io credo che Toranaga e tu siate sotto il suo incantesimo."
"Scusatemi, ma io non credo di esserlo."
"Quella notte ad Anjiro, quella finita male, io ho sentito che eri con lui contro di me.  stato un pensiero malvagio, ma l'ho avuto."
Mariko distolse lo sguardo dal pugnale e lo fiss in quello di lui, con fermezza, senza rispondere. Un'altra lampada si spense. Ne restava ormai solo una.
"S, l'ho odiato quella notte," continu Buntaro, con la stessa voce calma, "e l'ho desiderato morto. E anche te e Fujiko-san. Il mio arco mi ha sussurrato di uccidere, come fa a volte. E la mattina dopo, quando l'ho visto scendere la collina con quelle vili pistole nelle mani, le mie frecce hanno chiesto il suo sangue. Ma ho rinviato la sua morte e mi sono umiliato, odiando le mie cattive maniere pi di lui, vergognandomi di loro e del sak." Adesso gli appariva in viso tutta la stanchezza. "Quante vergogne dobbiamo sopportare, tu e io. Ne?"
" vero."
"Non vuoi che lo uccida?"
"Dovete compiere quello che ritenete vostro dovere," rispose lei. "Come io compir sempre il mio."
"Stanotte alloggiamo alla locanda."
"S."
Ma poi, dato che Mariko era stata un'invitata perfetta e il cha-no-yu era stato il migliore mai provato, Buntaro cambi idea e le restitu tutto il tempo e la pace che aveva avuto da lei. "Vai alla locanda. Dormi." Raccolse il pugnale e glielo porse. "Quando saranno cadute le foglie degli aceri - o quando tornerai da Osaka - ricominceremo. Come marito e moglie."
"S. Grazie."
"Acconsenti liberamente, Mariko-san?"
"S. Grazie."
"Davanti al tuo dio?"
"S. Davanti a Dio." Mariko s'inchin e prese il pugnale, lo infil al suo posto, si inchin di nuovo e se ne and.
I suoi passi svanirono in lontananza. Buntaro guard il ramoscello ancora stretto nel suo pugno, con la lacrima ancora ferma su una foglia. Gli tremarono le dita mentre lo posava sugli ultimi carboni. Le pure foglie verdi si contorsero e cominciarono a scurirsi. La lacrima spar, con un lievissimo sfrigolio. E, nel silenzio, egli scoppi in un pianto di collera, improvvisamente certo nel pi profondo di s che lei lo aveva tradito con l'Anjin-san.

Blackthorne la vide uscire dal giardino e attraversare il cortile ben illuminato e gli manc il respiro davanti allo splendore candido della sua bellezza. A oriente l'alba si insinuava nel cielo.
"Buongiorno, Mariko-san."
"Oh! Buongiorno, Anjin-san. Mi avete spaventata... non vi avevo visto. Siete ancora alzato a quest'ora!"
"No. Gomen nasai, sono in orario." Sorrise accennando allo schiarirsi del cielo. " un'abitudine presa in mare, di svegliarmi subito prima dell'alba, pronto ad accogliere il sole." Il sorriso si fece pi intenso. "Voi siete stata in piedi fino a tardi!"
"Non mi ero accorta che fosse... che la notte fosse passata." I samurai di guardia a tutte le porte, e fra loro c'era Naga, li guardavano con curiosit. La voce di Mariko divent quasi impercettibile, mentre lei, passando al latino, diceva: "Attento al tuo sguardo, ti prego. Anche il buio della notte contiene minacce di sventura."
"Ti chiedo perdono."
Si voltarono sentendo dei cavalli avvicinarsi al portone. Falconieri, cacciatori e guardie. Toranaga comparve dall'interno della locanda, con aria stanca.
" tutto pronto, signore," annunci Naga. "Posso venire con voi?"
"No, grazie. Vai a riposare un po', Mariko-san, com' stato il cha-no-yu?"
"Magnifico, signore, davvero magnifico."
"Buntaro-san  un maestro. Siete fortunata."
"S, signore."
"Anjin-san! Verreste volentieri a caccia? Vorrei imparare come lanciate il falco."
Mariko tradusse subito. "S, grazie," rispose Blackthorne.
"Bene." Toranaga gli indic un cavallo. "Verrete con me."
Mariko li guard partire, poi si ritir nella sua stanza. La cameriera la aiut a spogliarsi, a togliere il trucco e a sciogliere i capelli. Poi Mariko le ordin di restare, ma di non disturbarla fino a mezzogiorno.
Si distese, chiuse gli occhi e lasci che il corpo affondasse nella morbidezza del giaciglio. Era esausta ed euforica insieme. Il cha-no-yu l'aveva condotta a una straordinaria pace, purificandola, e la decisione sublime e gioiosa di entrare nella morte l'aveva trascinata cos in alto come non le era mai avvenuto. Il ritornare da quell'altezza nella vita l'aveva riempita di una incredibile, arcana coscienza della bellezza dell'essere viva. Si era sentita fuori dal proprio io mentre rispondeva paziente a Buntaro, sicura della perfezione delle proprie risposte e del proprio contegno. Si rannicchi sotto le coltri, felice che ora ci fosse pace... fino a quando sarebbero cadute le foglie.
Oh, Madonna, preg con fervore, ti ringrazio per la piet che mi hai mostrato concedendomi questa meravigliosa tregua. Io ti ringrazio e ti venero con tutto il cuore e con tutta l'anima per l'eternit. In tutta umilt recit un'avemaria e poi, chiedendo perdono, secondo la tradizione e in obbedienza al suo feudatario, per un altro giorno ripose Dio in uno scompartimento dell'anima.
Che cosa avrei fatto, si chiese semiaddormentata, se Buntaro avesse voluto dividere il mio letto? Avrei rifiutato.
E poi, se avesse insistito com' suo diritto? Avrei mantenuto la promessa. S. Niente  cambiato.

44
All'ora della Capra il corteo attravers di nuovo il ponte. Tutto era simile alla prima volta, salvo che ora Zataki e i suoi uomini erano in abiti leggeri, come per un viaggio... o per uno scontro. Erano armati di tutto punto, ben disciplinati, prontissimi a una lotta mortale, se fosse venuta l'ora. Sedettero in ordine di fronte alle forze di Toranaga, numericamente molto superiori. Padre Alvito stava fra gli spettatori, e cos pure Blackthorne.
Toranaga salut Zataki con il medesimo cerimoniale. Oggi i due daimyo erano soli sulla pedana, mentre Yabu, Omi, Naga e Buntaro sedevano a terra dietro Toranaga e quattro guerrieri consiglieri di Zataki facevano altrettanto dietro di lui.
Al momento opportuno, Zataki estrasse la seconda pergamena. "Sono venuto a ricevere la vostra risposta ufficiale."
"Accetto di andare a Osaka e sottomettermi alla volont del Consiglio," rispose calmo Toranaga e s'inchin.
"Siete disposto a sottomettervi?" cominci Zataki, con la faccia segnata da una smorfia di incredulit. "Voi Toranaga-noh-Minowara..."
"Ascoltate," lo interruppe Toranaga con la sua voce sonante che, senza apparire alta, echeggiava in tutta la radura. "Al Consiglio dei reggenti si deve obbedienza! Anche se  illegale,  costituito e nessun daimyo ha il diritto di lacerare il regno, per quanta ragione abbia. Il regno ha il diritto di priorit. Se un daimyo si ribella,  dovere di tutti schiacciarlo. Io giurai al Taiko che non sarei mai stato il primo a rompere la pace e non lo far, anche se il male domina il paese. Io accetto l'invito. Partir oggi."
Ognuno dei samurai, attonito, cerc in quel momento di indovinare che cosa significasse quell'incredibile voltafaccia. Tutti erano dolorosamente certi che molti di loro, se non tutti, sarebbero stati costretti a diventare ronin, con tutte le conseguenze che ci comportava: perdere l'onore, la rendita, la famiglia, l'avvenire.
Buntaro sapeva che avrebbe accompagnato Toranaga nel suo ultimo viaggio e ne avrebbe condiviso il destino - la morte - insieme a tutta la famiglia, fino all'ultima generazione. Ishido gli era nemico personale troppo dichiarato per perdonarlo, e comunque, chi potrebbe desiderare di sopravvivere quando il suo signore rinuncia a combattere in modo tanto vile? Karma, pens Buntaro amaro. Che Budda mi dia forza! Adesso sono obbligato a togliere la vita a Mariko e a nostro figlio, prima di uccidermi io stesso. Quando? Quando il nostro signore sar entrato, in modo sicuro e onorevole, nel Vuoto. Avr bisogno di un secondo leale, nel Tutto svanito, come foglie d'autunno: il futuro e il presente, Cielo rosso e il destino. Ma non importa. Yaemon ricever la sua eredit. Toranaga deve sentire in cuor suo la tentazione di impadronirsi del potere, per quanto lo neghi. Forse il Taiko rivivr in suo figlio e, col tempo, riporteremo la guerra in Cina e questa volta vinceremo per conquistare il dominio sul mondo, com' nostro dovere divino. S, Ochiba e Yaemon non ci venderanno la prossima volta, come hanno fatto Ishido e i suoi vigliacchi...
Naga era sconvolto. Niente Cielo rosso? Niente guerra onorevole? Niente lotta contro la morte fra i monti dello Shinano o sulle pianure di Kyoto? Niente morte onorevole in battaglia, difendendo la bandiera paterna, nessun cumulo di nemici morti su cui ergersi in un'ultima gloriosa resistenza o in una divina vittoria? Nessuna carica, neppure con gli sporchi moschetti? Niente di tutto ci... solo un seppuku, probabilmente in fretta, senza cerimonie n onori, e la testa issata su una picca fra il ludibrio popolare. Solo la morte e la fine della dinastia Yoshi. Perch naturalmente tutti loro sarebbero morti, tutti i suoi fratelli e sorelle e cugini, nipoti e zie e zii. Il suo sguardo si fiss su Zataki e la sete di sangue sal a ottenebrargli il cervello...
Omi fissava Toranaga con gli occhi che non vedevano, invaso dall'odio. Il nostro padrone  impazzito, pensava. Come pu essere tanto stupido? Abbiamo centomila uomini e il reggimento moschettieri e altri cinquantamila intorno a Osaka... Cielo rosso  un milione di volte meglio di una tomba solitaria e puzzolente! La mano gli pesava sull'elsa della spada e si vedeva nell'atto di balzare avanti, tagliare la testa di Toranaga e offrirla al reggente Zataki, mettendo fine a quello spregevole gioco. E poi morire, di propria mano, onorevolmente, davanti a tutti. A che scopo vivere adesso? Kiku era fuori dalla sua portata, comprata da quel Toranaga che ora li aveva traditi tutti. Si era sentito prendere dal fuoco mentre la ragazza cantava la notte prima, sapendo che cantava per lui, e per lui solo. Un fuoco inutile, per lui e per lei. Aspetta... perch non suicidarsi insieme? Morire insieme, restare insieme per l'eternit. Unire le nostre anime nella morte in segno immortale della nostra adorazione per la vita. Ma prima il traditore Toranaga, ne?
Con uno sforzo violento, Omi rientr in s.  andato tutto male, pens. In casa mia non c' pace, ma sempre collera e litigi e Midori sempre in lacrime. La mia vendetta contro Yabu  lontana. Con Zataki nessun accordo segreto, con o senza Yabu, nelle ore della notte scorsa. Niente pi funziona. Anche quando Mura ha trovato le spade, erano cos rovinate dal terremoto che ho capito come Toranaga mi abbia odiato per avergliele mostrate. E adesso questo... questa resa vile e traditrice.  come se mi fosse stata gettata addosso una maledizione... forse dall'Anjin-san? Comunque tutto  perduto. Niente spade, n vendetta, n segreta via di fuga, n Kiku, n un avvenire. No, con lei c' un futuro. La morte  futuro e passato e presente e sar cos limpida e semplice...
"Vi arrendete? Non facciamo la guerra?" latr Yabu, conscio che cos era decretata la morte sua e della sua discendenza.
"Accetto l'invito del Consiglio, come voi lo accetterete!" replic Toranaga.
"Io non..."
Omi usc dal suo stordimento con sufficiente presenza di spirito da capire che era suo dovere proteggere Yabu dalla morte immediata che gli avrebbe procurato un affronto diretto a Toranaga. Invece, premeditatamente, strinse la labbra, esaltato dalla gioia per quel dono del cielo, e attese che il disastro piombasse su Yabu.
"Voi... che cosa?" chiese Toranaga.
La mente di Yabu grid al pericolo, ed egli riusc a dire con voce gracchiante: "Io... naturalmente i vostri vassalli obbediranno. S... se lo decidete... comunque decidiate... obbedir."
Omi imprec dentro di s e riprese la sua espressione gelida, ancora intontito per la capitolazione cos inaspettata di Toranaga.
Toranaga, adirato, lasci 'che Yabu continuasse a balbettare scuse, poi tagli corto, con disdegno. "Bene." Si rivolse a Zataki, senza allentare l'attenzione. "Cos, fratello, potete riportare la seconda pergamena. Non c' altro..." Con la coda dell'occhio scorse il mutamento sul viso di Naga e si volt verso di lui. "Naga!"
Il giovane sobbalz con violenza, quasi staccandosi dal suolo, ma la sua mano abbandon la spada. "S, padre?" riusc a pronunciare.
"Vai a prendere il necessario per scrivere! Subito!" Quando Naga fu abbastanza lontano da non poter colpire Zataki, Toranaga tir il fiato, lieto di aver impedito l'aggressione, prima ancora che si verificasse. Osserv attentamente Buntaro, poi Omi, e infine Yabu. Decise che erano tutti e tre abbastanza sotto controllo da non compiere mosse sciocche che avrebbero scatenato una rissa generale e una serie di morti.
Si rivolse di nuovo a Zataki. "Vi consegner subito la mia accettazione ufficiale scritta. Questo preparer il Consiglio alla mia visita di stato." Abbass la voce, perch solo Zataki lo udisse. "Nell'Izu siete al sicuro, reggente. Fuori dall'Izu siete al sicuro. Finch mia madre non sar sfuggita alle vostre grinfie, siete al sicuro. Ma solo fino ad allora. Questa riunione  conclusa."
"Bene. Visita di stato?" Zataki si mostr apertamente sprezzante. "Che ipocrisia! Non avrei mai creduto di vedere il giorno in cui Yoshi Toranaga-noh-Minowara si sarebbe inchinato al generale Ishido. Siete..."
"Che cos' pi importante, fratello?" ribatt Toranaga. "La continuit della mia dinastia o la continuit del regno?"

Un'aria cupa pesava sulla valle. Pioveva a dirotto, con le nuvole appena a cento metri dal suolo, che nascondevano completamente la via verso il passo. La radura e il cortile della locanda rigurgitavano di samurai di pessimo umore. I cavalli pestavano il terreno innervositi. Gli ufficiali gridavano gli ordini con inutile asprezza, e i portatori spaventati correvano a preparare il convoglio dei bagagli. Mancava appena un'ora al calar della notte.
Toranaga aveva scritto il messaggio in linguaggio fiorito e lo aveva firmato, mandandolo a Zataki con un messaggero. Aveva ascoltato Buntaro, Yabu e Omi in udienza privata. In silenzio. Quando avevano finito, aveva detto: "Basta chiacchiere. Ho deciso la mia strada. Obbedite!"
Poi aveva comunicato loro che sarebbe tornato immediatamente ad Anjiro per radunare il resto dei suoi uomini. L'indomani si sarebbe diretto verso Atami e Odawara per la strada costiera orientale e poi, superando i passi montani, a Yedo. Buntaro avrebbe comandato la scorta. Il reggimento moschettieri si sarebbe imbarcato sulle galee ad Anjiro e si sarebbe trasferito a Yedo, al comando di Yabu, ad aspettare lui. Il giorno dopo Omi avrebbe raggiunto le frontiere per la via centrale, con tutti i guerrieri disponibili nell'Izu. Doveva essere aiutante di Hiro-matsu, comandante in capo, e assicurarsi che il nemico, Ikawa Jikkyu, non disturbasse il traffico normale. Omi per il momento doveva fermarsi a Mishima, per sorvegliare quel settore della via del Tokaido e preparare palanchini e cavalli sufficienti per Toranaga e il numeroso seguito richiesto da una visita di stato. "Avvertite tutte le postazioni lungo la strada e preparatele in modo adeguato! Capito?"
"S, signore."
"Accertatevi che tutto sia perfetto!"
"S, signore. Potete fidarvi di me." Persino Omi si era sentito rimpicciolire sotto lo sguardo minaccioso.
Quando fu tutto pronto per la sua partenza, Toranaga usc sulla veranda. Tutti si inchinarono ed egli fece un cenno sbrigativo perch continuassero le loro faccende, poi mand a chiamare il locandiere. L'uomo, atterrito, present il conto stando in ginocchio. Toranaga lo controll voce per voce. Era molto onesto. Annu e lo gett all'ufficiale pagatore perch provvedesse, quindi chiam Mariko e l'Anjin-san. A Mariko diede il permesso di recarsi a Osaka. "Ma prima andrete direttamente da qui a Mishima. Consegnerete a Hiro-matsu questo messaggio personale, poi proseguirete per Yedo con l'Anjin-san. Siete responsabile di lui fino all'arrivo. Probabilmente raggiungerete Osaka per mare... ma questo lo decider pi tardi. Anjin-san, avete avuto il dizionario dal prete?" Mariko tradusse. "S. Libro avuto."
"Quando ci ritroveremo a Yedo parlerete il giapponese meglio di adesso. Wakarmasu ka?"
"Hai. Gomen nasai."
Toranaga usc dal cortile con espressione sdegnosa, riparato dall'ombrello che un samurai gli reggeva. Tutti, come un sol uomo, si inchinarono. Egli non vi prest attenzione, sal sul palanchino in testa alla colonna e chiuse le tendine.
I sei portatori seminudi partirono all'istante, al piccolo trotto, affondando i piedi scalzi nelle pozzanghere. Samurai a cavallo scortavano la colonna e il palanchino, e dietro veniva la fila dei bagagli. Omi guidava l'avanguardia, Buntaro la retroguardia. Yabu e Naga erano gi partiti per raggiungere il reggimento moschettieri, che ancora, nascosto ai lati della strada, attendeva Toranaga. "Retroguardia contro chi?" aveva ringhiato Yabu a Omi nei pochi istanti di solitudine prima di partire.
Buntaro torn al portone della locanda, noncurante dell'acqua che gli scrosciava addosso. "Mariko-san!"
La donna si affrett da lui, riparandosi con un ombrello arancione. "S, signore?"
Gli occhi di Buntaro indugiarono su di lei, poi passarono a Blackthorne, che li guardava dalla veranda. "Digli..." si ferm, poi riprese. "Digli che lo ritengo responsabile di te."
"S, signore, ma scusatemi, sono io responsabile di me stessa."
Buntaro si volt a osservare la colonna. Quando si gir di nuovo verso di lei il viso trad il tormento interiore. "Non ci saranno pi foglie cadenti per i nostri occhi, ne?"
"Questo  nelle mani di Dio."
"No,  nelle mani di Toranaga," rispose lui con sdegno. Mariko lo fiss da sotto l'ombrello, con occhi fermi. Le gocce cadevano dal bordo dell'ombrello come una cortina di lacrime. Il fango le schizzava sull'orlo del chimono. "Sayonara," la salut Buntaro, "fino a quando ci incontreremo a Osaka."
Mariko fu sorpresa. "Ma, scusate, non ci vedremo a Yedo? Sarete l con Toranaga-sama, e arriveremo quasi insieme, ne?"
"S, ma a Osaka, se ci incontreremo l, ricominceremo. Solo allora ti rivedr davvero, ne?
"Ah, adesso ho capito, scusatemi."
"Sayonara, Mariko-san," ripet.
"Sayonara, mio signore." Mariko si inchin. Egli ricambi l'inchino e sguazzando nel fango raggiunse il cavallo. Balz in sella e part senza voltarsi.
"Andate con Dio!" disse Mariko, seguendolo con lo sguardo.

Blackthorne vide quello sguardo e attese, al riparo sotto il tetto sporgente. Presto la testa della colonna scomparve tra le nuvole, poi scomparve il palanchino di Toranaga, ed egli respir pi liberamente, ancora scosso dalla durezza del daimyo e dalla nefasta giornata.
La mattina, a caccia con i falconi, era cominciata bene. L'inglese si era scelto un piccolo falco ad ali lunghe, una femmina, e l'aveva lanciato con successo contro un'allodola. L'inseguimento l'aveva portato a sud, oltre una cerchia di alberi. In testa a tutti, come era suo diritto, volava attraverso il bosco su un sentiero battuto e venditori ambulanti e contadini scappavano di corsa davanti a lui. Ma un vecchio venditore d'olio che, con un cavallo altrettanto vecchio, gli bloccava la strada, rifiut stizzosamente di scostarsi. Nell'eccitazione della caccia, Blackthorne gli aveva gridato di togliersi di mezzo, e siccome il vecchio non obbediva aveva bestemmiato. Il vecchio gli aveva risposto con violenza, gridando a sua volta, ed ecco che era arrivato Toranaga e, indicando la guardia del corpo, aveva ordinato: "Anjin-san, dategli la vostra spada!" con altre parole che lui non aveva capito. Blackthorne aveva obbedito subito e, prima ancora che si rendesse conto di quanto accadeva, il samurai aveva trapassato il vecchio. Il colpo era stato cos violento e perfetto che il venditore d'olio aveva fatto un passo avanti prima di cadere, tagliato in due all'altezza della vita.
Toranaga aveva battuto il pugno sul pomo della sella, estasiato, ma poi era ripiombato nella sua malinconia, mentre gli altri samurai acclamavano. La guardia aveva pulito con cura la lama, usando la cintura di seta per proteggere l'acciaio. Soddisfatta l'aveva rinfilata nel fodero e l'aveva restituita a Blackthorne con poche parole, che pi tardi Mariko gli aveva spiegato. "Ha detto, Anjin-san, che era orgoglioso di aver potuto provare una simile lama. Toranaga-sama suggerisce che voi diate alla spada il soprannome 'Venditore d'olio', perch un tale colpo e una tale affilatezza meritano di essere ricordati con onore. La vostra spada diventa gi una leggenda, ne?"
Ora Blackthorne ripensava a come aveva annuito, nascondendo l'angoscia e la pena. "Venditore d'olio" - e quel nome sarebbe rimasto per sempre - era la spada che Toranaga gli aveva donato. Preferirei che non me l'avesse mai data, pens. Ma non  stata tutta colpa loro, ho sbagliato anch'io. Io ho gridato contro l'uomo, lui mi ha risposto malamente, e il samurai non pu essere trattato con scortesia. Quale altra soluzione? Blackthorne sapeva che non ce n'erano altre, ma ugualmente quella morte gli aveva tolto ogni gioia per la caccia, anche se aveva dovuto nascondere con cura i propri pensieri dato il difficile e cupo umore di Toranaga per tutto il giorno.
Poco prima di mezzogiorno erano tornati a Yokos, si era svolto l'incontro con Zataki e poi, dopo il bagno e il massaggio, a un tratto si era visto davanti padre Alvito, simile a uno spettro vendicatore, accompagnato da due accoliti dall'aria ostile. "Ges, allontanatevi da me!"
"Non c' da aver paura n da bestemmiare," aveva detto Alvito.
"Che Dio maledica voi e tutti i preti!" aveva ribattuto Blackthorne, cercando di riprendersi, conscio di trovarsi nel cuore del territorio nemico. Aveva scorto, poco prima, una cinquantina di samurai cattolici recarsi alla messa che, lo sapeva da Mariko, veniva celebrata nel cortile della locanda di Alvito. Cerc l'elsa della spada, ma in quel momento, in accappatoio, non la portava, e imprec contro la propria stupidit, odiando l'idea di trovarsi disarmato.
"Possa Dio perdonarvi la bestemmia, pilota. Possa perdonarvi e aprirvi gli occhi. Io non vi voglio male. Sono venuto a portarvi un dono. Ecco, questo  un dono di Dio, pilota."
Blackthorne prese il pacchetto con diffidenza, ma, aprendolo, vide la grammatica-dizionario in portoghese, latino e giapponese e, nello scorrerne le prime pagine, ebbe quasi un brivido. La stampa era la migliore mai vista e il contenuto e la precisione del testo erano mirabili. "S,  un dono di Dio, ma  stato Toranaga-sama a ordinarvi di darmelo."
"Noi obbediamo solo agli ordini di Dio."
" stato Toranaga a chiedervi di darmelo?"
"S,  stata una sua richiesta."
"E una richiesta di Toranaga non  un ordine?"
"Dipende, pilota, dipende da chi siete, cosa siete e quanta fede possedete." Alvito indic il libro. "Tre dei nostri fratelli hanno dedicato ventisette anni a prepararlo."
"Perch me lo date?"
"Ci  stato chiesto."
"Perch non avete scansato la richiesta di Toranaga? Siete troppo abili per non riuscirci, volendo."
Alvito aveva scosso le spalle. Blackthorne sfogli rapidamente tutto il libro: carta eccellente, ottima stampa, e tutte le pagine numerate in ordine.
" intero," osserv Alvito, divertito. "Non usiamo libri a met."
" troppo prezioso per darlo via... che cosa volete in cambio?"
"Toranaga-sama ci ha chiesto di darvelo e il padre visitatore ha acconsentito. Ecco perch ve lo diamo.  stato stampato solo quest'anno, dopo un lungo tempo.  bellissimo, vero? Vi preghiamo soltanto di tenerlo caro e di trattarlo bene. Lo merita."
"Lo merita a prezzo della vita. Contiene una sapienza senza prezzo, come i vostri rutter. Ma questo  meglio. Che cosa volete in cambio?
"Non chiediamo niente."
"Non ci credo." Blackthorne soppes il libro, ancora pi insospettito. "Voi capite di certo che questo mi rende pari a voi. Mi offre tutto quanto voi sapete e ci fa guadagnare dieci, forse venti anni. Con questo presto parler bene come voi e, una volta a questo punto, potr insegnare ad altri. Questa  la chiave del Giappone. La lingua  la chiave di qualsiasi luogo straniero. In sei mesi sar in grado di parlare senza intermediari con Toranaga-sama."
"Forse s. Se avrete sei mesi."
"Cosa significa?"
"Niente di pi di quanto gi sapete. Il Nobile Toranaga sar morto molto prima che passino sei mesi."
"Perch? Quali notizie gli avete portato? Da quando ha parlato con voi  come un toro con la gola squarciata. Cosa gli avete detto, eh?"
"Il mio era un messaggio riservato di sua eminenza per lui. Mi spiace... non sono che un messaggero. Ma il generale Ishido possiede Osaka, come certo sapete, e quando Toranaga-sama andr a Osaka, per lui sar la fine di tutto. E anche per voi."
Blackthorne si sent gelare fino al midollo. "Perch per me?"
"Non potete sfuggire al vostro destino, pilota. Avete aiutato Toranaga contro Ishido, o lo avete dimenticato? Avete messo le mani addosso a Ishido, con violenza. Avete guidato la fuga dal porto di Osaka. Mi dispiace, ma parlare giapponese, o essere samurai, o portare le spade non vi servir a niente. Forse essere samurai  peggio: adesso vi si ordiner di fare seppuku, e se rifiutate..." Alvito aggiunse con la stessa voce garbata: "Ve lo avevo gi spiegato, sono gente semplice."
"Anche noi inglesi siamo gente semplice," replic Blackthorne, con non poca facciatosta. "Quando siamo morti, siamo morti, ma prima di arrivarci ci affidiamo a Dio e teniamo le armi pronte. Ho ancora qualche asso nella manica, non temete."
"Oh, io non temo niente, pilota! Niente, n la vostra eresia, n i vostri cannoni. Sono tutti destinati a finire su una picca... come voi."
" il karma... o la mano di Dio, chiamatelo come volete," ribatt Blackthorne, sconcertato, "ma, per il Signore Ges, io riavr la mia nave e allora, nel giro di due anni, porter qui una flotta di navi inglesi e vi spedir tutti all'inferno fuori dall'Asia!"
Alvito riprese a parlare con la stessa calma snervante. "Questo  nelle mani di Dio, pilota. Ma ormai il dado  tratto e non avverr niente di quanto dite. Niente." Alvito lo aveva fissato come se fosse gi morto. "Possa Dio avere piet di voi, perch Dio  il mio giudice, pilota, e io sono convinto che voi non lascerete mai queste isole."
Anche in quel momento Blackthorne rabbrivid al ricordo della certezza con cui aveva parlato Alvito.
"Avete freddo, Anjin-san?" Mariko gli stava accanto sulla veranda, scuotendo l'ombrello.
"Oh, no, non ho freddo... stavo riflettendo." Alz lo sguardo verso il passo: tutta la colonna era scomparsa fra le nuvole. La pioggia era diminuita, trasformandosi in acquerugiola lieve. Qualche servo e qualche paesano si affrettavano verso casa, sguazzando nelle pozzanghere. Il cortile era vuoto, il giardino inondato. In tutto il villaggio si stavano accendendo le lanterne a olio. Non c'erano pi sentinelle alle porte n presso il ponte e un immenso vuoto sembrava dominare il tramonto.
"Di sera  molto pi bello, vero?" osserv Mariko.
"S," rispose lui, invaso dalla consapevolezza che erano soli, insieme e sicuri, se fossero stati attenti, e se lei avesse desiderato ci che lui desiderava.
Venne una cameriera a prendere l'ombrello dalle mani di Mariko e a portarle delle calze asciutte, e si inginocchi ad asciugarle i piedi.
"Domani all'alba partiremo per il nostro viaggio, Anjin-san.
"Quanto durer?"
"Molti giorni, Anjin-san. Toranaga-sama ha detto..." Mariko s'interruppe vedendo Gyoko inchinarsi ossequiosa dentro la locanda. "Mi ha detto che abbiamo molto tempo."
Gyoko s'inchin profondamente. "Buonasera, signora, scusate se vi interrompo."
"Come state, Gyoko-san?"
"Bene, grazie, anche se vorrei che smettesse di piovere. Non mi piace quest'umidit. D'altra parte, quando finiranno le piogge comincer il caldo, che  tanto peggio, ne? Per l'autunno non  lontano. Siamo cos fortunati ad avere l'autunno da aspettare e poi la primavera meravigliosa, ne?"
Mariko non rispose. La cameriera le sistem i tabi e si rialz. "Grazie," le disse Mariko e la mand via. "Allora, Gyoko-san, posso fare qualcosa per voi?"
"Kiku-san chiede se volete che vi serva lei a pranzo, o che canti e danzi per voi stasera. Toranaga-sama le ha ordinato di intrattenervi, se lo volete."
"S, me lo ha detto, Gyoko-san. Sarebbe molto piacevole, ma forse non stanotte. Dobbiamo partire all'alba, e io sono molto stanca. Ci saranno altre notti, ne? Scusatemi con lei, vi prego, e ditele che sono felice di avere la vostra compagnia, di tutte e due, lungo il viaggio." Toranaga le aveva ordinato di portare con s le due donne e Mariko era stata lieta di averle come accompagnatrici ufficiali.
"Siete troppo buona," rispose con tono mielato Gyoko. "L'onore  nostro. Siamo sempre dirette a Yedo?"
"Certo, naturalmente. Perch?"
"Niente, mia signora. Ma potremmo, forse, sostare due o tre giorni a Mishima? Kiku-san vorrebbe prendere alcuni abiti... non si sente abbastanza elegante per il Nobile Toranaga e ho saputo che l'estate a Yedo  molto afosa e piena di zanzare. Dovremmo proprio ritirare il suo guardaroba, per povero che sia."
"S, certo. Avrete tutto il tempo di farlo."
Gyoko non guardava Blackthorne, per quanto entrambe fossero ben consce della sua presenza. "...  tragico quanto avviene al nostro padrone, ne?"
"Karma," rispose Mariko, in tono quieto. Poi, con la dolce malignit tipica di una donna: "Ma niente  cambiato, Gyoko-san. Sarete pagata il giorno dell'arrivo, in argento, come fissato dal contratto."
"Oh, scusatemi," l'altra si finse colpita, "scusatemi, ma chi pensa al denaro? Era lontanissimo dalla mia mente. Mi preoccupavo solo del futuro del nostro signore."
" lui il padrone del suo futuro, Gyoko-san," rispose Mariko, che non ci credeva pi. "Ma il vostro  buono, non  vero? qualunque cosa avvenga. Adesso siete ricca. Tutti i vostri problemi materiali sono finiti. Presto sarete una potenza a Yedo, con la vostra nuova corporazione di cortigiane, chiunque sia a governare il Kwanto. Sarete presto la pi grande Mama-san e, qualunque cosa avvenga, Kiku-san  ancora la vostra protetta e la sua giovent e il suo karma sono intatti. Ne?"
"Il mio unico pensiero  il nostro padrone," replic Gyoko, con gravit acquisita dagli anni, mentre le si stringevano i visceri all'idea dei duemilacinquecento koku cos vicini alla sua cassaforte. "Se mai posso aiutarlo in qualche modo, io..."
"Che gesto generoso, Gyoko-san! Gli dir della vostra offerta... certo, un risparmio di mille koku sul prezzo sarebbe di grande utilit. Accetto a nome suo."
Gyoko agit il ventaglio, inalber un dolce sorriso e riusc a non scoppiare in lamenti per la stupidit che aveva dimostrato cascando nella trappola come una novellina in preda al sak. "Oh no, mia signora! Come potrebbe il denaro aiutare un protettore cos generoso? No, non  certo il denaro che lo pu aiutare," balbett, cercando di rimettersi in sesto. "No, non il denaro. Piuttosto i miei servigi o delle informazioni..."
"Scusate, quali informazioni?"
"Nessuna per il momento. Era un modo di dire... Ma il denaro..."
"Ah, ho capito, scusate. Ebbene, gli riferir della vostra offerta e della vostra generosit. Vi ringrazio da parte sua."
Gyoko s'inchin a quelle parole di congedo e si ritir dentro la locanda. Mariko non seppe trattenere una breve risata.
"Di cosa ridete, Mariko-san?"
Lei gli ripet il colloquio. "Le Mama-san devono essere uguali in tutto il mondo.  in pena per il suo denaro."
"Toranaga-sama pagher, anche se..." Blackthorne s'interruppe e Mariko aspett, con sguardo franco, finch lui riprese. "Padre Alvito ha detto che quando andr a Osaka il Nobile Toranaga sar un uomo finito."
"S, Anjin-san, questo  verissimo," disse Mariko con una vivacit che non provava. Poi ripose Osaka e Toranaga nei loro scompartimenti e torn alla sua tranquillit. "Ma Osaka  lontana molte leghe e molti bastoncini di tempo, e fino al momento in cui avverr ci che deve avvenire, Ishido non sa, il buon padre non sa, noi non sappiamo e nessuno sa che cosa accadr veramente. Ne? Nessuno, tranne Dio, che non ce lo dir. Fino a quando non sar gi passato."
"Hai!" Rise con lei. "Come siete saggia!"
"Grazie. Vorrei farvi una proposta, Anjin-san: durante il viaggio dimentichiamo tutti i problemi esterni. Tutti."
"S," mormor lui, in latino. " bello vederti."
"E vedere te. La massima attenzione davanti a tutt'e due le donne  indispensabile, ne?"
"Puoi fidarti di me."
"Mi fido. In verit, mi fido molto."
"Adesso siamo quasi soli, ne? Tu e io."
"S. Ma quello che  stato non  e non  mai accaduto."
"Vero. Di nuovo sei nel giusto. E sei bellissima."
Un samurai entr nel cortile e s'inchin a Mariko. Aveva i capelli brizzolati e zoppicava leggermente. "Scusatemi, signora, ma dobbiamo partire all'alba, ne?"
"S, Yoshinaka-san. Per, se volete, possiamo ritardare fino a mezzogiorno. Abbiamo molto tempo a disposizione."
"Certo, come preferite. Partiamo a mezzogiorno. Buonasera, Anjin-san. Permettetemi di presentarmi: sono Akira Yoshinaka, capitano della vostra scorta."
"Buonasera, capitano."
Yoshinaka si rivolse di nuovo a Mariko. "Sono responsabile di voi e di lui, signora, perci ho ordinato a due uomini di dormire nella sua stanza come guardie del corpo. Inoltre saranno in servizio per tutta la notte dieci sentinelle. Vi circonderanno. Ho cento uomini in tutto."
"Benissimo, capitano. Ma, scusatemi, forse sar meglio non mettere uomini nella stanza dell'Anjin-san: per loro  molto importante dormire da soli, oppure essere soli con una donna. Probabilmente ci sar con lui la mia cameriera, cos sar protetto. Tenete le guardie intorno a lui, ma non troppo vicine, per non irritarlo."
Yoshinaka si gratt la testa, aggrottando la fronte. "Va bene, Mariko-san. Far cos, anche se mi sembrerebbe meglio nell'altro modo. E poi chiedetegli, vi prego, di non andare a passeggiare di notte, come usa fare. Finch non saremo a Yedo io ne sono responsabile, e quando ho la responsabilit di persone importanti mi innervosisco molto." Si inchin rigidamente e se ne and.
"Il capitano vi prega di non andare a spasso per conto vostro durante il viaggio. E, se di notte uscite, prendete sempre un samurai con voi, Anjin-san. Dice che questo lo aiuterebbe molto."
"D'accordo." Blackthorne guardava il capitano allontanarsi. "Cos'altro ha detto? Ho sentito qualcosa a proposito del dormire... Non l'ho capito bene..." Si ferm all'avvicinarsi di Kiku, che indossava un accappatoio: I capelli erano avvolti in un asciugamano. A piedi nudi, si diresse verso la fonte termale e li salut con un cenno allegro. Le restituirono il saluto.
Blackthorne ammir le lunghe gambe e il passo morbido finch la ragazza non fu scomparsa. Poi, sentendo lo sguardo inquisitore di Mariko, si volt verso di lei. "No," disse calmo e scosse la testa.
Lei rise. "Pensavo che fosse difficile... e forse anche spiacevole per voi, averla come compagna di viaggio dopo una notte cos speciale."
"Spiacevole no. Anzi, molto piacevole. Ho dei piacevolissimi ricordi. Sono contento che appartenga a Toranaga-sama, adesso. Ci rende tutto semplice, per lei e per lui. E per tutti." Stava per aggiungere: meno Omi. Ma si trattenne. "In fondo, per me non  stato che un particolare, meraviglioso regalo. Niente altro. Ne?"
"Un regalo, s." Blackthorne avrebbe voluto toccare Mariko, ma non lo fece. Si gir a osservare il passo, ormai nascosto dalle nuvole e dall'oscurit. L'acqua sgocciolava dolcemente dal tetto. "Cos'altro ha detto il capitano?"
"Niente di importante, Anjin-san."

45
Il viaggio fino a Mishima dur nove giorni e ogni notte, per qualche ora, furono uniti, in segreto. Senza volerlo, Yoshinaka li aiutava, perch a ogni locanda sceglieva per tutti loro stanze adiacenti. "Spero che non vi dispiaccia, Mariko-san, ma rende tanto pi facile la sorveglianza," diceva sempre e Mariko acconsentiva, scegliendo la stanza di mezzo. A un lato si mettevano Kiku e Gyoko, all'altro Blackthorne. Nel cuore della notte, lei lasciava la cameriera, Chimmoko, in camera sua e andava da lui. Con le stanze vicine, e con i rumori della notte, i canti, i movimenti degli altri viaggiatori, e i nugoli di onnipresenti cameriere, le sentinelle all'esterno delle loro stanze non potevano accorgersi di niente. Solo Chimmoko era al corrente del segreto.
Mariko si rendeva conto che alla fine Gyoko, Kiku e tutte le donne del gruppo avrebbero capito, ma non se ne curava. Lei era una samurai, e loro no: la sua parola avrebbe sempre prevalso sulla loro, a meno che non la cogliessero in flagrante. Ma nessun samurai, neppure Yoshinaka avrebbe osato, in situazioni normali, aprire la sua porta di notte, senza essere stato chiamato. Per quanto ne sapevano gli altri, Blackthorne divideva il letto con Chimmoko, o con una cameriera della locanda, ed erano affari squisitamente suoi. Perci soltanto una donna avrebbe potuto tradirla, e in quel caso la traditrice e tutte le donne del seguito sarebbero morte di una morte pi orrenda e lenta della sua, per aver commesso un tradimento cos disgustoso. Inoltre, volendo, avrebbe potuto farle uccidere, a suo capriccio, prima di raggiungere Mishima o Yedo, per la minima indiscrezione, e tutte lo sapevano. Mariko era certa che Toranaga non si sarebbe opposto. Nel caso di Gyoko, avrebbe approvato con entusiasmo e, in cuor suo, Mariko pensava che non si sarebbe opposto nemmeno all'eventuale morte di Kiku. Con duemilacinquecento koku si potevano comprare molte cortigiane di prima classe.
Si sentiva perci al sicuro dalle donne, ma non da Blackthorne, per quanto ora lo amasse. Non era giapponese. Non era stato abituato fin dalla nascita a quegli sbarramenti interiori, impenetrabili, dietro cui ci si nascondeva. Il suo volto, o i suoi modi, o il suo orgoglio li avrebbero traditi. Non temeva per s; soltanto per lui.
"Finalmente so cosa significa amare," mormor la prima notte. E poich non combatteva pi contro la passione, ma le cedeva sentendola irresistibile, il terrore per lui la consumava. "Ti amo, perci ho paura per te," gli sussurr, aggrappandosi a lui e usando il latino, lingua degli amanti.
"Anch'io ti amo. E quanto..."
"Io ti ho distrutto, cominciando. Adesso siamo rovinati. Io ti ho distrutto... questa  la verit."
"No, Mariko, in qualche modo tutto si sistemer."
"Non avrei mai dovuto cominciare. La colpa  mia."
"Non ti angustiare, ti prego. Il karma  il karma."
Alla fine Mariko finse di essersi convinta e si abbandon fra le sue braccia. Ma era certa che egli portasse in s la propria nemesi. Per se stessa non aveva timori.
Le notti erano ricche di gioia, tenere, ognuna meglio della precedente. I giorni erano facili per lei, difficili per lui, che si teneva sempre in guardia, deciso a non commettere errori, per il bene di Mariko. "Non ci saranno errori," diceva lei, mentre cavalcavano vicini, al sicuro dagli altri. "Tu sei forte, sei un samurai, e non commetterai nessun errore."
"E quando arriveremo a Yedo?"
"Lascia che Yedo stia a Yedo. Ti amo."
"E io amo te."
"Allora perch sei cos triste?"
"Non sono triste, Mariko-san. Solo mi  doloroso tacere: vorrei gridare il mio amore dall'alto delle montagne."
Godevano fino in fondo l'intimit e la certezza di essere al sicuro da occhi malevoli.
"Che ne sar di loro, Gyoko-san?" chiese piano Kiku, durante il primo giorno di viaggio, nel segreto del palanchino.
"Non hanno speranza di avvenire. Lui sa nascondere molto bene, ma lei...! Le si legge in faccia la sua adorazione. Guardala! Come una bambina! Oh, com' sciocca!"
"Ma com' bella! E fortunata a essere cos ben ricambiata, ne?"
"S, ma anche cos non augurerei a nessuno la loro morte."
"Cosa far Yoshinaka quando lo scoprir?" domand Kiku.
"Forse non lo scoprir. Io prego perch ci non avvenga. Gli uomini sono dei tali stupidi! Non sanno capire le cose pi semplici in fatto di donne, grazie a Budda, che sia benedetto. Preghiamo che non li scoprano finch non avremo sbrigato le nostre faccende a Yedo. E preghiamo che non ce ne diano la colpa. Oh, s! E questo pomeriggio, appena ci fermiamo, andr al tempio pi vicino a bruciare incenso perch gli dei ci aiutino. Assegner tre koku all'anno a un tempio dedicato a tutti gli dei, per dieci anni, se ci salviamo e riesco ad avere il mio denaro."
"Ma stanno cos bene insieme, ne? Non ho mai visto una donna fiorire come lei."
"S, ma appassir come una camelia spezzata quando la accuseranno davanti a Buntaro-san. Il loro karma  il loro karma e non possiamo farci niente. N per loro, n per Toranaga-sama, n per Omi-san. Non piangere, bambina."
"Povero Omi-san!"
Al terzo giorno Omi le aveva raggiunte e aveva alloggiato alla loro locanda. Dopo cena aveva parlato in privato con Kiku, chiedendole ufficialmente di unirsi a lui per l'eternit.
"Con gioia, Omi-san, con gioia," aveva risposto la ragazza di slancio, permettendosi di piangere, perch le era molto caro. "Ma me lo proibisce il mio dovere verso il Nobile Toranaga e verso Gyoko-san, che mi ha cresciuta."
"Ma Toranaga ha perso i suoi diritti su di voi. Si  arreso.  un uomo finito."
"Ma il suo contratto no, Omi-san, per quanto io lo desideri. Il suo contratto  legale e vincolante. Scusatemi, vi prego, io devo rifiutare..."
"Non rispondete adesso, Kiku-san. Pensateci. Vi prego. Vi scongiuro. Mi darete la vostra risposta domani," e cos l'aveva lasciata.
Ma la risposta, fra le lacrime, era stata la stessa. "Non posso mostrarmi tanto egoista, Omi-san. Perdonatemi, vi prego. Il mio dovere verso Toranaga-sama e verso Gyoko-san... non posso, per quanto lo desideri. Perdonatemi, vi prego."
Omi aveva insistito e altre lacrime erano scorse. Si erano giurati di adorarsi in eterno e poi lei lo aveva congedato con una promessa: "Se il contratto non sar rispettato o se Toranaga-sama morir e io sar libera, far tutto quello che vorrete, obbedir a qualunque vostro ordine. "E cos Omi era ripartito per Mishima, invaso da tetri presentimenti, e lei si era asciugate le lacrime e rinfrescato il trucco. Gyoko le aveva fatto molti complimenti. "Sei cos saggia, bambina. Come vorrei che Mariko-san avesse met della tua saggezza!
Yoshinaka guid il gruppo ad andatura comoda da una locanda all'altra, lungo il fiume Kano e i suoi meandri verso nord, fino al mare, sopportando i ritardi inevitabili, incurante del tempo che perdevano. In privato Toranaga gli aveva detto che non c'era fretta: bastava che consegnasse il suo carico sano e salvo a Yedo per la luna nuova. "Li preferisco dopo che prima, Yoshinaka-san. Capito?"
"S, mio signore," aveva risposto, e adesso benediceva il suo kami che gli concedeva quel respiro. A Mishima a Hiro-matsu - e a Yedo a Toranaga - avrebbe dovuto presentare il suo rapporto, verbale e scritto. Allora avrebbe dovuto decidere se dire o no quello che pensava e che era stato ben attento a non vedere. Via, si diceva sbalordito, la signora? Con qualunque uomo, ma addirittura il barbaro? Mi devo essere sbagliato.
Non  tuo dovere vedere? si chiedeva. Cercare le prove? Coglierli insieme, dietro una porta chiusa? Se non lo fai, verrai condannato tu per complicit, ne? Sarebbe facile, anche se stanno molto attenti. S, ma solo un idiota andrebbe a riferire cose simili. Non  meglio fingersi tonto e pregare che nessuno tradisca loro, e quindi anche te? La vita di lei  condannata, siamo tutti condannati alla fine, perci cosa importa? Volta lo sguardo altrove. Lasciali al loro karma. Che importa?
Ma il samurai sapeva, con tutta l'anima, che importava molto.

"Buongiorno, Mariko-san. Che splendida giornata," salut padre Alvito, raggiungendoli. Si trovavano fuori dalla locanda, pronti a iniziare la tappa quotidiana. Egli tracci il segno della croce. "Che Dio vi benedica!"
"Grazie, padre."
"Buongiorno, pilota. Come state oggi?"
"Bene, grazie. E voi?"
Il loro gruppo e quello dei gesuiti si erano spesso superati a vicenda. A volte avevano alloggiato nella stessa locanda e a volte avevano viaggiato insieme.
"Vi andrebbe di cavalcare con me, pilota? Sarei lieto di continuare le lezioni di giapponese, se lo desiderate."
"S, grazie, volentieri."
Il primo giorno Alvito si era offerto di aiutare Blackthorne a imparare la lingua. "In cambio di cosa?" aveva chiesto lui, in guardia.
"Di niente. Mi aiuterebbe a passare il tempo e, per dirvi la verit,  un momento in cui mi sento vecchio e rattristato. E forse anche per scusarmi delle mie parole aspre."
"Non mi aspetto scuse da voi. Voi seguite la vostra strada, io la mia. Non potremo mai incontrarci."
"Forse... ma durante il viaggio possiamo condividere qualcosa, ne? Percorriamo lo stesso cammino. Vorrei aiutarvi."
"Perch?"
"Il sapere appartiene a Dio, non all'uomo. Vorrei darvi il mio aiuto come un dono... senza niente in cambio."
"Vi ringrazio, ma non mi fido di voi."
"Allora, se proprio insistete, in cambio mi racconterete del vostro mondo, di quello che avete visto e dei luoghi in cui vi siete trovato. Quello che volete, ma solo quello che volete. La verit autentica. Sinceramente, mi affascinerebbe e sarebbe uno scambio onesto. Io sono venuto in Giappone a tredici anni e non ho visto niente del mondo. Potremmo concludere una tregua per la durata del viaggio, se siete d'accordo."
"Niente religione e politica e dottrina papistica?"
"Sono quello che sono, pilota, ma prover."
Cos avevano cominciato, con estrema cautela, a scambiarsi informazioni. All'inglese lo scambio sembrava scorretto: l'erudizione di Alvito era enorme ed egli era un grande maestro, mentre Blackthorne pensava di riferirgli cose che ogni pilota poteva sapere. "Ma questo non  vero," lo aveva rassicurato Alvito. "Voi siete un pilota unico, avete compiuto cose incredibili. Come voi ce ne saranno una mezza dozzina su tutta la terra, ne?"
Gradatamente si era veramente stabilita fra loro una tregua e Mariko ne era stata contenta.
" amicizia, Anjin-san, o almeno ne  un principio," gli disse.
"No, non amicizia. Diffido di lui quanto prima, come lui di me. Siamo nemici per sempre. Io non ho dimenticato niente, e neppure lui. Questa  una tregua passeggera, probabilmente per uno scopo particolare che non mi rivelerebbe mai, se anche glielo chiedessi. Io lo capisco e non c' niente di male, a patto che non abbassi mai la guardia."
Mentre lui stava con Alvito, Mariko cavalcava pigramente con Kiku e Gyoko che le parlavano del guanciale e di come si possono soddisfare gli uomini e del Mondo dei Salici. In cambio lei raccontava loro del proprio mondo, di quanto aveva visto e conosciuto, del dittatore Goroda, del Taiko, e anche di Toranaga: episodi dei grandi personaggi che nessun uomo della strada avrebbe mai saputo.
A poche leghe a sud di Mishima il fiume piegava a ovest, per raggiungere placidamente la costa e l'ampio porto di Numazu. Lasciarono il territorio scosceso per attraversare le piatte pianure di risaie, lungo l'ampia strada affollata che portava a nord. C'erano numerosi fiumi e torrenti da superare, di cui alcuni molto profondi e ampi, da varcare su chiatte. I ponti erano molto scarsi. Di solito i viaggiatori venivano portati a spalla da robusti portatori, scelti fra i tanti che sempre si tenevano pronti, chiacchierando e gridando le loro offerte ad alta voce.
Erano al settimo giorno di viaggio. La strada si biforcava e padre Alvito annunci che doveva lasciarli, per raggiungere la sua nave per due o tre giorni. Se gli era permesso, li avrebbe raggiunti di nuovo lungo la strada da Mishima a Yedo. "Naturalmente, se volete venire con me, siete entrambi i benvenuti."
"Grazie, ma devo sbrigare alcune faccende a Mishima," rispose Mariko.
"Anjin-san? Se Mariko-san sar impegnata, voi sarete comunque il benvenuto, anche da solo. Abbiamo un ottimo cuoco e del buon vino. E Dio mi sia testimone, sarete perfettamente al sicuro e libero di muovervi come volete. A bordo c' Rodrigues."
Mariko cap che Blackthorne avrebbe voluto lasciarla. Come pu? si chiese, con profonda tristezza. Come pu essere pronto a lasciarmi quando abbiamo cos poco tempo? "Andate, vi prego, Anjin-san," disse. "Per voi sarebbe piacevole e utile vedere Rodrigues, vero?"
Ma Blackthorne, per quanto lo desiderasse, non and. Non si fidava del prete: neppure per Rodrigues si sarebbe mai infilato in una trappola. Ringrazi Alvito e lo guard allontanarsi.
"Fermiamoci, Anjin-san," propose Mariko, pur essendo solo mezzogiorno. "Non c' fretta, ne?"
"S,  un'ottima idea."
"Il padre  buono, ma sono contenta che sia andato via."
"Anch'io. Ma non  buono.  un prete."
Mariko fu colpita dalla sua veemenza. "Scusate, Anjin-san, se ho detto..."
"Non importa, Mariko-chan. Ve l'ho gi spiegato: niente si pu dimenticare e lui mi sar sempre alle calcagna." Blackthorne and in cerca del capitano Yoshinaka e Mariko, turbata, rimase con lo sguardo fisso sulla strada presa da Alvito.
I cavalli del gruppo dei gesuiti procedevano fra gli altri viaggiatori senza fretta. Qualcuno si inchinava al piccolo corteo, altri si inginocchiavano, molti mostravano curiosit e molti un'espressione dura. Tutti per cortesemente si scostavano, tranne i samurai, anche i pi umili. Quando padre Alvito ne incontrava uno, era lui a scostarsi e a lasciare il passo, seguito dai suoi accoliti.
Alvito era lieto di dividersi da Mariko e da Blackthorne, lieto della pausa. Doveva spedire al padre visitatore dispacci urgenti che la distruzione dei suoi piccioni a Yokos gli aveva impedito di mandare, e c'erano tanti problemi da risolvere: Toranaga, Uo il pescatore, Mariko e il pirata. E Giuseppe, che lo perseguitava.
"Cosa fa qui quest'uomo?" aveva esclamato il primo giorno, notando Giuseppe fra le guardie con un chimono militare e le spade goffamente infilate alla cintura.
"Toranaga-sama mi ha ordinato di accompagnarlo a Mishima, Tsukku-san, dove poi lo consegner al generale Hiro-matsu. Scusatemi, la sua vista vi offende?"
"No. No," aveva risposto, poco convinto.
"Guardate le spade? Non c' da preoccuparsi. C' solo l'impugnatura, senza la lama. Sono gli ordini. Sembra che sia stato messo nel vostro ordine cos giovane che non si sa se debba avere le spade o no, per quanto ne abbia il diritto e le desideri. Sembra che sia entrato nel vostro ordine da bambino, Tsukku-san. Ma, comunque, non possiamo tenere un samurai senza spade, ne? Uraga-noh-Tadamasa  senza dubbio un samurai, anche se per vent'anni  stato un prete barbaro. Il nostro padrone ha saggiamente deciso per questo compromesso."
"Che ne sar di lui?"
"Io devo consegnarlo al generale Hiro-matsu. Forse lo rimanderanno da suo zio, perch sia giudicato, o forse rester con noi. Io obbedisco solo ai miei ordini, Tsukku-san."
Padre Alvito si mosse verso Giuseppe, ma Yoshinaka lo ferm garbatamente. "Mi dispiace, ma il mio padrone ha ordinato anche di lasciarlo solo, lontano dagli altri, e in particolare dai cristiani, finch il Nobile Harima non avr pronunciato un giudizio. Uraga-san  un suo vassallo e il Nobile Harima  cristiano anche lui. Ne? Il mio padrone dice che tocca a un daimyo cristiano occuparsi di un rinnegato cristiano. Infine, Harima  suo zio, nonch capo della casata, ed  stato lui il primo a metterlo nelle vostre mani."
Nonostante il divieto, Alvito aveva cercato, durante la notte, di parlare in segreto con Giuseppe, per implorarlo di inginocchiarsi in penitenza davanti al padre visitatore, ma il giovane se n'era andato, freddamente, senza ascoltarlo, e in seguito era stato mandato sempre in testa alla colonna.
Madonna santissima, in qualche modo dobbiamo riportarlo nella grazia di Dio, pens angosciato Alvito. Che fare? Forse il padre visitatore sapr come trattarlo. E anche come reagire alla decisione, incredibile, di Toranaga di sottomettersi. Una decisione che, nei loro colloqui segreti, avevano sempre scartato come impossibile. "No, sarebbe del tutto contraria al carattere di Toranaga," aveva affermato Dell'Aqua. "Lui entrer in guerra. Al finire delle piogge, o forse prima, se riesce a riconquistare Zataki e a fargli tradire Ishido. Io prevedo che aspetter il pi possibile, cercando di indurre Ishido a compiere la prima mossa... secondo il suo gioco solito. Qualunque cosa avvenga, finch Kiyama e Onoshi sosterranno Ishido a Osaka, il Kwanto  destinato alla sconfitta e Toranaga alla distruzione."
"E Kiyama e Onoshi? Continueranno a seppellire l'inimicizia fra loro per il bene comune?"
"S. Sono assolutamente certi che la vittoria di Toranaga farebbe suonare la campana a morto per la Chiesa. Adesso che Harima si  affiancato a Ishido, credo che il sogno di Toranaga sia finito."
Di nuovo la guerra civile, pensava Alvito. Fratello contro fratello, padre contro figlio, villaggio contro villaggio. Anjiro pronta alla rivolta, con i moschetti rubati, aveva sussurrato Uo. E l'altra notizia spaventosa: un reggimento moschettieri segreto quasi pronto. Una unit di cavalleria moderna, di tipo europeo, con pi di duemila moschetti, addestrata alla guerra di tipo giapponese. Oh, Madonna, proteggi i fedeli e maledici quell'eretico...
Che peccato che Blackthorne sia cos contorto e deforme d'animo! Sarebbe un alleato enormemente prezioso. Non l'avrei mai creduto, e invece  vero.  incredibilmente saggio ed esperto nelle cose del mare e del mondo. Audace e intelligente, onesto nella sua eresia, corretto e sincero. E con una memoria prodigiosa: non c' mai bisogno di dirgli qualcosa due volte. Mi ha insegnato tante cose del mondo. E di s.  male - si chiese, voltandosi a salutare con un ultimo cenno Mariko -  male imparare a conoscere il nemico e in cambio istruirlo? No.  male chiudere gli occhi su un peccato mortale?
Dopo tre giorni che erano partiti da Yokos, una frase di fratello Michele lo aveva sconvolto.
"Credete che si amino?"
"Cos' Dio se non amore? Non  questa la parola di Ges?" aveva risposto Michele. "Io ho solo osservato che i loro sguardi sembrano toccarsi e che era molto bello a vedersi. Dei loro corpi non so, padre, e in verit non me ne curo. Le loro anime si toccano e per questo a me sembra di essere pi vicino a Dio."
"Ti sbagli di certo. Lei non lo farebbe mai! Sarebbe contro tutta la sua nobilt, contro la legge civile e quella di Dio.  una cristiana devota, e sa che l'adulterio  un peccato orribile."
"S, cos noi insegniamo. Ma il suo  stato un matrimonio scintoista, non consacrato davanti a Dio, perci si tratta davvero di adulterio?"
"Anche tu metti in dubbio il Verbo? L'eresia di Giuseppe ti ha contaminato?"
"No, padre, perdonatemi, mai il Verbo. Solo quello che ne ha fatto l'uomo."
Da quel momento li aveva quasi spiati. Chiaramente nutrivano una grande simpatia reciproca. E perch no? Non c'era niente di male: sempre insieme, scambiandosi il proprio sapere, la donna con l'ordine di dimenticare per il momento la propria religione, l'uomo senza religione, o solo una vernice di eresia luterana, come tutti gli inglesi, secondo Dell'Aqua. Entrambi forti e pieni di vita, anche se male accoppiati.
In confessione Mariko non aveva rivelato nulla, e lui non aveva esercitato pressioni. Gli occhi di lei gli avevano detto tutto e niente insieme, ma non c'era mai stato un fatto reale per poter giudicare. Sentiva gi se stesso parlarne con Dell'Aqua: "Michele deve essersi sbagliato, eminenza." "Ma la donna ha commesso adulterio?" "Grazie al cielo, non ce n' prova.
Alvito ferm il cavallo e si volt: vide Mariko ritta in cima a un lieve pendio e il pilota che parlava con Yoshinaka, e la vecchia mezzana con la prostituta dipinta dentro il palanchino. Lo zelo fanatico che gli saliva in petto sembrava gonfiarglielo. Per la prima volta os dirlo chiaramente: hai fatto la puttana con il pilota, Mariko? Ti ha dannato l'anima per l'eternit? Tu, che eri stata scelta per essere suora e forse la nostra prima badessa indigena? Vivi forse immersa nel peccato, senza confessarti, nascondendo il tuo sacrilegio al tuo confessore, e cos macchiandoti davanti a Dio?
La vide agitare la mano e questa volta non rispose. Volt il cavallo, lo spron e se ne and in fretta.

Quella notte non dormirono tranquilli.
"Cosa c', amore mio?"
"Niente, Mariko-chan. Dormi." Ma nessuno dei due riusc a prendere sonno. Lei scivol silenziosa nella propria stanza, molto prima del solito, e lui si alz e and a studiare il suo dizionario in cortile, al lume di candela. Quando il sole ebbe intiepidito l'aria, le ansie della notte scomparvero e il viaggio continu in pace. Raggiunsero ben presto la grande via del Tokaido, a est di Mishima, e il traffico si fece pi intenso. Come sempre, la grande maggioranza viaggiava a piedi, con i propri beni sulle spalle. Pochi cavalli e nessuna carrozza.
"Oh, la carrozza...  qualcosa con le ruote, ne? Non servono in Giappone, Anjin-san. E poi le ruote rovinerebbero il fondo stradale, perci sono proibite a tutti, salvo che all'imperatore, e lui percorre solo pochi ri di una strada speciale, a Kyoto. Noi non abbiamo bisogno di ruote. Come si potrebbe portare un veicolo oltre un fiume o un torrente? e ce ne sono troppi per costruire tutti i ponti necessari. Sono almeno sessanta, fra qui e Yedo! E quanti ne abbiamo gi superati? Decine, ne? No, noi andiamo a cavallo o a piedi. Naturalmente cavalli e palanchini sono solo per le persone importanti, daimyo e samurai, e nemmeno per tutti i samurai."
"Come? Neanche potendo pagare per averli?"
"Solo quando si ha il giusto rango, Anjin-san.  molto saggio, non credete? I medici e i vecchi possono viaggiare a cavallo o in palanchino, e anche gli ammalati gravi, se ne ottengono il permesso scritto dal loro feudatario. Palanchini e cavalli non sono adatti ai contadini e al volgo, Anjin-san. Potrebbero abituarli alla pigrizia, ne?  molto pi salutare per loro camminare."
"Cos restano al loro posto. Ne?"
"Certo. Ci contribuisce alla pace, all'ordine e al wa. Solo i mercanti hanno soldi da buttar via, ma non sono che parassiti, che non creano niente, non fanno crescere niente, non sanno che nutrirsi delle fatiche altrui. Indiscutibilmente loro devono camminare, ne? In questo siamo molto saggi."
"Non ho mai visto tanta gente in movimento!" osserv Blackthorne.
"E questo  niente! Vedrete vicino a Yedo. Noi adoriamo viaggiare, Anjin-san, ma non da soli, in genere. Ci piace viaggiare in gruppo."
La folla non impediva il cammino: lo stemma di Toranaga sugli stendardi, il rango di Mariko Toda, la rude efficienza di Akira Yoshinaka e i messaggeri che mandava avanti di corsa ad annunciare chi stava arrivando, assicuravano loro le migliori stanze delle locande e un passaggio senza impedimenti. Tutti gli altri viaggiatori e samurai si tiravano subito da parte, inchinandosi profondamente.
"Si fermano e si inchinano cos per tutti?"
"No, Anjin-san, solo per i daimyo e i personaggi importanti. E per molti samurai...  un'usanza davvero saggia.  cortese e necessario, ne? Se il volgo non rispettasse i samurai e i propri simili, come si potrebbe far rispettare la legge e governare il regno? E poi  lo stesso per tutti. Noi ci siamo fermati e inchinati per lasciar passare il messaggero imperiale, non  vero? Ognuno deve essere cortese. I daimyo minori devono scendere da cavallo e inchinarsi ai pi altolocati. Le nostre vite sono governate dal cerimoniale, ma il regno  obbediente."
"E se si incontrano due daimyo di pari grado?"
"Entrambi smontano da cavallo e si inchinano, poi ognuno va per la sua strada."
"E se si incontrano Toranaga-sama e il generale Ishido?"
Mariko pass al latino. "Chi sono, Anjin-san? Non conosco questi nomi, non oggi, non fra te e me."
"Sei nel giusto. Perdonami, ti prego."
"Ascolta, amore, facciamo una promessa: se la Madonna ci sorride e potremo uscire da Mishima, solo a Yedo, al Primo Ponte, solo quando ci saremo definitivamente costretti, lasceremo il nostro mondo privato."
"Quali pericoli ci sono a Mishima?"
"Il nostro capitano dovr fare rapporto al generale Hiro-matsu. E io dovr vederlo.  un uomo saggio, molto attento. Sarebbe facile per noi essere traditi."
"Siamo stati prudenti. Preghiamo Dio che i tuoi timori siano infondati."
"Non mi preoccupo per me, ma solo per te."
"E io per te."
"Allora ci promettiamo a vicenda di restare nel nostro mondo privato?"
"S. Fingeremo che sia il mondo vero... il nostro unico mondo.

"Quella  Mishima, Anjin-san." Mariko indic la citt al di l dell'ultimo fiume.
L'ampia citt-castello, di circa sessantamila abitanti, era ancora avvolta nella nebbia del mattino, che gravava bassa. Si distinguevano solo i tetti di alcune case e il castello di pietra. Oltre la citt sorgevano i monti che arrivavano fino al mare occidentale. Lontano, a nordovest, troneggiava la massa del monte Fuji. A nord e a est la catena montuosa svettava nel cielo. "E adesso?"
"Adesso Yoshinaka deve trovare la locanda migliore nel raggio di dieci ri. Vi resteremo due giorni.  il minimo che mi occorre per sbrigare le mie faccende. Gyoko e Kiku-san ci lasceranno."
"Poi?"
"Poi continueremo. Che vi dice di Mishima il vostro sesto senso?"
"Che  sicura e amica," rispose lui. "E dopo Mishima?"
Mariko indic a nordest, incerta. "Andremo da quella parte. C' un passo fra i monti, verso Hakon,  il tratto pi faticoso di tutta la via del Tokaido. Poi la strada scende verso Odowara, che  molto pi grande di Mishima, sulla costa. Da l a Yedo  solo questione di tempo."
"Quanto tempo?"
"Non abbastanza."
"Sbagli, amore mio, scusami," le rispose piano, in latino. "C' tutto il tempo del mondo."

46
Il generale Toda Hiro-matsu prese il messaggio riservato portato da Mariko e ruppe il sigillo di Toranaga. La pergamena esponeva brevemente quanto era avvenuto a Yokos, confermava la decisione di Toranaga di sottomettersi, ordinava a Hiro-matsu di chiudere la frontiera e i passi del Kwanto a qualsiasi intruso, fino al suo arrivo (a meno che si trattasse di un messaggero da parte di Ishido o proveniente dall'est) e dava istruzioni per il cristiano rinnegato e per l'Anjin-san. Il vecchio soldato rilesse stancamente il messaggio, una seconda volta. "E ora raccontatemi tutto quello che avete visto o sentito a Yokos, riguardante Toranaga."
Mariko obbed.
"Ora ditemi quello che, secondo voi,  accaduto."
Di nuovo obbed.
"Che cosa  successo durante il cha-no-yu tra voi e mio figlio?"
Mariko narr ogni particolare.
"Mio figlio ha detto che il nostro padrone avrebbe perso? Prima del secondo colloquio con Zataki? Ne siete sicura?"
"Oh, s, signore."
Il silenzio si prolung nella stanza che, dall'alto del torrione, dominava la citt. Hiro-matsu si alz in piedi e si avvicin alla feritoia nel muro spesso. Gli dolevano la schiena e le giunture. "Non capisco."
"Signore?"
"N mio figlio, n il nostro padrone. Possiamo schiacciare qualunque esercito Ishido metta in campo. E quanto alla decisione di sottomettersi..."
 Mariko giocherellava con il ventaglio, contemplando il cielo stellato. Hiro-matsu la osserv.
"State benissimo, Mariko-san. Sembrate pi giovane che mai. Qual  il vostro segreto?"
"Non ne ho, signore." E si sent la gola secca, all'improvviso. Attese che tutto il suo mondo crollasse, ma il momento pass e il vecchio rivolse lo sguardo acuto verso la citt.
"Ora ditemi che cosa  successo dopo la partenza da Osaka. Tutto quello che avete visto o udito o a cui avete preso parte."
Quando fin, era notte inoltrata. Rifer con esattezza ogni cosa, tranne i suoi rapporti con l'Anjin-san, pur avendo cura di non nascondere la sua simpatia per lui e il rispetto per la sua intelligenza e audacia. E l'ammirazione di Toranaga per il suo valore in ogni senso.
Hiro-matsu continu a lungo a passeggiare su e gi, perch il moto gli alleviava i dolori. Tutto collimava con i rapporti di Yoshinaka e di Omi... e anche con la tirata di Zataki prima di partire tempestosamente per lo Shinano. Adesso capiva molte cose che gli erano rimase oscure e aveva informazioni sufficienti per prendere una decisione ben calcolata. Alcuni punti del racconto lo disgustarono. Altri gli fecero odiare il figlio anche pi intensamente, per quanto potesse capirne le motivazioni. Il resto del racconto gli suscit irritazione verso il barbaro, e a volte ammirazione. "Lo avete visto tirare il nostro padrone fuori dalla terra, in salvo?"
"S. Oggi egli sarebbe morto senza di lui, signore. Ne sono certa. Tre volte ha salvato il nostro padrone: nella fuga dal castello, sulla galea nel porto di Osaka, e senza nessun dubbio durante il terremoto. Ho visto le spade disseppellite da Omi. Erano tutte contorte."
"Credete che veramente l'Anjin-san avrebbe fatto seppuku?"
"S, sul Dio cristiano, sono convinta che era deciso a mantenere la promessa, ma Omi glielo ha impedito. E credo, signore, che egli sia degno di essere samurai, degno di essere hatamoto."
"Non vi ho chiesto questa opinione."
"Scusatemi, signore,  vero. Ma la domanda vi si leggeva in viso."
"Siete diventata una lettrice del pensiero oltre che una maestra di barbari?"
"Oh, no, scusatemi, naturalmente no," replic lei con la voce pi gentile. "Cerco solo di rispondere con il meglio delle mie umili capacit al capo del mio clan. Gli interessi del nostro padrone sono al primo posto nella mia mente, i vostri sono secondi solo a loro."
"Davvero?"
"Perdonatemi, ma non dovrebbe essere necessario chiedermelo. Comandate, signore, e io obbedir."
"Perch tanto orgogliosa, Mariko-san?" ribatt lui, con puntiglio. "E cos decisa, eh?"
"Scusatemi, signore, se sono stata scortese. Non merito..."
"Lo so! Nessuna donna lo merita mai!" Hiro-matsu rise. "Ma ci sono lo stesso dei momenti in cui abbiamo bisogno della saggezza concreta, fredda, crudele e astuta di una donna. Le donne sono tanto pi capaci di noi, ne?"
"Oh, no, signore!" rispose Mariko, chiedendosi che cosa egli avesse in mente in realt.
"Per fortuna siamo soli. Se qualcuno lo ripetesse in pubblico, direbbero che il vecchio Pugno di ferro  rammollito e che  ora che deponga la spada, si rasi il capo e cominci a pregare Budda per le anime di coloro che ha mandato nel Vuoto. E avrebbero ragione."
"No, signore. Le cose stanno come ha detto vostro figlio. Finch il destino del nostro padrone non sar concluso, non potete ritirarvi. N voi, n mio marito. N io."
"Infatti. Ma sarei ugualmente lieto di deporre la spada e cercare la pace di Budda per me e per quelli che ho ucciso."
Per un poco contempl la notte, sentendosi addosso tutti i suoi anni, poi osserv Mariko. Era la donna pi piacevole a vedersi che avesse mai incontrato.
"Signore?"
"Niente, Mariko-san. Ripensavo alla prima volta che vi ho vista."
Era avvenuto quando Hiro-matsu aveva venduto segretamente la sua anima a Goroda per ottenere quella minuscola fanciulla per suo figlio, lo stesso figlio che aveva ucciso la propria madre, l'unica donna che Hiro-matsu avesse mai veramente amato. Perch ho voluto dargli Mariko? Perch volevo sottrarla al Taiko, per dispetto, al Taiko che la voleva anche lui. Per offendere un rivale, nient'altro.
La mia concubina era stata davvero infedele? si domand, rivangando l'eterna ferita. Oh, dei, chiedo una risposta a questa domanda! Un s o un no. Voglio la verit! Io credo che sia una menzogna, ma Buntaro afferma di averla trovata sola con un uomo, scomposta, col chimono sciolto e che ci volevano mesi prima che io tornassi. Potrebbe essere una menzogna, ne? O la verit. Deve essere la verit... nessun figlio certo decapiterebbe la propria madre senza essere sicuro!
Mariko stava osservando le rughe sul viso di Hiro-matsu, la pelle tirata e segnata dagli anni, e la forza dei muscoli nelle braccia e nelle spalle. A cosa state pensando? si domandava, provando simpatia per quel vecchio. Mi avete letto dentro? Sapete di me e dell'Anjin-san? Sapete che tremo d'amore per lui? Che se dovessi scegliere fra lui e voi e Toranaga, sceglierei lui?
Dimentico di Mariko, Hiro-matsu guardava la citt dalla feritoia. Rifletteva su Toranaga e su quanto Zataki aveva detto pochi giorni prima con amaro disgusto. Disgusto che egli condivideva.
"Certo, voglio conquistare il Kwanto e piantare la mia bandiera sulle mura del castello di Yedo. Non l'avevo mai desiderato, ma adesso s," aveva affermato Zataki. "Ma in questo modo? Non c' onore, n per mio fratello, n per me! Per nessuno, salvo che Ishido. E quel contadino non lo capisce neanche."
"Allora appoggiate Toranaga-sama! Con il vostro aiuto Tora..."
"Per che cosa? Per farlo diventare Shogun e cos calpestare l'erede?"
"Ha dichiarato cento volte che lui sostiene l'erede. Io credo che sia vero. E avremmo alla nostra testa un Minowara, non un contadino e la diabolica Ochiba, ne? Quegli incompetenti avranno davanti a s otto anni di dominio prima che Yaemon sia maggiorenne, se il mio padrone muore. Perch non dare questi anni a lui? Lui  un Minowara! Ha dichiarato mille volte che consegner il potere a Yaemon. Dove avete il cervello? Toranaga non  nemico vostro n di Yaemon!"
"Nessun Minowara si inginocchierebbe davanti a quel contadino! Lui ha sputato sull'onore suo e di tutti noi. Il vostro e il mio!"
Avevano litigato, si erano insultati ed erano quasi arrivati alle mani. "Continuate, tirate fuori la spada, traditore!" lo aveva provocato Hiro-matsu. "Tradite vostro fratello, che  capo del vostro clan!"
"Sono io il capo del mio clan. Abbiamo la stessa madre, ma non lo stesso padre. Il padre di Toranaga scacci mia madre. Io non aiuter Toranaga... ma se lui abdica e si taglia il ventre, sosterr Sudara..."
Non c' bisogno di questo, pens Hiro-matsu, ancora in collera. Non ce n' bisogno, finch io sono vivo, n c' bisogno di sottomettersi supinamente. Io sono comandante in capo ed  mio dovere proteggere l'onore e la casa del mio signore, anche da lui stesso. Perci adesso io decido.
Ascoltate, signore, scusatemi, ma questa volta non vi obbedisco. Con orgoglio. Questa volta vi abbandono. Adesso io tirer dalla mia parte Sudara, vostro figlio ed erede, e sua moglie Genjiko, e insieme ordineremo Cielo rosso appena cesseranno le piogge, e sar la guerra. E finch l'ultimo uomo del Kwanto non sar morto affrontando il nemico, io vi terr al sicuro nel castello di Yedo, a qualunque costo, qualunque cosa voi diciate.

Gyoko era felice di ritrovarsi a casa a Mishima, fra le sue ragazze e i suoi libri mastri, le polizze, i contratti d'ipoteca e gli impegni dei debitori.
"Hai lavorato bene," disse al capo contabile. L'ometto rinsecchito balbett un ringraziamento e trotterell via. Lei si rivolse irosamente al capocuoco. "Tredici chogin d'argento, duecento momne di rame per i pasti di una settimana?"
"Oh, scusatemi, padrona, ma le voci di una prossima guerra hanno mandato i prezzi alle stelle," rispose con truculenza il grassone. "Di tutto: pesce, riso, verdura. Perfino la salsa di soia costa il doppio del mese scorso. Lavorare, lavorare, lavorare in quella cucina bollente, senz'aria! Bisognerebbe proprio rinnovarla. Caro! In una settimana ho servito centosettantasei ospiti, rimpinzato dieci cortigiane, undici apprendiste cortigiane, quattro cuochi, sedici camerieri e quattordici domestici! Scusatemi, padrona, ma mia nonna  molto malata e devo chiedere un permesso di dieci giorni..."
Gyoko si scompigli i capelli, abbastanza da chiarire i suoi sentimenti ma non tanto da sciuparsi l'aspetto, e lo sped via dichiarando che era rovinata, rovinata, che avrebbe dovuto chiudere la pi famosa Casa da T di Mishima senza un capocuoco cos perfetto... e che per colpa sua avrebbe dovuto gettare sul lastrico tutte le sue devote ragazze e i suoi fedeli e infelici servi. "Non dimenticarti che sta venendo l'inverno," concluse
Poi, felicemente sola, paragon le entrate con le uscite e constat che i profitti erano il doppio di quanto si aspettava. Il suo sak era migliore del solito e, se il cibo era pi caro, era pi caro anche il sak. Scrisse subito a suo figlio a Odawara, dove c'era la sua fabbrica di sak, di raddoppiare la produzione. Poi plac le immancabili diatribe fra cameriere, ne licenzi tre, ne assunse altre quattro, chiam la sua fornitrice di cortigiane e contratt energicamente il prezzo di sette ragazze che le piacevano molto.
"E quando volete che arrivino le onorevoli signore, Gyoko-san?" chiese la vecchia, esultante per la notevole cifra che avrebbe guadagnato.
"Subito, subito. Sbrigati, corri."
Poi chiam il falegname e studi i progetti per ingrandire la Casa da T, in modo da accogliere le nuove signore.
"Finalmente  in vendita il terreno che desideravate, padrona. Volete che lo prenda?"
Da mesi Gyoko aspettava di mettere le mani su quel particolare angolo. Ma adesso scosse il capo e conged l'uomo con l'ordine di offrire un'opzione per quattro ettari di terreno incolto sulla collina a nord della citt. "Ma non fare tutto da te. Usa degli intermediari. Non essere avido. E non voglio si sappia che compri per me."
"Ma quattro ettari? ..."
"Almeno quattro, forse cinque, nei prossimi cinque mesi. Ma solo le opzioni... capito? Devono essere intestate a questi nomi." Gli porse l'elenco di prestanomi sicuri, gi vedendo con gli occhi della mente la citt murata dentro la citt. Sorrideva felice.
Quindi ogni cortigiana venne convocata e lodata, o rimproverata, o consolata con qualche lacrima in comune. Alcune vennero promosse, altre degradate, e le relative tariffe furono aumentate o diminuite. Ed ecco che, fra tutto quel daffare, venne annunciato Omi.
"Mi dispiace tanto," gli disse subito, "ma Kiku-san non sta bene. Niente di serio!  solo il cambiamento del tempo, povera piccola."
"Insisto per vederla."
"Spiacente, Omi-san, ma certo non insistete, ne? Kiku-san appartiene al vostro feudatario."
"So a chi appartiene!" grid Omi. "Voglio vederla, ecco tutto."
"Oh, scusate, certo avete tutto il diritto di gridare o di imprecare, scusatemi. Ma, scusate, non sta bene. Stasera... o forse domani... che posso farci io, Omi-san? Se si rimette, potrei avvertirvi, se mi dite dove alloggiate..."
Omi glielo disse, sapendo di non poter fare niente e usc infuriato, augurandosi che tutta Mishima andasse in pezzi. Gyoko riflett, poi mand a chiamare Kiku e le spieg il programma che aveva meditato per le sue due notti a Mishima. "Forse possiamo convincere Mariko-san a prolungare la sosta di quattro o cinque notti, bambina. Conosco una mezza dozzina di persone che pagherebbero cifre principesche per essere intrattenute da te in ricevimenti privati. Ah, adesso che il grande daimyo ti ha comprata, nessuno oser toccarti, mai pi, cos sarai la nostra prima geisha!"
"E il povero Omi-san, padrona? Non l'avevo mai sentito cos in collera finora. Mi spiace che abbia gridato con voi."
"Ma cos' uno strillo o due quando ci uniamo ai daimyo e ai pi ricchi fra i ricchi mercanti di riso e di seta! Finalmente! Stanotte dir a Omi dove canterai, ma troppo presto, cos dovr aspettare. Lo sistemer in una stanza vicina. E nel frattempo gli daremo litri di sak... e Akiko per servirlo. Poi gli canterai una o due canzoni tristi, solo per lui... ancora non siamo proprio sicure di Toranaga-sama, ne? Ancora non abbiamo ricevuto nemmeno un anticipo, per non parlare dell'intera somma."
"Scusatemi, non sarebbe meglio Choko?  pi graziosa, e pi giovane e dolce. Sono sicura che gli piacerebbe di pi."
"S, piccola, per Akiko  robusta e molto esperta. Quando sono in preda a questa specie di follia gli uomini tendono a mostrarsi rudi, pi di quanto tu immagini. Anche Omi-san. Non voglio che faccia del male a Choko. Akiko ama il pericolo e per comportarsi bene ha bisogno di una certa violenza. Allora gli toglier il pungiglione... Ora corri, metti il chimono pi bello e i profumi pi raffinati..."
Spedita via Kiku a prepararsi, Gyoko si rituff nei problemi della direzione della sua Casa. Poi, sistemato tutto - compresi gli inviti per il giorno dopo alle otto Mama-san principali per discutere di un argomento importantissimo - sprofond con gioia in un meraviglioso bagno.
Al momento giusto, un buon massaggio. Profumo, cipria, trucco e pettinatura. Un chimono nuovo di seta rara. E proprio allora, al momento perfetto, giunse il suo beniamino, uno studente di diciotto anni, figlio di un samurai caduto in povert. Si chiamava Inari.
"Oh, come siete bella... sono corso qui appena ricevuta la vostra poesia," le sussurr ansante. "Avete fatto buon viaggio? Sono cos felice di vedervi di ritorno! Grazie, grazie dei regali... la spada  splendida, e il chimono! Come siete buona con me!"
Lo sono davvero, ammise in cuor suo, anche se a parole lo negava. Ben presto si trov sdraiata accanto a lui, piena di languore. Ah, Inari, pens vagamente, il tuo Pestello non  come quello dell'Anjin-san, ma sostituisci quello che ti manca in grossezza con un vigore da fine del mondo!
"Perch ridete?" chiese lui, assonnato.
"Perch mi hai fatto felice," sospir Gyoko. Poi chiacchier vivacemente, coprendolo di complimenti e lo cull finch vide che si era addormentato. Le sue mani e la sua voce per lunga consuetudine sapevano raggiungere lo scopo. Ma con la mente era lontana: rifletteva su Mariko e il suo amante segreto, riesaminando le diverse alternative. Fino a qual punto poteva esercitare una pressione su Mariko? A chi avrebbe potuto denunciarli, o minacciare lei di denunciarli, naturalmente nel modo pi sottile... a Toranaga, a Buntaro, o a chi? Al prete cristiano? Poteva darle un vantaggio? O al Nobile Kiyama... certo uno scandalo che collegasse la grande Nobildonna con il barbaro avrebbe distrutto per suo figlio ogni possibilit di sposare la nipote di Kiyama. Una simile minaccia la piegherebbe ai miei voleri? O non devo far niente? Non ci sarebbe forse poi un vantaggio maggiore?
Che peccato per Mariko! Cos bella! Sarebbe stata una cortigiana sensazionale. Peccato anche per l'Anjin-san. Mamma mia, com' intelligente... farei una fortuna anche con lui. Qual  il modo per trarre maggior vantaggio da questo segreto, prima che non sia pi un segreto e tutti e due vengano distrutti?
Stai attenta, Gyoko, si ammon. Rimane poco tempo per decidere su questo segreto, e anche sugli altri che hai scoperto: sui moschetti e le armi nascosti dai contadini di Anjiro, per esempio. O sul nuovo reggimento moschettieri... il numero dei suoi uomini, gli ufficiali, l'organizzazione e il numero di moschetti. O su Toranaga, che nell'ultima notte a Yokos se l' spassata con Kiku con l'energia di un trentenne e poi ha dormito fino all'alba come un bambino... Non  il comportamento di un uomo affranto dalle preoccupazioni, ne?
E che dire dei tormenti del prete vergine? Nudo e in ginocchio, prima aveva pregato il bigotto dio cristiano, chiedendo perdono per il peccato che stava per commettere con la ragazza, e per l'altro peccato, quello vero, commesso a Osaka... strane cose segrete apprese in confessionale da un lebbroso e poi proditoriamente riferite da lui al Nobile Harima. Sarebbero servite a Toranaga simili notizie? Il povero sciagurato aveva continuato a gemere e a pregare a occhi chiusi... fino a quando si era gettato sulla ragazza senza nessun garbo. Poi era scappato via come una sporca creatura della notte. Quanta contorta vergogna!
E che dire del secondo cuoco di Omi, che aveva sussurrato a una cameriera, che l'aveva sussurrato al suo amante, che l'aveva sussurrato ad Akiko, di aver sentito Omi e sua madre complottare per uccidere Yabu, loro feudatario? Quelle notizie, rese pubbliche, avrebbero spedito un bel gatto fra i piccioni Kasigi! E cos pure la proposta segreta di Omi e Yabu a Zataki... se riferita a Toranaga... o le parole mormorate da Zataki nel sonno, che la sua compagna occasionale di letto si  impresse nella memoria per vendermele il giorno dopo per un intero chojin d'argento... parole che sottintendevano che il generale Ishido e la Nobile Ochiba mangiavano insieme, dormivano insieme e che Zataki stesso li aveva sentiti mugolare e spasimare mentre Yang penetrava Yin, fino al Campo Celeste. Gyoko sorrise astutamente fra s. Incredibile, ne? in gente cos altolocata!
E che dire di quell'altro strano fatto, che - al momento delle Nuvole e della Pioggia, e qualche volta anche prima - Zataki inconsapevolmente aveva chiamato la sua compagna di letto "Ochiba"? Curioso, ne?
Potrebbe il cos-indispensabile Zataki cambiare canzone, se Toranaga gli offrisse come esca Ochiba? Gyoko ridacchi, riscaldata da tutti quei bellissimi segreti, cos preziosi, se riportati all'orecchio giusto, i segreti che gli uomini riversano insieme al loro Succo Felice. "Cambierebbe," mormor fra s, sicura. "Oh, s, cambierebbe!"
"Cosa state dicendo?"
"Niente, Inari-chan. Hai dormito bene?"
"Come?"
Gyoko sorrise e lo lasci scivolare di nuovo nel sonno. Poi, quando fu pronto, pose su di lui mani e labbra per il suo piacere. E per il proprio.

"Dov' adesso l'ingeles, padre?"
"Non lo so con precisione, Rodrigues. Non ancora. Dovrebbe trovarsi in una locanda a sud di Mishima. Ho lasciato un servo perch se ne accertasse." Alvito raccolse l'ultimo sugo di carne con un pezzo di pane.
"Quando lo saprete?"
"Domani, senza fallo."
"Que va, mi piacerebbe rivederlo. Sta bene?"
"S." La campana della nave suon sei rintocchi. Le tre del pomeriggio.
"Vi ha raccontato che cosa gli  capitato dopo aver lasciato Osaka?"
"In parte. L'ho saputo da lui e da altri.  una storia lunga. Prima mi occuper dei miei dispacci, se non vi dispiace, poi ne parleremo."
Rodrigues si abbandon sulla poltrona, nella piccola cabina di poppa. "Bene, molto bene." Osserv i lineamenti aguzzi del gesuita, gli acuti occhi marroni punteggiati di giallo. Occhi da gatto. "Sentite, padre," disse, "l'ingeles mi ha salvato la nave e la vita.  un nemico, certo,  un eretico, certo, ma  un pilota, e uno dei migliori che io abbia mai visto. Non c' niente di male a rispettare un nemico, e neanche a trovarlo simpatico."
"Ges perdon ai suoi nemici, per loro lo crocifissero ugualmente." Alvito gli ricambi con calma lo sguardo. "Ma anche a me  simpatico. O per lo meno, lo capisco meglio. Lasciamolo stare, per il momento."
Rodrigues annu e, notando che il piatto del prete era vuoto, gli avvicin il vassoio. "Ancora un pezzo di cappone, padre. Pane?"
"Grazie, volentieri. Non mi ero accorto di avere tanto appetito." Alvito si serv con piacere di una coscia e di un po' di ripieno di cipolla, salvia e pane, poi ci vers sopra l'ultimo sugo rimasto.
"Vino?"
"S, grazie."
"Dov' il vostro seguito, padre?"
"Li ho lasciati alla locanda, vicino al molo." Rodrigues guard dalla finestra di poppa i moli, il porto di Nimazu e la foce del Kano, dove l'acqua appariva pi scura. Molti pescherecci entravano e uscivano dal porto. "Quel servo che avete lasciato, padre... potete fidarvene? Siete sicuro che sapr ritrovarci?"
"S, certo. Per due giorni non si muoveranno, se non di pi." Alvito aveva gi stabilito di non parlare di quanto lui - o, per essere precisi, Michele - sospettava. Perci, disse soltanto: "Non dimenticate che viaggiano in forma ufficiale. Dato il rango di Toda Mariko e le bandiere di Toranaga, tutti, nel raggio di quattro leghe, sanno della loro presenza e dove soggiornano."
Rodrigues rise. "L'ingeles in forma ufficiale? Chi l'avrebbe mai immaginato? Come un fetente daimyo!"
"Questo  niente, pilota. Toranaga lo ha nominato samurai e hatamoto."
"Cosa?"
"Il pilota-maggiore Blackthorne adesso porta le due spade. Insieme alle sue pistole. Ed  il confidente di Toranaga, in una certa misura, oltre che il suo protetto."
"L'ingeles?"
"Appunto." Alvito lasci che la cabina sprofondasse nel silenzio e continu a mangiare.
"Sapete perch?" riprese infine Rodrigues.
"In parte s. Tutto a suo tempo, pilota."
"Ditemi solo il perch, in poche parole. I particolari pi tardi."
"L'Anjin-san ha salvato tre volte la vita di Toranaga. Due volte durante la fuga da Osaka, la terza nell'Izu, durante un terremoto." Alvito masticava con foga la carne dura e un filo di sugo gli scese sulla barba nera.
Rodrigues attese, ma il prete non aggiunse altro. Egli tenne a lungo lo sguardo fisso sul boccale di vino che stringeva in mano, dove la luce si rifletteva sulla superficie rosso scuro. Poi riprese: "Non sar un bene per noi avere quel fetente ingeles cos attaccato a Toranaga. Per niente. Non proprio lui. Eh?"
"Lo credo anch'io."
"Ma avrei lo stesso voglia di vederlo." Alvito non rispose. Rodrigues lo lasci vuotare il piatto in silenzio, poi gli avvicin ancora il vassoio, ma senza pi nessuna gioia. L'ultima ala e l'ultimo pezzo di cappone furono accettati, insieme a un altro boccale di vino. Poi, per finire, un buon cognac francese, che Alvito and a prendere in una credenza.
"Ne volete un bicchiere, Rodrigues?"
"Grazie." Lo guard versare il liquido bruno dorato nel bicchiere di cristallo. Sia il vino che il cognac arrivavano dalle riserve personali del padre visitatore, che li aveva offerti all'amico gesuita come dono di addio.
"E naturalmente, Rodrigues, sar ben lieto se li dividerete con il padre," aveva detto Dell'Aqua. "Andate con Dio e possa Egli vegliare su di voi e condurvi sano e salvo in porto e poi in patria."
"Grazie, eminenza."
S, grazie, eminenza, si era detto amareggiato Rodrigues, ma non per aver indotto il capitano-generale a mandarmi su questa bagnarola agli ordini di questo gesuita e lontano dalle braccia della mia Grazia, povero tesoro. Madonna, la vita  troppo corta, troppo corta e traditrice per perderla ad accompagnare dei preti puzzolenti, anche se questo Alvito  pi uomo di tanti altri. E perci pi pericoloso. Madonna, aiutami in qualche modo!
"Tu partire, Rod-san? Cos presto? Oh, mi dispiace..."
"Torno presto, tesoro."
"Mi dispiace... tu manchi a noi, al piccolo e a me."
Per un momento aveva pensato di portarsela sulla Santa Filipa, ma ci aveva subito rinunciato, perch troppo rischioso per lei, per lui e per la nave. "Anche a me dispiace tanto. Torno presto."
"Noi aspettare, Rod-san. Scusa, prego, me tanto triste."
Parlava sempre nel portoghese esitante che cercava in ogni modo di imparare e voleva essere chiamata Grazia, col nome datole nel battesimo, e non col suo nome originario dal dolce suono, Nyan-nyan, che significava "gattino" e le stava tanto bene, e a lui piaceva tanto di pi.
Aveva lasciato Nagasaki odiando l'idea di partire, maledicendo tutti i preti e i capitani-generali, sognando la fine dell'estate e dell'autunno, quando avrebbe potuto levare l'ancora della Nave Nera, carica di lingotti, e dirigersi finalmente a casa, ricco e indipendente. E poi? Tornava ad assillarlo la domanda angosciosa: che fare di lei... e del piccolo? Madonna, aiutami a trovare una risposta!
"Un pasto eccellente, Rodrigues, grazie," disse Alvito, giocherellando con una briciola di pane sulla tavola.
"Bene." Adesso Rodrigues era serio. "Che piano avete, padre? Dovremmo..." s'interruppe, guardando fuori dalla finestra. Poi con aria scontenta si alz e zoppicando si avvicin all'obl laterale.
"Che cosa c', Rodrigues?"
"Mi sembra di aver avvertito un cambiamento di corrente. Voglio controllare. "Apr ancora di pi il portello e si sporse, ma non riusciva a scorgere l'ancora di prua. "Scusatemi un momento, padre."
Sal in coperta. L'acqua lambiva la catena dell'ancora, che scompariva dritta nell'acqua fangosa. Nessun movimento. Poi si disegn una sottilissima scia e la nave si spost lievemente, adattandosi al mutamento di corrente. Rodrigues controll tutto e tutto era a posto. Nessuna barca vicina, il pomeriggio limpido e bello, la nebbia svanita da tempo.
La sua nave era un lorcha, uno scafo giapponese adattato alla velatura e al sartiame portoghese moderno: un due alberi veloce. Aveva quattro cannoni a mezza nave, due cannoncini a prua, e due a poppa. Si chiamava Santa Filipa e portava un equipaggio di trenta uomini.
Osserv la citt e le colline. "Pesaro!"
"S, senhor?"
"Prepara la scialuppa. Vado a terra prima del tramonto."
"Sar pronta. Quando tornate?"
"All'alba."
"Bene! Mi metto io a capo degli uomini... dieci."
"Niente permessi, Pesaro.  kinjiru! Madonna, dove l'hai il cervello?"
"Non  giusto che soffriamo tutti," replic il nostromo Pesaro, stringendo le grosse mani callose. "Io sto al comando degli uomini e prometto che non combineremo guai. Siamo in gabbia da quindici giorni, ormai."
"Le autorit portuali hanno detto kinjiru. Per cui, mi dispiace ma kinjiru resta! Questa non  Nagasaki, ricordatelo!"
"S, per il sangue di Cristo, ed  un peccato!" L'omaccione era in collera. "Non si  trattato che di un giappo affettato!"
"Uno affettato, due accoltellati, un sacco di altri feriti e una ragazza malmenata, prima che i samurai interrompessero la rissa. Ve l'ho detto quando siete scesi a terra: 'Numazu non  Nagasaki, perci comportatevi bene!' Madonna, siamo stati fortunati a cavarcela con solo un morto fra i nostri! Potevano ammazzarvi tutti e cinque, in piena legalit."
"La loro legalit, pilota, non la nostra. Maledette scimmie! Non era che una rissa in un casino."
"S, ma l'hanno cominciata i tuoi uomini e le autorit hanno messo la nave in quarantena, e voi siete tutti bloccati a bordo. Te compreso!" Rodrigues spost la gamba, per alleviare il dolore. "Abbi pazienza, Pesaro. Adesso che  tornato il padre, partiremo."
"Con la marea, all'alba?  un ordine?"
"No, non ancora. Prepara la scialuppa e basta. Con me verr Gomez."
"Lasciate venire anche me, eh? Por favor, pilota. Sono stufo marcio di restare inchiodato in questo secchio maledetto."
"No. E sar meglio che tu non scenda a terra, stanotte. N tu, n altri."
"E se all'alba non sarete tornato?"
"Marcirete qui all'ancora finch non torno. Chiaro?"
La faccia del nostromo si oscur ancora di pi. Esit, poi si decise a rispondere. "S, s,  chiaro, perdio!"
"Bene." Rodrigues torn di sotto.
Alvito si era addormentato, ma si svegli non appena Rodrigues apr la porta. "Tutto a posto?" chiese.
"S." Rodrigues bevve un sorso di vino per togliersi dalla bocca il saporaccio. Era sempre cos dopo un mezzo ammutinamento. Se Pesaro non avesse ceduto subito, Rodrigues avrebbe dovuto sparargli, o metterlo ai ferri o farlo frustare con cinquanta colpi o punirlo facendogli fare un giro di chiglia, o ricorrere comunque a una delle cento malvagit indispensabili, secondo la legge del mare, per mantenere la disciplina. Senza disciplina, qualunque nave era perduta. "Che piano avete, padre? Partiamo all'alba?"
"Come stanno i piccioni viaggiatori?"
"In buona salute. Ne abbiamo ancora sei... quattro per Nagasaki, due per Osaka."
Il prete controll l'altezza del sole: quattro o cinque ore al tramonto. C'era tutto il tempo per spedire i piccioni con il primo messaggio che aveva gi in mente da tempo: Toranaga si arrende all'ordine dei reggenti. Vado prima a Yedo, poi a Osaka. Accompagner Toranaga a Osaka. Dice che possiamo ugualmente costruire la cattedrale a Yedo. Mando particolari con Rodrgues.
"Per favore, ordinate al custode di preparare subito due piccioni per Nagasaki e uno per Osaka," disse. "Poi parleremo. Io non ripartir con voi. Vado a Yedo, via terra. Mi ci vorr quasi tutta la notte e tutto domani per scrivere una relazione dettagliata, che voi porterete al padre visitatore, da consegnare solo nelle sue mani. Partirete appena avr finito, va bene?"
"Benissimo. Se saremo troppo vicini a sera, partir all'alba. Ci sono bassifondi per dieci leghe!"
Alvito acconsent. Dodici ore di differenza non contavano. Sapeva che sarebbe stato meglio inviare la notizia da Yokos, che Dio maledicesse il diavolo pagano che gli aveva ucciso i piccioni! Sii paziente, si esort. Che fretta c'? Non  forse la pazienza una regola fondamentale dell'ordine? Tutto arriva per chi aspetta... e lavora. Che importano dodici ore, o anche otto giorni? Non cambieranno il corso della storia. Il dado  stato tratto a Yokos.
"Viaggerete con l'ingeles? Come prima?" chiese Rodrigues.
"S. Poi da Yedo torner a Osaka. Accompagner Toranaga. Vorrei che vi fermaste a Osaka con una copia del mio dispaccio, nel caso che il padre visitatore si trovasse l, oppure che, avendo lasciato Nagasaki prima del vostro arrivo, fosse in viaggio appunto per Osaka. Potete consegnare il dispaccio al suo segretario, padre Soldi... ma solo a lui."
"Benissimo. Sono contento di partire. Non ci piace affatto stare in questo buco."
"Con la grazia di Dio, Rodrigues, potremo cambiare tutto. Potremo, con il Suo aiuto, convertire tutti i pagani di questa regione."
"Amen." Rodrigues si agit per sistemare meglio la gamba dolorante. Guard fuori dalla finestra, poi, inquieto, si alz di nuovo in piedi. "Vado io stesso a prendere i piccioni. Scrivete il vostro messaggio, poi parleremo. Dell'ingeles." And in coperta e scelse gli uccelli, nei loro cesti. Quando torn, Alvito aveva gi compilato il messaggio con la speciale penna d'oca appuntitissima e la carta simile a un velo. Il prete riemp i cilindretti cavi, li sigill e diede via libera ai piccioni. Dopo aver girato in cerchio, puntarono tutti a ovest, nel sole pomeridiano.
"Stiamo qui a parlare o di sotto?"
"Qui. Fa pi fresco." Rodrigues fece un cenno al marinaio di guardia a mezza nave, perch si allontanasse.
"Cominciamo con Toranaga." Brevemente raccont al pilota che cosa era avvenuto a Yokos, tralasciando l'incidente di Giuseppe e i suoi sospetti su Mariko e Blackthorne. La notizia della resa di Toranaga sbalord anche Rodrigues. "Niente guerra?  un miracolo! Adesso siamo proprio al sicuro, la Nave Nera  salva, la Chiesa  ricca, noi siamo ricchi... grazie a Dio, alla Madonna, e a tutti i santi!  la pi bella notizia che poteste darmi, padre. Siamo salvi!"
"Se Dio vorr. Toranaga ha detto una cosa che mi ha turbato: 'Posso ordinare che l'Anjin-san sia libero. Con la sua nave. E con i suoi cannoni.'"
Il buonumore abbandon subito Rodrigues. LErasmus  ancora a Yedo? Ancora in mano di Toranaga?"
"S. Sarebbe grave se lingeles venisse lasciato libero?"
"Grave? Quella nave ci manderebbe all'inferno, se beccasse la Nave Nera tra qui e Macao, con a bordo lui, le armi e un equipaggio anche semidecente. Noi abbiamo solo la fregata piccola per bloccarli e con l'Erasmus non serve a niente! E noi nemmeno. Ci pu ballare intorno e noi dovremmo arrenderci."
"Ne siete sicuro?"
"S, davanti a Dio. Sarebbe la morte." Rodrigues picchi un pugno rabbioso. "Ma aspettate un momento... lingeles ha detto che  arrivato qui con non pi di dodici uomini, non tutti marinai... e quasi tutti ammalati. Cos in pochi non potrebbero manovrarla. L'unico posto dove pu assoldare un equipaggio  Nagasaki... o Macao. A Nagasaki ne troverebbe abbastanza di uomini! Ci sono quelli che... sar meglio tenerlo lontano da l e da Macao!"
"E se avesse un equipaggio di indigeni?"
"Intendete qualche tagliagola di Toranaga? O dei wako? Cio, se Toranaga si arrende, tutti i suoi uomini diventano dei ronin... Avendo tempo, lingeles potrebbe facilmente addestrarli... Cristo! Scusate, padre, ma se lingeles raccatta dei samurai o dei wako... Non si pu correre il rischio,  troppo bravo. Lo abbiamo visto tutti a Osaka! Trovarselo libero con quella maledetta nave, in giro per l'Asia con un equipaggio di samurai..."
Alvito lo osservava, sempre pi preoccupato. "Credo che dovr mandare un altro messaggio al padre visitatore. Se  cosa urgente, devo informarlo. Lui sapr che cosa fare."
 "Lo so io cosa fare!" Rodrigues picchi un altro pugno violento. Poi si alz in piedi, voltando le spalle. "Padre, ascoltate la mia confessione. La prima notte - la prima volta che me lo trovai vicino sulla galea, in mare, mentre ci allontanavamo da Anjiro - il cuore mi disse di ammazzarlo. E di nuovo me lo disse durante la tempesta. Che Ges mi aiuti, quella volta lo mandai avanti e deliberatamente misi al vento, senza avvertirlo, per ammazzarlo, perch era senza salvagente, ma lingeles non fin in mare, come ci sarebbe finito chiunque altro. Io pensai che fosse la mano di Dio e poi ne fui sicuro quando pi tardi lui salv la nave. E quando la nave fu salva e io stavo per annegare, trascinato dalla grande ondata che mi aveva travolto, il mio ultimo pensiero fu che cos Dio mi punisse per il mio tentativo di omicidio. Non lo si fa a un pilota... lui a me non l'avrebbe mai fatto! E io me lo sarei meritato allora e anche dopo, quando mi sono ritrovato vivo, con lui curvo su di me che mi aiutava a bere... e ho sentito tanta vergogna, che ho chiesto ancora perdono a Dio e ho giurato che avrei cercato di ricambiarlo. Madonna!" esclam, in preda a un tormento crescente. "Quell'uomo mi aveva salvato pur sapendo che io avevo tentato di ammazzarlo! Gliel'ho letto negli occhi. Mi ha salvato e mi ha aiutato a vivere e adesso io devo ammazzarlo."
"Perch?"
"Il capitano-generale aveva ragione: Dio ci aiuti tutti se l'ingeles mette in mare l'Erasmus armato, con una ciurma anche solo a met decente."

Blackthorne e Mariko dormivano nella quiete notturna di una delle piccole case che formavano la Locanda delle Camelie. Ogni casa era divisa in tre stanze. Mariko aveva preso una stanza per s e per Chimmoko, Blackthorne ne aveva presa un'altra, e la terza, che dava sulla veranda e sull'ingresso, serviva da sala da pranzo e da soggiorno.
"Pensate che sia sicuro cos?" aveva chiesto Blackthorne, ansioso. "Senza Yoshinaka, n altre cameriere o guardie?"
"No, Anjin-san, non  sicuro. Niente  veramente sicuro. Ma sar bello restare soli. Questa locanda  considerata la pi piacevole e la pi famosa dell'Izu.  graziosa, vero?"
E lo era. I piccoli edifici, sollevati su eleganti pilastri, erano circondati da una veranda, con quattro gradini. Tutto era costruito con i legni migliori, lustro e scintillante. Ogni casa distava dalle altre cinquanta passi e sorgeva in mezzo a un piccolo giardino, inserito nel grande parco, cintato di bamb. C'erano ruscelli e laghetti e cascate e alberi fioriti in gran numero, che profumavano l'aria di giorno e di notte, con fragranze diverse. Sentieri di pietre, coperti da tettoie leggere, portavano ai bagni, alimentati da sorgenti naturali, calde, caldissime e bollenti. E lanterne multicolori e domestici e cameriere dall'aria allegra e mai una parola ad alta voce, a disturbare i suoni dell'acqua e della brezza e delle uccelliere, piene di canti.
"Naturalmente ho chiesto due case, Anjin-san, ma non ne avevano che una libera. Per Yoshinaka-san non se ne  dispiaciuto, anzi,  stato contento di non dover dividere i suoi uomini di guardia. Ha messo delle sentinelle a ogni sentiero cos stiamo tranquilli e nessuno ci pu disturbare, come altrove. E perch ci dovrebbero disturbare? Cosa potrebbe succedere con stanze diverse e Chimmoko a dividere il mio letto?"
"Niente. Non ho mai visto un luogo cos delizioso. Siete sempre abilissima e bellissima."
"Come siete gentile con me, Anjin-san! Prima il bagno, e poi la cena e tanto, tanto sak."
"Benissimo, mi va benissimo."
"Mettete gi il dizionario, adesso, Anjin-san, vi prego."
"Ma voi mi incoraggiate sempre a studiarlo!"
"Se lo metti gi, io... ti dir un segreto," gli sussurr lei in latino.
"Quale?"
"Ho invitato a pranzo Yoshinaka-san e alcune signore. Per intrattenerci."
"Ah!"
"Proprio. E quando me ne sar andata, ne sceglierai una, ne?"
"Ma questo potrebbe disturbare il tuo sonno, scusa."
"Prometto che dormir molto profondamente, amore mio. Davvero, un cambiamento ti far bene."
"S, ma fra un anno, non adesso."
"Sii serio."
"Lo sono."
"Allora, in questo caso, se tu cambiassi idea e, cortesemente, la congedassi presto - dopo che Yoshinaka-san se ne sar andato con la sua compagna - chiss che cosa potr trovare per te il kami della notte..."
"Come?"
"Oggi sono andata a fare acquisti."
"E cos'hai comprato?"
"Ah!"
Aveva comprato un assortimento di quegli strumenti erotici mostrati loro da Kiku. E molto pi tardi, quando Yoshinaka se ne fu andato e Chimmoko si fu posta di guardia sulla veranda, glieli offr, con un profondo inchino. Mezzo scherzando, egli accett con altrettanta cerimoniosit, poi insieme scelsero un anello del piacere.
"Ha l'aria pungente, Anjin-san... Sei sicuro che non ti importi?"
"No, se non importa a te, ma smetti di ridere, o rovinerai tutto. Spegni le candele."
"No, per piacere! Voglio guardare!"
"Per l'amor di Dio, smetti di ridere, Mariko!"
"Ma anche tu stai ridendo!"
"Non ci badare, spegni la luce o... Ecco, guarda cosa hai fatto!"
"Oh!"
"Smetti di ridere!  inutile che nasconda la testa fra i cuscini..."
Poi ci fu un momento di angoscia. "Mariko, non lo trovo..."
"Aspetta che ti aiuto..."
"No, va tutto bene. Mi ci ero sdraiato sopra."
"Oh! Sei sicuro che non ti importi?"
"No, ma  un po'... insomma, non proprio confortante... tutto questo parlarne e dover aspettare. Non ti pare?"
"A me non importa.  stata colpa mia, perch ridevo. Oh, Anjin-san, ti amo tanto... perdonami, ti prego."
"Sei perdonata."
"Adoro toccarti."
"Non ho mai provato niente come le tue carezze."
"Cosa stai facendo, Anjin-san?"
"Me lo sto infilando."
" difficile?"
"S. Smetti di ridere!"
"Oh, scusa, forse tu..."
"Smetti di ridere!"
"Perdonami, ti prego..."
Pi tardi, Mariko si addorment all'istante, sfinita. Ma Blackthorne no. Per lui era stato bello, ma non perfetto, perch si era preoccupato soprattutto di lei. Aveva deciso che quella volta sarebbe stato per il piacere di Mariko, non per il proprio. Per lei, pens ancora, pieno d'amore. Ma una cosa  stata perfetta: so di averla soddisfatta completamente. Per una volta ne sono del tutto sicuro.
Si addorment. Poi un suono di voci litigiose, mescolate a parole portoghesi, penetr attraverso il sonno. Per un attimo pens di sognare, poi riconobbe una voce. "Rodrigues!"
Mariko mormor qualcosa, ancora addormentata. Al suono dei passi sul sentiero egli si alz dominando il panico, la sollev fra le braccia come una bambola, e si diresse verso lo shoji, che gli si apr davanti. Si ferm di botto, ma era Chimmoko, con la testa bassa e gli occhi ben chiusi, per discrezione. Blackthorne la super di corsa e depose Mariko sul suo letto, poi torn rapidissimo nella propria stanza, coperto di un sudore freddo nonostante il calore della notte. Infil un chimono e corse sulla veranda. Yoshinaka era sul secondo gradino.
"Nan desu ka, Yoshinaka-san?"
"Gomen nasai, Anjin-san," rispose Yoshinaka e indic le luci alla porta della locanda, dicendo altre cose, che l'inglese non cap. Ma il senso era che un uomo, un barbaro, voleva vederlo, e lui gli aveva detto di aspettare e quello non voleva aspettare, e si comportava come un daimyo, senza esserlo affatto, e aveva cercato di passare e lui l'aveva fermato. "Sostiene di essere un amico.  vero?"
"Ehi, ingeles! Sono io, Vasco Rodrigues."
"Ehi, Rodrigues!" rispose allegro Blackthorne. "Vengo subito. Hai, Yoshinaka-san. Kare wa watashi no ichi yujin desu."  mio amico.
"Ah so desu!"
"Hai. Domo." Blackthorne corse verso il portone e sent dietro di s la voce di Mariko: "Nan ja, Chimmoko?" e un mormorio di risposta. Poi Mariko, con voce autorevole chiam: "Yoshinaka-san!"
"Hai, Toda-sama?"
Blackthorne si guard intorno. Il samurai stava avvicinandosi alla porta di Mariko, che era chiusa. Davanti a essa stava Chimmoko, col suo giaciglio scomposto l dove avrebbe dovuto essere, se la padrona non l'avesse voluta a dormire nella propria camera. Yoshinaka si inchin davanti alla porta chiusa e rifer l'accaduto. Blackthorne riprese a camminare a piedi nudi lungo il sentiero, contento, con lo sguardo fisso sul portoghese, sul suo ampio sorriso, sui bagliori degli orecchini alla luce delle fiaccole, sul cappello dai vivaci colori.
"Ehi, Rodrigues!  magnifico rivederti! Come va la gamba? E come hai fatto a trovarmi?"
"Madonna, sei cresciuto, ingeles! Ti sei riempito! S, bello, sano e lustro e gonfio come un fetente daimyo!" Rodrigues gli diede una botta amichevole ed egli la ricambi.
"Come va la gamba?"
"Mi fa schifosamente male, ma cammina, e ti ho trovato semplicemente chiedendo dov'era il grande Anjin-san... il grosso barbaro bandito bastardo dagli occhi azzurri!"
Risero insieme, scambiandosi cordiali insulti, indifferenti ai samurai e ai servi che li circondavano. Blackthorne mand a prendere del sak e fece strada verso la casa. Camminavano entrambi con il passo ondeggiante dei marinai, Rodrigues con la mano destra, come sempre, sullo spadino e il pollice della sinistra infilato nella cintura, vicino alla pistola. Blackthorne lo superava di qualche centimetro in altezza, ma il portoghese aveva le spalle ancora pi ampie e un petto come un barile.
Sulla veranda li aspettava Yoshinaka.
"Domo arigato, Yoshinaka-san," lo ringrazi ancora Blackthorne e fece cenno a Rodrigues di sedere su uno dei cuscini. "Parliamo qui."
Rodrigues mise un piede sui gradini, ma Yoshinaka gli si piant davanti, indic lo spadino e la pistola e tese la mano. "Dozo!"
Il portoghese corrug la fronte. "Iy, samurai-sama, domo ari..."
"Dozo!"
"Iy, samurai-sama, iy!" ripet irritato Rodrigues. "Watashi yujin Anjin-san. Ne?"
Blackthorne fece un passo avanti, stupito per quell'improvviso scontro. "Yoshinaka-san, shigata ga nai, ne?" disse sorridendo. "Rodrigues yujin, wata..."
"Gomen nasai, Anjin-san. Kinjiru!" Yoshinaka diede un ordine e immediatamente i samurai circondarono minacciosi Rodrigues. Yoshinaka tese di nuovo la mano. "Dozo!"
"Sono permalosi questi bastardi, ingeles" comment Rodrigues, con un sorriso gelido. "Richiamali, eh? Non ho mai consegnato le mie armi fino a oggi!"
"No, Rodrigues!" esclam Blackthorne, intuendo la decisione dell'amico. Poi, a Yoshinaka. "Domo, gomen nasai. Rodrigues yujin, watash..."
"Gomen nasai, Anjin-san. Kinjiru." E al portoghese, rudemente: "Ima!"
Rodrigues ringhi: "Iy! Wakarimasu ka?"
Blackthorne si interpose rapido fra i due. "Via, Rodrigues, che importanza ha? Dalle a Yoshinaka-san. Non ha a che fare con te o con me.  per via della signora, di Toda Mariko-sama. Si trova l dentro e sai quanto siano difficili quando si tratta di armi nelle vicinanze dei daimyo o delle loro mogli. Staremmo a litigare tutta la notte, li conosci, no? Che differenza fa?"
Il portoghese si sforz di sorridere. "Certo. Perch no? Hai. Shigata ga nai, samurai-sama. So desu!"
Si inchin con la falsa cortesia dei cortigiani, e consegn lo spadino e la pistola. Yoshinaka fece un cenno a un samurai, che le prese in consegna e corse al portone, dove le depose e rest di guardia. Rodrigues stava di nuovo per salire i gradini, ma di nuovo Yoshinaka con fermezza e cortesia lo ferm. Un altro samurai si avvicin a perquisirlo. Rodrigues balz indietro, infuriato. "IY! Kinjiru, perdio! Che cosa diavolo..."
I samurai gli piombarono addosso, gli tennero strette le braccia e lo perquisirono a fondo. Trovarono due coltelli negli stivali, un altro legato al braccio sinistro, due piccole pistole - una nascosta nella fodera della giacca, e una sotto la camicia - e una fiaschetta di peltro.
Blackthorne esamin le pistole. Erano cariche. Anche laltra era carica?
Naturalmente. Questo  un paese ostile, ingeles, non lhai notato? Digli di lasciarmi andare!
"Questo non  un modo normale di andare a trovare un amico, durante la notte."
"Ti dico che  un paese ostile e io sono sempre armato cos. Tu non lo sei, di solito? Perdio, di' a questi bastardi di lasciarmi!"
" tutto? Proprio tutto?"
"Ma certo! Digli di lasciarmi, ingeles!"
Blackthorne consegn le pistole a un samurai e si fece avanti. Le sue dita tastarono l'interno dell'alta cintura di Rodrigues: dal fodero nascosto usc un pugnale, molto sottile, molto elastico, del migliore acciaio di Damasco. Yoshinaka imprec contro i samurai che avevano eseguito la perquisizione e loro si scusarono, ma Blackthorne aveva occhi solo per Rodrigues.
"C' altro?" chiese col pugnale ancora in mano.
Rodrigues gli rispose con una faccia di pietra.
"Dir loro dove guardare, Rodrigues... e come guardare. Come farebbe uno spagnolo... qualche spagnolo. Eh?"
"Me cago en la lche, che cabron!"
"Que va, leche! Svelto!" Nessuna risposta. Blackthorne avanz con il pugnale puntato. "Dozo. Yoshinaka-san. Watash..."
Con voce rauca, Rodrigues parl. "Nella fascia del cappello." Blackthorne si ferm. "Bene," disse, e tese la mano verso il cappello.
"Tu non... non glielo insegnerai?"
"Tu non lo faresti?"
"Attento alla piuma, ingeles. Ci tengo molto."
Il nastro era alto e rigido, la piuma baldanzosa come il cappello. Dentro al nastro c'era uno stiletto, sottile e piccolo, creato appositamente, con l'acciaio che seguiva morbidamente la curva. Yoshinaka url altri rimproveri ai samurai.
"Davanti a Dio,  tutto, Rodrigues?"
"Madonna, te l'ho detto."
"Giuralo."
Rodrigues obbed.
"Yoshinaka-san, ima ichi-ban. Domo." Adesso  tutto a posto, grazie.
Yoshinaka diede un ordine e i samurai lasciarono andare Rodrigues, che si strofin le braccia per alleviare il dolore. "Adesso posso sedermi, ingeles?"
"S."
Rodrigues si asciug il sudore con un fazzoletto rosso, poi raccolse la fiaschetta di peltro e sedette su un cuscino, a gambe incrociate. Yoshinaka rimase vicino a loro, mentre tutti i samurai, meno quattro, tornavano ai loro posti. "Perch sono cos nervosi, ingeles? E anche tu, perch tanto nervoso? Non ho mai dovuto consegnare le armi fino a oggi. Sono un assassino?"
"Ti ho chiesto se quelle armi erano tutte e tu mi hai mentito."
"Non ascoltavo, Madonna! Tu... mi consideri un delinquente comune?" E aggiunse con asprezza: "Ma che importa, ingeles, che importa tutto quanto? La notte  rovinata... Ma aspetta... perch sciupare una notte grandiosa? Io li perdono, e perdono te, ingeles. Avevate ragione voi e io torto. Chiedo scusa.  un piacere vederti." Svit il tappo e gli offr la fiaschetta. "Qua... un sorso di buon brandy."
"Prima tu."
La faccia di Rodrigues si fece color cenere. "Madonna, credi che ti abbia portato del veleno?"
"No. Bevi prima tu."
Rodrigues bevve.
"Ancora!"
Il portoghese obbed, poi si pul le labbra con la mano. Blackthorne accett la fiaschetta. "Salud!" La port alle labbra e finse di inghiottire, impedendo con la lingua al liquido di scendergli in bocca, anche se avrebbe avuto voglia di bere. "Ah! Buono! Tieni."
"Tienila tu, ingeles.  un regalo."
"Del buon padre? O tuo?"
"Mio."
"Davanti a Dio?"
"Dio e la Vergine, tu e il tuo 'davanti a Dio'!" scoppi Rodrigues. "Era un regalo mio e del padre!  lui il padrone di tutto l'alcol a bordo della Santa Filipa, ma l'eminenza ha detto che potevo usarlo anch'io e la fiaschetta fa parte di quelle che abbiamo a bordo.  un regalo. Dov' finita la tua educazione?"
Blackthorne finse di bere di nuovo e gliela porse. "Qua, un altro sorso."
Rodrigues si sent scendere il liquido fino alla punta dei piedi, ben felice di averla svuotata, dopo che Alvito gliel'aveva consegnata, lavandola bene e poi riempiendola con del brandy preso dalla sua riserva privata. Madonna, perdonami per aver dubitato del padre. Oh, Madonna, Dio e Ges, per carit! tornate sulla terra a cambiare questo mondo, dove certe volte non ci fidiamo nemmeno dei preti.
"Che cosa c'?"
"Niente, ingeles. Pensavo che questo mondo  un merdaio dove non ci si pu pi fidare di nessuno. Sono venuto in amicizia e adesso c' un buco nel mondo."
"Davvero?"
"S."
"Cos ben armato?"
"Sono sempre armato cos. Perci sono vivo. Salud!" L'omone sollev con aria tetra la fiaschetta e bevve. "Accidenti al mondo, accidenti a tutto!"
"Stai dicendo accidenti anche a me?"
"Ingeles, sono io, Vasco Rodrigues, pilota della marina portoghese, non un fetente samurai. Ci siamo scambiati molti insulti, ma tutti in amicizia. Stanotte sono venuto a trovare il mio amico, e adesso non ho amico.  triste.
"Infatti."
"Non dovrei essere triste, e invece lo sono. Essere tuo amico mi ha complicato la vita in modo incredibile." Rodrigues si alz, si stir, poi si rimise a sedere. "Odio stare su questi schifosi cuscini! Per me ci vogliono le sedie. A bordo. Bene, salud, ingeles."
"Quando io ero a mezza nave e tu hai fatto quella manovra improvvisa, era per gettarmi in acqua, vero?"
"S," rispose subito Rodrigues. Si rialz. "S, sono contento che tu me l'abbia chiesto, perch mi pesa terribilmente sulla coscienza. Sono contento di poterti chiedere scusa, perch da me non trovavo il coraggio di confessartelo. S, ingeles. Non chiedo perdono, n che tu capisca, n niente. Ma sono contento di confessarti in faccia questa vergogna."
"Credi che io l'avrei fatto a te?"
"No. Ma se venisse il momento... Non si sa mai finch non ci si trova."
"Sei venuto qui per uccidermi?"
"No. Non credo. Non credo che fosse il mio scopo, anche se per il mio paese e la mia gente sarebbe meglio che tu fossi morto, lo sappiamo bene tutti e due. Triste, ma vero. Com' stupida la vita, eh, ingeles?"
"Io non ti voglio morto, pilota. Voglio solo la tua Nave Nera."
"Ascolta, ingeles," rispose Rodrigues senza collera, "se ci incontreremo in mare, tu sulla tua nave, armata, e io sulla mia, bada alla tua vita.  tutto quello che sono venuto a prometterti... solo questo. Pensavo che fosse possibile dirtelo da amico e restare ugualmente amici. Salvo che per uno scontro in mare, sar per sempre in debito verso di te. Salud!"
"Spero di prendere la tua Nave Nera in mare. Salud, pilota."
Rodrigues si allontan, seguito da Yoshinaka e dai samurai. Al portone il portoghese raccolse le sue armi e scomparve nel buio. Yoshinaka attese che le sentinelle tornassero tutte a posto, poi se ne and zoppicando al suo alloggio. Blackthorne sedette sui cuscini e in quel momento arriv il sak che aveva ordinato. La cameriera gliene serv una coppa e mostr di voler aspettare per versargliene ancora, ma egli la conged. Era solo, adesso, circondato dai suoni notturni... la cascata, i ruscelli, gli uccelli che si muovevano nelle gabbie. Tutto era come prima, ma tutto era cambiato. Con tristezza allung la mano per versare il sak, ma in un fruscio di seta fu preceduto da Mariko. Bevvero insieme il vino caldo.
"Domo, Mariko-san."
"Do itashimashit, Anjin-san." Si era seduta davanti a lui. "Voleva uccidervi, vero?"
"Non ne sono del tutto sicuro."
"Cosa intendevate dire con quell'accenno agli spagnoli?"
"A volte spogliano completamente i prigionieri e poi li perquisiscono anche nelle parti pi intime. E non con molta gentilezza. Lo chiamano perquisire con significa, a fondo. A volte usano anche i coltelli."
"Succede anche qui, Anjin-san," osserv lei, sorseggiando il sak, e prestando ascolto al gorgogliare lieve dell'acqua fra le pietre. "Per questo non  mai saggio lasciarsi catturare: se sei preso, ti disonori cos completamente che qualunque cosa faccia chi ti ha catturato...  meglio non farsi prendere, ne?"
Blackthorne contempl le lanterne, dondolanti alla brezza fresca. "Yoshinaka aveva ragione e io torto. La perquisizione era necessaria.  stata un'idea vostra, ne? Voi avete detto a Yoshinaka di perquisirlo?"
"Scusatemi, Anjin-san. Spero di non avervi messo in imbarazzo con questo, ma ero preoccupata per voi."
"Ti ringrazio," disse lui in latino, per quanto dispiaciuto della perquisizione. Senza di essa, avrebbe avuto ancora un amico. Forse.
"Te ne sono grata," rispose Mariko, "ma era solo mio dovere." Indossava chimono da notte e sopravveste azzurri, e i capelli sciolti le arrivavano alla vita. "Sei stato molto abile riguardo al brandy, Anjin-san. Io stavo prendendomela con me stessa per aver dimenticato di mettere Yoshinaka sull'avviso anche per quello. Hai fatto bene a spingere lui a bere due volte. Usate molto spesso il veleno, nel vostro paese?"
"A volte qualcuno se ne serve.  un sistema sporco."
"S, ma molto efficace. Anche qui lo si usa."
" terribile, vero? non potersi fidare di nessuno..."
"No, Anjin-san, scusa," rispose Mariko. " soltanto una delle regole pi importanti della vita: niente di pi e niente di meno."
...
.
...
FINE Parte 5.